Un vescovo africano che ha partecipato all’incontro vaticano per i dieci anni di Amoris laetitia sostiene che il capitolo VIII dell’esortazione sia ancora avvolto dalla «stessa ambiguità che avevamo dieci anni fa». Lo ha raccontato a The Pillar, che venerdì 16 ottobre ha pubblicato un resoconto del giornalista Edgar Beltrán con le impressioni di vari partecipanti alla riunione, tenutasi a porte chiuse in Vaticano dal 7 al 14 ottobre con i presidenti delle conferenze episcopali e i capi delle Chiese orientali. Il prelato, il cui nome e Paese non vengono indicati nel resoconto, ha chiesto maggiore enfasi sulla conversione e sulla penitenza, e ha descritto l’incontro come «un po’ troppo controllato».
Non è stata l’unica voce in tal senso. Un vescovo latinoamericano, anch’egli non identificato, ha detto a The Pillar che l’accesso ai sacramenti di chi vive in unioni irregolari è «ancora una questione aperta». A suo giudizio, ai sacerdoti risulta troppo difficile il discernimento caso per caso, e sia chi affronta la questione dal punto di vista pastorale sia chi lo fa dal diritto canonico restano chiusi nelle proprie posizioni. Una delle giornate dell’incontro è stata dedicata ad «accompagnare le famiglie in situazioni difficili», compresa la nota a piè di pagina di Amoris laetitia che sembrava aprire i sacramenti ad alcune persone in unioni irregolari. Secondo il resoconto, la riunione non ha risolto il disaccordo su questo punto.
La maggior parte dei partecipanti, tuttavia, descrive un clima poco conflittuale. Un esperto invitato, il cui nome non viene pubblicato, ha definito le discussioni «solide, ma non conflittuali», ha negato che si sia trattato di un dibattito e ha sottolineato che è stato esaminato l’intero documento, non solo la questione dei sacramenti. La maggior parte degli intervistati ha concordato sul fatto che Leone XIV non intendeva correggere né reinterpretare l’esortazione di Francesco, bensì valutare come è stata applicata nel corso di un decennio.
Questa è la lettura di Marcela Mazzini, esperta invitata e vice-decana di Teologia dell’Università Cattolica Argentina, che aveva già partecipato al Sinodo sulla famiglia del 2015. «Il Papa non vuole tornare indietro», ha detto a The Pillar. A suo giudizio, il tono è stato più aperto rispetto a undici anni fa e il metodo sinodale ha favorito l’ascolto. Ha sostenuto che Amoris laetitia «non ha mai preteso di essere una rottura» e si è basata su quanto dice Familiaris consortio riguardo alla gradualità. Ha lamentato, inoltre, che l’incontro si sia concentrato troppo sui sacramenti e non abbastanza su altre questioni, come il discernimento su come sono terminate le relazioni precedenti e i doveri di giustizia verso i precedenti partner e i figli.
L’altro esperto citato con il nome, il sacerdote indiano Shaji Kochuthara, carmelitano di Maria Immacolata, ritiene che la controversia sia soprattutto occidentale, perché nel suo Paese il divorzio e la convivenza prematrimoniale sono poco frequenti. Secondo la sua lettura, il documento non permette la comunione a tutti coloro che vivono in situazione irregolare, ma esige un giudizio caso per caso. «Non è una lavagna bianca, e abbiamo visto approcci diversi, ma abbiamo ancora bisogno di tempo», ha riassunto.
Gran parte delle conversazioni ha ruotato attorno alla preparazione al matrimonio. Il vescovo latinoamericano ha paragonato gli anni di formazione che la Chiesa esige da sacerdoti e religiosi con dei corsi prematrimoniali che possono durare «un fine settimana o due», e ha posto una domanda: «Stiamo prendendo il matrimonio come vocazione con la stessa serietà di cui abbiamo bisogno?». I partecipanti hanno parlato di anticipare la catechesi, di coinvolgere coppie sposate con esperienza e diaconi sposati e di accompagnare le coppie dopo il matrimonio. «Non c’è migliore preparazione al matrimonio di una famiglia felice», ha riassunto Mazzini.
Il rapporto di sintesi, che doveva essere reso noto al termine dei lavori, non è ancora stato pubblicato. Gli organizzatori hanno indicato che rimarrà riservato finché il Papa, operato il 13 ottobre per un cancro ai polmoni, non l’avrà letto e potrà aggiungere i propri contributi. The Pillar non chiarisce se verrà reso pubblico né se verrà modificato. Mazzini ritiene che Leone XIV scriverà almeno una lettera con le sue riflessioni, e non una lunga esortazione apostolica. Nei giorni precedenti, il presidente dei vescovi tedeschi, Heiner Wilmer, aveva ammesso che la comunione dei divorziati risposati è stata discussa in modo controverso, e il vescovo di Trondheim, Erik Varden, aveva difeso l’«esilio sacramentale» dei fedeli in situazione irregolare. Dieci anni dopo Amoris laetitia, due dei vescovi che erano nella sala riconoscono che la domanda che divise la Chiesa nel 2016 resta senza risposta.
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