Lunedì, settembre imbocca la retta finale e siamo entrati pienamente nell’autunno romano. Il Vaticano attende il ritorno del Papa, che rientra questa sera, e la città ha quell’aria da lunedì in cui i sacri palazzi si risvegliano e fingono di essere informati. Noi li abbiamo letti, e c’è materia.
Quarta e ultima giornata del viaggio: oggi tocca a Metz, con l’incontro interreligioso al Centro Congressi Robert Schuman, il colloquio sulle radici europee della pace e dell’unità, la messa nel pomeriggio nella cattedrale di Santo Stefano e il rientro a Fiumicino questa sera. Ma la giornata grande è stata ieri a Lourdes, e da lì escono le notizie che contano. Quasi quaranta link, un’altra memoria di una giornata intensa che lasciamo alla storia. Buona lettura.
«Il doloroso flagello»
Ai vescovi francesi riuniti nel santuario, nel testo ufficiale, il Papa ha definito gli abusi sui minori «il doloroso flagello» e ha chiesto loro di proseguire in cinque tempi: «l’ascolto, la ricerca della verità, la giustizia, il perdono, la riparazione», con impegno di prevenzione e protezione. La Stampa lo legge come direttive e non come esortazione, altri titolano «massima vigilanza» e Il Giornale si sofferma sul fatto che è indispensabile riconoscere gli errori. I cinque termini sono in quell’ordine e l’ordine conta: il perdono viene dopo la giustizia, non al suo posto.
Lo stesso discorso contiene altre due cose passate quasi inosservate. Sulla vita, un sostegno esplicito alla posizione che l’episcopato ha mantenuto nel dibattito sul fine vita: «vi esorto alla perseveranza, insieme a tutte le persone di buona volontà che difendono gli stessi valori». È il «no» raccolto dai titoli, detto nel Paese che ha appena legiferato in senso contrario. E sulle vocazioni, «il triste calo delle vocazioni alla vita consacrata, in particolare alla vita contemplativa», con preoccupazione espressa per la chiusura di antiche comunità monastiche. Ce ne sono di nuove e godono di una fioritura molto particolare in Francia, ma tutte puntano al vecchio e citarlo suona male, si preferisce tacere. Un Paese con tredicimila battesimi di adulti e con monasteri che chiudono descrive bene il problema: entrano fedeli e non entrano consacrati.
Sette vittime, due ore, a porte chiuse
L’incontro con le vittime di abusi si è svolto dalle cinque e mezza alle sette e mezza di sera, nella Casa del Vescovo, accanto al santuario: sette persone, quattro uomini e tre donne, convocate dalla Conferenza Episcopale francese e da quella dei religiosi e delle religiose. Il Papa ha parlato con ciascuna separatamente e poi con tutte insieme in una sala, per ringraziare della dolorosa testimonianza e ribadire il suo impegno affinché il male subito non si ripeta. Due ore per sette persone è tempo reale, non una foto. Lo annotiamo perché in questa materia la differenza tra un gesto e un atto si misura proprio in questo, e perché l’incontro non figurava nel programma pubblicato.
Ci sono altre vittime in attesa, e non sono francesi. Il 13 novembre 2025 lo stesso Papa ha concesso a Eleuterio Vásquez González, «Lute», la dispensa dallo stato clericale, che chiude il processo penale canonico senza sentenza. Le denuncianti di Chiclayo lo hanno saputo per iscritto, e Ana María Quispe Díaz ha risposto lo stesso giorno che «evitare indagini e chiudere processi mediante dispense che impediscono il giudizio penale canonico è una strada che non dovrebbe mai essere usata», annunciando azioni contro i responsabili ecclesiastici delle negligenze. Il secondo sacerdote denunciato a Prevost, Ricardo Yesquén, è morto a luglio senza essere stato indagato. Lute è riapparso pubblicamente a Chiclayo a marzo accompagnato da un sacerdote vicino al Papa, il cui segretario personale è stato suo discepolo, e l’istruttore che ha definito «presa in giro» quell’indagine è riapparso tra i commissari del Verbo Incarnato, il cui fondatore sta subendo un assurdo processo post mortem che ricorda i tempi più bui, un altro processo cadaverico.
A Lourdes, sette vittime e due ore. A Chiclayo, dove è stato vescovo e dove tornerà a novembre, le vittime chiedono udienza da un anno e non l’hanno ottenuta. Promesse a Cadice e debito pendente in Perù, scrivevamo allora; vale lo stesso cambiando Cadice con Lourdes. E la dispensa non l’ha firmata un dicastero: una ogni tre giorni tra il 2013 e il 2020, contavamo nove giorni fa con i numeri di Bertomeu. Questa l’ha firmata lui.
Il velo di Rupnik
Il Papa ha pregato a Lourdes davanti a una basilica del Rosario la cui facciata è coperta. I mosaici di Marko Rupnik, collocati nel 2008 per il centocinquantesimo anniversario delle apparizioni, sono coperti con teli per decisione del vescovo di Tarbes e Lourdes, Jean-Marc Micas, che già nel luglio 2024 aveva detto che la cosa preferibile era rimuoverli. Ad agosto si è confermato che sarebbero stati completamente coperti prima della visita e in modo definitivo a partire da essa. Un portavoce dell’episcopato francese: «è stato un primo passo, poi bisognerà proporre qualcosa di bello». La ragione addotta è il rispetto delle vittime che vanno lì a pregare, ed è una buona ragione. Federica Tourn sottolinea l’imbarazzo: si coprono per la visita del Papa. Il Fatto ha ricordato nove giorni fa che il tribunale vaticano tace da anni sul caso, e Badilla aggiunge la domanda a cui nessuno risponde: se non si possono vedere a Lourdes, perché si continuano a vedere in Brasile. Manca l’unica cosa che risolverebbe la questione e che non dipende da nessun vescovo francese: una sentenza. La Stampa torna oggi sul silenzio.
«Siete il cuore della Chiesa»
Ai malati di Lourdes ha detto che sono il cuore della Chiesa, e la frase, in quel santuario, non è retorica di circostanza ma la descrizione del luogo. Repubblica ha unito le due scene della giornata —tra i malati e tra le vittime di abusi—, che è il modo più onesto di raccontarlo. La7, Sky, Quotidiano e Tgcom completano la giornata, terminata con il rosario e le fiaccole.
Metz, e un venerabile a tavola
La tappa di oggi si spiega con Robert Schuman, che è venerabile e ha causa aperta: autore con Jean Monnet della dichiarazione del 9 maggio 1950 che fondò la Comunità del carbone e dell’acciaio, primo ministro francese tra il 1947 e il 1948, e artefice della riconciliazione con la Germania. Sua è la frase che oggi verrà citata nel colloquio, «la democrazia deve la sua esistenza al cristianesimo», e sua la tesi che i popoli dipendono gli uni dagli altri in un destino comune. È sepolto a Scy-Chazelles, a pochi chilometri dalla cattedrale dove il Papa dirà messa questo pomeriggio. Scegliere Metz e non Bruxelles per parlare dell’Europa è una decisione e non un dettaglio logistico.
Zuppi vola a Mosca
Mentre il Papa concludeva Lourdes, il cardinale Zuppi partiva per Mosca per una missione di tre giorni, con incontri oggi, domani e mercoledì. Le sue parole: «tutto questo fa parte di una missione umanitaria che mi ha affidato inizialmente Papa Francesco e che poi ha confermato Papa Leone XIV». L’incarico concreto è sostenere gli sforzi delle parti su tre questioni —i bambini, lo scambio di prigionieri e i problemi dei civili—, tre giorni di agenda che la Rai dà per confermati. Huffington Post lo definisce offensiva diplomatica e unisce il viaggio alla richiesta di cessate il fuoco che Parolin ha avanzato sabato alle Nazioni Unite. Il dato rilevante è più sobrio e più rivelatore: un mandato personale del pontefice precedente che il successore non ha revocato né riformulato, ma confermato. Nella Santa Sede ci sono incarichi che sopravvivono a chi li firma, e conviene sapere quali, ce ne sono molti con il sigillo di Francesco che diventano sempre più di Leone.
Tredicimila duecento trentaquattro
Le cifre francesi che circolano questi giorni hanno fonte ufficiale e conviene maneggiarle bene. Secondo l’indagine del catecumenato dell’episcopato francese, a Pasqua 2026 sono stati battezzati 13.234 adulti, il 28 % in più rispetto al 2025, e più di 8.100 adolescenti in 89 diocesi, il 10 % in più. Nel 2016 furono 4.124 adulti: si è triplicato in dieci anni. Sommando adulti e adolescenti, il conto del 2025 superava i diciassettemilaottocento catecumeni battezzati.
La nonna e la nipote
Un confronto tra i due pontificati sull’Europa, ed è ben fatto. Papa Francesco ha visitato la Francia tre volte senza viaggio di Stato e nel 2014 ha descritto il continente, davanti al Parlamento Europeo, come una nonna non più fertile né vivace. Leone XIV compie in un solo anno viaggi ufficiali nell’Europa secolarizzata e nelle regioni dove la Chiesa cresce, e va a Metz a difendere l’integrazione europea quando difenderla non dà voti. La conclusione dell’articolo è che si tratta di un Papa che nessuna fazione può reclamare per intero. Non ha ancora dovuto firmare nulla che lo obblighi a scegliere. Messainlatino riassume i quattro discorsi del primo giorno a Parigi, che è il modo per verificare se l’insieme dice lo stesso di ogni singolo pezzo.
McElroy chiede un patto sociale per l’era dei robot
L’arcivescovo di Washington ha tenuto venerdì all’abbazia di San Anselmo la conferenza Thomas Verner Moore, intitolata «un contratto sociale per il mondo digitale». Chiede di far sedere allo stesso tavolo e su un piano di parità lavoratori e loro associazioni, imprenditori, università, comunità religiose, rappresentanti dei poveri, governi e ricercatori, su sei principi: dignità inviolabile della persona, bene comune che non avvantaggi solo le élite, destinazione universale dei beni, sussidiarietà di fronte al potere eccessivo dello Stato e delle imprese, solidarietà —«nessuno si salva da solo»— e giustizia sociale. E una proposta concreta: destinare parte sostanziale della ricchezza generata dall’intelligenza artificiale alla riqualificazione dei lavoratori sostituiti.
La frase che regge tutto il resto è che il giudizio morale «non può ridursi a calcolo», perché esige coscienza, responsabilità personale e riconoscimento dell’altro come persona. Teniamo il conto: Accademia Pontificia delle Scienze giovedì, Unesco venerdì, Nazioni Unite sabato, Washington lo stesso venerdì. Quattro testi in cinque giorni sulla stessa materia. Quello non è più agenda, è dottrina in formazione.
Religiose abusate in Africa
Un’intervista a Mary Lembo, religiosa togolese, psicologa e docente all’Istituto di Antropologia della Gregoriana, sull’abuso sessuale di religiose da parte di sacerdoti, materia della sua tesi e del suo libro Religieuses abusées en Afrique (2022). La sua ricerca ha riguardato cinque Paesi africani, quattro a ovest e uno a est, con partecipanti anonime, e descrive un abuso che è insieme sessuale, psicologico, affettivo e spirituale, sostenuto da una gerarchia culturale in cui il sacerdote comanda. Firma Ayleen Over. Menziona CASILEP, la rete di religiose giuriste che opera in Kenya e in altri Paesi, e il riconoscimento pubblico che Papa Francesco ha fatto di queste vittime nel 2019. Sette anni da quel riconoscimento, e la via che funziona la stanno aprendo delle religiose avvocatesse, non un dicastero. Con i morti si osano, con i vivi non sanno cosa fare, il bassissimo livello dei funzionari vaticani si mostra Urbi et Orbi e Papa Leone sembra deciso a guardare altrove.
I mercanti sono tornati nel tempio
Una pubblicità enorme copre la facciata di Santa Maria Maggiore, sugli impalcature del restauro, e la frase che ha circolato è di Vauro: i mercanti sono tornati nel tempio. Conviene ricordare di quale edificio si parla: una delle quattro basiliche papali, proprietà della Santa Sede con statuto di extraterritorialità dai Patti Lateranensi. Non è il Comune di Roma che autorizza lì un cartellone. Chi l’ha firmato, e per quanto?
Acutis, dalla tomba allo schermo e il Papa cerniera
Vanity Fair dedica un reportage al film sul santo di internet, con il percorso della sua vita, i miracoli e l’etichetta di santo millennial. È il secondo pezzo in due giorni su Acutis sui media generalisti, dopo la televisione del sabato sera. E in spagnolo è appena uscito «El Papa bisagra: León XIV», che dà idea della velocità con cui l’industria editoriale sta fissando l’interpretazione di un pontificato di un anno e mezzo.
Biden, premiato da Planned Parenthood
The Catholic Herald informa del riconoscimento che Planned Parenthood ha concesso a Joe Biden per la sua difesa del diritto all’aborto. Il cattolico ex presidente che andava a messa tutte le domeniche riceve il premio dal principale fornitore di aborti del Paese, e l’episcopato statunitense è passato quattro anni senza risolvere la questione della comunione e tace di fronte a un premio più che meritato dal defunto.
La domanda che ha affondato il conduttore
In un quiz della ZDF sabato sera hanno chiesto che carica occupa Heiner Wilmer da febbraio. Il conduttore del telegiornale Zamperoni ha risposto presidente della Confederazione sindacale tedesca, si è corretto all’istante e ha indovinato il candidato di fronte: presidente della Conferenza episcopale, per la quale è stato eletto nell’assemblea di Würzburg di febbraio in sostituzione di Georg Bätzing, poco prima che Leone XIV lo nominasse vescovo di Münster, sede che ha preso alla fine di giugno. Che un conduttore della televisione pubblica confonda il presidente dei vescovi con il capo dei sindacati misura la presenza pubblica dell’episcopato tedesco meglio di qualsiasi sondaggio sul cammino sinodale. Mentre in Europa si vedono qualcosa di più che germogli, la ricca Chiesa tedesca si impegna con tutti i mezzi possibili a suicidarsi e il processo accelera.
Altre letture
E stiamo finendo. Chiesa in uscita di testa arriva alla sua quarantasettesima puntata, con il consueto riepilogo della settimana. Resta da vedere cosa dirà questo pomeriggio nella cattedrale di Metz, e se la tappa europea si limiti a Schuman o passi il conto al presente.
Questa sera l’aereo torna a Fiumicino e domani i sacri palazzi riprendono il loro orario. Sembrano tranquilli quando il Papa è fuori: è quando conviene osservarli di più.
Buon lunedì.
«Il più piccolo fra tutti voi, quello è il più grande» (Lc 9, 48).