La radio dei vescovi, nel suo editoriale: sarebbe «un disastro» se la Spagna finisse come l'Italia di Meloni

Il testo che COPE ha trasmesso sabato e pubblicato sul suo sito web taglia una citazione di Leone XIV per difendere il «bipartidismo imperfetto» e pone l'Italia, governata dal 2022 da Giorgia Meloni, tra gli esempi di ciò che la Spagna deve evitare

La radio dei vescovi, nel suo editoriale: sarebbe «un disastro» se la Spagna finisse come l'Italia di Meloni
El Papa León XIV recibe a Giorgia Meloni en el Vaticano.

Il sabato 10 ottobre, alle sei meno due minuti del mattino, la radio dei vescovi ha citato il Papa contro «la tentazione di costruire l’identità collettiva contro un nemico» e, quaranta secondi dopo, ne ha cercato uno. È accaduto nell’editoriale che COPE trasmette proprio prima de La Mañana de fin de semana e che alle dieci e venti ha pubblicato sul suo sito, nella sezione «Línea editorial», con il titolo «Guerra de interpretaciones». Dopo il riepilogo su Leone XIV, il testo arrivava dove voleva arrivare: «È facile che in queste circostanze i cittadini voltino le spalle alle formazioni classiche e optino per formazioni radicali. In Spagna si è mantenuto un bipartitismo imperfetto con formazioni che si muovono all’interno del quadro costituzionale. Sarebbe un disastro che la guerra delle narrazioni finisse per provocare ciò che è successo in Francia, in Italia e ciò che sta accadendo in Germania». Con cinque giorni di precampagna alle spalle e le generali fissate per il 29 novembre, l’emittente della Conferenza Episcopale ha già deciso quale paese non vuole essere.

Ciò che è successo in Italia ha nome e cognome. Nel settembre 2022, Fratelli d’Italia ha vinto le elezioni con circa il 26 % dei voti e dal 22 ottobre di quell’anno governa Giorgia Meloni, la stessa che nel 2019 si è presentata in piazza San Giovanni in Laterano con un «sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono italiana, sono cristiana». Il suo Governo ha fatto approvare nell’ottobre 2024 la legge che trasforma la gestazione surrogata in reato universale, perseguibile anche se commesso all’estero, e il 4 settembre ha superato i 1.412 giorni del secondo Governo Berlusconi per diventare il più duraturo della storia della Repubblica. Nel paese che ha fatto della crisi di governo un genere nazionale, il disastro è rimasto quasi quattro anni senza muoversi dal suo posto.

La diagnosi, del resto, non regge alla mappa. In Italia, il centro-destra di sempre, la Forza Italia di Berlusconi, governa all’interno della coalizione di Meloni, e il suo leader, Antonio Tajani, è vicepresidente del Governo e ministro degli Esteri. In Germania, dove secondo COPE si è persa la fiducia nel centro, governano insieme dal 2025 la CDU e la SPD, il centro-destra e il centro-sinistra classici, con un cancelliere democristiano. Ciò che inquieta l’emittente non è che il centro scompaia, ma chi comanda al suo interno (in Italia, una donna che dice «sono cristiana» nei comizi, abitudine che, a giudicare dall’editoriale, in via Añastro si considera radicalismo).

Per arrivare fin lì serviva il Papa, e al Papa bisognava sistemarlo un po’. Magnifica humanitas, la prima enciclica di Leone XIV, pubblicata il 25 maggio, tratta dell’intelligenza artificiale, e la frase del nemico appartiene al capitolo sulla cultura del potere, in un passaggio sulle relazioni tra paesi. L’originale dice: «La semplificazione in schemi —»io prima», «amico-nemico», «noi-voi»— facilita decisioni, spesso irresponsabili, che minano la fiducia reciproca tra le nazioni». Nella versione di COPE, letta in onda e pubblicata tra virgolette sul suo sito, i tre schemi scompaiono senza preavviso e la frase termina con «la fiducia reciproca». Le nazioni sono rimaste a Roma. Era l’unico modo per trasformare una riflessione sulla convivenza tra Stati in uno slogan per le generali spagnole, in un editoriale che si apriva rimproverando, con il Papa, l’abitudine di «costruire narrazioni distorte» «mescolando dati e opinioni».

Resta l’altra metà del ragionamento: il bipartitismo imperfetto che bisognerebbe proteggere dai radicali, con le sue formazioni «all’interno del quadro costituzionale». La stessa COPE si è occupata di ritrarre una di esse quella stessa mattina. Alle otto e sei, Fernando de Haro ha denunciato che Pedro Sánchez «si è lanciato a sfruttare un discorso populista che mette in discussione i meccanismi della rappresentanza democratica»; alle dieci e dodici, Cristina López Schlichting lo ha collocato «molto verso le tavole dell’anticonstituzionale»; alle dieci e venti, il giornalista Antonio Jiménez gli ha attribuito nello stesso programma un comportamento «antidemocratico e autocratico», «più proprio» di «un dirigente bolivariano come Maduro» che «di uno Stato democratico europeo». Alle sei meno due, quello stesso partito era mezza muraglia contro i radicali. Gli editoriali di casa, si vede, si scrivono prima che la casa si svegli.

Nessun vescovo firma l’editoriale, e non serve: la rete lo spiega nell’ideario che riproduce in calce a tutte le pagine del suo sito, dove si legge che «l’origine e la titolarità della COPE ne segnano l’identità e i propositi». Sui propositi della Chiesa in politica, il Concilio è stato più stringato: la Chiesa, dice Gaudium et spes, «non si confonde in alcun modo con la comunità politica né è legata a sistema politico alcuno». Neppure al bipartitismo imperfetto. Il presidente della Conferenza Episcopale, Luis Argüello, ha proposto a dicembre che la situazione del Governo si risolvesse con una questione di fiducia, una mozione di censura o «dare la parola ai cittadini», e Sánchez gli ha risposto che «il tempo in cui i vescovi interferivano nella politica è finito in questo paese». Si sbagliava a metà. I vescovi continuano a interferire, solo che la loro radio lo fa per chiedere di conservare il sistema di cui Sánchez è la metà, e per avvertire i cattolici che pensano di votare come ha votato l’Italia che il loro voto sarebbe un disastro.

Accanto all’editoriale, tra gli annunci della pagina, il sito di COPE offriva l’unica Italia che la casa sembra disposta ad ammettere senza rischio di disastro: «Nuova Fiat 500 Ibrida. Un’icona italiana con tecnologia ibrida per godersi la città a modo tuo». Piccola, ibrida e senza sorprese. Come un bipartitismo imperfetto.


«COPE, la radio dei vescovi» è una rubrica quotidiana di InfoVaticana. Ascoltiamo attentamente la radio dei nostri vescovi e raccontiamo ciò che troviamo: pubblicità, ospiti, linguaggio, ciò che si dice e ciò che si tace. COPE appartiene per il 75% a Ábside Media, l’azienda che la Conferenza Episcopale ha creato nel 2020 con le sue azioni e quelle della maggioranza delle diocesi. Inoltre i gesuiti e gli agostiniani fanno parte dell’azionariato.

Di ciò che vi si sente rispondono, ciascuno a titolo personale, tutti i vescovi spagnoli.

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