Il papa Leone XIV ha nominato lunedì 19 ottobre membro della Commissione Teologica Internazionale il gesuita francese Michel Fédou, professore emerito della Facoltà di Teologia delle Facultés Loyola Paris, specialista in Origene e in cristologia e Premio Ratzinger 2022. È uno dei 24 nuovi membri pubblicati quel giorno dal bollettino della Sala Stampa della Santa Sede, nominati secondo gli statuti della Commissione su proposta del prefetto della Dottrina della Fede, il cardinale Víctor Manuel Fernández. Fédou è membro del Groupe des Dombes, il forum ecumenico di teologi cattolici e protestanti francofoni che nel novembre 2023 ha pubblicato un documento secondo il quale la Chiesa cattolica e le Chiese della Riforma formano «una sola Chiesa, sebbene in comunione imperfetta». Fédou ha presentato quel libro nella Nouvelle Revue Théologique nell’aprile 2024.
Il documento si intitola «De toutes les nations…». Pour la catholicité des Églises e lo ha pubblicato l’editore Cerf nella sua collana Patrimoines. Il gruppo lo firma in forma collettiva, sotto la copresidenza della teologa protestante Elisabeth Parmentier, decana della Facoltà di Teologia di Ginevra, e del sacerdote cattolico Joseph Famerée, ex decano di quella di Lovanio. Secondo il Consiglio Mondiale delle Chiese, Famerée ha riassunto così la sua tesi presentandolo: la Chiesa cattolica e le Chiese della Riforma «formano una sola Chiesa, sebbene in comunione imperfetta», perché persistono differenze che non sono state superate del tutto e la conversione ecumenica deve continuare verso la piena comunione.
La formula dà titolo a uno dei paragrafi del libro, «Une seule Église, bien qu’en communion imparfaite». Secondo il commento pubblicato dalla diocesi di Parigi, firmato dal sacerdote Jérôme Bascoul, il numero 534 propone di applicare alle Chiese protestanti ciò che la Chiesa cattolica afferma delle Chiese ortodosse, e attribuisce l’imperfezione di quella comunione al disaccordo sul primato. Il testo invoca il numero 13 di Lumen gentium e la dichiarazione Dominus Iesus per sostenere che la Chiesa di Cristo è presente anche nelle comunità che non sono in piena comunione con Roma. Mantiene, allo stesso tempo, che la diversa concezione del ministero episcopale impedisce di esercitare in comune l’episkopé e che, per i cattolici, il battesimo riconosciuto da entrambe le parti non dà accesso all’Eucaristia.
La dottrina della Chiesa distingue precisamente tra questi due casi. La dichiarazione Dominus Iesus, pubblicata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede il 6 agosto 2000 e ratificata da Giovanni Paolo II, insegna nel suo numero 17 che le Chiese che conservano la successione apostolica e l’Eucaristia validamente consacrata, come le ortodosse, sono «vere Chiese particolari», mentre le comunità ecclesiali che «non hanno conservato l’Episcopato valido» e la genuina e integra sostanza del mistero eucaristico «non sono Chiesa in senso proprio». Ai battezzati in esse riconosce che «sono in una certa comunione, sebbene imperfetta, con la Chiesa».
Sette anni dopo, il 29 giugno 2007, la stessa Congregazione, allora presieduta dal cardinale William Levada, pubblicò con l’approvazione di Benedetto XVI delle Risposte ad alcune domande su certi aspetti della dottrina sulla Chiesa. La quarta spiega che le Chiese orientali separate meritano il titolo di «Chiese particolari o locali» e di «Chiese sorelle» per i loro veri sacramenti e la loro successione apostolica. La quinta risponde che le comunità nate dalla Riforma del XVI secolo, mancando della successione apostolica nel sacramento dell’Ordine e non avendo conservato la sostanza integra del mistero eucaristico, «non possono essere chiamate «Chiese» in senso proprio».
L’idea di una comunione imperfetta proviene dal Concilio Vaticano II, che nel decreto Unitatis redintegratio (numero 3) la applica a tutti i battezzati separati dalla Chiesa cattolica. Ciò che il documento del Groupe des Dombes aggiunge è l’affermazione che cattolici e protestanti formano «una sola Chiesa», e lo fa trasferendo alle comunità della Riforma lo statuto che il Magistero riserva alle Chiese ortodosse.
Fédou si è impegnato pubblicamente nella diffusione del documento. L’11 gennaio 2024 ha moderato al Centre Sèvres di Parigi, sede delle Facultés Loyola, la serata di presentazione del libro, in cui la diocesi di Parigi lo ha presentato come cotitolare della Cattedra di teologia ecumenica e «membro del Groupe des Dombes». Tra i relatori figurava Anne-Sophie Vivier-Muresan, decana del Theologicum dell’Istituto Cattolico di Parigi, che è stata anch’essa nominata ora membro della Commissione Teologica Internazionale.
Tre mesi dopo, la Nouvelle Revue Théologique ha pubblicato il suo articolo «La catholicité des Églises. Un nouveau livre du Groupe des Dombes» (tomo 146, numero 3, pagine 434 a 449). Secondo il riassunto, il libro riconosce le differenze che ancora separano l’ecclesiologia cattolica da quella delle Chiese della Riforma, ma, a partire dai risultati del movimento ecumenico, considera possibile affermare che esiste «una sola Chiesa, sebbene in comunione imperfetta», formula che raccoglierebbe insieme ciò che già unisce le Chiese e gli ostacoli pendenti, e propone vie di conversione verso una comunione maggiore. Nel gennaio 2026, Fédou è intervenuto di nuovo, questa volta all’Istituto Cattolico di Parigi, nella presentazione del successivo libro del gruppo, dedicato alla preghiera per l’unità.
Il Groupe des Dombes è stato fondato nel 1937 dal sacerdote Paul Couturier, promotore della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, e deve il suo nome all’abbazia trappista di Notre-Dame des Dombes, dove ha iniziato a riunirsi. È un gruppo privato di teologi, non una commissione ufficiale di dialogo, e i suoi documenti non impegnano la Chiesa cattolica né le Chiese protestanti.
L’altra linea di lavoro di Fédou è la teologia delle religioni. Il suo libro Les religions selon la foi chrétienne (1996) meritò nel 1997 una recensione di José Miguel Odero su Scripta Theologica, la rivista della Facoltà di Teologia dell’Università di Navarra, che lo giudicò «non profondo, ma equilibrato» e animato da una «volontà di fedeltà alla Chiesa». Secondo Odero, Fédou prende le distanze, «non senza una certa perplessità», dalla tesi di Karl Rahner sulla presenza del soprannaturale nelle religioni non cristiane, sebbene si mostri «eccessivamente timido» per quanto riguarda la missione e la conversione.
Nel settembre 2023, nella lezione inaugurale del corso della Facoltà Notre-Dame pubblicata dal Collège des Bernardins, Fédou ha ripassato il dibattito sulle religioni degli ultimi decenni. Del gesuita belga Jacques Dupuis scrisse che «non gli si può negare il merito di aver voluto» rispettare la diversità religiosa e mantenere allo stesso tempo Cristo come unico Mediatore, e che la sua opera «si prestò certamente a discussioni o critiche su questo o quel punto». Non menzionò la notifica con cui la Dottrina della Fede, presieduta allora dal cardinale Joseph Ratzinger, avvertì nel 2001 di ambiguità e difficoltà su punti dottrinali importanti del suo libro sul pluralismo religioso e precisò quali tesi sono contrarie alla fede.
Nella stessa lezione presentò come radicale il pluralismo del filosofo John Hick, che metteva in discussione «affermazioni essenziali della tradizione cristiana»; ricordò che Dominus Iesus afferma che Gesù è l’«unico Mediatore tra Dio e gli uomini», e citò l’avvertimento di Benedetto XVI contro il relativismo in materia religiosa. La sua conclusione fu che «la questione non è più, innanzitutto, prendere posizione sullo statuto delle altre religioni», ma occuparsi delle relazioni tra cristiani e credenti di altre tradizioni: la fraternità, il lavoro comune per la pace, la giustizia e l’ambiente e la testimonianza umile della fede, senza rinunciare alla riflessione dottrinale.
Nell’aprile 2026 la Revue des sciences philosophiques et théologiques ha pubblicato il suo articolo «Du monde méditerranéen à la Chine. Claude Geffré et les religions de l’Orient», dedicato al domenicano francese Claude Geffré, uno dei principali teologi del pluralismo religioso. Secondo il riassunto, Fédou sostiene che il dialogo con le religioni dell’India e dell’Estremo Oriente non deve ignorare le differenze irriducibili, che può produrre un arricchimento reciproco e trasformare coloro che vi partecipano, e che «siamo appena all’inizio di un incontro fecondo». Il testo espone le idee di Geffré e le sue conseguenze per una teologia interreligiosa.
Fédou è nato a Lione nel 1952. Ottenne l’abilitazione in lettere classiche nel 1974, entrò nel noviziato della Compagnia di Gesù nel 1976 e fu ordinato sacerdote nel 1984. Si laureò in Teologia nel 1988 con una tesi sul cristianesimo e le religioni pagane nel Contra Celsum di Origene. Insegna al Centre Sèvres dal 1987, fu decano della sua Facoltà di Teologia tra il 1996 e il 2002 e presidente del centro tra il 2003 e il 2009. È autore della trilogia La voie du Christ, una storia della cristologia pubblicata tra il 2006 e il 2016, e de Les Pères de l’Église et la théologie chrétienne (2013). Nel 2022 ricevette il Premio Ratzinger, che condivise con il giurista Joseph Weiler e che gli consegnò Francesco il 1° dicembre di quell’anno.
La Commissione a cui si unisce ha, secondo l’articolo 1 dei suoi statuti, il compito di studiare «le questioni dottrinali di speciale importanza» per aiutare il Magistero e, in particolare, la Dottrina della Fede, e l’articolo 3 chiede ai suoi membri di distinguersi per la loro «scienza, prudenza e fedeltà al Magistero della Chiesa». Fédou non è l’unico ecumenista della nuova composizione: è stato nominato anche il domenicano argentino Jorge Scampini, che ha fatto parte della commissione Fede e Costituzione del Consiglio Mondiale delle Chiese.
Questo mezzo non ha trovato alcuna sanzione né indagine della Dottrina della Fede sugli scritti di Fédou, né la sua firma nella nota dell’Académie catholique de France sul rapporto sugli abusi nella Chiesa francese (2021) né nell’iniziativa Promesses d’Église. Non ha potuto consultare il testo completo del suo articolo nella Nouvelle Revue Théologique, per cui non risulta se in esso introduca riserve alla formula del Groupe des Dombes che il riassunto non riporta.
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