Di Anthony Esolen
L’altro giorno ho visto la foto di un compito scolastico fatto da un ragazzo e corretto dalla maestra come sbagliato. La domanda diceva: «Qual è più grande, 0,2 o 0,14?». Il ragazzo rispose, correttamente, che 0,2. Ma la maestra scrisse: «0,14 ha più cifre! Per favore, studia». Quasi non so da dove cominciare. Una maestra che non sa cosa significano i decimali? Suppongo che avrebbe pensato che 0,20 fosse maggiore di 0,2, e che 0,2000 fosse molto maggiore di entrambi!
Ho anche avuto occasione di scrivere sul poema di Gerard Manley Hopkins «Hurrahing in Harvest» e, poiché sono lontano da casa e dai miei libri, ho dovuto cercarlo su internet. Il primo sito che è apparso offriva una breve analisi, protetta da copyright. Era opera dell’IA, piena di stupidità e incoerenza. Ma come può un algoritmo sapere cosa significa contemplare le nuvole in un cielo autunnale luminoso e ventoso, e tanto meno sapere cosa significa pensare o lodare Dio?
Il lavoro dell’amministratore umano del sito, che presentava Hopkins, non era migliore. Temo che, sebbene l’uomo occidentale non segua più il mandato amoroso della Genesi, «Crescete e moltiplicatevi», la stupidità lo faccia, e continuerà a farlo in chi non ha una vera educazione che lo protegga da essa.
Ho poi trovato un frammento del podcaster Ben Shapiro che intervistava il divulgatore scientifico e dispregiatore della religione Neil deGrasse Tyson. Il tema era la libertà e l’enigma apparentemente insolubile —insolubile solo se si nega la realtà— degli uomini che fingono di essere donne e irrompono negli sport femminili. «È un paese libero», ha detto Tyson, e ha concluso che ciò significa che a uno dovrebbe essere permesso fare ciò che vuole in ambito sessuale, perché la libertà, così come la intendeva lui, era qualcosa di meramente negativo: salvo un danno materiale evidente, nessuno può vietarti la tua fonte di piacere preferita.
Ho fatto notare che nessuno degli antichi filosofi pagani, nemmeno Epicuro, sarebbe stato d’accordo con lui. Tutti capivano la differenza tra libertà e libertinaggio. Tutti avvertivano che il libertinaggio rende schiavi.
I cristiani erano d’accordo. Ecco l’arcangelo Michele che risponde ad Adamo nel Paradiso perduto, dopo che Adamo aveva espresso il suo disgusto nell’udire che uno dei suoi discendenti, Nemrod, sarebbe stato il primo tiranno, un «potente cacciatore»:
Ma sappi inoltre
che, dalla tua caduta originale, la vera libertà
è stata perduta, la quale sempre con la retta ragione abita
gemella, e senza di essa non ha essere proprio.
Oscurata o disobbedita la ragione nell’uomo,
subito i desideri disordinati
e le passioni avventizie strappano il governo
alla ragione, e riducono in servitù
l’uomo fino ad allora libero. Poiché, dunque, egli permette
che dentro di sé regnino poteri indegni
sulla libera ragione, Dio, in giusto giudizio,
lo sottomette dall’esterno a signori violenti
che spesso, con eguale mancanza di merito, schiavizzano
la sua libertà esteriore: la tirannia deve esistere,
sebbene non per questo abbia scusa il tiranno.
Una nazione licenziosa è anche una nazione stupida. La sua schiavitù è inevitabile. Lo stesso vale per tutti i gruppi umani —le chiese e le scuole non sono affatto immuni— e per ogni persona.
Avrete notato che ho usato come esempi tre cose che ho trovato su internet. Diffido di essa, perché sento il potente impulso di nuotare in quella laguna di informazione e deformazione, dove le passioni si mantengono sempre a fuoco lento, fino a sollevare una costante dermatite dell’anima. Forse noterete anche che in ogni caso io disponevo di un contrappeso, qualche mezzo per giudicare ciò che vedevo o per liberarmi da quella forza magnetica.
Ma risulta estenuante in entrambi i sensi. E se lo è per me, quanto più lo sarà per i giovani che non hanno Hopkins né Milton a portata di mano né nel cuore, nemmeno i fatti più semplici dell’aritmetica!
Le generazioni precedenti non potevano distrarsi tanto, perché mancavano loro i mezzi; né potevano essere così stupide, perché le esigenze vicine e pressanti della vita lo impedivano. A conferma, mentre ero malato a letto, ho aperto a caso un vecchio libro che avevo sul comodino e lì ho letto un discorso pronunciato al Senato da John Sherman, fratello minore del celebre generale William Sherman, sulla moneta d’oro e d’argento, i loro valori relativi e il prezzo delle merci, in particolare quelle prodotte dagli agricoltori.
Nessuno potrebbe scriverlo oggi: troppo riflessivo, troppo attento, troppo giudizioso con le prove e troppo colto. John Sherman non andò mai all’università.
A volte mi chiedo se la Chiesa coglierà questa opportunità per preservare ancora una volta il sapere umanistico in un’epoca profondamente oscura. Il problema è che questa volta l’oscurità non è fuori, che preme contro le mura. È dentro.
Sappiamo leggere, se per leggere intendiamo decifrare lettere su una pagina. Ma la vera lettura richiede tempo, pazienza, equanimità, mentre tutto ciò che ci circonda divora il nostro tempo, ci distrae e ci inquieta. Oggi più che mai abbiamo bisogno di scuole cattoliche, ma chi insegnerà in esse? Oggi più che mai abbiamo bisogno di maestri e ministri cattolici che volgano le nostre menti e i nostri cuori verso le cose eterne, ma come può ottenersi in mezzo a tanto rumore?
Farò un suggerimento tra i cento che potrebbero farsi. Ricordate il potere del silenzio e del canto. Entrambi sono vicini alla preghiera, e per questo l’Inferno non ne sa nulla. Togliete gli schermi dalle nostre scuole: rumore e dipendenza dal rumore.
Insegnate agli alunni ad ascoltare vera musica; questa è una delle cose per cui può servire la mostruosa internet. Insegnate loro a cantarla, e ad amare cantare. Potrei dire che bisogna rifare tutto da capo, salvo che nessuna cultura umana prima della nostra ha dovuto fare ciò che sorgeva con tanta naturalezza. La canzone antica più sciocca che possiate insegnare è più vicina all’amore di Dio di tutte le grida, denunce, discorsi di vendita, oscenità e frivolezze di internet.
In ogni caso, e con tutti i mezzi, tornate a essere umani, come Dio volle che fossimo.
Sull’autore
Anthony Esolen è conferenziere, traduttore e scrittore. Tra i suoi libri si trovano Out of the Ashes: Rebuilding American Culture e Nostalgia: Going Home in a Homeless World, e il più recente, The Hundredfold: Songs for the Lord. È professore distinto al Thales College. Non mancate di visitare il suo nuovo sito web, Word and Song.