Leone XIV parte domani per Montevideo. L’udienza generale di mercoledì è stata l’ultima prima del viaggio più lungo del pontificato, e di nuovo ci sono attribuzioni di frasi letterali al Papa che non sono sue; è sorprendente che si debba procedere con queste cautele prima di informare. Iniziamo con un’altra giornata intensa.
La catechesi che cita Francesco
La catechesi di mercoledì è stata l’ottava del blocco dedicato alla Gaudium et spes, all’interno del ciclo sui documenti del Concilio, e aveva per titolo «La fede e la vita sociale, politica ed economica», con i numeri da 63 a 76 della costituzione pastorale. Il testo è su vatican.va e su B0866.
AgenSIR ha diramato quattro note, e tre attribuiscono a Leone XIV parole che il testo stesso mette in bocca ad altri. «La guerra è un fallimento della politica e dell’umanità, una resa vergognosa, una sconfitta davanti alle forze del male» è di papa Francesco, Fratelli tutti 261, e il Papa la cita. «La comunità politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l’una dall’altra nel proprio ambito» è Gaudium et spes 76; il «serve una sana collaborazione» che conclude il titolo è del redattore. E la terza, quella sulla disoccupazione, non è nel testo: c’è la lettura del numero 67, «non sono accettabili la disoccupazione, lo sfruttamento e condizioni di lavoro che mettono in pericolo la salute e la vita stessa».
Il saluto prima di Montevideo
In italiano ha detto: «Dopodomani inizierò il viaggio apostolico in Uruguay, Argentina e Perù», e «vi chiedo di accompagnarmi con la preghiera, perché il Signore benedica questa missione in alcuni Paesi che amo molto». In spagnolo ha detto altro: «Il prossimo venerdì partirò per il Sud America». Il titolo che circola mescola le due lingue e resta con il Sud America dello spagnolo. Non ha nominato alcun conflitto. Né Ucraina, né Gaza, né Terra Santa, né Sudan, né Haiti, né Myanmar: l’appello alla pace è stato generico. È la seconda volta in quattro giorni, e lo abbiamo annotato ieri.
In polacco ha ricordato i settant’anni della scarcerazione dei cardinali Wyszyński e Mindszenty, e ha aggiunto che la pace si costruisce sulla giustizia, sul rispetto della legge e sul dialogo, non sulla violenza. Ha annunciato due beatificazioni per sabato 7: Augusto Rafael Ramírez Monasterio ad Antigua Guatemala, e Francisco González de Córdova con settantanove compagni a Santander, in Spagna.
Dylan nel Palazzo Apostolico
Bob Dylan è stato ricevuto da Leone XIV mercoledì pomeriggio nel Palazzo Apostolico. In «Le Udienze» del 4 novembre figurano due voci e nessuna è la sua: il presidente del Cile e la delegazione di L’Œuvre d’Orient. Incontro privato, quindi, e non protocollato. Quattro testate coincidono su tutto: il Papa ha regalato un rosario, Dylan un esemplare di Chronicles – Volume 1, sono stati seduti a un tavolo e Dylan, che ha ottantacinque anni, indossava una felpa nera con il cappuccio. Ora e durata non risultano da nessuna parte. Lo raccontano Nina Fabrizio su ANSA, Adnkronos, Keystone-ATS e Roberta Damiata su Il Giornale. Nessuno cita una sola parola di nessuno dei due, e ciò che circola come frase del Papa su Dylan è di luglio, dalla prefazione a Disarmata e disarmante. Di fotografie di Vatican Media non c’è conferma: Il Giornale attribuisce quella della stretta di mano a L’Osservatore Romano.
Silere non possum sostiene che dietro ci sia Spadaro, sottosegretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, e che lo annunciasse da giorni. Ciò che documenta è che ha accompagnato Dylan insieme ad Andrea Monda, direttore de L’Osservatore, e che lo ha diffuso lui stesso; che l’abbia organizzato è un’altra cosa. Il Giornale è più affermativo e dice che l’udienza è stata possibile grazie a lui. Che il cappuccio fosse improprio è giudizio dei media, certamente molto proprio non è.
Il concerto che si chiama del Vaticano
George e Amal Clooney parteciperanno al Concerto di Natale in Vaticano, secondo ANSA e Il Giornale. La sala è dentro le mura; l’autorialità, no.
È la trentaquattresima edizione, il 12 dicembre, nell’Aula Paolo VI. Lo ideano, producono e organizzano un’azienda privata, Prime Time Promotions srl, secondo lo stesso Il Giornale. Nessun dicastero figura come organizzatore e Vatican Media appare solo come distributore internazionale. Nel 2018, lo stesso concerto si presentava promosso dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica della Santa Sede: quel patrocinio è scomparso dalle cronache di quest’anno e nessuno lo ha spiegato. Il premio internazionale «Pace ed Educazione» non è per i Clooney, ma per la Clooney Foundation for Justice, e non viene consegnato in Vaticano: il 12 dicembre alle undici, al Campidoglio. Il concerto di Dylan di stasera al Palazzo dello Sport è il suo stesso tour, e non ha a che fare con niente di tutto questo oltre alla coincidenza delle date.
L’otto per mille fuori dalla Corte dei Conti, per la Cassazione italiana
«Otto per mille, vescovi e diocesi fuori dalla Corte dei conti». Quello che decide è che la Corte dei Conti è priva di giurisdizione su vescovi e diocesi per l’eventuale sviamento dei fondi dell’articolo 47 della legge 222 del 1985, per cui il cattivo uso sarebbe sanzionabile solo nell’ordinamento canonico. Il ragionamento passa per l’articolo 103.2 della Costituzione italiana, che rimanda al legislatore ordinario l’estensione della giurisdizione contabile; per l’articolo 7, che regola i rapporti tra Stato e Chiesa; per gli articoli 44, 47 e 48 della legge 222, che trasferiscono la quota alla Conferenza Episcopale Italiana, fissano solo fini generici e lasciano la relazione annuale in qualcosa che non è un conto giudiziario; per l’articolo 11 del Trattato del Laterano, la cui immunità la Corte estende dal potere amministrativo a quello giurisdizionale; e per l’articolo 6 della Convenzione Europea. Che il denaro esca dall’imposta sul reddito non lo mantiene come risorsa pubblica soggetta a controllo contabile. Non si citano gli Accordi di Villa Madama del 1984, che è la prima cosa che si sarebbe supposta. La Corte risolve chi può giudicare, non se ci sia stato sviamento, e non è un’assoluzione. Aggiungiamo che l’ordinanza non l’abbiamo letta: nessuno dei pezzi accessibili la collega né la riproduce, per cui tutto quanto precede viene dalla stampa giuridica e dalla Corte non c’è una sola riga tra virgolette.
I 403.416 euro di Trapani
Sotto c’è un caso con nome. La procura contabile siciliana ha citato il vescovo emerito di Trapani, Francesco Miccichè, e la sua diocesi per 403.416,69 euro di danno erariale, per fondi dell’otto per mille sviati —secondo l’accusa— su un conto diocesano di cui poteva disporre senza rendere conto, in fatti situati tra il 2007 e il 2012.
In penale la questione è chiusa. Il Tribunale di Trapani lo ha assolto il 23 dicembre 2024 dall’episodio del 2 aprile 2012 «perché il fatto non esiste», e ha dichiarato prescritti i precedenti. La prescrizione non è un pronunciamento su colpevolezza né su innocenza: in quegli episodi il tribunale non è entrato nel merito. Miccichè non è un condannato per niente.
In contabile era citato a giudizio dal 7 luglio 2025, con udienza fissata per il 17 dicembre davanti alla sezione giurisdizionale siciliana. Quella udienza resta ora senza tribunale competente, e i 403.416,69 euro senza giurisdizione statale che li giudichi. Nessuna fonte lo dice, ma è ciò che ne segue.
Più di un miliardo distribuiti
L’82ª Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana, riunita a Roma dal 25 al 28 maggio, ha distribuito 1.086.752.778,01 euro: 1.063.069.466,83 di anticipo dell’esercizio 2026 e 23.683.311,18 di regolarizzazione su importi riferiti al 2023.
La distribuzione, in milioni: 408,2 al culto e alla pastorale, di cui 158 vanno alle diocesi, 129 agli edifici di culto, 58 al fondo di catechesi e 13 ai tribunali ecclesiastici regionali; 394 al sostentamento del clero; e 284,5 agli interventi caritativi, di cui 80 allo sviluppo dei popoli. Fuori da quel totale, altri 10,4 milioni da un fondo distinto. È cifra approvata e dichiarata dalla stessa Conferenza, non auditata da terzi, ed è la quantità assegnata e distribuita, non quella riscossa dallo Stato: sono grandezze diverse e si confondono facilmente.
Le reazioni sono tutte ecclesiastiche. Il segretario generale, Giuseppe Baturi, ha segnalato il 3 settembre che l’ordinanza merita di essere evidenziata perché affronta per la prima volta la gestione della quota assegnata alla Chiesa cattolica, e ha sottolineato l’inapplicabilità delle norme di contabilità pubblica. Il presidente, Matteo Zuppi, ha detto il 21 settembre davanti al Consiglio Permanente che la Corte ha riconosciuto la piena autonomia e indipendenza della Chiesa nella gestione dei fondi. Dal Governo italiano e dalla stessa Corte dei Conti, niente.
Il piano strategico di Casa Sollievo
Maurizio Varriano ha pubblicato il 4 novembre su statoquotidiano una colonna sull’ospedale fondato da Padre Pio a San Giovanni Rotondo. È opinione, e ciò che apporta sono due date e una proposta: il 6 novembre c’è riunione e il 9, assemblea dei lavoratori; e la direzione generale proporrebbe di approvare le convenzioni 2022-2024 e 2025-2027 senza arretrati, senza adeguamenti economici e senza negoziazione di secondo livello. Lo scrive in condizionale e così lo diamo. Senza condizionale afferma che ci sono richieste giudiziarie di lavoratori che reclamano il loro, ma non dà numero, né tribunale, né data.
Sotto ci sono documenti. Per chirografo del 27 maggio, pubblicato nel Bollettino 0446, Leone XIV ha eretto una Commissione di Direzione e Vigilanza che si sostituisce agli organi statutari della Fondazione nell’amministrazione ordinaria ed straordinaria. La presiede Maximino Caballero Ledo, prefetto della Segreteria per l’Economia, e la coordina Fabio Gasperini, segretario dell’APSA, con Paolo Rudelli, Giordano Piccinotti e Giorgio Ferretti come membri. Il chirografo non contiene una sola cifra. Il Papa ha ricevuto la Commissione il 31 agosto. E il direttore generale, Gino Gumirato, ha sostenuto a maggio che la Commissione non implica l’intervento della Fondazione.
Le cifre del buco che pubblica la stampa vanno da 220 a 290 milioni secondo la testata, nessuna è dato auditato e, come precisa Startmag, i bilanci non sono pubblicati. C’è, invece, un documento della stessa Fondazione con cifre proprie, ospitato sul server dell’Opera di Padre Pio: il Piano Strategico 2024-2029. Sommando il passivo finanziario del 2024, il debito con la Regione e il debito con il personale si arriva a circa 122 milioni: la metà del range che pubblica la stampa. O la stampa aggiunge concetti che il piano non raccoglie, fornitori e contenziosi tra essi, o le cifre sono di una chiusura successiva al piano, o il piano sottodichiara. Quale delle tre, non lo sappiamo. Ma il documento con cui confrontarlo è pubblicato, e questo non capita spesso.
I Rolex e un prefetto che non è
Il Secolo XIX ha titolato «Truffa Rolex vaticani, prefetto risarcisce». Due parole danno a questo tutto il suo gancio e nessuna delle due indica il Vaticano. Il prefetto non è di un dicastero, né della Casa Pontificia, né di una provincia italiana, che lì è il delegato del Governo. È il prefetto della sezione Turchino del Rotary Club di Genova, un incarico interno di club, l’equivalente del maestro di cerimonie. ANSA lo scioglie dal suo stesso titolo, «a processo ex prefetto sezione Rotary». Quello de Il Secolo XIX, no.
L’accusato è Daniel Risso, quarant’anni, autista di autobus e fino al 2025 dipendente del gruppo di Forza Italia nel Consiglio Regionale della Liguria. Secondo l’accusa si presentava con contatti di alto livello in Vaticano e convinceva le sue vittime di poter procurare loro Rolex con grandi sconti, invocando vantaggi fiscali e consegna rapida; incassava e non consegnava. Le prime due denunce, di due avvocati genovesi che lo avevano conosciuto al Rotary, ammontano a più di 50.000 euro, e la procura parla di diverse centinaia di migliaia nel complesso, senza quantificare. Nessun pezzo nomina un incarico, un organismo o un dipendente della Santa Sede, né come indagato, né come testimone, né come danneggiato. L’aggettivo del titolo qualifica l’argomento di vendita, non l’origine degli orologi. Dalla Santa Sede, nessuna dichiarazione, e non gliene è stata chiesta nessuna.
La scia del 24 ottobre
Quattro pezzi lo stesso giorno sulla Messa tradizionale e niente dalla Santa Sede che li unisca: rivisti i bollettini dall’1 al 4 novembre, non c’è atto, documento né dichiarazione sul rito antico. È la coda della negativa del 24 ottobre, che il commento tradizionalista sta digerendo contemporaneamente. Non è un movimento.
Messainlatino titola «La Messa tradizionale, una Messa normale: parole di un prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti» e la frase è del 2012. Il prefetto era Antonio Cañizares, nominato nel dicembre 2008 e destinato a Valencia nell’agosto 2014, e la disse alla vigilia della messa pontificale che celebrò sull’altare della Cattedra il 3 novembre 2012, nel primo pellegrinaggio Summorum Pontificum. Il titolo non la data, e il pezzo, firmato «Lorenzo V.», è traduzione della lettera 1432 di Paix Liturgique, di Christian Marquant.
LifeSiteNews riporta un cardinale indiano che non si opporrebbe alla diffusione della Messa tradizionale «purché non indicasse un rifiuto del Concilio Vaticano II». È una condizione, non un sostegno. Il cardinale è Oswald Gracias, ed è arcivescovo emerito di Bombay: Francesco ha accettato le sue dimissioni il 25 gennaio 2025 e gli è succeduto John Rodrigues. Non è nemmeno cardinale elettore: ha compiuto ottant’anni il 24 dicembre 2024. La didascalia di LifeSite lo chiama arcivescovo contro il suo stesso testo, e la scheda biografica della Sala Stampa continua a darlo come arcivescovo di Bombay in carica. Le citazioni arrivano di seconda mano, da un’intervista con AdVaticanum che non abbiamo potuto leggere.
Roberto de Mattei ha firmato il 4 novembre su Corrispondenza Romana un commento che conferma le nostre date e ne aggiunge altre. Le due lettere di Paolo Rudelli, Sostituto per gli Affari Generali, sono del 7 agosto e del 30 settembre, dirette al cappellano del pellegrinaggio, Claude Barthe, e rispondono a richieste del 12 giugno al Papa e dell’8 settembre a Rudelli. Schneider, da parte sua, dice di aver chiesto personalmente a Leone XIV di celebrare una messa pontificale in San Pietro durante l’udienza privata del 18 dicembre 2025. Di protocolli non ne dà nessuno: i nostri, 55.786 e 58.510, restano gli unici pubblicati.
La sua tesi la dichiara lui stesso congettura: la spiegazione più probabile sarebbero le consacrazioni episcopali di Écône del 1° luglio. E distribuisce colpi a entrambi i lati: a Parolin e ai suoi collaboratori chiede di riflettere sull’«effetto boomerang» delle loro decisioni, e agli organizzatori, che avrebbero dovuto riconsiderare il ruolo di Schneider dopo le sue dichiarazioni.
Il quarto pezzo è di un altro argomento. La Nuova Bussola racconta che Milano crea un coordinamento pastorale per i fedeli del rito antico, ma il rito è l’ambrosiano, con il messale del 1954, e quindi non è materia di Traditionis custodes; e non c’è decreto, ma una lettera del vescovo ausiliare Giuseppe Vegezzi letta il giorno di Ognissanti, senza data né protocollo e senza testo ufficiale sul sito dell’arcidiocesi. Il pezzo non nomina l’arcivescovo, Mario Delpini, a cui Leone XIV ha prorogato il mandato di un anno.
Dove dorme il Papa, che il programma non dice
Gabriela Cicero ha pubblicato il 4 novembre su Infobae che Leone XIV dormirà nel Palazzo Fernández Anchorena di Recoleta, sede della Nunziatura Apostolica a Buenos Aires da aprile 1952. Lo commissionarono nel 1907 Juan Antonio Fernández Torres e Rosa Irene de Anchorena, che stabilitisi a Parigi non lo abitarono mai, e lo donò al Vaticano Adelia Harilaos de Olmos nel suo testamento del 13 novembre 1947, con la condizione che fosse sede della nunziatura.
Il programma ufficiale non lo dice. Né lì né in nessun’altra tappa: quello pubblicato il 21 settembre non menziona in nessun momento dove pernotta il Papa, e le due sole sedi di quel tipo che cita sono cene, una nella Casa Arcivescovile di Buenos Aires e l’altra nella Nunziatura di Lima. Che dorma nella nunziatura di Buenos Aires è verosimile ed è la pratica abituale, ma è attribuzione di Infobae.
Dallo stesso programma, a un giorno dalla partenza: la visita al presidente della Repubblica dell’8, alle 17:50, figura senza luogo indicato, e la versione polacca include un pranzo con i vescovi quello stesso giorno, nella casa degli ospiti Jesús Buen Pastor di Florida, che il testo italiano non riporta. Due versioni ufficiali dello stesso documento con contenuto diverso.
Concludendo la giornata
Suor Alessandra Smerilli ha presentato mercoledì nella Sala Stampa il quinto rapporto annuale della Piattaforma di Azione Laudato si’: «La cura del creato non è un interesse settoriale», e «non sostituisce ciò che già vive nelle Chiese locali». È prefetta del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale dal 1° settembre, per nomina del 30 giugno, con Fabio Baggio come pro-prefetto e Jozef Barlaš come segretario. Rapporto annuale di una piattaforma che già esisteva: niente di nuovo.
Parolin ha presentato nel Palazzo Borromeo il secondo volume dei diari di Ettore Bernabei, Diari. Gli anni della grande speranza (1961-1965), a cura di Agostino Giovagnoli, per Rubbettino: «queste pagine permettono di osservare insieme la scena e il retroscena». La cronaca di Vatican News non porta alcuna rivelazione; l’episodio documentato è in un altro posto e lo ha pubblicato lo stesso editore del volume a maggio: il canale informale tra la Santa Sede e l’URSS del 1962 e 1963, con La Pira, Fanfani, Dell’Acqua e l’ambasciatore sovietico Kozyrev. Che il Papa convincesse Krusciov a ritirare i missili da Cuba lo ha detto il figlio nella presentazione e non è supportato.
Santiago Ignacio De Wit Guzmán ha consegnato il 21 ottobre le sue lettere credenziali al re dei Paesi Bassi. Succede a Jean-Marie Speich, la cui rinuncia è stata accettata a febbraio dopo circa dieci mesi in carica, accogliendosi all’articolo 20 §2 del Regolamento per le Rappresentanze Pontificie.
Il discorso di mercoledì alla delegazione di L’Œuvre d’Orient è in francese, per cui le citazioni italiane che circolano sono traduzione di chi le pubblica e non le diamo come letterali. Non ha nominato alcun Paese: ha parlato di Medio Oriente e di Europa orientale.
José Antonio Kast figura nel Bollettino di mercoledì come presidente della Repubblica del Cile. Del contenuto, niente: CNN Chile dice espressamente che non sono stati dati dettagli sugli argomenti trattati.
E Nico Spuntoni firma su La Nuova Bussola che la comunicazione vaticana cambia pagina con Montserrat Alvarado, che ha preso possesso il 1° novembre. È aspettativa: per ora né un taglio, né una riorganizzazione, né una decisione presa. Di lei, da allora, l’unica cosa che consta è il saluto di martedì.
Il vangelo di oggi è Luca 15, e per una giornata di conti non si trova niente di meglio:
«Accende una lampada, spazza la casa e cerca con cura finché non la trova».