Koovakad colloca Assisi 1986 nel magistero ordinario e collega il suo rifiuto a uno scisma

Il prefetto per il Dialogo Interreligioso sostiene la tesi in Magnifica humanitas, il cui riferimento allo «spirito di Assisi» figura in una nota a piè di pagina

Koovakad colloca Assisi 1986 nel magistero ordinario e collega il suo rifiuto a uno scisma
Cardenal George Jacob Koovakad

Il cardinale George Jacob Koovakad, prefetto del Dicastero per il Dialogo Interreligioso, sostiene che la giornata di preghiera per la pace convocata da Giovanni Paolo II ad Assisi il 27 ottobre 1986 fa ormai parte dell’insegnamento ordinario del Magistero e collega l’opposizione che suscitò a una rottura scismatica. Lo ha affermato il 7 ottobre alla Pontificia Università Antonianum di Roma, nella conferenza che ha aperto il ciclo «Lo spirito di Assisi tra memoria e profezia», organizzato dall’Istituto Francescano di Spiritualità all’interno della cattedra dedicata a monsignor Luigi Padovese. L’università ha pubblicato il testo integrale dell’intervento, intitolato «L’incontro del 27 ottobre 1986 e la Magnifica humanitas di Leone XIV».

La tesi si appoggia alla prima enciclica di Leone XIV, firmata il 15 maggio e pubblicata il 25. Koovakad ha citato il numero 223, che attribuisce al dialogo tra le religioni un ruolo decisivo nel rifiuto della logica della violenza, e il riferimento che il documento fa allo spirito di Assisi promosso da Giovanni Paolo II e continuato da Francesco. Subito dopo ha concluso che con quelle parole «il 27 ottobre 1986 entra nell’insegnamento ordinario del Magistero», e che la giornata cessa di essere un evento da ricordare per diventare un criterio con cui interpretare il presente. Alcune pagine prima aveva attribuito a Francesco l’aver trasformato lo spirito di Assisi in dottrina sociale della fraternità con Fratelli tutti, l’enciclica che firmò ad Assisi nel 2020.

Il passo dell’enciclica a cui si riferisce il cardinale non si trova nel corpo del numero 223. Il testo principale di quel numero afferma che chi usa il nome di Dio per legittimare il terrorismo, la violenza o la guerra tradisce il suo volto. Il riferimento allo spirito di Assisi figura nella nota 200, che lo presenta come prova che i credenti possono tornare alle fonti più autentiche delle loro tradizioni, «dove non c’è posto per l’odio sacralizzato», e cita come esempio il dialogo di Francesco con il grande imam di al-Azhar. La nota non menziona la data del 27 ottobre 1986 né descrive il formato di quella giornata.

Sull’opposizione alla giornata, il cardinale ha ammesso che non tutti l’hanno capita. Ha sostenuto che i settori che ha definito integralisti l’hanno contestata fino a inserirla tra i motivi di una rottura scismatica, e che altri temettero allora il sincretismo o il relativismo, come lo temono ancora oggi. Non ha citato Marcel Lefebvre, ma il precedente è documentabile. La Fraternità San Pio X ricorda nella propria storia delle consacrazioni che il suo fondatore considerò Assisi, insieme alla risposta romana alle sue obiezioni sulla libertà religiosa, uno dei segni che lo decisero a consacrare quattro vescovi senza mandato pontificio il 30 giugno 1988. Nel sermone di quel giorno, Lefebvre invocò lo spirito di Assisi per spiegare perché si era ritirato dall’accordo con Roma. La scomunica dichiarata allora ebbe come fondamento canonico la consacrazione episcopale senza mandato pontificio.

In difesa della giornata, Koovakad ha affermato che fu pensata e vissuta senza alcun sincretismo e che non ci fu mescolanza di riti, ha invocato il discorso di Giovanni Paolo II alla Curia romana del 22 dicembre 1986 e ha fatto ricorso alla formula secondo cui ad Assisi si fu insieme per pregare, ma non si pregò insieme. Ha descritto anche quanto avvenuto nella piazza della basilica di San Francesco, dove ogni tradizione pregò a turno secondo le proprie forme mentre le altre ascoltavano in silenzio. Il suo racconto non menziona che diverse chiese della città furono assegnate alla preghiera di delegazioni non cristiane né che i buddisti collocarono un’immagine di Buddha sull’altare della chiesa di San Pietro, episodio raccolto dal vaticanista Sandro Magister e che i critici della giornata citano da allora.

Il percorso storico della conferenza include Benedetto XVI, che tornò ad Assisi nel 2011 e invitò i non credenti. Non riporta che quell’edizione soppresse la preghiera pubblica comune, né che Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede nel 1986, non assistette alla prima giornata e criticò poi pubblicamente la preghiera multireligiosa che la caratterizzò.

L’intervento avviene alla vigilia del quarantesimo anniversario. La Comunità di Sant’Egidio celebra ad Assisi dal 25 al 27 ottobre il suo incontro annuale per la pace, per la cui giornata finale era stata annunciata la presenza di Leone XIV. Arriva anche tre mesi dopo che il Dicastero per la Dottrina della Fede ha dichiarato, il 2 luglio, la scomunica dei sei vescovi che parteciparono alle consacrazioni celebrate a Écône il giorno precedente e lo stato di scisma della Fraternità San Pio X.


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