La Corte di Cassazione dello Stato della Città del Vaticano ha annullato parzialmente la sentenza che nel 2024 aveva condannato il sacerdote Gabriele Martinelli a due anni e sei mesi di reclusione per corruzione di minori nel Preseminario San Pio X, noto per accogliere i cosiddetti «chierichetti del Papa». Il massimo tribunale vaticano ha ordinato che il caso sia riesaminato da una Corte d’Appello composta da altri giudici.
Secondo quanto riportato dal quotidiano italiano Il Messaggero, in un’informazione ripresa mercoledì 21 ottobre da Vida Nueva, l’annullamento riguarda esclusivamente il reato di corruzione di minori. La Cassazione ha accolto il ricorso presentato dall’accusa, che contestava la qualificazione penale dei fatti denunciati, e ha respinto il ricorso proposto da Martinelli.
La decisione è firmata dai cardinali Kevin Farrell, Augusto Paolo Lojudice e Ángel Fernández Artime, insieme alle giudici Patrizia Piccialli e Chiara Minelli. Il ricorso era stato presentato dal promotore di giustizia vaticano e da Laura Sgrò, avvocata della parte civile, i quali sostenevano che le condotte attribuite al sacerdote dovessero essere esaminate come reato di violenza sessuale e non solo come corruzione di minori.
Il nuovo tribunale dovrà pronunciarsi sugli aspetti interessati dall’annullamento. La decisione integrale della Cassazione non è stata diffusa pubblicamente, pertanto non si conoscono i fondamenti giuridici concreti che hanno motivato la decisione.
Una condanna di due anni e mezzo annullata parzialmente
Il caso risale ai presunti abusi commessi nel Preseminario San Pio X, un’istituzione che per anni ha funzionato all’interno del Vaticano e accoglieva giovani che prestavano servizio come chierichetti nelle celebrazioni liturgiche della basilica di San Pietro.
Martinelli, attualmente sacerdote della diocesi italiana di Como, era stato allievo di quel centro. La denuncia riguardava fatti presumibilmente commessi ai danni di un altro studente, identificato dalle iniziali L. G., che era circa sette mesi più giovane di lui.
Il 6 ottobre 2021, il Tribunale dello Stato della Città del Vaticano ha assolto Martinelli dalle accuse di violenza carnale e atti libidinosi per insufficienza di prove. Ha inoltre dichiarato estinta per prescrizione l’azione penale relativa al reato di corruzione di minori per il periodo compreso tra agosto 2008 e marzo 2009.
In quel processo è stato giudicato anche il sacerdote Enrico Radice, ex rettore del preseminario, per presunto favoreggiamento. I giudici hanno dichiarato prescritti alcuni dei fatti a lui attribuiti e lo hanno assolto o dichiarato non punibile rispetto alle restanti accuse.
La sentenza di primo grado è stata impugnata dall’accusa pubblica e dalla parte civile.
Il 23 gennaio 2024, la Corte d’Appello vaticana, presieduta dal vescovo spagnolo Alejandro Arellano Cedillo, ha modificato parzialmente la sentenza e ha dichiarato Martinelli colpevole di corruzione di minori per fatti avvenuti tra il 9 agosto 2008 e il 19 marzo 2009.
La condanna è stata di due anni e sei mesi di reclusione e una multa di mille euro. Si è trattato della prima condanna emessa da un tribunale vaticano per abusi commessi all’interno del territorio dello Stato.
Tuttavia, la Corte d’Appello ha mantenuto l’assoluzione per insufficienza di prove rispetto alle accuse di violenza carnale e atti libidinosi. Ha inoltre dichiarato inammissibile la richiesta di risarcimento presentata dalla parte civile.
L’accusa ha contestato la qualificazione dei fatti
La discrepanza sulla qualificazione penale delle condotte denunciate è stato uno dei punti centrali dei ricorsi presentati alla Cassazione.
L’accusa pubblica e la rappresentanza della parte civile ritenevano che i fatti non dovessero essere inquadrati unicamente nel reato di corruzione di minori, ma che fosse necessario esaminarli sotto l’accusa di violenza sessuale.
Con la nuova decisione, la condanna per corruzione di minori viene annullata e dovrà intervenire un’altra sezione d’appello. La decisione non costituisce una condanna per violenza sessuale, ma rimette al tribunale competente l’esame degli aspetti interessati dalla sentenza della Cassazione.
Un caso denunciato nel 2018
Le prime accuse su quanto avvenuto nel Preseminario San Pio X hanno acquisito notorietà pubblica nel 2017, quando Kamil Jarzembowski, ex alunno polacco dell’istituzione, ha denunciato presunti abusi che sarebbero avvenuti nel centro.
La sua testimonianza è stata diffusa dal programma televisivo italiano Le Iene e ripresa successivamente nel libro Peccato originale, del giornalista Gianluigi Nuzzi.
Nell’aprile 2018, l’ex studente identificato come L. G. ha presentato una denuncia alla giustizia vaticana, che ha dato origine al procedimento penale contro Martinelli e Radice.
Il preseminario era gestito dall’Opera Don Folci, legata alla diocesi di Como. Nel 2021, durante lo svolgimento del processo giudiziario, papa Francesco ha disposto il trasferimento dell’istituzione al di fuori del territorio vaticano.
Dopo la condanna del 2024, la diocesi di Como ha confermato che restavano in vigore determinate misure cautelari canoniche nei confronti di Martinelli e Radice, tra cui limitazioni all’esercizio del ministero sacerdotale e il divieto di svolgere attività pastorali con minori e adulti vulnerabili.
La decisione della Corte di Cassazione apre ora una nuova fase giudiziaria in un processo iniziato più di otto anni fa e la cui risoluzione sul reato di corruzione di minori è nuovamente in attesa di una sentenza d’appello.
Leggi anche:
Assolti i due accusati del seminario minore del Vaticano