Il Governo accelera il decreto sull'aborto: aiuti alla donna incinta solo su richiesta e senza obiettori

Il Consiglio Interterritorial discuterà mercoledì per posta elettronica il regio decreto, che esclude dai comitati clinici chi sia stato obiettore di coscienza negli ultimi tre anni

Il Governo accelera il decreto sull'aborto: aiuti alla donna incinta solo su richiesta e senza obiettori
Ana Redondo, ministra de Igualdad

Il Governo ha accelerato il regio decreto che stabilirà cosa si deve comunicare a una donna prima di abortire, e in esso le informazioni su gli aiuti pubblici alla donna incinta e i suoi diritti lavorativi restano fuori dall’obbligatorio: le riceverà solo se le chiede. Il Consiglio dei Ministri ha autorizzato martedì 6 ottobre l’iter amministrativo urgente del progetto, e il Ministero della Sanità lo sottoporrà mercoledì 14 ottobre al Consiglio Interterritoriale del Sistema Sanitario Nazionale in una sessione straordinaria che si terrà per posta elettronica.

Il testo, che nella relazione del Consiglio dei Ministri figura nella sezione di Uguaglianza, il dipartimento di Ana Redondo, ha per titolo il regio decreto che regolerà l’informazione preliminare al consenso nell’interruzione volontaria della gravidanza. Regola inoltre il comitato clinico che interviene negli aborti per cause mediche. Secondo il Governo, il suo obiettivo è adattare lo sviluppo regolamentare alla riforma della legge sull’aborto approvata nel 2023 e garantire che tutte le donne ricevano le stesse informazioni indipendentemente da dove vivano.

Il progetto separa due blocchi. Quello obbligatorio, che sarà fornito in tutti i casi, comprende la natura della procedura, i metodi disponibili, chirurgico e farmacologico, senza preferenza tra loro salvo per ragioni cliniche, i centri pubblici e privati accreditati, le procedure e i diritti della paziente. Il volontario raccoglie le informazioni su contraccezione e sesso sicuro, la consulenza prima e dopo l’intervento, gli aiuti pubblici per le donne incinte e i diritti lavorativi. Questo secondo blocco sarà trasmesso solo su richiesta della donna, e il Governo sottolinea che la sua ricezione «non sarà mai requisito per accedere alla prestazione».

Il secondo elemento del decreto riguarda i medici. I comitati clinici che intervengono negli aborti per cause mediche avranno composizione paritaria tra uomini e donne, e ne saranno esclusi i professionisti iscritti nel registro degli obiettori di coscienza. Il progetto va oltre: non potranno farne parte nemmeno coloro che siano stati iscritti in quel registro nei tre anni precedenti. Il comitato dovrà emettere il suo parere per iscritto, con la diagnosi, gli esami revisionati e le ragioni cliniche che lo sostengono.

Il testo esige che l’informazione sia veritiera, oggettiva, chiara e comprensibile, e che si presti particolare attenzione alle minorenni di sedici anni, alle donne straniere e alle donne con disabilità. Il settimanale Alfa y Omega sostiene che, con questi criteri, resterà fuori dall’informazione fornita alla donna qualsiasi riferimento alle associazioni che aiutano a portare avanti la gravidanza; il riassunto ufficiale del progetto non le menziona.

Il decreto completa il percorso aperto dalla riforma del 2023, che ha soppresso i tre giorni di riflessione che la legge del 2010 imponeva tra l’informazione e l’intervento e ha reso volontaria l’informazione sugli aiuti e sui diritti legati alla maternità. Ciò che allora fu modificato nella legge viene ora trasferito al regolamento applicato dalle assessorati e dai centri sanitari.

Anche la forma dice qualcosa. Secondo fonti del Ministero della Sanità citate da Redacción Médica, la sessione straordinaria dell’Interterritoriale, con questo decreto come unico punto all’ordine del giorno, si terrà per posta elettronica su indicazione della presidenza dell’organo, una formula prevista nel suo funzionamento che il Ministero ha già utilizzato a luglio per lo Statuto Quadro. Le assessorati delle comunità autonome, che gestiscono la prestazione e i registri degli obiettori, dovranno esprimere la loro posizione sul testo per iscritto e in pochi giorni.

L’iter urgente accorcia i termini della procedura, compreso quello dell’audizione pubblica. Il Governo non ha fissato pubblicamente una data per l’approvazione definitiva, che spetterà nuovamente al Consiglio dei Ministri, a meno di sette settimane dalle elezioni generali del 29 novembre.


Leggi anche

Aiuta Infovaticana a continuare a informare