L’Assemblea Nazionale francese ha approvato lunedì all’unanimità la proposta di legge volta a rafforzare la protezione dei minori contro la violenza in ambito scolastico ed extrascolastico. Tuttavia, il testo definitivo ha escluso due delle misure che avevano suscitato maggiore preoccupazione nella Chiesa cattolica: la soppressione del segreto della confessione e il rafforzamento dei controlli sull’insegnamento cattolico paritario.
La decisione rappresenta un importante cambiamento rispetto alle versioni iniziali del progetto, che avevano provocato la reazione pubblica della Conferenza Episcopale Francese pochi giorni prima del dibattito parlamentare.
Il Parlamento elimina la disposizione sul segreto della confessione
La proposta originaria prevedeva l’obbligo per i ministri di culto di denunciare i casi di violenza contro minori conosciuti nell’esercizio delle loro funzioni, anche quando tali informazioni fossero state ottenute durante una confessione sacramentale.
Il testo specificava espressamente che nessun “segreto della confessione” avrebbe potuto opporsi a tale obbligo di denuncia, una disposizione che è stata duramente criticata dalla Chiesa e messa in discussione da vari esperti di diritto.
Alla fine, i deputati hanno scelto di ritirare questa misura prima dell’approvazione definitiva della legge. In tal modo, il segreto della confessione mantiene la protezione giuridica che gli riconosce attualmente l’ordinamento francese all’interno del regime generale del segreto professionale.
Diversi giuristi avevano avvertito che la proposta sollevava interrogativi sulla libertà religiosa e sul rapporto tra lo Stato e le confessioni religiose. Avevano inoltre ricordato che la legislazione francese prevede già meccanismi per perseguire gli abusi senza modificare il regime giuridico del sigillo sacramentale.
Sollievo nella Chiesa francese
Il vescovo di Nanterre, mons. Matthieu Rougé, delegato della Conferenza Episcopale Francese per l’insegnamento cattolico, ha espresso pubblicamente la sua soddisfazione per l’esito del dibattito parlamentare.
In dichiarazioni a France Info, il prelato si è detto “molto felice” per l’approvazione unanime di una legge incentrata su quelli che ha definito i “veri obiettivi”: la protezione dei minori e la lotta contro la violenza negli istituti scolastici.
Riguardo al segreto della confessione, Rougé ha ritenuto che la questione fosse stata inserita nel dibattito in modo “un po’ parassitario” e ha difeso l’importanza del sigillo sacramentale all’interno della tradizione cattolica.
“Il mantenimento del segreto della confessione può essere un mezzo di liberazione della parola”, ha affermato il vescovo, che ha spiegato come un sacerdote possa incoraggiare una vittima a denunciare i fatti per altre vie senza violare la riservatezza propria del sacramento.
Scompaiono anche le misure che preoccupavano l’insegnamento cattolico
Un’altra delle disposizioni infine ritirate era quella che prevedeva la modifica del regime di rinnovo dei contratti di associazione tra lo Stato e i centri privati paritari.
La misura aveva suscitato preoccupazione tra i responsabili dell’insegnamento cattolico, che vi vedevano un possibile aumento della tutela statale su questi istituti.
Rougé ha definito “un sollievo” anche il ritiro di questa disposizione e ha difeso l’importanza della cosiddetta Legge Debré, che da decenni regola il rapporto tra lo Stato francese e l’insegnamento privato paritario.
Un dibattito che veniva da lontano
La polemica sul segreto della confessione non è nata con questa legge. La questione era già emersa nelle raccomandazioni formulate dalla commissione parlamentare che ha indagato sullo scandalo di Bétharram ed era presente anche in alcune delle proposte avanzate anni fa dalla Commissione Indipendente sugli Abusi Sessuali nella Chiesa (CIASE).
La Conferenza Episcopale Francese aveva avvertito la settimana scorsa che alcune disposizioni del progetto potevano incidere su libertà fondamentali come la libertà di coscienza, la libertà di culto, la libertà di insegnamento e il segreto professionale dei ministri di culto.
L’approvazione finale del testo senza le misure più controverse ha permesso, tuttavia, un ampio consenso politico. I 187 deputati presenti alla votazione hanno sostenuto all’unanimità una legge incentrata sul rafforzamento dei meccanismi di protezione dei minori nelle scuole e nelle attività extrascolastiche.