Fernández si rifiuta di correggere le ambiguità giuridiche del decreto di scomunica contro la FSSPX

Fernández si rifiuta di correggere le ambiguità giuridiche del decreto di scomunica contro la FSSPX
Cardinal Víctor Manuel Fernández, prefect of the Dicastery for the Doctrine of the Faith, speaks at a news conference to present the dicastery's declaration, "Dignitas Infinita" ("Infinite Dignity") on human dignity at the Vatican press office April 8, 2024. (CNS photo/Pablo Esparza)

Il Dicastero per i Testi Legislativi avrebbe tentato in diverse occasioni di collaborare con il Dicastero per la Dottrina della Fede per risolvere le contraddizioni giuridiche sorte dopo il decreto di scomunica contro la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX), pubblicato il 2 luglio scorso. Tuttavia, il cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto di Dottrina della Fede, non sembra disposto ad accettare tale collaborazione, secondo quanto ha riferito il giornalista Guido Horst sul quotidiano cattolico tedesco Die Tagespost.

In un articolo pubblicato il 30 ottobre, Horst sostiene che, quasi quattro mesi dopo la promulgazione del decreto e della sua nota esplicativa, rimangono irrisolti importanti problemi canonici che riguardano sia i sacerdoti della Fraternità sia i fedeli che ricevono i loro sacramenti.

Secondo le informazioni raccolte dal giornalista tedesco, si sono verificati «diversi tentativi da parte del Dicastero per i Testi Legislativi di trovare una soluzione alle ambiguità insieme al Dicastero per la Dottrina della Fede». Tuttavia, aggiunge che Fernández non sembra disposto a cooperare, una situazione che potrebbe richiedere l’intervento di Leone XIV.

Un decreto le cui conseguenze canoniche restano da chiarire

Il 2 luglio, il Dicastero per la Dottrina della Fede ha pubblicato un decreto di scomunica dopo che la FSSPX ha celebrato nuove consacrazioni episcopali senza mandato pontificio.

Il documento ha dichiarato che il vescovo Alfonso de Galarreta, i quattro sacerdoti consacrati vescovi e il vescovo Bernard Fellay, che ha partecipato come co-consacrante, sono incorsi nella scomunica latae sententiae, cioè una pena prodotta automaticamente dalla commissione del delitto previsto dal diritto canonico.

La controversia giuridica non si concentra principalmente su tale dichiarazione, ma sulle conseguenze che il Dicastero ha tratto per l’insieme della Fraternità e per i fedeli ad essa legati.

In una nota esplicativa pubblicata lo stesso giorno, Dottrina della Fede ha affermato che i ministri sacri della FSSPX devono essere considerati scismatici e soggetti a scomunica. Riguardo ai laici, ha stabilito che incorrerebbero in tale pena coloro che aderissero formalmente allo scisma.

La formulazione ha lasciato aperta una questione particolarmente delicata: determinare cosa costituisca esattamente un’adesione formale e se la semplice partecipazione a una Messa celebrata da sacerdoti della Fraternità possa avere conseguenze canoniche.

Come si è riferito dopo la pubblicazione del decreto, il documento ha introdotto una delle misure disciplinari più severe adottate da Roma contro la FSSPX negli ultimi decenni.

Le confessioni e i matrimoni, il principale problema giuridico

La difficoltà più significativa si trova nel paragrafo della nota esplicativa che dichiara invalide le confessioni amministrate da sacerdoti della FSSPX e i matrimoni in cui questi agiscono come testimoni qualificati.

Questa affermazione entra in conflitto apparente con le facoltà concesse da papa Francesco durante il suo pontificato.

Nel 2015, in occasione del Giubileo della Misericordia, Francesco ha autorizzato i fedeli che si rivolgevano ai sacerdoti della Fraternità a ricevere validamente e lecitamente l’assoluzione sacramentale. Successivamente, mediante la lettera apostolica Misericordia et misera, del novembre 2016, ha prorogato tale facoltà oltre l’Anno Santo, fino a nuova disposizione.

Nel marzo 2017, il Pontefice ha approvato inoltre una lettera della Pontificia Commissione Ecclesia Dei che autorizzava i vescovi diocesani a concedere le facoltà necessarie per la celebrazione dei matrimoni dei fedeli legati alla FSSPX, sotto determinate condizioni.

La nota di Fernández del 2 luglio 2026 non spiega espressamente se tali concessioni pontificie siano state revocate né mediante quale atto giuridico si sarebbe prodotta tale revoca.

Proprio qui si colloca una delle principali obiezioni dei canonisti: una disposizione approvata personalmente dal Romano Pontefice non può considerarsi annullata senza che esista un fondamento giuridico sufficiente per ciò.

Secondo quanto riferisce Horst, il Dicastero per i Testi Legislativi sarebbe già intervenuto per chiarire a una rappresentanza pontificia che dalla nota di Dottrina della Fede non si evince che il Papa avesse approvato espressamente la deroga delle disposizioni matrimoniali del 2017.

Arrieta aveva già avvertito delle contraddizioni

Le difficoltà giuridiche del decreto sono state segnalate pubblicamente dall’arcivescovo spagnolo Juan Ignacio Arrieta, già segretario del Dicastero per i Testi Legislativi.

In un’intervista pubblicata a luglio, monsignor Arrieta ha spiegato che le confessioni amministrate da sacerdoti della FSSPX continuerebbero a essere valide finché il Papa non revochi espressamente le facoltà concesse da Francesco.

Il canonista ha distinto questa situazione da quella dei matrimoni, la cui validità dipende dall’esistenza della delega necessaria dell’ordinario competente. Pertanto, i matrimoni celebrati senza tale facoltà potrebbero essere nulli per difetto di forma, mentre quelli celebrati conformemente alle disposizioni pontificie del 2017 presentano una situazione giuridica diversa.

Arrieta ha anche precisato che la partecipazione a una Messa della FSSPX non implica automaticamente adesione formale allo scisma. Per incorrere nella corrispondente sanzione canonica devono concorrere le condizioni richieste dal diritto, tra cui la volontà di aderire a una posizione scismatica e la sua manifestazione esterna.

Le sue osservazioni non mettevano in discussione la gravità delle consacrazioni episcopali realizzate senza mandato pontificio, che ha qualificato come una profonda ferita all’unità della Chiesa, ma la necessità di applicare correttamente le norme canoniche e distinguere le situazioni dei ministri e dei fedeli.

Quattro mesi dopo, il problema resta irrisolto

Le informazioni pubblicate da Die Tagespost indicano ora che le difficoltà non si limitano alle osservazioni di canonisti esterni, ma avrebbero motivato interventi all’interno della stessa Curia romana.

Secondo Horst, il Dicastero per i Testi Legislativi ha cercato di lavorare con Dottrina della Fede per sanare le ambiguità, ma non avrebbe trovato sufficiente disponibilità da parte del cardinale Fernández.

Per il momento, non risulta una rettifica pubblica del decreto né della nota esplicativa del 2 luglio. Non è stata annunciata ufficialmente nemmeno una decisione di Leone XIV che risolva i dubbi sulla vigenza delle facoltà sacramentali precedentemente concesse da Francesco.

La questione risulta particolarmente rilevante perché non riguarda unicamente la situazione disciplinare della FSSPX, ma anche la sicurezza giuridica dei fedeli che hanno ricevuto i sacramenti conformemente a disposizioni pontificie precedenti.

Finché Roma non chiarisca espressamente la portata di tali concessioni e il loro rapporto con la dichiarazione di luglio, rimarrà aperta la controversia sulla validità di determinati atti sacramentali e sulle conseguenze canoniche per chi frequenta le celebrazioni della Fraternità.

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