Il Senato francese respinge nuovamente la legge sull'eutanasia, ma l'Assemblea Nazionale potrà approvarla la prossima settimana

Il Senato francese respinge nuovamente la legge sull'eutanasia, ma l'Assemblea Nazionale potrà approvarla la prossima settimana

Il Senato francese ha nuovamente respinto il progetto di legge che legalizza l’eutanasia —compreso il suicidio assistito—, sebbene l’iniziativa prosegua il suo iter e potrebbe essere approvata definitivamente dall’Assemblea Nazionale il prossimo 15 luglio. La Camera Alta ha approvato ieri 8 luglio una mozione di rigetto con 169 voti favorevoli, 164 contrari e 11 astensioni, in un nuovo episodio dell’intenso dibattito politico ed etico che divide il Paese sul fine vita.

Nonostante questo terzo rifiuto del Senato, la Costituzione francese prevede che, in caso di disaccordo tra le due Camere, l’Assemblea Nazionale abbia l’ultima parola. Tutto indica, quindi, che il progetto sostenuto dal Governo sarà infine approvato.

Uno scontro politico ed etico

Durante il dibattito parlamentare, la senatrice Christine Bonfanti-Dossat, del partito conservatore I Repubblicani e una delle relatrici del testo, ha riconosciuto che le discussioni degli ultimi mesi hanno portato a un «vicolo cieco politico».

«Due concezioni inconciliabili del fine vita sono in conflitto», ha affermato. Secondo quanto ha spiegato, mentre una maggioranza di deputati considera l’eutanasia e il suicidio assistito come un diritto ampiamente accessibile per i pazienti in fase avanzata di malattia, la posizione sostenuta dal Senato limita qualsiasi intervento ai malati la cui morte sia imminente, un’opzione che ha definito «più conforme all’etica che difendiamo».

Anche il senatore Alain Milon ha criticato duramente la proposta legislativa.

«I grandi cambiamenti iniziano sempre con delle eccezioni. Abbattere il divieto di uccidere con il pretesto di concedere ai pazienti la libertà di morire e porre fine alla loro sofferenza significa abbandonare un principio fondamentale su cui si fonda la nostra società», ha dichiarato durante la seduta.

Milon ha inoltre lamentato che l’esito parlamentare sembri deciso in anticipo, nonostante le oltre 1.800 emendamenti presentati durante l’iter del progetto.

L’Assemblea Nazionale prenderà la decisione definitiva

Dopo il rifiuto del Senato, il testo tornerà per la quarta volta all’Assemblea Nazionale. Spetta ora al primo ministro, Sébastien Lecornu, attivare la procedura prevista dall’articolo 45 della Costituzione affinché la Camera Bassa adotti la decisione definitiva.

La votazione finale è prevista per il prossimo 15 luglio.

La Chiesa insiste sulle cure palliative

La Chiesa cattolica in Francia ha ribadito il suo rifiuto al progetto durante tutto il processo parlamentare.

L’arcivescovo di Parigi, Laurent Ulrich, ha affermato recentemente che «la ragione e la fraternità invocano una promozione prioritaria e generosa delle cure palliative» e ha sottolineato che «c’è ancora tempo per rinunciare a questa strada, che non è quella di un futuro fraterno». Nella stessa dichiarazione ha aggiunto che «più che aiuto a morire, la nostra società ha bisogno di aiuto per vivere».

Da parte sua, il vicepresidente della Conferenza Episcopale Francese e arcivescovo di Tours, Vincent Jordy, ha avvertito che non tutto ciò che viene presentato come progresso finisce per beneficiare realmente l’essere umano.

«Alcune decisioni che possono sembrare soluzioni possono produrre infine effetti dannosi per la società», ha indicato, invitando al tempo stesso a esercitare un vero discernimento per non lasciarsi trascinare da «un’ideologia del progresso».

I vescovi francesi avevano già avvertito lo scorso mese di gennaio, prima del primo dibattito in Senato, che «le cure palliative sono l’unica risposta veramente efficace di fronte alle situazioni difficili del fine vita». In quella dichiarazione ricordavano inoltre che un’assistenza adeguata «fa quasi sempre scomparire le richieste di morire tra i malati terminali».

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Un esito previsto

Sebbene il Senato abbia respinto per la terza volta l’iniziativa, la sua opposizione difficilmente impedirà l’approvazione della legge. Il meccanismo costituzionale previsto per risolvere i disaccordi tra le due Camere attribuisce la decisione finale all’Assemblea Nazionale, dove il progetto gode di una maggioranza favorevole.

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