La singolarità di Gesù «non può essere assolutizzata»: un brasiliano entra nella Commissione Teologica

Tiago de Fraga Gomes, sacerdote di 39 anni, studia dal 2015 il pluralismo religioso di Claude Geffré e nel 2025 ha difeso un'integrazione «anche sacramentale» delle situazioni irregolari.

La singolarità di Gesù «non può essere assolutizzata»: un brasiliano entra nella Commissione Teologica
El sacerdote brasileño Tiago de Fraga Gomes. Foto: CNBB Regional Sul 3

Il papa Leone XIV ha nominato lunedì 19 ottobre membro della Commissione Teologica Internazionale il sacerdote brasiliano Tiago de Fraga Gomes, di 39 anni, presbitero della diocesi di Osório, nello stato di Rio Grande do Sul, e professore associato della Scuola di Scienze Umane della Pontificia Università Cattolica di Rio Grande do Sul (PUCRS), a Porto Alegre. È uno dei 24 nuovi membri pubblicati quel giorno dal bollettino della Sala Stampa della Santa Sede, nominati secondo gli statuti della Commissione su proposta del prefetto della Dottrina della Fede, il cardinale Víctor Manuel Fernández. Gran parte della sua opera accademica, dalla tesi di laurea magistrale del 2015 fino a un articolo pubblicato quest’anno, è dedicata alla teologia del pluralismo religioso del domenicano francese Claude Geffré, e in essa sostiene che «nessuna religione storica è assoluta» e che la singolarità di Gesù di Nazaret «non può essere assolutizzata fino al punto di escludere le altre religioni».

Le due frasi provengono da «Dialogo tra le religioni a partire dall’economia del Logos incarnato. Riferimenti cristologici da Claude Geffré e Nostra aetate», un articolo che ha firmato con Vanessa Mirapalheta Oliveira e che la rivista Fronteiras, dell’Università Cattolica di Pernambuco, ha pubblicato il 30 gennaio 2026. Il riassunto spiega che il testo parte dal paradosso cristologico, che definisce come «la pienezza qualitativa, ma non quantitativa, della Rivelazione in Cristo», per sostenere che nessuna religione storica è assoluta e che il cristianesimo, per coerenza con la sua logica incarnazionale, deve aprirsi al dialogo. Presenta come contributo proprio un’ermeneutica che «concepisce il pluralismo come luogo teologico». La frase sulla singolarità di Gesù figura nella conclusione, a pagina 330.

L’articolo raccoglie anche la posizione della Chiesa. A pagina 310 afferma che «la Chiesa riafferma che Cristo è l’unico mediatore universale della salvezza», e a pagina 320 precisa che, per Geffré, «non si tratta di vie parallele di salvezza». Per esporre la dottrina cattolica sulle religioni cita due documenti vaticani del 1984 e del 1991, Dialogo e missione e Dialogo e annuncio. Non cita la dichiarazione Dominus Iesus né la notifica della Dottrina della Fede sul gesuita belga Jacques Dupuis, che invece invoca come autorità in diverse pagine.

Secondo l’articolo, Dupuis «amplia» la prospettiva di Geffré difendendo che l’azione universale dello Spirito «si anticipa all’evento Gesù Cristo» (pagina 318), e sostiene che «l’evento-Cristo, sebbene centrale e definitivo, è circoscritto a una particolarità storica» (pagina 319). La bibliografia include la traduzione brasiliana del suo libro Verso una teologia cristiana del pluralismo religioso.

Quel libro fu oggetto di una notifica della Congregazione per la Dottrina della Fede datata 24 gennaio 2001 e firmata dal suo allora prefetto, il cardinale Joseph Ratzinger. Il testo dichiara contrario alla fede sostenere che la rivelazione di Gesù Cristo sia «limitata, incompleta e imperfetta» (numero 3); rifiuta che l’azione salvifica dello Spirito Santo «possa estendersi al di là dell’unica economia salvifica universale del Verbo incarnato» (numero 5), e afferma che non ha fondamento nella teologia cattolica considerare le religioni, «in quanto tali, come vie di salvezza» (numero 8).

Cinque mesi prima, il 6 agosto 2000, la stessa Congregazione aveva pubblicato la dichiarazione Dominus Iesus, ratificata da Giovanni Paolo II con la sua autorità apostolica. Il documento avverte contro le teorie di tipo relativista che cercano di giustificare il pluralismo religioso «non solo de facto ma anche de iure» (numero 4), dichiara «contraria alla fede della Chiesa la tesi del carattere limitato, incompleto e imperfetto della rivelazione di Gesù Cristo» (numero 6) e critica che in teologia si chieda di evitare termini come «unicità», «universalità» e «assolutezza» (numero 15).

La stessa Commissione Teologica Internazionale dedicò alla questione nel 1997 il documento Il cristianesimo e le religioni, approvato dai suoi membri nel 1996 e pubblicato con l’autorizzazione di Ratzinger, suo presidente. Quel testo sostiene che solo in Gesù possono salvarsi gli uomini, che non ci sono vie verso Dio che non convergano nell’unica via che è Cristo e che, sebbene non si possa escludere il valore salvifico delle religioni, ciò non significa che tutto in esse sia salvifico. Inoltre rimprovera alla teologia pluralista di supporre, erroneamente, che solo essa favorisca il dialogo.

L’articolo del 2026 è l’ultimo anello di una linea di ricerca che Fraga Gomes ha mantenuto per dieci anni. Nel 2015 ha conseguito la laurea magistrale alla PUCRS con la tesi «La teologia ermeneutica di Claude Geffré e la sua rilevanza per la teologia della rivelazione», e nel 2020 il dottorato con «Il Logos si fece dia-logos: economia del Logos incarnato e dialogo interreligioso in cerca della pace in Claude Geffré», diretta dal professor Érico João Hammes. Il riassunto della tesi di dottorato propone «un’ermeneutica pluralista dell’economia della rivelazione» di fronte al pluralismo religioso attuale.

In un articolo pubblicato nel 2018 nella rivista Teocomunicação, della PUCRS, intitolato «Il pluralismo religioso nell’orizzonte di un ecumenismo planetario in Claude Geffré», scrisse che «è necessario superare ogni forma di fondamentalismo scritturistico e di integralismo dottrinale» e che da ciò dipende la costruzione di «un ecumenismo planetario» e di un ethos mondiale. Un anno dopo, in un testo firmato con Hammes nella rivista Pistis & Praxis, raccoglieva la tesi che la teologia è chiamata «a reinterpretare l’unicità del cristianesimo», sebbene precisasse che Geffré difende il mantenimento «dell’unicità e della singolarità della mediazione di Cristo». Neppure quell’articolo cita Dominus Iesus.

Il secondo fronte della sua produzione recente è Amoris laetitia. Nel dicembre 2025, a pochi mesi dal decimo anniversario dell’esortazione, la Revista de Cultura Teológica della Pontificia Università Cattolica di San Paolo ha pubblicato «L’aggiornamento nell’esortazione Amoris laetitia 60 anni dopo il Concilio Vaticano II», scritto con Jonas Emerim Velho. Gli autori difendono «una postura pastorale di accoglienza delle famiglie in situazioni irregolari, e non di condanna», e chiedono che quelle situazioni, «dopo un processo di discernimento, siano tollerate con misericordia». Nella conclusione, a pagina 79, scrivono: «C’è qui la possibilità di integrazione nella vita ecclesiale, sia nella partecipazione a gruppi e attività, sia anche sacramentale».

L’articolo non cita il numero 84 di Familiaris consortio, nel quale Giovanni Paolo II stabilì che i divorziati risposati possono accedere ai sacramenti solo se assumono l’impegno di vivere in piena continenza. La possibilità di un’integrazione sacramentale in certi casi coincide con i criteri dei vescovi della regione di Buenos Aires che Francesco approvò nel 2016 in una lettera e che nel 2017 fece pubblicare negli Acta Apostolicae Sedis. Dieci anni dopo, la questione resta aperta: nell’incontro su Amoris laetitia che Leone XIV riunì in Vaticano dal 7 al 14 ottobre, la comunione dei divorziati risposati fu discussa in modo controverso, come riconobbe poi il presidente della Conferenza Episcopale Tedesca, Heiner Wilmer.

Le sue pubblicazioni degli ultimi anni toccano inoltre altri argomenti. Nel dicembre 2023 firmò nella rivista Caminhos, con Marcelo Dantas da Silva Júnior, l’articolo «Bolsonarismo e Vangelo della pace come sistemi antagonisti», che sostiene che il discorso dell’ex presidente Jair Bolsonaro mostrava «una completa dissonanza con il Vangelo di Cristo», parla dell’idolatria creata attorno alla sua figura e conclude che, essendo strutture ideologiche antagoniste, «è impossibile amalgamarle». Nell’aprile 2022 pubblicò, con Everton Ricardo Berny Machado, uno studio sulla teologia dell’Eucaristia in Teilhard de Chardin, al quale attribuisce di aver contribuito «notevolmente al dialogo tra scienza e fede» e la cui visione dell’Eucaristia «nella sua dimensione cosmica» mette in relazione con il Vaticano II. Il testo non menziona il monitum con il quale il Sant’Uffizio avvertì nel 1962 di ambiguità ed errori gravi nelle opere del gesuita francese, sebbene Benedetto XVI e Francesco abbiano poi alluso in termini positivi alla sua visione cosmica.

Nel 2026 ha pubblicato anche un articolo sul passaggio «dal giurisdizionalismo alla sinodalità», nel quale descrive come una «rivoluzione copernicana» lo spostamento dell’ecclesiologia del Vaticano II rispetto all’autorità normativa, e un altro, con Clélia Peretti, sulla teologia della speranza in dialogo con Moltmann, Metz, Gustavo Gutiérrez ed Ernst Bloch, oltre a Spe salvi e san Tommaso, secondo il quale «la speranza si incarna in soggetti emarginati». Tra i suoi lavori figurano inoltre studi su Caritas in veritate, sulla teologia del diritto canonico, sull’accoglienza dei migranti alla luce di Fratelli tutti e sulla teologia del miracolo.

Fraga Gomes nacque a Osório il 20 maggio 1987, secondo la scheda della sua diocesi. Studiò nei seminari di Gravataí e Viamão, si laureò in Filosofia e in Teologia alla PUCRS, fu ordinato diacono nell’agosto 2012 e sacerdote il 21 dicembre di quell’anno nella cattedrale di Osório, diocesi suffraganea di Porto Alegre. Fu vicario parrocchiale a Maquiné e, dal 2014, parroco di Nossa Senhora da Piedade, a Barra do Ouro. Le sue note biografiche più recenti lo presentano come dottore della PUCRS con un soggiorno all’Università del Ruhr a Bochum, post-dottorato alla PUC di Rio de Janeiro, coordinatore del programma di post-laurea in Teologia della PUCRS e segretario generale dell’associazione brasiliana di post-laurea e ricerca in Teologia e Scienze della Religione (ANPTECRE).

Nel 2023 firmava come segretario nazionale della Commissione per la Dottrina della Fede della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile. Quell’anno pubblicò un articolo con Antonio Luiz Catelan Ferreira, vescovo ausiliare di Rio de Janeiro e membro brasiliano della Commissione Teologica Internazionale nel quinquennio 2021-2026, che non figura tra i sei membri che continuano nella nuova composizione, secondo Vatican News.

Dopo la conoscenza della nomina, Fraga Gomes dichiarò alla regionale sud della conferenza episcopale brasiliana che spera «di poter collaborare alla crescita della nostra amata Chiesa» e che si mette «al servizio affinché Cristo sia sempre più conosciuto e amato».

La Commissione alla quale si incorpora ha, secondo l’articolo 1 dei suoi statuti, il compito di studiare «le questioni dottrinali di speciale importanza» per aiutare il Magistero e, in particolare, la Dottrina della Fede, e l’articolo 3 chiede ai suoi membri di distinguersi per la loro «scienza, prudenza e fedeltà al Magistero della Chiesa». Nell’aprile 2025 pubblicò, in occasione dei 1.700 anni del Concilio di Nicea, il documento Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore, dedicato alla confessione di fede in Cristo.

Questo mezzo non ha trovato alcuna sanzione né indagine della Dottrina della Fede sui suoi scritti, né pronunciamenti suoi sulla morale sessuale o questioni di genere. Non ha trovato neppure alcun testo nel quale discuta le obiezioni di Dominus Iesus o della notifica su Dupuis alla teologia del pluralismo religioso che studia dal 2015.


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