Andorra dà il via libera alla sua riforma sull'aborto dopo anni di dialogo con la Santa Sede

Il Consiglio dei Ministri invia al Consell General, con procedura d'urgenza, la riforma dell'articolo 117 del Codice Penale, che non legalizza l'aborto

Andorra dà il via libera alla sua riforma sull'aborto dopo anni di dialogo con la Santa Sede
Arxiu Andorra Seu del Govern d'Andorra 04.12.2023 Foto: Albert Salamé / VWFoto

Il Governo di Andorra ha approvato un progetto di legge per eliminare le pene contro le donne che abortiscono, dopo anni di conversazioni con la Santa Sede. La riforma, presentata mercoledì 28 ottobre, mantiene le sanzioni contro i professionisti sanitari che praticano aborti, ma rappresenta una modifica significativa della legislazione di uno degli ultimi paesi europei che conservano un divieto generale di questa pratica.

L’iniziativa, promossa dall’Esecutivo di Xavier Espot, modifica l’articolo 117 del Codice Penale per stabilire che la donna che acconsente, richiede o collabora al proprio aborto «non sarà punibile». Il progetto dovrà essere approvato dal Consell General, il Parlamento andorrano, prima di entrare in vigore.

La decisione arriva dopo diversi rinvii e contatti con il segretario di Stato del Vaticano, il cardinale Pietro Parolin, in un processo caratterizzato dalla ricerca di una formula che permetta di modificare la legislazione sull’aborto senza compromettere la continuità del Coprincipato, istituzione in cui il vescovo di Urgell condivide la guida dello Stato con il presidente della Francia.

Le donne non saranno più punite, ma l’aborto continuerà a essere un reato per chi lo pratica

Il ministro delle Relazioni Istituzionali, dell’Educazione e delle Università, Ladislau Baró, ha presentato la riforma dopo la sua approvazione da parte del Consiglio dei Ministri.

Secondo il comunicato ufficiale del Governo andorrano, la modifica elimina la responsabilità penale della donna che interrompe volontariamente la gravidanza.

L’Esecutivo mantiene, tuttavia, le pene per chi provoca un aborto con il consenso della donna. Queste includono da tre mesi a tre anni di carcere e l’inabilitazione all’esercizio delle professioni sanitarie per un periodo fino a cinque anni.

Baró ha giustificato la riforma affermando che la protezione della vita prevista dall’articolo 8 della Costituzione andorrana «non può comportare la criminalizzazione della donna».

Il ministro ha difeso che la misura risponde all’impegno elettorale di Demòcrates per Andorra e permetterà di modificare la situazione giuridica delle donne senza alterare i principi costituzionali che sostengono il sistema istituzionale del Principato.

La riforma non contempla nemmeno il finanziamento dell’aborto da parte della Cassa Andorrana di Sicurezza Sociale (CASS), per cui questi interventi continueranno a essere esclusi dalle prestazioni sanitarie pubbliche.

Sebbene il Governo insista sul fatto che non si tratta di una legalizzazione dell’aborto, il cambiamento elimina una delle responsabilità penali che fino ad ora contemplava l’ordinamento giuridico andorrano, escludendo dalla sanzione la donna che richiede o acconsente all’interruzione della gravidanza.

La riforma arriva dopo anni di conversazioni con la Santa Sede

L’approvazione del progetto rappresenta un nuovo passo in un processo che risale al 2019 e che è stato caratterizzato dai contatti tra l’Esecutivo andorrano e la Segreteria di Stato del Vaticano.

Il cardinale Pietro Parolin è stato uno dei principali interlocutori di Roma in questa materia. Durante questi anni, entrambe le parti hanno affrontato diverse formule giuridiche per modificare la legislazione sull’aborto senza provocare una crisi istituzionale nel Coprincipato.

Lo scorso mese di luglio, Parolin ha ricevuto in Vaticano il capo del Governo, Xavier Espot, e il ministro Ladislau Baró, in un incontro destinato a continuare le conversazioni sulla depenalizzazione.

Dopo l’incontro, il Governo ha annunciato che preparava la riforma per settembre, sebbene il calendario sia stato nuovamente posticipato.

Infine, all’inizio di ottobre, la depenalizzazione è entrata nella sua fase finale, dopo anni di contatti e rinvii successivi.

La formula che ora ha approvato il Consiglio dei Ministri coincide con la soluzione che, secondo quanto pubblicato da La Veu Lliure, sarebbe stata concordata con la Santa Sede: ritirare la responsabilità penale della donna, mantenere le pene contro i professionisti sanitari ed escludere il finanziamento pubblico dell’aborto.

Durante la presentazione del progetto, Baró ha definito i contatti con Roma come un dialogo istituzionale e non come una negoziazione formale. La Santa Sede, da parte sua, non ha confermato pubblicamente la sua approvazione del testo legislativo.

Il vescovo di Urgell potrebbe rifiutarsi di sanzionare la legge

La riforma torna a mettere in una posizione delicata il vescovo di Urgell, Josep-Lluís Serrano Pentinat, che esercita come coprincipe di Andorra insieme al presidente della Repubblica Francese, Emmanuel Macron.

La singolarità di questo sistema istituzionale ha condizionato per anni qualsiasi tentativo di modificare la legislazione sull’aborto, data l’opposizione della Chiesa cattolica a questa pratica.

La dottrina della Chiesa stabilisce che la vita umana deve essere rispettata e protetta dal concepimento e considera l’aborto procurato una grave mancanza morale. Questo insegnamento, contenuto nei numeri 2270 e 2271 del Catechismo della Chiesa Cattolica, costituisce il fondamento dell’opposizione cattolica all’eliminazione deliberata della vita umana prima della nascita.

Secondo le informazioni pubblicate durante le conversazioni, una delle formule contemplate consiste nel fatto che il coprincipe episcopale non sanzioni la futura legge, mentre il coprincipe francese ne permetta la promulgazione.

Baró ha riconosciuto durante la presentazione del progetto che esiste la possibilità che il vescovo di Urgell non firmi la norma. Tuttavia, ha spiegato che questa circostanza non impedirebbe necessariamente la sua entrata in vigore, poiché l’ordinamento andorrano contempla meccanismi affinché una legge possa essere sanzionata da uno solo dei coprincipi.

Se questo scenario si confermasse, Serrano Pentinat manterrebbe il suo rifiuto a sanzionare una modifica legislativa relativa all’aborto, sebbene ciò non impedirebbe necessariamente che la riforma entri in vigore.

Una depenalizzazione limitata che modifica la protezione giuridica del nascituro

La formula finalmente approvata distingue tra la responsabilità penale della donna e quella di chi pratica l’aborto.

Il Governo mantiene il divieto di effettuare aborti nel territorio andorrano e conserva le sanzioni per i professionisti sanitari, ma elimina la possibilità di punire la donna che richiede o acconsente a questa pratica.

La modifica rappresenta, quindi, una riduzione dell’ambito della protezione penale che fino ad ora contemplava la legislazione del Principato riguardo all’aborto procurato.

Questa distinzione ha anche generato critiche tra le organizzazioni favorevoli alla legalizzazione dell’aborto, che considerano insufficiente la riforma perché non permette di praticare questi interventi nei centri sanitari del paese né contempla il suo finanziamento pubblico.

L’Esecutivo, da parte sua, presenta il progetto come una soluzione compatibile con la Costituzione e con la continuità del Coprincipato, sebbene la norma debba ancora superare l’iter parlamentare.

Il progetto sarà trattato per via d’urgenza

Andorra ha mantenuto per decenni una delle legislazioni più restrittive d’Europa in materia di aborto, una situazione strettamente legata alla sua singolare configurazione costituzionale e alla presenza di un vescovo cattolico come capo di Stato.

La riforma approvata dal Governo non elimina completamente le sanzioni penali, ma modifica uno dei suoi elementi escludendo dalla responsabilità la donna che acconsente o richiede l’interruzione della gravidanza.

Il progetto sarà trattato per via d’urgenza nel Consell General, il che permetterà di ridurre della metà i termini parlamentari. L’Esecutivo confida che possa essere approvato prima della fine della legislatura, con le prossime elezioni generali previste per la primavera del 2027.

La decisione del Consiglio dei Ministri apre così la fase parlamentare di una riforma che ha condizionato per anni le relazioni tra Andorra e la Santa Sede. Rimane in sospeso il voto del testo e la posizione che adotterà il coprincipe episcopale quando arriverà il momento di sanzionare la legge.

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