L'arcivescovo di Vienna dice alla radio pubblica che vorrebbe l'ordinazione delle donne

Josef Grünwidl lo lascia nelle mani di un concilio, che non vede vicino, e spera che i vescovi austriaci aprano alle donne la loro segreteria generale

L'arcivescovo di Vienna dice alla radio pubblica che vorrebbe l'ordinazione delle donne
El sacerdote catedralicio Toni Faber y el arzobispo Josef Grünwidl (quien aún era administrador apostólico cuando se tomó esta fotografía) con una cruz decorada con ramas y sauces. ©Stephan Schönlaub

L’arcivescovo di Vienna, Josef Grünwidl, ha dichiarato di auspicare l’ordinazione delle donne, pur riconoscendo che solo un concilio della Chiesa universale potrebbe deciderla e che non vede prospettive realistiche che ciò avvenga presto. Lo ha affermato nel programma Im Journal zu Gast dell’emittente pubblica austriaca Ö1, trasmesso sabato 31 ottobre, in un’intervista con il giornalista Tarek Leitner, secondo la trascrizione pubblicata dal portale AdVaticanum. Nella stessa conversazione ha espresso l’auspicio che la Conferenza Episcopale Austriaca modifichi i suoi statuti affinché una donna possa esserne segretaria generale.

Interrogato sul ruolo della donna, Grünwidl ha respinto l’idea che il suo contributo nella Chiesa sia minore ed ha elencato le donne che lavorano come agenti di pastorale, nelle scuole, nell’insegnamento della religione e nelle cappellanie degli ospedali, oltre che nell’amministrazione dell’arcidiocesi. Ha ricordato che egli stesso ha nominato donne nel consiglio episcopale e ha sottolineato che non si limitano a leggere testi. Le sue parole sull’ordinazione non figurano nella notizia pubblicata da news.ORF.at sul programma né nella cronaca di Vatican News in tedesco, che si è limitata a quanto l’arcivescovo ha detto sulla morte, il morire e la festa di Ognissanti.

La radiotelevisione pubblica ha invece riportato quanto relativo alla segreteria generale. L’incarico diventerà vacante alla fine di novembre, quando lo lascerà Peter Schipka, e gli statuti richiedono che sia occupato da un sacerdote. Grünwidl ha detto che per il momento sarà assunto di nuovo da un chierico, «wieder so wie üblich» («ancora, come di consueto»), ma che conta sul cambiamento delle norme, cosa che richiederà tempo perché la modifica deve essere approvata da Roma. Secondo AdVaticanum, ha sostenuto che il posto sia aperto a tutti i battezzati, uomini o donne. I vescovi austriaci celebrano la loro assemblea plenaria dal 9 al 12 novembre a Salisburgo, e la riforma degli statuti richiederebbe l’approvazione del Dicastero per i Vescovi, secondo religion.ORF.at. Il candidato è proposto dal presidente della conferenza, l’arcivescovo di Salisburgo, Franz Lackner, che Grünwidl potrebbe succedere nei prossimi anni.

La dottrina sulla questione di fondo è fissata. Nella lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis, del 22 maggio 1994, Giovanni Paolo II ha dichiarato che «la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire l’ordinazione sacerdotale alle donne» e che questo giudizio «deve essere considerato come definitivo da tutti i fedeli della Chiesa». Nell’ottobre 1995, l’allora Congregazione per la Dottrina della Fede ha risposto, con l’approvazione del Papa, che tale insegnamento appartiene al deposito della fede e richiede un assenso definitivo. Il canone 1024 del Codice di Diritto Canonico stabilisce che «solo l’uomo battezzato riceve validamente la sacra ordinazione».

Grünwidl aveva già accennato in questa direzione il giorno successivo alla sua nomina da parte di Leone XIV, nell’ottobre 2025. Allora disse che avrebbe accolto cambiamenti, ma che l’ordinazione delle donne come diaconesse o sacerdotesse non era un argomento di attualità per la Chiesa universale e che avrebbe comportato una rottura con la sua lunga tradizione, per cui solo un concilio ecumenico potrebbe deciderla, secondo katholisch.de. Si è anche mostrato favorevole a rendere facoltativo il celibato dei sacerdoti. Un anno dopo e ormai consacrato arcivescovo, il successore del cardinale Christoph Schönborn è passato dal considerarlo un tema estraneo all’agenda della Chiesa a dire alla radio pubblica che lo desidera.

L’intervista arriva pochi giorni dopo che sette organizzazioni riformiste hanno chiesto alla Segreteria Generale del Sinodo l’abrogazione di diversi canoni, tra cui il 1024, per aprire l’ordinazione alle donne. Che il titolare della sede di Vienna si unisca a questo desiderio in pubblico, pur rimandandolo a un concilio, pone la questione sulla bocca di uno degli arcivescovi più rilevanti dell’Europa centrale.

 

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