Sette organizzazioni internazionali favorevoli all’introduzione di riforme nella Chiesa cattolica hanno chiesto al cardinale Mario Grech, segretario generale del Sinodo dei Vescovi, l’abrogazione di tre canoni del Codice di Diritto Canonico, tra cui il 1024, che stabilisce che «solo l’uomo battezzato riceve validamente l’ordinazione sacra». La richiesta mira ad ampliare la portata delle riforme sinodali fino a una questione direttamente legata alla dottrina cattolica sul sacramento dell’Ordine.
La richiesta è contenuta in una lettera indirizzata al cardinale Grech, datata 22 ottobre 2026, in risposta al rapporto Per una Chiesa sinodale, elaborato dalla commissione canonica del Sinodo. I firmatari ritengono insufficienti le modifiche proposte e chiedono una trasformazione più profonda delle strutture di governo ecclesiastico.
L’iniziativa è sostenuta da We Are Church International, Root & Branch, Council of Australasian Catholics, Spirit Unbounded, Catholic Church Reform International, International Church Reform Network e Association of Catholic Priests, organizzazioni legate a movimenti che promuovono cambiamenti nella dottrina, nella disciplina e nel governo della Chiesa.
Chiedono l’abrogazione del canone 1024 e la modifica delle norme sul governo ecclesiastico
La richiesta più significativa compare nella seconda pagina della lettera, dove i firmatari mettono in discussione le restrizioni stabilite dai canoni 129 §1 e 274 §1 e il loro rapporto con il canone 1024.
Le organizzazioni sostengono che queste disposizioni mantengono una struttura di governo riservata fondamentalmente ai chierici e che, collegando determinate responsabilità ecclesiastiche alla ricezione del sacramento dell’Ordine, escludono le donne da funzioni di direzione e ministero.
In questo contesto, chiedono espressamente «la revisione dei canoni 129 §1, 274 §1 e 1024 in vista della loro abrogazione», una richiesta che ripetono nella sezione finale del documento.
Il canone 1024 del Codice di Diritto Canonico stabilisce che «solo l’uomo battezzato riceve validamente l’ordinazione sacra». Non si tratta, quindi, di una disposizione meramente amministrativa, ma di una norma che raccoglie una condizione necessaria per la validità del sacramento dell’Ordine.
Da parte sua, il canone 129 §1 stabilisce che sono soggetti idonei a esercitare la potestà di governo coloro che hanno ricevuto l’ordine sacro, mentre il canone 274 §1 riserva ai chierici gli uffici il cui esercizio richiede la potestà di ordine o di governo ecclesiastico.
I firmatari riconoscono che questa questione era al di fuori dell’ambito di lavoro della commissione canonica del Sinodo, ma sostengono che non può rimanere al margine di una riforma sinodale più ampia.
Sebbene la lettera concentri la sua argomentazione sulla partecipazione delle donne al governo e ai ministeri ecclesiali, la richiesta di abrogare il canone 1024 riguarda direttamente la norma che regola chi può ricevere validamente l’ordinazione.
Accusano i vescovi di trasformare la sinodalità in una simulazione
La lettera contiene anche dure critiche all’esercizio dell’autorità episcopale e al funzionamento degli organismi sinodali.
Le sette organizzazioni sostengono che numerosi vescovi continuano a governare in modo unilaterale e che alcuni processi sinodali sono controllati dalla gerarchia dalla convocazione fino all’adozione delle decisioni.
Secondo le loro denunce, sono gli stessi vescovi a determinare i partecipanti, i temi da affrontare e i risultati delle consultazioni, il che, a giudizio dei firmatari, snatura il senso della sinodalità.
Il documento arriva a qualificare determinate esperienze come «simulazioni sinodali», considerando che si presentano come processi partecipativi decisioni che continuano a dipendere dall’autorità episcopale.
Le critiche si estendono ai consigli pastorali diocesani e ai parroci. Le organizzazioni avvertono che questi organismi possono diventare strutture meramente simboliche se i vescovi mantengono il controllo sulla loro composizione e sul loro funzionamento.
Chiedono inoltre che i gruppi riformisti possano intervenire nei processi sinodali anche se non sono formalmente costituiti come associazioni riconosciute dall’autorità ecclesiastica.
I firmatari chiedono alla Segreteria Generale del Sinodo istruzioni più ferme per garantire che le diocesi incorporino le loro proposte di partecipazione e rendicontazione.
La Chiesa ha insegnato definitivamente che non può ordinare sacerdoti le donne
La rivendicazione relativa al canone 1024 riguarda una materia su cui il Magistero della Chiesa si è espresso espressamente e che non dipende da una semplice disposizione disciplinare.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica, al numero 1577, insegna che solo l’uomo battezzato riceve validamente l’ordinazione sacra. Spiega che Gesù Cristo scelse uomini per formare il collegio dei dodici Apostoli e che questi seguirono lo stesso criterio nello scegliere i loro collaboratori.
La Chiesa si riconosce vincolata da questa scelta del Signore e, quindi, non ritiene di avere l’autorità per modificarla.
Questo insegnamento fu riaffermato da san Giovanni Paolo II nella lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis, pubblicata nel 1994, in cui dichiarò:
«La Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire l’ordinazione sacerdotale alle donne, e che questo giudizio deve essere considerato come definitivo da tutti i fedeli della Chiesa».
La Congregazione per la Dottrina della Fede confermò successivamente che questo insegnamento richiede un assenso definitivo, appartenendo al deposito della fede.
Per questo motivo, la pretesa di eliminare il canone 1024 non può essere equiparata a una riforma delle procedure di partecipazione o delle strutture amministrative della Chiesa. La disposizione raccoglie un insegnamento dottrinale che non è soggetto alla volontà di un’assemblea sinodale né a una modifica legislativa.
Una nuova pressione sulla riforma sinodale del Codice di Diritto Canonico
La lettera arriva dopo che la commissione canonica del Sinodo ha presentato un rapporto con proposte di modifica di 34 canoni del Codice di Diritto Canonico.
Il documento, presentato all’inizio di ottobre, contempla cambiamenti legati alla partecipazione dei laici, ai consigli pastorali e al funzionamento dei sinodi diocesani.
Queste proposte avevano già suscitato critiche da parte di vari canonisti, soprattutto per le implicazioni che potrebbero avere sul rapporto tra il sacramento dell’Ordine e l’esercizio della potestà di governo nella Chiesa.
Tra coloro che hanno messo in discussione la portata della riforma figurano il domenicano Pius Pietrzyk e il sacerdote Gerald Murray, che hanno avvertito delle conseguenze ecclesiologiche di alcune delle modifiche proposte.
Il nuovo intervento delle organizzazioni riformiste va oltre quelle proposte. Non si limita a chiedere una maggiore partecipazione dei laici o a rivedere le procedure di governo, ma chiede espressamente l’abrogazione di una disposizione che raccoglie l’insegnamento della Chiesa sulla ricezione valida del sacramento dell’Ordine.
La lettera conclude chiedendo al cardinale Grech di trasmettere le loro rivendicazioni a Leone XIV e che la Segreteria Generale del Sinodo offra orientamenti per avanzare nella loro applicazione prima delle assemblee di valutazione previste per il 2027.