Argüello denuncia tre «sfratti»: la casa, Ceuta e il ventre materno

Argüello denuncia tre «sfratti»: la casa, Ceuta e il ventre materno

Il presidente della Conferenza Episcopale Spagnola e arcivescovo di Valladolid, Mons. Luis Argüello, ha riunito in una stessa riflessione tre questioni di piena attualità —la casa, la situazione di Ceuta e l’aborto— per denunciare tre forme di «sfratto» e mettere in discussione il modo diverso in cui si invocano la legalità e il «diritto di decidere» a seconda del dibattito in questione.

In un testo pubblicato questo lunedì 28 settembre dall’Arcidiocesi di Valladolid, con il titolo Tre tipi di «sfratti» sono di attualità: casa, Ceuta e grembo materno, Argüello parla espressamente di «invasioni» provocate da interessi geopolitici, definisce quanto accaduto a Ceuta come un «esodo-invasione-occupazione» e denuncia l’aborto come uno «sfratto dal grembo materno» con conseguenze irreversibili.

Lo sfratto di un’anziana e il problema della casa

Argüello parte dal caso di Mari Carmen, l’anziana di 87 anni minacciata di perdere la casa in cui risiede in affitto a Madrid e la cui situazione ha suscitato una forte reazione politica e mediatica.

L’arcivescovo ritiene necessario raggiungere un accordo sociale che riconosca la gravità del problema della casa: scarsità di offerta, immobili chiusi, case vuote nella Spagna rurale, prezzi e affitti elevati e stanze affittate in appartamenti dove persino la cucina finisce per essere trasformata in un locale aggiuntivo.

Avverte, tuttavia, del pericolo che il consenso suscitato da casi concreti sia «emotivo più che morale» e finisca per essere sottoposto alla «manipolazione ideologica e al conflitto politico e sociale sulle cause e sulle possibili soluzioni».

Argüello propone di collocare la casa all’interno del «nuovo contratto sociale» a cui si riferirono lavoratori e imprenditori durante il loro incontro con Leone XIV nella recente visita del Papa in Spagna.

Ceuta: «esodo-invasione-occupazione»

Il secondo «sfratto» conduce Argüello fino a Ceuta. Il presidente della CEE afferma che «i ceutani vivono lo sfratto delle loro strade, piazze e della loro normalità», mentre alcuni degli immigrati arrivati in città sono stati «sfrattati dai loro paesi d’origine» e altri sono stati «spostati da interessi geopolitici».

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L’arcivescovo riconosce senza giri di parole la reazione esistente tra la popolazione della città e in gran parte della Spagna.

I ceutani, scrive, «desiderano uno sfratto rapido e totale di coloro che sono entrati in città come “occupanti”». Ma ricorda allo stesso tempo che esiste «una crisi umanitaria —fisica, psicologica e morale— che colpisce tutti, immigrati e ceutani».

Argüello rifiuta di ridurre la situazione a una questione meramente migratoria e avverte che la crisi di Ceuta sta condizionando la percezione degli immigrati nel resto della Spagna.

Il presidente dei vescovi reclama pertanto «un accordo nazionale per aiutare i ceutani e risolvere la crisi umanitaria», accompagnato da un patto di Stato e europeo che agisca anche sulle cause dei movimenti di popolazione.

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Stati che utilizzano gli esodi per «provocare invasioni»

La proposta di Argüello include agire nei paesi d’origine, combattere le mafie, regolare i flussi migratori e accogliere chi arriva rispettando una dignità «che non si perde attraversando la frontiera», anche quando successivamente dovranno essere rimpatriati nei loro paesi.

L’arcivescovo introduce inoltre esplicitamente la dimensione geopolitica della crisi e reclama di affrontare gli Stati «che utilizzano gli esodi di persone per provocare invasioni per interessi geopolitici con comportamenti mafiosi».

Nel valutare le diverse risposte proposte per Ceuta, utilizza un’espressione ancora più significativa. Alcune posizioni, spiega, pretendono espulsioni immediate anche prescindendo dalla legalità; altre «si rifiutano di vedere che molti ceutani sono anch’essi vittime della crisi umanitaria scatenata dall’esodo-invasione-occupazione».

L’espressione si aggiunge ad altri interventi episcopali che nelle ultime settimane hanno rifiutato di interpretare quanto accaduto a Ceuta esclusivamente come un fenomeno migratorio. Mons. Jesús Sanz Montes ha denunciato l’invasione e parlato di un «agguato calcolato», sebbene abbia ricordato ugualmente che molti dei giovani arrivati in città «sono ugualmente vittime».

Argüello introduce inoltre un avvertimento sulla crisi demografica europea: se continua l’attuale situazione di natalità, afferma, «tra pochi anni l’Europa competerà per l’immigrato scarso».

L’aborto, «sfratto dal grembo materno»

Il terzo sfratto indicato dal presidente della CEE è «quello del grembo materno provocato mediante l’aborto», che, a differenza dei precedenti, ha «conseguenze irreversibili».

Argüello rivolge qui una critica espressa al Governo per la sua campagna istituzionale sull’aborto. L’Esecutivo, denuncia, lo presenta come un atto buono perché legale —«hai diritto»— e autonomo —«decida quello che decida, andrà bene»—.

Di fronte a questo approccio, l’arcivescovo ricorda che la questione non riguarda unicamente la volontà della donna incinta.

«La scienza dimostra che nel seno di una donna incinta c’è un essere umano, un figlio, distinto da lei, sul quale non si può decidere senza porsi la moralità di quella decisione», afferma.

Argüello reclama aiuti sociali, lavorativi e abitativi e «pieno sostegno» per le donne incinte. Ammette che possono esistere casi di «grande conflitto etico», ma rifiuta che possano essere risolti appellandosi semplicemente a un diritto riconosciuto dalla legislazione.

«Mai potrà giustificarsi la soluzione in un diritto legale che nega al figlio la vita nella cui dignità si fondano tutti i diritti», sostiene.

La riflessione arriva dopo che il Governo ha lanciato una campagna istituzionale sull’aborto con il messaggio «Decida quello che decida, andrà bene», un’iniziativa che ha suscitato critiche per presentare come moralmente indifferente una decisione che pone fine alla vita del figlio concepito.

Dal «diritto di decidere» del proprietario a quello della donna incinta

È proprio nel «diritto di decidere» che Argüello trova il filo che collega i tre dibattiti.

«Di fronte a questi tre tipi di sfratti l’argomentazione etica varia in modo interessato», denuncia.

L’arcivescovo contrappone «la difesa a oltranza del diritto di decidere del proprietario o della donna incinta, se la decisione è legale, senza tenere conto di chi subisce le conseguenze», con il rifiuto della libera decisione del proprietario quando, pur essendo legale ed essendo confermata giudizialmente, colpisce una persona considerata particolarmente vulnerabile.

A Ceuta appare una contraddizione simile. Mentre alcuni reclamano un’espulsione immediata anche prescindendo dalla legalità, altre posizioni, secondo Argüello, ignorano che gli abitanti della città sono diventati anch’essi vittime della crisi.

«I tre argomenti reclamano dialogo sereno e grandi accordi», sostiene.

Il quarto sfratto

Dai tre casi, Argüello trae infine un quarto «sfratto», che colloca nel dibattito pubblico stesso.

«La ragione e la volontà di accordo per la difesa della dignità umana e del bene comune» sembrano, lamenta, «essere state espulse dalla nostra casa comune».

La riflessione del presidente della CEE colloca così sotto una stessa domanda morale tre realtà molto diverse: chi sopporta le conseguenze quando la decisione di un altro si presenta come legittima perché sostenuta dalla legge, sia che si tratti del proprietario di una casa, della gestione dell’invasione di Ceuta o della decisione di abortire.

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