Ventiquattro anni nella loggia e una lettera a mezzanotte: l’ultima tenuta di un massone convertito

Serge Abad-Gallardo racconta in «Servii a Lucifero senza saperlo» la notte in cui, dopo ventiquattro anni nella massoneria e ormai nei gradi alti, decise di lasciare la loggia per la fede

Ventiquattro anni nella loggia e una lettera a mezzanotte: l’ultima tenuta di un massone convertito

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La loggia era in penombra e i fratelli, in piedi sulle loro colonne, indossavano grembiuli e cordoni. Era una tenuta ordinaria, in grado di apprendista, e il rituale di apertura procedeva come sempre: la Grande Esperta portava la fiamma intorno al pavimento di piastrelle bianche e nere, il Venerabile Maestro accendeva le candele del suo tavolo e i due Sorveglianti invocavano a turno la saggezza, la forza e la bellezza. Uno dei maestri presenti conosceva a memoria ogni frase; le aveva pronunciate lui stesso da varie cariche, compreso quella di Venerabile. Quella notte le ascoltava appena. Al ritorno a casa, passata la mezzanotte, scrisse la sua lettera di dimissioni.

Si chiama Serge Abad-Gallardo, è architetto ed è stato per anni alto funzionario dell’amministrazione territoriale francese. Racconta quella scena all’inizio di Servii a Lucifero senza saperlo, il libro che pubblicò in Francia nel 2016 e che Homo Legens tradusse in spagnolo nel 2018. È la testimonianza di un uomo che passò ventiquattro anni nella massoneria e ne uscì per la porta della fede.

Secondo il suo racconto, era entrato nel febbraio 1989 nel Diritto Umano, un’obbedienza mista e internazionale di uomini e donne. Quando arrivò a quella tenuta aveva superato i cinquant’anni e percorreva gli alti gradi del Rito Scozzese Antico e Accettato. Aveva appena completato il grado 12, quello di Grande Maestro Architetto, e tutto indicava che lo avrebbero presto proposto per il 13 e il 14. Davanti restavano il grado 18, Cavaliere Rosa Croce, e il 30, Cavaliere Kadosh. Abad-Gallardo sottolinea che in quel mondo non si entra chiedendolo: vi si accede per cooptazione, dopo anni di esame discreto dentro e fuori dalla loggia.

Ma qualcosa era cambiato. Da circa un anno viveva di nuovo la fede cattolica e non la nascondeva. L’autore colloca la svolta davanti alla grotta di Massabielle, a Lourdes, dove dice di aver ricevuto dalla Vergine un segno che gli aprì gli occhi. In interviste successive ha raccontato che il primo passo fu più modesto: un momento di preghiera davanti a un’immagine di santa Teresa di Lisieux nella cattedrale di Narbona, accanto al suo ufficio. I suoi fratelli di loggia, scrive, lo guardavano in tre modi: con l’affetto che si ha per un amico distratto, con scetticismo, e alcuni con il sospetto che suscita chi sta per tradire.

Durante quell’ultima tenuta, racconta, la parola che gli venne in mente fu «mascherata». Il grembiule e il cordone gli parvero all’improvviso un semplice travestimento, e il rituale che per due decenni lo aveva riempito cominciò a suonargli falso. Aveva cercato di restare per parlare di Cristo ai suoi compagni, ma considerò fallito il tentativo. Si era convertito, dice, in un uomo di fede, e «non sopportava più di essere un uomo di segreto».

Mentre redigeva la lettera gli tornò alla memoria la sua iniziazione. Ricorda che, togliendogli la benda, si trovò circondato da massoni che gli puntavano al petto le spade, e che il Venerabile gli spiegò che quelle armi minacciavano solo i traditori e i spergiuri. Sapeva che, da quella notte, il traditore sarebbe stato lui.

La lettera è datata, secondo il libro, il 9 ottobre 2013. Abad-Gallardo racconta che il regolamento della sua obbedienza presenta l’uscita come una formalità: basta che la dimissione venga letta in tenuta solenne. Così fu. Il 15 novembre ricevette dal suo Venerabile Maestro una nota secca: la loggia aveva preso atto delle sue dimissioni il giorno prima. Ventiquattro anni di appartenenza si chiusero con una formula di cortesia e una firma. Prima, racconta, due sorelle degli alti gradi si incontrarono con lui, come prevede il regolamento, in teoria per accertarsi della sua decisione e, a suo giudizio, per cercare di dissuaderlo. Erano gentili e sinceramente dispiaciute, ma capirono presto che lo avevano perso.

Quello che venne dopo smentisce, secondo l’autore, l’idea che uscire dalla massoneria sia facile. Antichi fratelli, alcuni amici intimi, cominciarono a evitarlo per strada; smisero di invitarlo a cena; nel suo ambiente professionale, dove abbondavano i massoni ben piazzati, il clima si fece teso. Con il suo primo libro, pubblicato nel 2014, arrivarono gli insulti pubblici e le accuse di intolleranza.

La Chiesa è stata costante su questo punto. La dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede del 26 novembre 1983, firmata dal cardinale Joseph Ratzinger, mantenne che i principi massonici sono inconciliabili con la dottrina cattolica. Il 13 novembre 2023, il Dicastero per la Dottrina della Fede, con il cardinale Víctor Manuel Fernández alla guida e l’approvazione di Francesco, lo ribadì in risposta a un vescovo filippino: l’appartenenza attiva di un fedele alla massoneria resta proibita.

Le dimissioni sono solo la soglia del libro. Da quel momento, Abad-Gallardo, che non nasconde il suo tono di combattimento, esamina dall’interno i simboli della loggia, dal pavimento a scacchi alla leva del compagno; l’influenza che attribuisce alle obbedienze in leggi come quelle del divorzio o dell’aborto; e la tesi che dà titolo all’opera: che molti massoni, come lui, servono senza saperlo un signore che non conoscono. È una tesi forte, e il lettore la giudicherà, ma chi la difende è stato dentro la sala.

Copertina di «Servii a Lucifero senza saperlo», di Serge Abad-Gallardo

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Servii a Lucifero senza saperlo

Serge Abad-Gallardo · Bibliotheca Homo Legens · 16,90 €

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