La depenalizzazione dell'aborto in Andorra entra nella sua fase finale dopo i negoziati con Roma

La depenalizzazione dell'aborto in Andorra entra nella sua fase finale dopo i negoziati con Roma
Arxiu Andorra Seu del Govern d'Andorra 04.12.2023 Foto: Albert Salamé / VWFoto

Il Governo di Andorra prevede di portare durante questo mese di ottobre al Consell General il testo per depenalizzare la donna che abortisce, dopo anni di negoziazioni discrete con la Santa Sede e di vari rinvii destinati a trovare una formula che permetta di avanzare nella riforma senza far saltare per aria il peculiare sistema istituzionale del Coprincipato.

Secondo quanto informa La Veu Lliure, il capo del Governo, Xavier Espot, ha assicurato che la depenalizzazione sarà «una realtà prima della fine della legislatura» e ha segnalato che è «molto probabile» che la proposta possa essere presentata durante questo stesso mese.

«Molto probabilmente si potrà presentare durante questo mese di ottobre», ha affermato.

La riforma che ora si prepara sarà più limitata di quella che era stata prospettata un anno fa: la donna che abortisce smetterebbe di essere penalmente perseguita, ma il medico o il professionista sanitario che interviene continuerebbe a essere sottoposto al regime penale vigente.

L’aborto continuerebbe a non poter essere praticato legalmente in Andorra, ma scomparirebbe una delle protezioni penali che fino ad ora mantenevano il Principato tra i pochi paesi europei dove la legislazione continuava a riconoscere, almeno parzialmente, la gravità giuridica di porre fine alla vita del non nato.

Anni di negoziazioni con Roma

Il Governo andorrano mantiene conversazioni con la Santa Sede dal 2019 per trovare una via d’uscita a un problema che lo stesso Esecutivo ha trasformato in priorità politica.

La difficoltà deriva dalla particolare struttura del Paese: uno dei due capi di Stato è il vescovo di Urgell, attualmente monsignor Josep-Lluís Serrano Pentinat. Qualsiasi riforma dell’aborto riguarda quindi direttamente un prelato cattolico che esercita come coprincipe.

Per anni, questa circostanza ha funzionato come un freno effettivo di fronte alla legalizzazione o depenalizzazione dell’aborto. Tuttavia, le negoziazioni con Roma hanno progressivamente aperto una via per modificare il Codice Penale senza mettere formalmente in discussione la continuità del coprincipe episcopale.

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Nel 2025 era stata messa sul tavolo una formula più ampia, che contemplava non solo la depenalizzazione della donna, ma anche la protezione del professionista sanitario e persino la possibile partecipazione della CASS in determinate spese legate all’aborto.

L’approccio è finito in un vicolo cieco. Le conversazioni si sono prolungate e il cambio al Vaticano dopo la morte di Francesco ha alterato uno scenario che sembrava molto più avanzato sotto il pontificato precedente.

Francesco avrebbe dato il via libera a una formula più ampia

Secondo fonti vaticane citate da La Veu Lliure e secondo quanto esposto anche dal consigliere generale Cerni Escalé, Francesco avrebbe dato il suo benestare alla riforma nei termini inizialmente prospettati.

Il dato non è stato confermato pubblicamente dalla Santa Sede, ma si inserisce nell’evoluzione di conversazioni che per anni sono avanzate verso una soluzione sempre più favorevole al Governo andorrano.

Se confermato, significherebbe che Roma avrebbe accettato sotto Francesco una formula più ampia di quella che ora sembra disposta ad approvare: depenalizzazione della donna, possibile protezione del sanitario ed eventuale copertura di parte dell’assistenza.

L’elezione di Leone XIV avrebbe parzialmente frenato questo processo, ma non lo avrebbe invertito.

La nuova amministrazione vaticana avrebbe sollevato obiezioni su alcuni di questi elementi, in particolare sulla copertura dei professionisti sanitari e sull’eventuale finanziamento pubblico. Il risultato sarebbe la formula minima che ora prepara l’Esecutivo: la donna smetterebbe di essere punita, ma l’aborto continuerebbe a non poter essere praticato legalmente all’interno del Principato.

Parolin, interlocutore principale di Andorra

Il cardinale Pietro Parolin è stato per anni una figura centrale in queste negoziazioni.

Alla fine di luglio del 2026, Espot e Ladislau Baró hanno viaggiato in Vaticano per incontrarsi con il segretario di Stato e cercare di sbloccare definitivamente il dossier.

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Dopo quell’incontro, il Governo era arrivato ad annunciare che il testo avrebbe potuto essere presentato a settembre. Il mese è terminato senza novità e ora Espot fissa nuovamente ottobre come nuovo orizzonte.

L’Esecutivo parla di una soluzione «soddisfacente per tutte le parti». Ma il bilancio di sette anni di negoziazioni è difficile da nascondere: il Vaticano ha finito per accettare, o almeno per non bloccare, che Andorra ritiri dal Codice Penale la sanzione alla donna che abortisce.

Da uno degli ultimi baluardi pro-vita d’Europa a una depenalizzazione concordata

Il caso andorrano ha un evidente carico simbolico.

Per anni, la presenza di un vescovo come capo di Stato ha trasformato il Principato in uno degli ultimi territori europei dove la legislazione continuava a offrire una protezione penale particolarmente forte al non nato.

Ora questa protezione comincia a cedere, e lo fa non contro la volontà espressa della Santa Sede, ma dopo anni di conversazioni con essa.

Il confronto con altri microstati cattolici risulta inevitabile. Nel novembre del 2025, il principe Alberto II di Monaco ha posto il veto a un ampliamento dell’aborto adducendo direttamente l’identità cattolica del Paese e la protezione della vita. In Andorra, invece, la negoziazione con Roma ha condotto nella direzione opposta: non a rafforzare la legislazione pro-vita, ma a cercare la formula giuridicamente meno traumatica per smantellarla parzialmente.

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Se Espot rispetterà questa volta il calendario annunciato, il Consell General riceverà il testo nelle prossime settimane.

Sarà allora che si potrà verificare l’esatta portata della riforma. Ma il dato politico ed ecclesiale è già sufficientemente chiaro: dopo anni di dialogo con la Santa Sede, Andorra è più vicina che mai a eliminare dal Codice Penale la sanzione alla donna che abortisce, e Roma, lungi dall’aver chiuso quella porta, ha partecipato attivamente alla ricerca della formula che lo renda possibile.

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