La nota su Nostra aetate cita il discorso di Ratisbona senza nominarlo nemmeno una volta

La nota su Nostra aetate cita il discorso di Ratisbona senza nominarlo nemmeno una volta

La nota con cui tre dicasteri celebrano i sessant’anni di Nostra aetate cita il discorso di Benedetto XVI all’Università di Ratisbona. Lo fa una sola volta, al numero 24, senza scrivere il nome di Ratisbona e senza riprodurre la frase che nel 2006 provocò una crisi internazionale con il mondo islamico. Il rimando compare nell’apparato critico, sotto il titolo ufficiale dell’evento: «Discorso in occasione dell’incontro con i rappresentanti del mondo scientifico (12 settembre 2006)».

Il testo del numero 24 afferma, nella versione castigliana pubblicata dalla Santa Sede, che «la perseveranza nel dialogo interreligioso intende essere la dimostrazione che il fondamentalismo è una falsificazione delle religioni, che si oppone alla loro vocazione più profonda», e aggiunge: «In un noto discorso, riprendendo le parole di un imperatore bizantino, affermò che «la diffusione della fede mediante la violenza è qualcosa di irrazionale. La violenza è in contraddizione con la natura di Dio e la natura dell’anima»».

Ratisbona senza nominare Ratisbona

La frase esiste ed è di Benedetto XVI. Nella conferenza di Ratisbona del 12 settembre 2006 è la conclusione che il Papa trae dal ragionamento di Manuele II Paleologo dopo averlo citato. Ciò che la nota non riporta è quanto precedeva in quel testo: la dura citazione medievale su Maometto e la violenza in cui si concentrò la polemica internazionale del 2006.

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L’operazione è, in termini documentali, semplice. Da quel discorso la nota riprende l’unica frase che nessun interlocutore può rifiutare —che la violenza è contraria alla natura di Dio— e la usa per sostenere che il fondamentalismo tradisce le religioni. È esattamente l’argomento che Benedetto XVI sosteneva. Ma arriva privo del contesto che lo rese celebre e senza il nome che lo identifica.

Citare un discorso con il suo titolo ufficiale non significa nasconderlo: è la prassi ordinaria dei documenti vaticani, che rinviano agli Insegnamenti con il riferimento formale e la data. Il dato è un altro. Un testo di sessanta numeri sul dialogo interreligioso, approvato da Leone XIV il 22 giugno e pubblicato il 16 settembre —quattro giorni dopo il ventesimo anniversario di Ratisbona—, incorpora quel discorso alla sua catena di autorità senza menzionare la controversia, senza spiegarla e senza prendere posizione su di essa.

Una nota firmata da tre dicasteri e approvata da Leone XIV

Firmato la nota i cardinali Víctor Manuel Fernández, Kurt Koch e George Jacob Koovakad, prefetti di Dottrina della Fede, Unità dei Cristiani e Dialogo Interreligioso, con i loro tre segretari: Armando Matteo, Flavio Pace e Indunil Janakaratne Kodithuwakku Kankanamalage. Sotto compare la formula «Ex Audientia, 22 giugno 2026» e la firma del Papa.

La citazione ha il suo interesse perché Ratisbona non è un testo pacifico all’interno della stessa Chiesa. Alla fine di agosto, il gesuita e islamologo tedesco Felix Körner qualificava quell’intervento come «errore oggettivo» e sosteneva che Benedetto XVI aveva allora presentato il cristianesimo come la religione della razionalità di fronte a un islam caratterizzato in altro modo. Che un documento firmato da tre dicasteri e approvato dal Papa ricorra a quel discorso per fondare la critica del fondamentalismo è, come minimo, una presa di posizione implicita sulla sua attualità.

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Le due citazioni di Benedetto XVI

Il numero 24 cita Benedetto XVI due volte. La prima è dal messaggio per il ventesimo anniversario dell’incontro di Assisi, anch’esso del 2006: «non possiamo invocare Dio come Padre di tutti se ci rifiutiamo di comportarci da fratelli con alcuni uomini creati a immagine di Dio». La seconda è quella di Ratisbona. Le due sono consecutive e servono entrambe allo stesso scopo: sostenere che la fede in Dio impone la fraternità universale ed esclude la violenza religiosa.

La Santa Sede ha diffuso in occasione della pubblicazione della nota interviste con i tre prefetti che la firmano, ma nel materiale pubblicato non compare una spiegazione specifica sulla presenza del riferimento a Ratisbona né sul criterio con cui è stato scelto quel passo. Il portale statunitense Crux ha notato la citazione lo stesso 16 settembre.

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