Lo Stato francese vieta le processioni della FSSPX a Lourdes adducendo una minaccia terroristica e la mancanza di personale di polizia

La prefettura ritiene che le processioni possano svolgersi all'interno del santuario, dove il vescovo Jean-Marc Micas ha già vietato gli atti pubblici di culto della Fraternità.

Lo Stato francese vieta le processioni della FSSPX a Lourdes adducendo una minaccia terroristica e la mancanza di personale di polizia
Mons. Jean-Marc Micas, obispo de la Diócesis de Tarbes y Lourdes y Sibylle Samoyault, prefecta de los Altos Pirineos

Le autorità francesi hanno vietato le due processioni religiose che la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) aveva previsto per i giorni 24 e 25 ottobre a Lourdes, adducendo la minaccia terroristica e la mancanza di personale di polizia per garantire la sicurezza dei partecipanti. La decisione riguarda la tradizionale pellegrinaggio di Cristo Re, che quest’anno aveva già dovuto modificare il suo programma dopo che il vescovo di Tarbes e Lourdes, monsignor Jean-Marc Micas, aveva revocato alla Fraternità l’autorizzazione a celebrare pubblicamente all’interno del santuario mariano.

La prefetta degli Alti Pirenei, Sibylle Samoyault, ha firmato il 20 ottobre scorso l’ordinanza amministrativa che impedisce lo svolgimento di entrambe le processioni per le strade della città. Secondo quanto riportato dalla stampa locale francese, la risoluzione si basa sul livello di allerta antiterroristica vigente in Francia, sull’elevata partecipazione prevista e sulle difficoltà nel mobilitare un numero sufficiente di agenti di sicurezza.

La situazione presenta una contraddizione: mentre le autorità civili ritengono che le processioni dovrebbero svolgersi all’interno del santuario per motivi di sicurezza, l’autorità ecclesiastica ha già vietato alla FSSPX di organizzare lì atti pubblici di culto.

La minaccia terroristica come motivo per impedire le processioni

Le due processioni erano state comunicate ufficialmente alla prefettura il 27 agosto dal padre Loïc Duverger, in rappresentanza della Fraternità. La prima era prevista per sabato 24 ottobre, tra le 20:30 e le 22:30, e la seconda per domenica 25, tra le 15:00 e le 16:30.

Nella risoluzione, le autorità francesi ricordano che il Paese mantiene un elevato livello di vigilanza antiterroristica e riconoscono che la comunità cattolica è stata e continua a essere uno degli obiettivi del terrorismo jihadista.

Proprio per questo rischio, la prefettura ritiene che le processioni per le strade di Lourdes potrebbero esporre i partecipanti a possibili azioni violente. Il documento sottolinea che la visibilità dei cortei religiosi aumenta la loro vulnerabilità e che proteggere diverse migliaia di pellegrini richiederebbe l’impiego di importanti risorse di polizia.

A queste circostanze si aggiungono i disordini registrati in Francia nelle ultime settimane, in particolare le mobilitazioni studentesche e le manifestazioni del 17 ottobre, che hanno richiesto l’intervento delle forze di sicurezza.

L’ordinanza non menziona alcuna minaccia concreta contro la pellegrinaggio di Cristo Re. Il divieto si basa su una valutazione preventiva dei rischi e sulla disponibilità di personale di polizia.

L’argomento ha suscitato critiche sui media cattolici francesi. Le Catho ha messo in dubbio che la risposta delle autorità al pericolo di possibili attentati sia impedire le manifestazioni religiose invece di fornire la protezione necessaria per celebrarle.

La pubblicazione ricorda che la Francia è un Paese la cui storia, cultura e tradizioni sono profondamente legate al cattolicesimo, e considera particolarmente preoccupante che vengano vietate due processioni proprio a Lourdes, dove la Santissima Vergine è apparsa a santa Bernardetta Soubirous nel 1858.

La questione trascende le differenze esistenti con la FSSPX. Il diritto dei cattolici di manifestare pubblicamente la propria fede non dipende dal condividere le posizioni della Fraternità, così come le minacce di terzi non dovrebbero automaticamente diventare motivo per limitare le celebrazioni religiose.

La prefettura propone di celebrare all’interno del santuario, ma il vescovo lo ha già vietato

La prefettura ritiene che il santuario di Nostra Signora di Lourdes offra maggiori garanzie di sicurezza grazie ai suoi controlli di accesso, telecamere di sorveglianza, dispositivi di protezione e personale specializzato.

Per questo motivo, sostiene che le processioni potrebbero svolgersi all’interno del recinto religioso e che il divieto di celebrarle per le strade non costituisce una restrizione generale della libertà di culto.

Tuttavia, questa alternativa si scontra direttamente con una decisione precedente di monsignor Jean-Marc Micas.

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Lo scorso 13 agosto, il vescovo di Tarbes e Lourdes ha revocato alla Fraternità l’autorizzazione che fino ad allora le permetteva di celebrare pubblicamente la Messa, amministrare sacramenti e organizzare preghiere all’interno del santuario.

Micas ha giustificato la sua decisione con le consacrazioni episcopali effettuate senza mandato pontificio il 1° luglio a Écône, in Svizzera, e con il decreto di scomunica pubblicato il giorno successivo dal Dicastero per la Dottrina della Fede.

Quelle consacrazioni hanno aggravato la situazione canonica della FSSPX e hanno dato luogo a sanzioni contro i vescovi coinvolti. La Fraternità ha successivamente presentato ricorsi a Roma, il cui procedimento è ancora aperto.

Il prelato ha sostenuto che, a seguito delle disposizioni della Santa Sede, non poteva più autorizzare «la celebrazione della Messa né degli altri sacramenti, né le preghiere pubbliche della Fraternità San Pio X all’interno del Santuario».

La misura permette ai sacerdoti e ai fedeli legati alla FSSPX di recarsi individualmente alla Grotta di Massabielle e ad altri luoghi del recinto per pregare in privato, ma esclude qualsiasi celebrazione pubblica organizzata dalla Fraternità.

L’ordinanza della prefettura pone ora i pellegrini di fronte a due restrizioni diverse: non possono organizzare le loro processioni all’interno del santuario per decisione episcopale, né celebrarle per le strade per disposizione delle autorità civili.

La libertà religiosa e la responsabilità del vescovo di Lourdes

Il divieto civile introduce una questione distinta dalla controversia canonica che contrappone la FSSPX a Roma.

La decisione adottata ad agosto da monsignor Micas riguarda le celebrazioni religiose all’interno di un santuario sottoposto alla sua autorità episcopale. La risoluzione di ottobre, invece, proviene dall’amministrazione francese e limita la celebrazione di processioni religiose sulla via pubblica.

Entrambe le decisioni rispondono a fondamenti diversi, ma le loro conseguenze si accumulano su una stessa pellegrinaggio.

Fino a questo giovedì 22 ottobre non è emersa alcuna richiesta pubblica del vescovo Micas affinché la prefettura riconsideri il divieto delle processioni.

L’assenza di un intervento episcopale risulta particolarmente sorprendente quando le stesse autorità francesi riconoscono che i cattolici possono essere vittime di attentati terroristici. La sicurezza dei partecipanti costituisce una preoccupazione legittima, ma spetta anche ai poteri pubblici proteggere l’esercizio delle libertà fondamentali.

La situazione pone una responsabilità pastorale per il vescovo di Lourdes. Le differenze canoniche con la Fraternità non impediscono di distinguere tra l’autorizzazione delle celebrazioni all’interno del santuario e la difesa del diritto di alcuni fedeli cattolici di manifestare pubblicamente la propria religione.

Micas ha riconosciuto ad agosto il «dolore e forse l’incomprensione» che la sua decisione avrebbe provocato, ma il nuovo divieto civile aggiunge una difficoltà che non era presente allora.

Il vescovo può mantenere la sua posizione riguardo alla situazione canonica della FSSPX e, allo stesso tempo, chiedere che le autorità civili studino le misure necessarie per consentire una manifestazione religiosa pacifica. Finora non risulta pubblicamente che abbia avanzato tale richiesta.

Se manterrà il suo silenzio, rimarrà in sospeso una risposta del pastore di Tarbes e Lourdes di fronte a una restrizione della libertà religiosa che colpisce migliaia di pellegrini cattolici, indipendentemente dal loro rapporto con la Fraternità.

Una nuova restrizione dopo i divieti in altri santuari

Il divieto delle processioni si aggiunge alle difficoltà che la FSSPX ha incontrato negli ultimi mesi per sviluppare le sue tradizionali pellegrinaggi.

Dopo la decisione episcopale di Lourdes, i responsabili del santuario austriaco di Mariazell non hanno autorizzato la Fraternità a celebrare pubblicamente la sua annuale pellegrinaggio del Rosario. A settembre, i partecipanti alla pellegrinaggio di Assisi hanno dovuto concludere il loro percorso davanti alle porte della basilica di San Francesco, senza poter accedere come comunità per cantare il Credo.

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A Lourdes, la Fraternità ha mantenuto la convocazione della sua pellegrinaggio di Cristo Re e ha riorganizzato le celebrazioni liturgiche nella Casa San Ignazio, proprietà delle Piccole Serve di San Giovanni Battista, che hanno messo le loro strutture a disposizione degli organizzatori.

Data la partecipazione prevista di diverse migliaia di fedeli, è stato preparato uno spazio coperto per le celebrazioni e i partecipanti sono stati distribuiti in diversi gruppi. Il programma prevede otto messe tra sabato e domenica, oltre a orari per le confessioni e altre attività religiose.

L’ordinanza della prefettura riguarda le due processioni previste sulla via pubblica, ma non comporta la cancellazione dell’intera pellegrinaggio né delle celebrazioni organizzate nel recinto privato.

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I pellegrini arriveranno così a Lourdes questo fine settimana con un programma notevolmente modificato rispetto agli anni precedenti. Le celebrazioni previste nel santuario sono state trasferite in strutture private e le due tradizionali processioni sono state vietate dall’amministrazione francese, che ritiene insufficienti i suoi mezzi per garantire la sicurezza dei partecipanti.

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