Mattasoglio con il Papa, la tempesta dello scisma: “Siamo tutti lefebvriani”, simpatie per gli scomunicati, Rouco e la sinodalità, sinodalità e autorità, immigrati in Vaticano?, l’indipendenza cattolica.

Mattasoglio con il Papa, la tempesta dello scisma: “Siamo tutti lefebvriani”, simpatie per gli scomunicati, Rouco e la sinodalità, sinodalità e autorità, immigrati in Vaticano?, l’indipendenza cattolica.

Il Papa Leone è in vacanza, ma la situazione resta molto agitata. Indipendentemente da ciò che ciascuno di noi possa pensare sulle consacrazioni episcopali di Ecône, non c’è dubbio che tu abbia aperto il vaso di Pandora e tutti i demoni, e le streghe, sono in libertà. Zeus consegnò a Pandora un recipiente con il severo avvertimento di non aprirlo in nessuna circostanza, quando Pandora sposò Epimeteo, la curiosità ebbe il sopravvento e sollevò il coperchio. Così facendo, liberò tutti i mali e le disgrazie che affliggono l’umanità: malattie, guerra, miseria e dolore. Pandora richiuse rapidamente il coperchio, riuscendo a trattenere sul fondo un unico elemento: la speranza.

Castello Mattasoglio a Roma.

Papa Leone XIV ha ricevuto in udienza privata il cardinale Carlos Castillo, arcivescovo di Lima. Ha rivelato che il pontefice ha ricordato con particolare affetto il Paese e ha sottolineato l’esperienza pastorale vissuta durante gli anni della sua missione in territorio peruviano. Ha spiegato che il Santo Padre si è mostrato entusiasta nel parlare del Perù e ha assicurato di mantenere un profondo legame con la popolazione. «Ci ricorda con un immenso affetto e manda a tutti i suoi saluti». «L’esempio del Perù e il cammino che ha seguito con la gente dimostra che, nel nostro Paese, vive il Dio dei poveri, il Dio solidale, il Dio che vuole l’umanità felice. Quel Dio vive in Perù». Castillo ha indicato che la Chiesa peruviana ha già iniziato a organizzare i lavori necessari per accogliere il pontefice e ha assicurato che il processo richiederà un impegno importante. «Dopo aver visto il viaggio in Spagna, ci aspetta un enorme lavoro!». «Dovremo scegliere i problemi principali che stiamo vivendo in Perù, le ricchezze e le cose belle che lui già conosce, ma dobbiamo anche proporgliele perché abbiamo molte urgenze da migliorare, correggere e consolidare».

Si nota che ha il comando in piazza, vestito in modo informale e con continui gesti di superiorità. Il cardinale si comporta da padrone a Lima e dintorni, facendo sapere che sa e che ha la situazione sotto controllo, perché a Roma sanno che lui sa e se dirà ciò che sa avremo problemi. Tutte queste sottigliezze le accompagna con gesti che indicano verso Chiclayo. Castillo ha informato che il concistoro ha affrontato tre assi principali: l’enciclica Magnificat Humanitas, la situazione internazionale e la pace, oltre allo sviluppo del cammino sinodale con orizzonte al 2028. «Vogliamo che il cammino sinodale possa arrivare al 2028 preparandolo bene, perché si basa sulla coscienza viva di ciò che stiamo vivendo nel mondo, sempre interpellati dalla realtà». «Andiamo verso una Chiesa diversificata e unita».

Non sono venuto a tenere discorsi.

Proseguiamo con alcuni echi degli ultimi viaggi del Papa. Leone XIV a Lampedusa, nell’omelia: «Non sono venuto a tenere discorsi, ma a celebrare l’Eucaristia, segno supremo della presenza di Cristo tra noi. Il gesto di Gesù nel rompere il pane per donarsi dà senso e forza ai nostri gesti quotidiani di aiuto e solidarietà. Sì, questo è un luogo dove i gesti parlano più delle parole». Lo aveva detto anche nella celebrazione eucaristica di Tenerife, durante il suo viaggio apostolico in Spagna: «È un mistero che risuona in modo molto particolare in queste isole, al centro di rotte migratorie che le trasformano in luogo di accoglienza iniziale per fratelli e sorelle il cui viaggio è spesso esposto a pericoli e violenze indicibili. Di fronte a chi sfrutta la disperazione, come cristiani non possiamo offrire solo un riflesso del Signore che dice: “Venite a me voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò riposo”».

Parole che si evidenziano anche nella lettera inviata dal Papa in occasione del 250° anniversario della fondazione degli Stati Uniti d’America: «Tra i principi che hanno guidato la crescita di questo Paese c’è la dignità che Dio ha concesso a ogni vita umana, ogni persona dotata di un valore intrinseco che esige riverenza, protezione e cura. In questo spirito, una comprensione piena di questa dignità porta a riconoscere l’importanza di salvaguardare la vita umana dal concepimento fino alla morte naturale, e di costruire una società in cui i vulnerabili, i sofferenti e gli emarginati siano sempre accolti con compassione, solidarietà e amore».

Importante il richiamo di Papa Leone XIV al suo predecessore, Papa Leone XIII. Nella sua enciclica Sapientiae Christianae del 1890, scrisse: «Quanto a coloro che partecipano agli affari politici, devono evitare due difetti, uno dei quali usurpa il falso nome di prudenza, l’altro è la temerarietà. Alcuni dicono che non conviene opporsi apertamente all’iniquità potente e prevalente, affinché la lotta non esasperi gli avversari. Non è chiaro se queste persone siano a favore o contro la Chiesa, poiché affermano di professare la dottrina cattolica, ma pretendono che la Chiesa permetta la propagazione impunita di teorie contrarie a essa. Si lamentano del declino della fede e persino della corruzione morale, ma non fanno nulla per porvi rimedio; anzi, a volte aggravano il problema con indulgenze eccessive o dissimulazioni dannose. Non vogliono che nessuno dubiti della loro devozione alla Sede Apostolica, ma hanno sempre qualcosa da rimproverare al Papa».

L’origine dello scisma.

E veniamo allo scisma, c’è molto pubblicato e con molte interpretazioni. Ogni scisma, prima di assumere forma canonica, nasce quando la coscienza, convinta di custodire in sé il rifugio ultimo della verità, cessa di essere misurata dalla Chiesa e comincia a misurarla secondo un criterio ritenuto anteriore alla visibilità storica. In questa soglia, Lefebvre può essere definito il nuovo Lutero: non per identità dottrinale né per simmetria storica, ma per la struttura del gesto con cui si contrappone la fedeltà all’obbedienza, la purezza del deposito alla comunione visibile, la verità ritenuta posseduta alla verità ricevuta ecclesialmente.

La Chiesa può sperimentare crisi di governo, fallimenti pastorali, ambiguità dottrinali, impoverimento liturgico e forme di mondanità. Sarebbe ingenuo confondere l’indefettibilità della Chiesa con l’impeccabilità dei suoi uomini. La questione è un’altra: comprendere se queste ferite possano diventare il fondamento di una Chiesa alternativa, quasi come se dalla crisi di autorità nascesse una nuova fonte di autorità.

Una cosa è salvaguardare ciò che rischia di oscurarsi; un’altra è dedurre da questa oscurità il diritto di produrre, accanto alla gerarchia visibile, una linea di autorità che si giustifica non per la missione ricevuta, ma per la diagnosi della crisi. Lutero commise lo stesso errore: credette di aver liberato il Vangelo dalla cattività romana e di aver inaugurato l’era moderna di una coscienza che giudica l’autorità in nome di una verità più primordiale della mediazione ecclesiale. Se questo fosse vero, la Chiesa cesserebbe di essere una realtà visibile, apostolica e gerarchica, diventando il risultato di una selezione operata dalla coscienza. Non ci sarebbe più cattolicità, ma discernimento privato; non più Tradizione, ma appropriazione; non si tratterebbe più di obbedienza alla forma concreta del Corpo, ma di una scelta soggettiva su dove debba esistere il Corpo.

A Roma i muri parlano: “Siamo tutti lefebvriani”.

È una lunga tradizione tipica dei regni ecclesiastici in cui la libertà scarseggia e si manifesta ai piedi di Pasquino. Per secoli, le «Pasquinate» —commenti anonimi, incisivi e spesso mordaci sull’attualità— hanno fatto parte della cultura urbana romana. Nacquero quando Roma era ancora uno Stato pontificio e affrontavano temi che andavano oltre il potere temporale della Chiesa. Durante il pontificato di Francesco, queste forme di critica hanno conosciuto una rinascita. Oggi abbiamo un episodio recente avvenuto sotto il pontificato di Leone XIV. “Siamo tutti lefebvriani”, ein poche parole, un autore anonimo ha espresso ciò che molte dichiarazioni, appelli o lettere aperte estese difficilmente riescono a ottenere. Non si tratta tanto di un’identificazione totale con tutte le posizioni degli interessati, quanto del rifiuto pubblico di una misura percepita come sproporzionata. Escludendo la Fraternità San Pio X si esclude simultaneamente una parte della propria identità ecclesiale.

Durante il pontificato di Papa Francesco, sono comparsi ripetutamente grandi manifesti, collocati in forma anonima, che criticavano duramente le decisioni papali. Un manifesto del 2017, che mostrava il Papa con espressione cupa e metteva in discussione il suo trattamento severo verso gli ordini religiosi ortodossi, i sacerdoti, i cardinali e i fedeli, suscitò particolare controversia. A questo seguirono altre campagne di manifesti e adesivi, nonché le famose Pasquinate notturne, che commentavano in modo satirico gli eventi politici della Chiesa. Il testo recitava: «Francesco, hai messo ordini religiosi sotto tutela, hai destituito sacerdoti, hai decapitato l’Ordine di Malta e i Frati Francescani dell’Immacolata, hai disprezzato cardinali… ma dov’è la tua misericordia?» Si veda anche una edizione satirica pubblicata all’epoca che presenta il frontespizio dell’Osservatore Romano.

La reazione dimostra che le scomuniche non stanno ricevendo l’approvazione unanime che ci si aspetterebbe negli ambienti ecclesiastici ufficiali. L’impressione è che il conflitto si sia esteso oltre i limiti della Fraternità San Pio X. Molti cattolici tradizionalisti sembrano interpretare le misure contro la Fraternità San Pio X, anche senza avere alcun legame con essa, come un segnale contro tutto il movimento tradizionalista all’interno della Chiesa. Gli eventi degli ultimi anni sembrano confermare questa valutazione, sotto il peso dell’eredità di Papa Francesco, che Leone XIV non è riuscito a sradicare. Il motto “Siamo tutti lefebvriani” potrebbe quindi avere un impatto inaspettato e duraturo. È una sintesi simbolica del malcontento che esiste in gran parte del mondo cattolico tradizionale.

Luis Badilla e le consacrazioni.

«Le quattro ordinazioni episcopali della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) del 1° luglio, annunciate con grande copertura mediatica, tutte illegittime per mancanza di mandato pontificio, costituiscono un triste e ripetitivo déjà vu. Trentotto anni dopo, lo stesso copione si ripete: stesso luogo, stessa cerimonia, stesso scenario. Alcuni personaggi cambiano e altri si infliggono una seconda scomunica. (…) Si tratta di una successione apostolica valida, ma illegittima». «In sostanza, il gruppo ha avuto una sola pretesa reale, tanto assurda quanto insensata: annullare un gran numero di decisioni significative del Vaticano II, che considera un evento tossico che ha infettato la Chiesa Cattolica con il “modernismo”, i cui benefici, tra l’altro, i suoi membri godono pienamente. Va sottolineato che la Fraternità Sacerdotale San Pio X è anche un potente gruppo economico. E non solo. La FSSPX ha sempre mantenuto legami molto stretti con gruppi economici e finanziari che influenzano la politica globale. È un gioco a cui la Fraternità ha sottoposto tutti i Papi da Paolo VI. Tuttavia, il rapporto tra Papa Francesco e la Fraternità resta poco chiaro. “C’è una storia che non si può ignorare, anche perché rivela la vera natura della Fraternità, che non è propriamente evangelica. Si tratta della bontà e generosità di Papa Benedetto XVI, che, mosso da un immenso amore per la Chiesa, ha rischiato enormemente la propria credibilità e autorità personali per porre fine allo scisma”. “Dopo il gesto di Papa Ratzinger di levare le scomuniche, la consacrazione illegittima di altri quattro vescovi può spiegarsi solo con un fatto semplice: ci sono altri interessi in gioco che nulla hanno a che vedere con il Vangelo né con il magistero papale”.

I giovani cattolici a Ecône.

Sono venuti da diversi punti del mondo fino a Écône, in Svizzera. Sapevano che il Vaticano aveva avvertito della scomunica, eppure sono venuti. E sotto un acquazzone torrenziale, si sono inginocchiati e hanno recitato il Rosario mentre quattro nuovi vescovi venivano consacrati. John-Henry Westen conversa con giovani cattolici che sono stati testimoni della storia, famiglie giovani, single e bambini che hanno trovato nella Fraternità San Pio X una comunità, una liturgia e una fede che la Chiesa moderna ha abbandonato. Credono che le consacrazioni siano state necessarie: uno stato di emergenza, una crisi di leadership, la soppressione della Messa in latino e il deterioramento della dottrina cattolica. È stato, secondo loro, un momento di grazia, un segno che la Tradizione non è morta e che i fedeli non si lasceranno trascinare. Desiderano l’unità, pregano per il Papa, ma non abbandoneranno la fede che hanno ricevuto e non temono la scomunica. Temono molto di più di perdere ciò che sono venuti a difendere.

Le simpatie per gli scomunicati.

È un fatto, ci sono molti sacerdoti e religiosi, soprattutto giovani, che simpatizzano con gli scismatici e gli scomunicati. Il Vescovo di Ventimiglia-Sanremo, che non è certo il peggiore che abbiamo, ha pubblicato un’“ammonizione”, con nomi e cognomi, a due sacerdoti della sua diocesi che hanno assistito alle consacrazioni episcopali di Ecône. Il Vescovo definisce il fatto di “natura scismatica” senza mandato pontificio e in contrasto con la volontà del Papa. I due ribelli con causa sono Jean De Belleville e Antonio De Souza Merces, ai quali vieta di partecipare in futuro alle celebrazioni della Fraternità. Visto l’escomunicatore, le sue pompe e le sue opere, non è molto strana la simpatia per gli scomunicati.

Secondo interviste con alcuni seguaci della Fraternità in Argentina, Italia e Svizzera, la sanzione è stata accolta con ribellione. «Non cambia nulla», ha detto Blandine Guillaumin, 42 anni, insegnante in una scuola gestita dal gruppo in Francia. Guillaumin ha affermato che avrebbe continuato a far parte della cosiddetta Fraternità Sacerdotale San Pio X, anche se il Vaticano avesse attuato la sua minaccia di scomunicare i fedeli rimasti fedeli. «Siamo sicuri di fare la volontà di Dio», ha detto Guillaumin. È la Fraternità, e non il Vaticano, ha affermato, a rappresentare «il cattolicesimo puro e autentico».

Le autorità del Vaticano, compreso Papa Leone, dissentono, com’è logico, da questa posizione e sostengono che ha rotto con insegnamenti fondamentali della Chiesa. Leone ha detto il mese scorso che i suoi seguaci «rifiutano di accettare certi elementi fondamentali della Chiesa». Tornielli, che continua nel dipartimento di comunicazione, ha scritto giovedì in un editoriale affermando che il gruppo era «molto lontano dalla fede cattolica» perché si rifiutava di accettare la diversità della dottrina cattolica.
Claire-Marie Brunet, 55 anni, insegnante in una scuola della Fraternità a Lione, in Francia, ha messo in discussione la decisione del Vaticano. «La scomunica è una punizione inflitta per un errore, ma se non c’è errore, è semplicemente ingiusta». «Scomunicare i fedeli, scomunicare i vescovi, è come se il Vaticano scomunicasse duemila anni di storia cristiana, perché non abbiamo cambiato nulla di ciò che insegnarono gli apostoli». «A quanto pare, siamo degli eretici separatisti», ha detto Thiago Berlanga, 23 anni, studente di economia, mentre aspettava davanti alle porte della chiesa. «Continuerò a venire qui, gli eretici sono gli altri». «Oggi la Chiesa accoglie tutti». «Puoi essere omosessuale, puoi essere adultero… puoi fare di tutto tranne che essere tradizionalista». «Preghiamo per il Papa. Come si può definire “scismatica” una congregazione che prega per il Papa?».

Lettera all’arcivescova e agli scomunicati.

La lettera originale scritta da Papa Leone XIV alla signora Sarah Mullally in occasione della sua investitura come Arcivescova Anglicana di Canterbury. Il testo è stato adattato in modo che la lettera sia ora rivolta ai quattro vescovi appena consacrati della Fraternità Sacerdotale San Pio X.

Messaggio di Papa Leone XIV in occasione dell’installazione dell’Arcivescovo di Canterbury e della consacrazione dei nuovi vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X (20 marzo 2026 – 2 luglio 2026)

Al Reverendissimo e Onorevolissimo Sarah Mullally Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier, Arcivescova di Canterbury Vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X «Grazia, misericordia e pace siano con noi, da Dio Padre e da Gesù Cristo, Figlio del Padre, nella verità e nell’amore.» (2 Gv 1,3) Con questa certezza della presenza costante di Dio, invio le mie preghiere e i miei saluti a Sua Grazia le Loro Eccellenze in occasione della loro installazione come Arcivescovo di Canterbury e della loro consacrazione come vescovi della Società Sacerdotale San Pio X. So che l’incarico per cui è stato eletto è di grande importanza, con responsabilità non solo nella Diocesi di Canterbury, ma in tutta la Chiesa d’Inghilterra, così come nelle comunità della Comunione Anglicana che serve, nella Società Sacerdotale San Pio X e tra i fedeli cattolici tradizionali nel loro insieme. Inoltre, assume queste funzioni in un momento cruciale della storia della Chiesa. Chiedendo al Signore di concedergli la sapienza, prego che lo Spirito Santo lo guidi nel servizio alle sue comunità e che si ispiri all’esempio di Maria, Madre di Dio. Sessanta anni fa, durante il loro storico incontro a Roma, i nostri predecessori di felice memoria, San Paolo VI e l’arcivescovo Michael Ramsey, Papa Benedetto XVI e il vescovo Bernard Fellay, impegnarono cattolici e anglicani del Novus Ordo e della Messa Tradizionale in Latino a una nuova fase nello sviluppo delle relazioni fraterne, basate sulla carità cristiana. (Dichiarazione Congiunta, 24 marzo 1966) Quel nuovo capitolo di rispettosa apertura ha dato molti frutti negli ultimi sei decennie continua fino a oggi.

Rouco e la sinodalità.

La Bussola intervista il Cardinale Rouco Varela e già è notizia l’intervista e il mezzo. Rouco ha sempre saputo camminare su sabbie mobili, nuotare e salvare il salvabile; qui si è bagnato e si allinea con la linea più conservatrice. Con i suoi novant’anni la sua presenza si è fatta notare nel Concistoro Straordinario conclusosi dieci giorni fa.

Come esprimere la sinodalità senza ambiguità? Il Papa lo ha affermato nella sessione finale: è uno stile spirituale. Deve essere inteso come un modo di praticare la carità all’interno della Chiesa. Tradurlo in norme costituzionali è un’altra questione. Il Sinodo dei Vescovi è un’istituzione nata dal Concilio Vaticano II e attuata da Paolo VI. Ed è stata attuata allo stesso modo negli anni Ottanta e Novanta fino al 2023. Quel cambiamento non è normativo perché il Papa non ha modificato la costituzione del Sinodo. Pertanto, nulla è cambiato. I laici hanno sempre partecipato ai Sinodi; non potevano votare. Ho una certa esperienza, poiché sono stato anche relatore generale nella Seconda Assemblea Speciale per l’Europa del Sinodo dei Vescovi. Ciò che dobbiamo fare è rimanere fedeli alla storia canonica dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi. I sinodi si sono sempre celebrati; non sono nulla di nuovo. Sono una tradizione che va mantenuta viva, ma senza alterare la natura della Chiesa.

Cosa pensa del Cammino Sinodale in Germania? Quello è un altro tema. Credo che la legislazione canonica lì sia un po’ fuori luogo. Le preoccupa questa situazione? Moltissimo, perché tocca aspetti fondamentali della fede. Cosa dobbiamo fare? C’è una cosa che dobbiamo fare: pregare. Perché troppo spesso pensiamo che gli uomini possano fare tutto, persino decidere la vita della Chiesa. No, non possiamo!

Sulla liturgia: «Credo che dobbiamo porre fine agli abusi liturgici che negano gli insegnamenti del Concilio Vaticano II. La liturgia del Vaticano II deve essere celebrata come si deve. E, inoltre, serve comprensione verso chi desidera il rito antico» Rimanendo fedeli al mandato del Concilio Vaticano II, con un certo rispetto per la libertà dei fedeli all’interno della comunione della Chiesa. Quindi, non mediante regolamentazione. Come ha ricevuto lei il Summorum Pontificum di Benedetto XVI a Madrid? In modo positivo. È stata una misura molto completa; credo che sia stata giusta. A Madrid c’è una chiesa dove si celebra ancora l’antico rito. I fedeli dovrebbero prenderlo sul serio, non diventare loro propagandisti. Cosa la preoccupa di più del futuro della Chiesa? La crisi di fede, soprattutto in Europa. E anche la minaccia che incombe sull’istituzione della famiglia e sul diritto alla vita. Siamo consapevoli di quanti milioni di bambini sono stati uccisi da quando sono state introdotte le leggi sull’aborto? Questo disprezzo per la vita è conseguenza dell’aver abbandonato Dio. Ma sono anche ottimista. Pensiamo alla Giornata Mondiale della Gioventù: quale gruppo umano, quale corrente di pensiero, cultura o politica può radunare due milioni di giovani in una celebrazione dell’Eucaristia?

La sinodalità e l’autorità.

La sinodalità si presenta come un’apertura, una volontà di comprendere più profondamente il significato dell’autorità stessa, che esiste per salvaguardare la comunione, favorire la partecipazione di tutti e guidare il cammino comune della Chiesa. In realtà, la sinodalità non solo diminuisce l’autorità ecclesiale, ma la distrugge. Per comprendere perché, seguiamo il consiglio dello stesso Leone XIV ed esaminiamo Magnifica Humanitas più in profondità. L’autore sostiene in un articolo precedente sulla prima “enciclica” di Leone XIV, Magnifica Humanitas, che il documento era «un piano maestro per la distruzione della Chiesa Cattolica».

Lungo il testo, Leone XIV mina —o nega direttamente— l’autorità della Chiesa Cattolica di insegnare, santificare e governare l’umanità. Per la nuova società, ci sarà una nuova Chiesa. Per Leone XIV, l’era della Chiesa Cattolica, istituita da Dio ed esercitante un’autorità divina, è finita. La Chiesa di Leone XIV è quella che svolge «la sua vocazione particolare di ascoltare, dialogare e servire, e di rispondere a tutto ciò che riguarda la vita degli uomini e delle donne contemporanei». Questa Chiesa «si pone accanto al mondo senza dominarlo» perché la sua dottrina non è «un manuale di principi e norme da applicare, ma un processo di discernimento condiviso». È «impegnata a riflettere sulla realtà concreta delle situazioni storiche, invece che su concetti astratti». Questa Chiesa ha la «missione» di «trasformare le strutture della società dall’interno e forgiare strade verso una maggiore umanità».

Tale Chiesa non può essere la Chiesa Cattolica fondata da Gesù Cristo, per cui Leone XIV le dà un nuovo nome: «una Chiesa sinodale, una Chiesa che “cammina insieme”». L’autore sviluppa il concetto di «dialogo» e la sua incompatibilità con l’autorità della Chiesa Cattolica. Leone sostiene che «il dialogo con il mondo non è un’opzione tattica per la Chiesa, ma un’espressione concreta della sua missione», e che per «costruire la civiltà dell’amore, dobbiamo avviare un dialogo, poiché questo è il principale mezzo di coesistenza tra persone e nazioni». In particolare, «il dialogo interreligioso svolge un ruolo decisivo, perché nel cuore dei grandi cammini spirituali risiede un messaggio di pace». Alcune parole che non erano mai state usate nei documenti papali e che comparivano solo in ambiti specifici hanno acquisito un’enorme popolarità nel breve lasso di pochi anni. La più notevole di esse è la parola dialogo, che non si usava nella Chiesa.

Il Vaticano II l’ha utilizzata ventotto volte e ha coniato la famosa formula che esprime l’asse o l’intenzione principale del concilio: il dialogo con il mondo e il dialogo reciproco tra la Chiesa e il mondo. Leone XIV ha superato di gran lunga il Concilio Vaticano II. Mentre il concilio l’ha usata 28 volte nei suoi 16 documenti, Leone XIV la impiega 36 volte solo nell’enciclica Magnifica Humanitas. Leone XIV afferma che la dottrina cattolica non è «un manuale di principi e norme da applicare, ma un processo di discernimento condiviso».

La Chiesa Cattolica possiede un’autorità che Dio le ha concesso per la salvezza dell’umanità. Nostro Signore Gesù Cristo, creatore e sostenitore di tutte le cose, Re e Sovrano dell’intero universo, ordina assolutamente a tutti gli uomini di entrare nella sua Chiesa, sotto pena di condanna eterna. La sua ultima istruzione ai suoi apostoli prima dell’Ascensione al Cielo fu: Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo; ma chi non crederà sarà condannato. (Mc 16,15-16) La Chiesa predica con autorità e deve essere obbedita. Non dialoga con l’umanità su ciò che esige il Vangelo. Al contrario, come insegna san Paolo, chiama tutte le nazioni all’obbedienza della fede (Rm 1,5).

Aristotele osservò che ogni società «si costituisce in vista di un bene; poiché l’umanità agisce sempre per ottenere ciò che considera buono». In assenza di autorità, i membri, per quanto benintenzionati, non potranno coordinare le loro azioni. Se non c’è autorità, non c’è società, solo un insieme di esseri umani. Nella Chiesa Cattolica non esiste altra autorità legittima se non quella che procede da Gesù Cristo. La Chiesa, unica tra le società umane, possiede una vita e un fine soprannaturali. Ha un’aspirazione che l’umanità non redenta non ha, un’aspirazione che le è stata rivelata dal suo Divino Salvatore. Sa che il destino dell’uomo è partecipare alla sua vita divina per tutta l’eternità. La salvezza delle anime è la missione della Chiesa. Il suo scopo non è cercare «nuove vie per il bene comune», ma insegnare le verità eterne che costituiscono l’unico cammino affinché l’umanità raggiunga la felicità, sia naturale che soprannaturale.

Immigrati per l’Europa, mai in Vaticano.

Le immagini di Papa Leone XIV che dà il benvenuto agli immigrati africani in Europa hanno provocato indignazione, poiché alcuni accusano il Pontefice di favorire l’indebolimento delle nazioni occidentali mentre mantiene la Città del Vaticano come una fortezza impenetrabile che minaccia gli immigrati clandestini con enormi multe e lunghe pene detentive. «Il silenzio della Chiesa di fronte alle minacce che affrontano i cristiani europei è già assordante. Combinarlo con l’esigenza che gli europei facciano di più per “integrare e proteggere i migranti” è il colmo», ha dichiarato Eva Vlaardingerbroek, commentatrice conservatrice europea e fondatrice della Legge Salviamo l’Europa. «La decisione del Papa di farlo ora, proprio mentre l’Europa sta assistendo a un’altra ondata di assassinii dei suoi cittadini per mano di immigrati (si pensi a Luis, Cristiano, Enrique e agli innumerevoli altri), non può essere liquidata come un semplice errore di pubbliche relazioni». «È uno schiaffo doloroso per i popoli cristiani nativi d’Europa e per tutti coloro che hanno perso i loro figli e i loro cari a causa della migrazione di massa». «Dov’è la carità e la compassione della Chiesa verso di loro?», ha chiesto. «Perché non si parla degli attacchi alle chiese e alle comunità cristiane d’Europa? Perché non si parla dei milioni di europei che vivono nell’insicurezza e nell’isolamento, diventando rapidamente minoranza nei loro stessi Paesi?» . «Come cattolica neoconvertita, generalmente ho cercato di astenermi dal criticare il Papa, poiché non sfidiamo alla leggera il Padre. Tuttavia, questa non è una questione di dogma né di insegnamento infallibile. Il Papa ha scelto di fare una dichiarazione politica e pastorale sulla migrazione, e su questioni così prudenziali i fedeli possono legittimamente formarsi e esprimere il proprio giudizio». «L’Europa non ha l’obbligo morale di dare rifugio al mondo intero, soprattutto quando ciò comporta la distruzione di civiltà».

Un decreto del 2024 emanato dal Presidente della Commissione Pontificia per lo Stato della Città del Vaticano ha annunciato severe sanzioni per chi entra senza autorizzazione nel territorio della Città del Vaticano. «Chiunque entri nel territorio dello Stato della Città del Vaticano mediante violenza, minaccia o inganno sarà punito con la reclusione da uno a quattro anni e una multa da 10.000,00 a 25.000,00 euro».

Il prete archeologo.

Messa nel giorno dell’Indipendenza a New York.

Centinaia di membri in servizio attivo e in pensione della Marina e del Corpo dei Marines degli Stati Uniti si sono uniti all’arcivescovo Ronald Hicks per la messa di domenica 5 luglio, un giorno dopo aver partecipato alle celebrazioni del Giorno dell’Indipendenza e alla parata navale Sail250. «Ci siamo riuniti oggi qui per celebrare i 250 anni di questo Paese, uniti come persone di fede e di speranza, connessi come fratelli e sorelle nella carità e nell’amore», ha detto l’arcivescovo Hicks, dando inizio alla celebrazione e salutando i partecipanti alla messa nella Cattedrale di San Patrizio. Il viceammiraglio Doug Perry, comandante della Seconda Flotta degli Stati Uniti, ha proclamato la seconda lettura durante la messa.

L’arcivescovo Hicks: «Questo fine settimana celebriamo i 250 anni degli Stati Uniti d’America. Nel commemorare questo traguardo, la Statua della Libertà, che sorge proprio qui nel porto di New York, ci offre un messaggio a tutti coloro che portano i propri pesi». «La Statua della Libertà dà il benvenuto a una nuova terra; Gesù dà il benvenuto a una nuova vita, alla vita eterna. La Statua della Libertà porta una luce nella mano; Gesù è la Luce del Mondo, e quella luce splende nelle tenebre ed è invincibile».

Non tutte le suore sono uguali.

Quando alcuni giornalisti parlano dell’“ordine gesuita” o delle “suore di Madre Teresa”, di solito danno l’impressione di riferirsi alla stessa cosa. Dopotutto, sui giornali, termini come ordine, congregazione, istituto e società vengono usati quasi sempre indistintamente, come se fossero sinonimi. Dietro ognuna di queste parole si nascondono regole diverse, identità precise e più di millecinquecento anni di storia di vita consacrata. Il Codice del 1983 raggruppa tutte queste entità sotto un’unica categoria generale: istituti di vita consacrata, retti dai canoni 573 a 730, insieme alle società di vita apostolica (canoni 731-746). Questo è il termine tecnico che oggi abbraccia dai benedettini alle suore che dirigono scuole, dalle suore francescane alle monache carmelitane di clausura.

Il sacerdote non ha nulla a che vedere con la vita consacrata: è un ministro ordinato che ha ricevuto il sacramento dell’ordine. Un sacerdote può essere diocesano (o «secolare»), incardinato in una diocesi sotto l’autorità di un vescovo, senza voti; o religioso, se appartiene a una delle realtà sopra menzionate. Un francescano può essere sacerdote o no: lo stesso San Francesco non fu mai ordinato sacerdote, ma solo diacono. La stragrande maggioranza delle persone consacrate nel mondo non è affatto ordinata. Il canone 588 lo afferma sinteticamente: lo stato di vita consacrata, per sua natura, «non è né clericale né laicale».

«La messe è molta, ma gli operai sono pochi».

Buona lettura.

 

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