Il Sinodo dei Vescovi della Chiesa cattolica caldea ha concordato di introdurre una nuova procedura per l’elezione dei vescovi, con l’obiettivo che i suoi membri dispongano di più tempo per studiare i profili dei candidati prima di procedere alle votazioni. La decisione è stata annunciata dal patriarca Paolo III Nona dopo l’assemblea sinodale tenutasi a Roma dal 16 al 19 ottobre.
In un’intervista pubblicata il 23 ottobre dal Patriarcato caldeo, Nona ha spiegato che il nuovo meccanismo intende favorire un esame più approfondito dei candidati all’episcopato.
«Dopo lunghe discussioni, abbiamo concordato una procedura specifica che darà ai membri del Sinodo tempo sufficiente per indagare e conoscere meglio i candidati prima di eleggere», ha sottolineato il patriarca, secondo quanto riporta The Pillar.
Il nuovo sistema inizierà ad applicarsi nella prossima riunione sinodale, sebbene non siano ancora stati comunicati i dettagli concreti del suo funzionamento.
Numerose diocesi rimangono senza vescovo residenziale
La decisione arriva in un momento particolarmente delicato per la Chiesa caldea, una delle 23 Chiese cattoliche orientali in piena comunione con Roma.
Questa Chiesa, che conta circa 600.000 fedeli distribuiti in diversi Paesi, ha 23 circoscrizioni ecclesiastiche. Almeno un terzo di esse è attualmente privo di vescovo residenziale.
Tra le sedi vacanti o amministrate provvisoriamente figurano l’eparchia di Alqosh, in Iraq; le circoscrizioni di Ahvaz, Salmas e Urmia, in Iran; l’archieparchia di Amida, in Turchia; e le eparchie del Cairo, Sydney e San Diego.
Durante l’assemblea tenutasi a Roma, i vescovi hanno esaminato la situazione di queste comunità e le loro esigenze pastorali, nonché questioni relative al ministero episcopale, ai pensionamenti e alle procedure di elezione.
Nona ha confermato che il Sinodo aveva preso decisioni sulla provvista di alcune sedi vacanti, ma ha precisato che non potevano essere annunciate fino a ricevere la conferma corrispondente dalla Santa Sede.
«Abbiamo dibattuto questo argomento con totale apertura e franchezza, cercando di determinare ciò che il Sinodo ritiene migliore per ogni diocesi», ha spiegato il patriarca.
Una riforma dopo i cambiamenti nel Patriarcato
La riorganizzazione della procedura elettorale avviene mesi dopo una serie di eventi che hanno interessato il governo della Chiesa caldea.
Il 10 marzo scorso, Leone XIV ha accettato le dimissioni del cardinale Louis Raphaël Sako dal Patriarcato di Baghdad dei Caldei e le dimissioni di Emanuel Shaleta, fino ad allora vescovo dell’eparchia caldea di San Pietro Apostolo di San Diego, negli Stati Uniti.
Shaleta era stato arrestato il 5 marzo all’aeroporto di San Diego, accusato di malversazione di fondi ecclesiastici e riciclaggio di denaro. L’ex vescovo affronta un procedimento giudiziario per presunti reati finanziari, dei quali si è dichiarato innocente.
Dopo le dimissioni di Sako, il Sinodo ha eletto il 12 aprile l’arcivescovo Amel Shamon Nona come nuovo patriarca, che ha adottato il nome di Paolo III Nona.
Durante la sua intronizzazione, celebrata il 29 maggio a Baghdad, il nuovo patriarca ha presentato sei priorità per questa fase della Chiesa caldea, tra cui l’unità ecclesiale, la formazione del clero e la conservazione dell’identità cristiana orientale.
La Chiesa caldea, di tradizione liturgica siriaca orientale, possiede strutture proprie di governo ed elegge i suoi vescovi conformemente alle disposizioni del diritto canonico orientale, mantenendo la comunione gerarchica con il Romano Pontefice.
Maggiore protagonismo delle commissioni sinodali
Oltre a rivedere la procedura di elezione episcopale, i vescovi hanno approvato nuove disposizioni per organizzare il lavoro delle commissioni sinodali.
Il Sinodo conta nove commissioni dedicate ad ambiti come la famiglia e la gioventù, la teologia e la catechesi, il patrimonio caldeo, la liturgia, la diaspora e la protezione dei minori.
Ogni commissione avrà un vescovo incaricato di supervisionare le sue attività e preparare rapporti che dovranno essere presentati con sufficiente anticipo alle riunioni sinodali.
Il patriarca ha spiegato che questa organizzazione cerca di evitare che le decisioni dipendano esclusivamente da iniziative individuali e favorire un esame congiunto delle questioni che riguardano la Chiesa.
Sono state affrontate anche questioni relative al Sinodo Permanente, la revisione delle norme ecclesiastiche particolari e un progetto di direttorio liturgico che dovrà continuare a essere studiato in consultazione con sacerdoti e diaconi.
L’attenzione pastorale dei caldei nella diaspora
Un altro degli argomenti affrontati è stata la situazione dei fedeli caldei che vivono fuori dal Medio Oriente, specialmente in Europa.
Le successive guerre e crisi in Iraq hanno provocato negli ultimi decenni una significativa emigrazione di cristiani caldei verso Paesi come Germania, Svezia, Francia e Regno Unito.
Nona ha riconosciuto che la dispersione geografica di queste comunità, unita alla scarsità di sacerdoti e religiosi, rende difficile la loro assistenza pastorale.
In alcuni Paesi europei, ha spiegato, un solo sacerdote deve assistere più di tre centri pastorali situati a notevole distanza l’uno dall’altro.
Il patriarca ha sottolineato la necessità di rafforzare le strutture ecclesiali per rispondere a questa situazione, mentre il Sinodo continua a lavorare nella provvista delle sedi vacanti e nella riorganizzazione dei suoi organi di governo.
L’assemblea di Roma è stata preceduta dalle celebrazioni di comunione ecclesiale del nuovo patriarca con la Santa Sede. Il 14 ottobre, il cardinale Luis Antonio Tagle ha manifestato pubblicamente la comunione concessa da Leone XIV a Paolo III Nona, durante una celebrazione in piazza San Pietro. Il giorno successivo, il patriarca ha presieduto la Divina Liturgia caldea nella basilica vaticana.