Jordi Bertomeu, commissario per la liquidazione della cosiddetta «famiglia spirituale» del Sodalicio, ha comunicato alle vittime che non chiuderà la liquidazione, passo preliminare a qualsiasi riparazione, finché gli organismi economici e amministrativi della Santa Sede che lo assistono non avranno «sufficiente certezza circa la validità e la liceità canonica delle attività economiche svolte dal gruppo soppresso» e finché non avranno potuto valutare «le eventuali azioni legali che possano essere avviate davanti alle istanze statali». Non fissa alcun termine. Nella stessa lettera, dedicata soprattutto a difendere la propria azione, cita un documento della Cancelleria peruviana secondo il quale egli «era munito di immunità in materia penale, oltre che civile e amministrativa, per tutta la durata della sua missione nel territorio peruviano».
Si tratta di un comunicato interno datato a Roma il 7 novembre, quattro giorni prima dell’arrivo di Leone XIV in Perù, a cui ha avuto accesso InfoVaticana, ed è il secondo in otto giorni. La decisione è espressa in prima persona, «non darò per concluso il processo liquidatorio, preliminare al processo riparatorio», e si appella a due papi: il commissario afferma di prenderla «in adempimento del mandato ricevuto da papa Francesco e ratificato da papa Leone XIV». La liquidazione, spiega, deve «chiarire la legittimità delle attività economiche che hanno dato origine al patrimonio ecclesiale» e non limitarsi ai beni che gli antichi dirigenti del gruppo hanno finora messo a disposizione del processo. Bertomeu ammette il costo: «Sono consapevole che l’attesa può risultare particolarmente dolorosa per coloro che da tanti anni attendete verità, giustizia e riparazione». Il 30 ottobre aveva scritto che la sua responsabilità lo obbligava a fare in modo che le azioni potessero «tradursi presto in risultati concreti».
L’annuncio occupa circa 300 delle quasi 2.100 parole del comunicato. Circa 1.400, due terzi del totale, formano la sezione «Sulle informazioni che mettono in discussione la mia azione», dedicata a confutare Narrativa y persecución, un libro recente dell’avvocato peruviano Percy García Cavero sul suo ruolo nella Missione Speciale Scicluna-Bertomeu del 2023, nella soppressione del Sodalicio e nella liquidazione. Bertomeu lo presenta come continuazione di un altro dello stesso autore, del 2018, intitolato El caso Pedro Salinas: de denunciante de abusos a mancillador de honras. Alla fine chiede alle vittime di non prendere «posizione in una disputa sulla mia persona».
Sulla sua condizione diplomatica, il commissario rimprovera al libro di attribuire rilevanza a un certificato emesso dal «signor Linares Arenaza» l’8 luglio 2026, il cui contenuto non specifica, e gli contrappone il documento OR. RE. (SGG) n.º 4-3-A/969, dell’11 marzo 2025, firmato dal signor Salamanca Castro, incaricato della Segreteria Generale del Ministero degli Affari Esteri, da cui proviene la frase sulla sua immunità. Aggiunge che tale documentazione «è già stata presentata come prova nel procedimento giudiziario promosso dal signor Percy García Cavero contro chi sottoscrive questo comunicato». La lettera non chiarisce di quale procedimento si tratti né se si tratti della denuncia penale per violazione del segreto professionale che Giuliana Caccia e Sebastián Blanco hanno presentato contro di lui nel luglio 2024.
Tale denuncia è stata archiviata nel gennaio 2025 da un pubblico ministero che si è basato sui documenti presentati dalla difesa di Bertomeu, tra cui una fotocopia del suo passaporto diplomatico, e settimane dopo la Procura ha dichiarato ammissibile l’impugnazione dei denuncianti contro l’archiviazione, come ha riferito allora questo quotidiano. Caccia e Blanco hanno raccontato in quel momento che la Cancelleria aveva risposto al loro avvocato che Bertomeu era entrato nel Paese con un visto ufficiale e che in nessun momento aveva richiesto «l’accreditamento né temporaneo né permanente come missione diplomatica presso gli Affari Esteri». Il documento che ora brandisce il commissario è del marzo 2025, successivo a quella risposta e all’impugnazione.
Sulla fuga di notizie, la lettera nega meno di quanto sembri. Bertomeu scrive che «in nessun caso sono stati comunicati a Paola Ugaz e Pedro Salinas i nomi di Giuliana Caccia e Sebastián Blanco, come risulta dai verbali dell’indagine». La frase è impersonale, si limita ai nomi e si appoggia a verbali che lo stesso commissario descrive, alcuni paragrafi prima, come «materiale riservato conservato nella Santa Sede e a cui non spetta dare pubblicità indiscriminata». Sul contenuto di quanto dichiarato non c’è negazione espressa, solo l’avvertimento che non ritiene corretto «trarre conclusioni» su «un’eventuale trasmissione di informazioni riservate senza prove sufficienti». Non menziona nemmeno i messaggi WhatsApp che Caccia e Blanco affermano di aver autenticato davanti a un notaio e nei quali, secondo loro, Bertomeu riconosce di aver trasmesso a Salinas e Ugaz informazioni sulle loro dichiarazioni.
La lettera sostiene anche che la rubrica «El comando de élite del Papa», pubblicata da Raúl Tola su La República, «non dovrebbe essere interpretata automaticamente come risultato di una fuga di notizie», e per spiegarne l’origine rimanda a un’intervista a Salinas del 19 agosto 2023, a un suo articolo del 29 settembre 2024 e a un’intervista a Ugaz dell’11 dicembre 2024. La rubrica è stata pubblicata il 29 luglio 2023, prima delle tre, quando la missione stava ancora raccogliendo testimonianze alla Nunziatura, cosa che ha fatto tra il 23 luglio e il 1° agosto secondo la stessa lettera. Tola non faceva nomi. Parlava di «una militante ultracattolica molto attiva sui social» e di «un uomo (che alla fine è diventato cognato della prima)» che, quando «il sacerdote spagnolo gli ha chiesto se gli sarebbe piaciuto che suo figlio fosse sottoposto a quelle pratiche», «ha mantenuto un silenzio esplicito». Caccia e Blanco sostengono che quella rubrica sia nata dalla fuga di notizie delle loro dichiarazioni. Bertomeu ricorda che in quei giorni c’erano fotografi nei pressi della Nunziatura, un argomento che, secondo Crux, era già contenuto nel decreto del pubblico ministero del gennaio 2025. La lettera non spiega come sia arrivato al columnist ciò che è stato detto all’interno.
Nella stessa sezione, Bertomeu attribuisce a Francesco il precetto penale con minaccia di scomunica che il nunzio in Perù ha consegnato a Caccia e Blanco nel settembre 2024, e lo presenta come frutto «dell’azione che è stata attribuita» a entrambi durante la missione, che «ha motivato l’intervento del Santo Padre e la conseguente imposizione da parte sua di un precetto penale con l’avvertimento di scomunica in caso di disobbedienza». Secondo quanto ha descritto allora lo stesso Tola, il precetto dava loro 48 ore per ritirare la denuncia contro Bertomeu e chiedere scuse pubbliche agli inviati del Papa. La lettera non menziona che, secondo quanto hanno raccontato successivamente Caccia e Blanco, Francesco li ha ricevuti in udienza privata nel novembre 2024, ha assicurato loro che la scomunica «non procedeva», che «era stato un errore», e l’ha revocata «di proprio pugno». Alle vittime che hanno testimoniato alla Nunziatura nel 2023 spiega, infine, che nessuno ha firmato un accordo di riservatezza perché la riservatezza «non dipendeva da una formalità contrattuale, ma dall’impegno di proteggere le informazioni ricevute», e che «le informazioni che avete condiviso non erano destinate a essere trasmesse automaticamente al Santo Padre senza un previo esame». Caccia e Blanco sostengono che a loro era stato promesso che tutto ciò che avessero detto sarebbe arrivato solo al Papa.
Il comunicato si apre con un ringraziamento per «le numerose manifestazioni di riconoscimento, fiducia e sostegno» ricevute dopo il precedente e si chiude con Hannah Arendt, con un’idea che attribuisce a Dietrich Bonhoeffer sulle ripetizioni «senza prove» che finiscono per confondersi con la verità e con il salmo 33: «Guarda la tua lingua dal male, le tue labbra dalla falsità». Quello del 30 ottobre era firmato «Il Commissario Pontificio della “Famiglia Spirituale” del Sodalicio». Questo porta il suo nome, «Mons. Jordi Bertomeu Farnós», e si congeda così: «Con il mio affetto e la mia vicinanza, sempre al vostro servizio».
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