I martiri della Georgia: morire per la santità del matrimonio

I martiri della Georgia: morire per la santità del matrimonio
<a href="https://archive.org/details/sadliersexcelsio00newy/page/40/mode/1up" target="_blank" rel="noopener"><em><strong>Muerte de Pedro de Corpa</strong></em></a>, publicada en <em>Sadlier’s History of the United States</em>, 1907 [Fuente: Internet Archive]

Di Daniel B. Gallagher

Dopo due anni di predicazione del Vangelo al popolo guale lungo la costa dell’attuale Georgia, frate Pedro de Corpa aveva molte ragioni per essere grato. A differenza di altri missionari, non aveva bisogno di una scorta militare, perché i nativi lo accoglievano in pace. Camminava scalzo tra loro, imparò la loro lingua e ottenne un successo maggiore rispetto ai gesuiti che lo avevano preceduto. I guale lo aiutarono persino a costruire due insediamenti missionari noti come Nuestra Señora de Guadalupe de Tolomato e Santa Catalina de Guale.

Tra i neobattezzati c’era il presunto erede del cacicazgo, Juanillo. Dopo aver sposato sacramentalmente una donna in Chiesa, Juanillo prese un’altra moglie. Il rimprovero pubblico di frate Pedro portò Juanillo a organizzare una rivolta nel 1597. Il 14 settembre – festa dell’Esaltazione della Santa Croce –, Juanillo radunò una banda di guerrieri della tribù e uccise a bastonate frate Pedro mentre si preparava alla messa. Poi, la festosa banda di guerra tagliò la testa al frate e la innalzò su una picca perché tutti la vedessero.

La beatificazione che si celebra oggi a Savannah di frate Pedro e di altri quattro francescani spagnoli sarà la prima nel sud degli Stati Uniti. Il vescovo Stephen Parkes sottolinea l’importanza di onorare uomini che hanno versato il loro sangue non solo per Cristo, ma «per la santità del matrimonio», e aggiunge che «dobbiamo continuare a promuovere il matrimonio e la vita familiare come priorità per il nostro Paese, per le nostre comunità, per la nostra società».

Il messaggio dei «martiri della Georgia» è chiaro: vale la pena morire per il matrimonio. L’unico modo per promuovere una convivenza pacifica è difendere il matrimonio, anche a costo della vita.

Non è necessario immergersi a fondo nella storia cristiana per vedere quanto questo sia sempre stato centrale nella predicazione del Vangelo. Il martirologio primitivo mostra che morire per Cristo era spesso l’atto di un’intera famiglia.

Dopo che san Getulio fu martirizzato verso l’anno 120, sua moglie Sinforosa si rifiutò di offrire sacrifici agli dèi romani. La sua disobbedienza all’ordine dell’imperatore costò la vita non solo a lei, ma anche ai suoi sette figli. Una storia simile si racconta di santa Felicità, morta a Roma verso l’anno 165. Il concetto di «chiesa domestica» era praticamente indistinguibile da quello di famiglia.

«La famiglia –insegnò papa Benedetto XVI– è la Chiesa domestica e deve essere la prima scuola di preghiera. È in famiglia che i bambini… imparano a percepire il senso di Dio» e a «vivere in un’atmosfera segnata dalla presenza di Dio».

Il messaggio dei martiri della Georgia è intimamente legato a quello dei primi martiri romani. Il primo passo per creare «un’atmosfera segnata dalla presenza di Dio» è la promessa reciproca di un uomo e una donna di «essere fedeli», di «amarsi» e di «rispettarsi» «nella prosperità e nell’avversità, nella salute e nella malattia». Se non inizia lì, non condurrà alla testimonianza eroica di una santa Sinforosa o di un beato Pedro.

La beatificazione dei cinque martiri spagnoli è un magnifico promemoria che vale la pena morire per il matrimonio. Se crediamo di non essere mai chiamati a versare sangue per difendere il matrimonio cristiano, basta ricordare con quanta rapidità si voltarono le sorti contro frate Pedro e i suoi compagni.

Quasi nessuno previde quanto grave sarebbe stata la crisi negli anni precedenti e successivi alla promulgazione di Humanae Vitae nel 1968. L’agitazione intorno alla formulazione dell’insegnamento magisteriale sulla contraccezione artificiale causò a san Paolo VI un intenso dolore, ed è provvidenziale che i due miracoli che portarono alla sua canonizzazione nel 2018 riguardassero la guarigione miracolosa della vita prenatale: uno in California e l’altro a Verona.

L’intercessione celeste di san Paolo VI non sorprende, data la sua instancabile missione di promuovere il matrimonio e la famiglia con un vigore notevole mentre era ancora in vita. «Ogni attacco al valore fondamentale della famiglia –predicò nel 1969–, sia l’erotismo o la violenza, la difesa del divorzio o di atteggiamenti antisociali tra i giovani, è un attacco al vero bene dell’uomo».

Le sue parole rivelano che la poligamia a cui si opposero frate Pedro e i suoi compagni non è che la punta di un iceberg che include strati di aborto, contraccezione artificiale, unioni tra persone dello stesso sesso e fecondazione in vitro.

In una intervista concessa all’inizio di quest’anno, l’ex presidente della Pontificia Accademia per la Vita e gran cancelliere del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia, l’arcivescovo Vincenzo Paglia, spiegò di aver introdotto cambiamenti drastici nell’Istituto a causa di ciò che percepiva come la sua preoccupazione per le «norme morali astratte» e la mancanza di un approccio «interdisciplinare».

Il sangue versato da frate Pedro e dai suoi compagni dimostra che le «norme morali astratte» e l’«approccio interdisciplinare» sono l’ultima cosa di cui dovremmo preoccuparci. Ironia della sorte, le lamentele dell’arcivescovo Paglia sono tipiche di quella stessa ossessione ad intra che denunciava papa Francesco. Insegnare, difendere e vivere le verità fondamentali del matrimonio e della famiglia è la vera preoccupazione, e un successo iniziale non garantisce mai che il cammino futuro sarà privo di ostacoli.

Il 13 maggio 1981 – festa di Nostra Signora di Fatima –, Giovanni Paolo II salì sul papamobile per dirigersi al palco di piazza San Pietro per la sua udienza generale settimanale. Era particolarmente entusiasta perché avrebbe annunciato la fondazione di un nuovo istituto dedicato allo studio del matrimonio e della famiglia. Quell’entusiasmo fu interrotto da quattro proiettili sparati a bruciapelo da Mehmet Ali Ağca, uno dei quali stava per uccidere il pontefice. Invece di celebrare la creazione del nuovo istituto, Giovanni Paolo lottava per la sua vita all’Ospedale Gemelli.

San Giovanni Paolo non dubitò mai di collegare sia la Vergine sia i suoi piani di annunciare l’Istituto per il Matrimonio e la Famiglia all’attentato di quel giorno. Per grazia di Dio, sopravvisse per portare avanti quei piani, e ci insegnò che il matrimonio e la famiglia non sono un’appendice del Vangelo, ma ne sono al centro.

Poche cose in questa vita meritano che si muoia per esse, ma il matrimonio e la famiglia sono senza dubbio tra queste.

Sull’autore

Daniel B. Gallagher insegna filosofia e letteratura al Ralston College. In precedenza ha ricoperto il ruolo di segretario di latino dei Papi Benedetto XVI e Francesco.

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