«Trads»: Pubblicano lo studio sulla messa tradizionale che i loro autori hanno presentato a Leone XIV

Kwasniewski vide a Oxford le prime copie del libro dei due sociologi, che si incontrarono con il Papa il 5 marzo.

«Trads»: Pubblicano lo studio sulla messa tradizionale che i loro autori hanno presentato a Leone XIV

Il nuovo libro Trads: Latin Mass Catholics in the United States, dei sociologi Stephen Cranney e Stephen Bullivant, è già disponibile in formato digitale attraverso Oxford University Press. L’opera offre un ampio studio sui cattolici statunitensi che assistono alla messa tradizionale in latino e acquista particolare rilevanza perché i suoi autori sono stati ricevuti in udienza privata da papa Leone XIV il 5 marzo scorso, quando gli hanno esposto personalmente la loro ricerca.

Il professor Peter Kwasniewski ha condiviso sul suo account X il recente incontro con Bullivant a Oxford, durante il quale ha avuto occasione di conoscere le prime copie del libro. Kwasniewski ha ricordato che si tratta della ricerca che entrambi i sociologi hanno presentato al Pontefice.

L’opera, intitolata Trads: Latin Mass Catholics in the United States (Tradizionalisti: i cattolici della messa in latino negli Stati Uniti), combina sondaggi originali, osservazione etnografica e interviste approfondite per studiare chi sono questi fedeli, quali sono le loro motivazioni religiose e quale relazione mantengono con l’insieme della Chiesa.

L’edizione digitale di Oxford University Press risulta pubblicata il 22 ottobre 2026, mentre l’edizione cartacea è prevista per marzo 2027.

Chi sono davvero i cattolici che assistono alla messa tradizionale?

La ricerca di Cranney e Bullivant intende rispondere a una questione che ha occupato gran parte del dibattito liturgico degli ultimi anni: chi sono realmente i cattolici legati alla messa tradizionale e cosa li spinge a preferire questa forma di celebrazione.

Nella presentazione ufficiale del libro, Oxford University Press ricorda che questi fedeli sono stati definiti divisivi, estremisti e persino vicini a una setta, mentre altri li considerano il futuro del cattolicesimo.

Di fronte a queste caratterizzazioni contrapposte, gli autori hanno sviluppato una ricerca sociologica su larga scala per analizzare la composizione di queste comunità, le loro convinzioni e le loro differenze rispetto all’insieme dei cattolici statunitensi.

Lo studio affronta questioni che sono state presenti nelle controversie liturgiche: se i partecipanti alla messa tradizionale siano principalmente giovani convertiti, se rifiutino il Concilio Vaticano II e la Chiesa contemporanea, o se il loro legame con il rito antico risponda fondamentalmente alla ricerca di bellezza, riverenza e continuità con la tradizione nel culto.

Esamina inoltre le conseguenze delle riforme pontificie su queste comunità e il significato della loro crescita per il futuro della Chiesa.

I ricercatori presentano la loro opera come un tentativo di separare i pregiudizi dalla realtà attraverso dati empirici. Secondo quanto spiegano nel riassunto editoriale, il risultato mostra una comunità considerevolmente più complessa di quanto di solito riconoscano sia i suoi sostenitori che i suoi detrattori.

Una ricerca che Leone XIV ha conosciuto personalmente a marzo

Il 5 marzo scorso, Leone XIV ha ricevuto in udienza privata Stephen Bullivant, professore di teologia e sociologia della religione alla St Mary’s University di Londra, e Stephen Cranney, scienziato dei dati e professore di sociologia alla Catholic University of America, a Washington.

L’incontro è stato registrato nel bollettino ufficiale delle udienze della Santa Sede, sebbene il Vaticano non abbia diffuso dettagli sul contenuto della conversazione.

L’Università di Notre Dame d’Australia, dove Bullivant svolge anche la sua attività accademica, ha successivamente confermato che entrambi i ricercatori avevano presentato al Papa il loro lavoro sulle comunità statunitensi legate alla liturgia tradizionale.

L’udienza si è svolta in un contesto di successivi incontri di Leone XIV con personalità legate alla messa tradizionale, tra cui i cardinali Raymond Burke, Robert Sarah e Gerhard Müller, nonché il vescovo Athanasius Schneider.

Pochi giorni prima, il Pontefice aveva anche ricevuto i responsabili di due ordinariati personali istituiti per ex anglicani, strutture create durante il pontificato di Benedetto XVI che permettono di conservare determinate tradizioni liturgiche all’interno della piena comunione con Roma.

La successione di incontri aveva suscitato interesse sulla possibilità che Leone XIV stesse esaminando la situazione delle comunità colpite dalle restrizioni imposte alla messa tradizionale durante il pontificato di Francesco.

I dati mettono in discussione l’identificazione dei tradizionalisti con il rifiuto del Vaticano II

Uno degli aspetti più rilevanti della ricerca è il rapporto dei fedeli della messa tradizionale con il Concilio Vaticano II e l’autorità della Chiesa.

In un lavoro precedente pubblicato nel 2024, Bullivant e Cranney hanno segnalato la mancanza di dati oggettivi e raccolti sistematicamente su queste comunità, il cui studio era stato dominato fino ad allora da articoli di opinione e analisi storiche o teologiche.

I risultati dei loro sondaggi mostrano che quasi due terzi dei partecipanti accettano in qualche misura gli insegnamenti del Concilio Vaticano II. Il 22 % ha dichiarato di essere molto d’accordo con essi, il 27 % d’accordo e il 15 % abbastanza d’accordo, mentre solo il 4 % ha espresso un netto disaccordo.

L’Università di Notre Dame d’Australia ha evidenziato questi risultati nel riferire sull’udienza dei ricercatori con Leone XIV e ha sottolineato che lo studio aveva anche riscontrato un elevato grado di adesione alla dottrina cattolica sull’Eucaristia e un ampio riconoscimento dell’autorità del Papa.

Tra i dati diffusi in precedenza figurava che il 98 % dei fedeli intervistati affermava di credere nella presenza reale di Cristo nell’Eucaristia.

Queste cifre forniscono elementi per esaminare una delle accuse più frequenti contro i cattolici legati alla liturgia tradizionale: il loro presunto rifiuto generalizzato del Concilio Vaticano II e dell’autorità pontificia.

La ricerca distingue tra le divergenze che possono esistere riguardo a determinate decisioni disciplinari o interpretazioni successive del Concilio e l’accettazione degli insegnamenti della Chiesa.

Riverenza, bellezza e continuità con la tradizione

Un altro degli aspetti esaminati dai ricercatori sono le motivazioni che spingono i cattolici statunitensi a partecipare alla messa tradizionale.

Il libro analizza l’importanza che questi fedeli attribuiscono alla riverenza nel culto, alla bellezza della liturgia e alla continuità con la tradizione cattolica.

Studia inoltre la presenza di famiglie giovani, il ruolo dei convertiti e le differenze tra queste comunità e l’insieme dei cattolici statunitensi.

L’opera presta attenzione alla relazione che i partecipanti alla liturgia antica mantengono con le parrocchie dove si celebra la messa secondo il Messale riformato dopo il Concilio Vaticano II.

Gli autori esaminano, inoltre, come le decisioni degli ultimi pontificati abbiano influenzato la vita di queste comunità, specialmente dalla promulgazione di Traditionis Custodes nel luglio 2021.

La ricerca offre così un approccio a un fenomeno che non si limita alle controversie sulla disciplina liturgica, ma abbraccia anche questioni legate alla trasmissione della fede, alla vita familiare e all’identità cattolica.

L’impatto di Traditionis Custodes negli Stati Uniti

Lo studio arriva cinque anni dopo che Francesco ha promulgato il motu proprio Traditionis Custodes, che ha notevolmente ristretto la celebrazione della messa secondo il Messale Romano del 1962 e ha sottoposto la sua autorizzazione a nuove condizioni.

Le misure hanno avuto conseguenze dirette per numerose comunità statunitensi che fino ad allora avevano potuto assistere regolarmente alla liturgia tradizionale.

Secondo i dati diffusi dai ricercatori, prima delle restrizioni del 2021 c’erano più di 800 parrocchie negli Stati Uniti che offrivano questa celebrazione. Successivamente, il numero si è ridotto a meno di 500 parrocchie non legate alla Fraternità Sacerdotale San Pio X.

Gli autori collocano inoltre a 103 il numero di cappelle della Fraternità sul territorio statunitense, una realtà che va distinta dalle comunità che celebrano la messa tradizionale sotto l’autorità dei vescovi diocesani.

La riduzione dei luoghi di celebrazione costituisce uno degli elementi studiati da Cranney e Bullivant per comprendere gli effetti delle decisioni pontificie sui fedeli.

Uno studio che fornisce nuovi dati al dibattito liturgico

La pubblicazione di Trads mette a disposizione del pubblico una ricerca che il Pontefice ha già avuto occasione di conoscere direttamente durante l’udienza di marzo.

Il lavoro di Cranney e Bullivant introduce dati sociologici in un dibattito che per anni è stato segnato dalle controversie sull’unità ecclesiale, l’autorità pontificia e la continuità della tradizione liturgica romana.

I suoi risultati mostrano l’importanza di distinguere tra le diverse sensibilità e posizioni esistenti tra i cattolici che assistono alla messa tradizionale, invece di trattarli come un gruppo omogeneo.

La ricerca permette anche di conoscere meglio le motivazioni religiose di queste comunità e l’impatto che le restrizioni liturgiche hanno avuto sulla loro vita ordinaria.

Mentre rimane in vigore Traditionis Custodes, la pubblicazione di Trads offre nuovi elementi documentali per esaminare la situazione di alcuni fedeli il cui legame con la liturgia tradizionale continua a essere una delle questioni aperte dell’attuale pontificato.

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