Il Papa, Hemingway e il “moi” a Parigi

Il Papa, Hemingway e il “moi” a Parigi
La torre Eiffel en una mañana gris [foto del autor]

Per Brad Miner

Alla fine dell’anno scorso, mia moglie ha cominciato a pianificare con cura e meticolosità un viaggio di una settimana a Parigi per tutta la famiglia. Lo ha fatto, come ha indicato agli altri otto di noi, perché voleva celebrare con stile il suo prossimo compleanno «significativo». Con buon criterio ha scelto la fine di settembre: il clima sarebbe stato più fresco e le folle più ridotte. Così, sono stati prenotati i voli e l’hotel, e sono stati concordati ristoranti e visite.

E poi è stato annunciato che, durante le nostre date, Leone XIV sarebbe stato a Parigi; avrebbe avuto inizio la Settimana della Moda di Parigi; e Céline Dion avrebbe cominciato la sua «residenza» alla Plenitude Arena. Tutto ciò significava una plenitude di gente a Parigi. Be’…

Ciononostante, l’unica vera difficoltà che questo ci ha causato è stata durante una gita in barca privata sulla Senna. È stato un glorioso pomeriggio di venerdì, e la Torre Eiffel era tanto drammatica quanto si possa immaginare contro il cielo azzurro brillante. Ma proprio quando stavamo per arrivare a Notre-Dame e all’Île de la Cité, è apparsa una barca della polizia e ha ordinato di fare dietrofront. (Niente di drammatico, si capisce: solo un segnale che il nostro «capitano» ha capito.) Il Papa sarebbe presto stato nella cattedrale.

Infatti, il 24, 25 e 26 settembre, molti luoghi di Parigi sono stati designati périmètres de sécurité. Guide, autisti e altri ci dicevano spesso: «È colpa del Papa». Ma questo, naturalmente, era falso. Lui era un ospite e una grande benedizione per la Francia cattolica. E Parigi appariva come doveva essere apparsa prima dell’istituzione della laïcité nel 1905. In linea di principio, ciò significa che la Francia è (e così afferma la costituzione del 1958) un État laïque, uno Stato laico, anche se mi dicono che è meglio dire che la Francia è neutrale verso tutte le religioni.

Ma questo è il governo, e il popolo francese sembra entusiasta del cattolicesimo. La Messa papale nella Place de la Concorde ha riempito la zona intorno all’Avenue des Champs-Élysées con tra 700.000 e 800.000 persone. È un numero impressionante, anche se nel 1997 la Messa di chiusura della Giornata Mondiale della Gioventù di papa san Giovanni Paolo II (all’ippodromo di Longchamp) ha riunito più di un milione di fedeli.

Prima, durante e dopo la visita papale, si vedevano gruppi di suore domenicane, vari sacerdoti di diversi livelli di dignità ecclesiastica e molte immagini del Santo Padre, tanto che Parigi sembrava di nuovo, anche se solo brevemente, la capitale della «Figlia Primogenita della Chiesa».

Questa espressione ha le sue radici alla fine del V secolo, quando san Remigio battezzò il re Clodoveo. Nel corso della storia successiva, il cattolicesimo della Francia è stato indiscusso fino alla Rivoluzione francese del 1789-1799, e da allora la nazione è scivolata verso livelli sempre più profondi di secolarismo.

Per questo Giovanni Paolo II, durante la sua prima visita papale a Parigi nel 1980, chiese: «France, fille aînée de l’Église, es-tu fidèle aux promesses de ton baptême?» («Francia, figlia primogenita della Chiesa, sei fedele alle promesse del tuo battesimo?»). Nel 2026, resta una domanda importante, una a cui io non posso rispondere. Ma negli ultimi giorni, certamente abbiamo visto motivi di speranza.

Notre-Dame de Paris in una mattina di domenica di settembre [foto dell’autore]

Mi sono preso una mattina per me, in parte per visitare chiese e in parte per vagare per le strade che Ernest Hemingway frequentava negli anni Venti.

Hemingway si era fatto cattolico romano ma, per sua stessa ammissione, non era un cattolico molto buono. Faceva parte, dopotutto, di ciò che la sua amica Gertrude Stein chiamò la «Generazione perduta», un commento fatto direttamente a Hemingway. Si era fatto cattolico (a quanto pare dopo aver ricevuto l’istruzione catechetica) per poter sposare Pauline Pfeiffer, una cattolica devota dell’Arkansas.

Qui, naturalmente, comincia la «difficoltà» del suo cattolicesimo. Era stato precedentemente sposato con un rito civile, e non è chiaro se la sua unione con Pauline sia stata strettamente canonica, secondo, ironicamente, il privilegio paolino (in inglese, Pauline Privilege).

Hemingway era una persona tormentata, senza dubbio. Avrebbe divorziato da Pauline e avrebbe avuto altre due mogli dopo di lei. È stato un padre distante per i suoi tre figli. Si sarebbe suicidato (come aveva fatto suo padre), e un sacerdote cattolico avrebbe officiato al suo funerale, anche se quel chierico, padre Robert J. Waldmann, credeva (come aveva riferito la stampa) che la morte dello scrittore fosse stata un incidente mentre Hemingway puliva una delle sue doppiette.

Ernest e Pauline Pfeiffer Hemingway [immagine: pubblico dominio]

È assiomatico che nessuno è perfetto, ma alcuni sono più imperfetti di altri. D’accordo. Ma il cattolicesimo di Hemingway era, a modo suo, genuino. Era devoto della Santissima Vergine, credendo che le sue numerose apparizioni dimostrassero che il cattolicesimo è l’unica vera fede.

Nel suo roman à clef del 1926, The Sun Also Rises (in italiano, Fiesta), scritto quando aveva 26 anni, Hemingway scrive:

Mi inginocchiai e cominciai a pregare e pregai per tutti quelli che mi vennero in mente, Brett e Mike e Bill e Robert Cohn e me stesso, e . . . e raggruppando tutti gli altri, poi pregai di nuovo per me stesso, e mentre pregavo per me stesso scoprii che mi veniva sonno . . . Ero in ginocchio con la fronte sul legno davanti a me, e pensavo a me stesso che pregavo, mi vergognavo un po’, e mi dispiaceva di essere un cattolico così pessimo, ma mi resi conto che non c’era niente che potessi fare al riguardo, almeno per un po’, e forse mai, ma che comunque era una grande religione, e desideravo solo sentirmi religioso e forse lo sarei stato la prossima volta . . .

Il romanzo ha due epigrafi: lo «une génération perdue» di Stein e un altro dall’Ecclesiaste: «Una generazione passa, e un’altra generazione viene: ma la terra rimane per sempre».

Mi chiedo: sono un cattolico pessimo? Credo di no, anche se sono un peccatore, ma non è la stessa cosa. Suppongo che papa Leone direbbe che lui è un peccatore, e perché no? Non lo siamo tutti?

La Gioconda. Uno sciopero selvaggio dei lavoratori del museo ha ritardato di due ore il nostro tour privato mattutino. Poi sono arrivate le folle. Non si vede qui un cordone che permette di vedere più da vicino la Gioconda. La fila che passava faceva pensare a dolenti a un funerale di Stato [foto dell’autore]

Sull’autore

Brad Miner, marito e padre, è senior editor di The Catholic Thing e senior fellow del Faith & Reason Institute. È stato editor letterario di National Review e ha avuto una lunga carriera nell’industria editoriale. Il suo libro più recente è Sons of St. Patrick, scritto con George J. Marlin. Il suo bestseller The Compleat Gentleman è ora disponibile in una terza edizione rivista e anche come edizione audio di Audible (letta da Bob Souer). Il Sig. Miner è stato membro del consiglio di Aid to the Church In Need USA e anche del consiglio del Selective Service System nella contea di Westchester, NY.

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