L'Armenia chiude la causa civile contro Karekin II e revoca le misure

Il Tribunale di Armavir revoca le misure di gennaio che hanno costituito la base dell'accusa penale contro il Catholicos e sei prelati

L'Armenia chiude la causa civile contro Karekin II e revoca le misure

Il Tribunale di Prima Istanza di Armavir, in Armenia, ha archiviato il 21 ottobre la causa civile sulla destituzione di Arman (Gevorg) Saroyan, già vescovo di Masyatsotn, e ha revocato le misure cautelari emesse il 16 gennaio, il cui presunto inadempimento ha dato origine al procedimento penale contro il catholicos Karekin II, primate della Chiesa Apostolica Armena, e altri sei prelati, secondo quanto riferisce Korazym.

Saroyan aveva citato in giudizio la Chiesa dopo il decreto del 10 gennaio 2026 con cui Karekin II lo aveva rimosso dal suo incarico. Chiedeva l’annullamento della decisione e il suo reintegro, lamentando la mancanza di motivazione e di garanzie procedurali. Da parte sua, la Santa Sede di Etchmiadzin ha sostenuto che i tribunali civili non avevano competenza per risolvere la controversia, poiché la nomina e la destituzione dei responsabili diocesani sono regolate dal diritto canonico interno della Chiesa.

Secondo Korazym, il giudice Edgar Hovhannisyan ha concluso che non era stata provata l’esistenza di un rapporto di lavoro tra Saroyan e la Chiesa. Né i registri dei pagamenti né la documentazione presentata dimostravano l’esistenza di un contratto di lavoro.

Per questo motivo, il tribunale ha ritenuto che la questione fosse al di fuori della giurisdizione civile e ha archiviato la causa senza pronunciarsi sulla legittimità della destituzione. La decisione può essere impugnata dinanzi alla Corte d’Appello Civile entro un mese dalla sua pubblicazione.

Le misure cautelari che hanno originato il procedimento penale

Le misure cautelari emesse il 16 gennaio ordinavano alla gerarchia ecclesiastica di non ostacolare l’esercizio delle funzioni di Saroyan, compresa la gestione delle finanze diocesane, in attesa della risoluzione della controversia.

Il presunto inadempimento di quell’ordine giudiziario costituisce il fondamento del procedimento penale aperto contro Karekin II e sei membri del Consiglio Spirituale Supremo: gli arcivescovi Nathan Hovhannisyan e Haigazun Najarian, e i vescovi Moushegh Babayan, Hovnan Hakobyan, Makar Hakobyan e Vahan Hovhanessian.

Ai sette è contestato di aver ostacolato l’esecuzione di una decisione giudiziaria avvalendosi delle prerogative dei loro incarichi ecclesiastici.

Dopo la ricusazione del giudice Hakob Manukyan, il procedimento penale è passato da Armavir a Erevan, dove è stato assegnato al giudice Vahagn Melikyan.

La difesa ha chiesto l’archiviazione del procedimento ritenendo che i fatti non costituiscano reato e che le decisioni relative alla nomina e alla destituzione dei vescovi spettino all’autorità ecclesiastica.

La decisione di Armavir rappresenta un nuovo elemento a sostegno di tale richiesta, sebbene l’archiviazione del contenzioso civile non estingua automaticamente il procedimento penale.

La prossima udienza è prevista per il 30 ottobre, quando il tribunale esaminerà le questioni preliminari sollevate dalla difesa alla luce della nuova decisione giudiziaria.

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L’avvocato di Etchmiadzin, Ara Zohrabyan, ha affermato, secondo Korazym, che la decisione conferma il carattere ecclesiastico del conflitto e la mancanza di competenza dei tribunali civili per intervenire in questo tipo di decisioni.

Lo scontro tra il Governo e la Chiesa

La causa contro Karekin II si svolge nel contesto del crescente scontro tra il Governo del primo ministro Nikol Pashinyan e la Chiesa Apostolica Armena.

A febbraio, la Procura ha formulato accuse contro il catholicos e gli ha vietato di lasciare il Paese. Ad agosto, Karekin II è comparso davanti ai tribunali insieme ai sei prelati accusati, in un procedimento che prevede possibili pene fino a due anni di reclusione.

Nello stesso mese, l’Esecutivo ha incluso nel suo programma per il periodo 2026-2031 la destituzione di Karekin II, la nomina di un’autorità ecclesiastica ad interim e la successiva elezione di un nuovo catholicos.

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Secondo Korazym, il 9 ottobre la Corte Costituzionale ha declinato di pronunciarsi nel merito di un ricorso presentato dall’opposizione contro tali previsioni, ritenendo che si trattasse di dichiarazioni politiche prive di effetti giuridici propri.

L’Assemblea Nazionale ha inoltre istituito una commissione d’inchiesta sulla Chiesa Apostolica Armena, senza la partecipazione dell’opposizione, che ha contestato la legittimità di questa iniziativa.

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