I delegati pontifici dell'IVE comunicano le conclusioni dei processi canonici su Buela

I delegati pontifici dell'IVE comunicano le conclusioni dei processi canonici su Buela

I delegati pontifici dell’Istituto del Verbo Incarnato (IVE) e delle Serve del Signore e della Vergine di Matará (SSVM) hanno informato i membri di entrambi gli istituti sulle risoluzioni adottate dai tribunali ecclesiastici in relazione al sacerdote Carlos Miguel Buela, fondatore delle due congregazioni.

In un comunicato pubblicato ufficialmente il 24 settembre, i delegati hanno segnalato che sia il Tribunale Penale Speciale di prima istanza sia il Tribunale di Appello «hanno raggiunto la certezza morale sulla responsabilità di P. Carlos Miguel Buela» per la commissione di «un delitto contro il sesto comandamento, perpetrato con violenza» contro diverse persone, conformemente al canone 1395 §2.

Il comunicato è firmato da monsignor José Antonio Satué Huerto, delegato pontificio per l’IVE; suor Clara Echarte Oñate, delegata pontificia per le SSVM; e suor Simona Brambilla, prefetta del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica.

Un giorno prima, Satué ed Echarte avevano indirizzato ai membri di entrambi gli istituti una lettera più estesa in cui spiegavano i precedenti delle procedure e le ragioni della nuova comunicazione.

 

Le risoluzioni di prima istanza e di appello

Secondo la lettera datata 23 settembre, il Tribunale Penale Speciale è stato costituito con decreto il 14 maggio 2020 per esaminare le denunce presentate contro Buela.

I delegati spiegano che, «dopo un attento processo», nel quale sono stati ascoltati il sacerdote stesso, il suo avvocato e numerosi testimoni, il tribunale ha ritenuto il 20 luglio 2021 che Buela «ha commesso il delitto di cui al can. 1395 §2, cioè un delitto contro il VI comandamento del decalogo commesso con violenza», a danno di cinque membri ed ex membri dell’IVE.

La risoluzione è stata impugnata e il 5 novembre 2021 è stato costituito un Tribunale Penale Speciale di Appello. Secondo la lettera, questa seconda istanza ha svolto una «ampia istruzione complementare», che ha incluso l’acquisizione di documenti, la comparizione dell’imputato e la deposizione di diversi testimoni presentati dal suo avvocato.

Il 30 marzo 2023, il tribunale di appello ha ratificato la decisione di prima istanza. La lettera riproduce la risoluzione:

«Risulta che ha commesso il delitto previsto dal can. 1395, § 2, cioè un delitto contro il sesto comandamento del Decalogo commesso con violenza, nei casi di A, B, C, D ed E; pertanto, deve essere confermata la sentenza di condanna di prima istanza relativamente al delitto commesso».

I delegati aggiungono che il Tribunale di Appello «ha raggiunto la certezza morale della responsabilità di P. Buela», ma indicano che tale conclusione non ha potuto essere formalizzata «in una sentenza pubblicata», poiché il sacerdote è deceduto 24 giorni dopo, il 23 aprile 2023.

Diverse interpretazioni sulla procedura

Secondo quanto riferito da The Pillar, dopo un incontro tenutosi a Roma il 14 settembre è stato diffuso su una pagina web un testo senza firma, attribuito a superiori maggiori dell’IVE, che offriva un’interpretazione diversa sulle conseguenze giuridiche della morte di Buela prima della conclusione delle procedure.

Il testo affermava che, «poiché il processo penale non si è concluso a causa della morte dell’imputato, non spetta all’Istituto emettere un giudizio di colpevolezza sul Fondatore né considerare giuridicamente concluso un processo che non ha raggiunto il suo termine».

La lettera dei delegati pontifici del 23 settembre, da parte sua, sostiene che si deve accogliere quanto stabilito dai tribunali. Satué ed Echarte affermano che è necessario «accettare in modo deciso e responsabile questa dolorosa verità, constatata inequivocabilmente dai Tribunali e dalla Chiesa».

«Non si possono continuare a sostenere argomenti fallaci che ci allontanano dalla verità e, quindi, da Dio», indica il documento.

I delegati spiegano inoltre che nei mesi precedenti avevano constatato «il dolore e la difficoltà» che per alcuni membri comportava l’accettazione di queste informazioni, «al punto da considerarle inverosimili, data l’esperienza personale che avevano avuto di P. Buela e l’immagine della sua persona che era stata trasmessa e consolidata negli Istituti».

Il riferimento alle vittime

La lettera affronta anche espressamente la situazione delle persone colpite. I delegati scrivono che «è urgente cambiare il nostro sguardo verso le vittime» e sostengono che queste «hanno effettivamente subito prima le cattive azioni del fondatore e poi l’atteggiamento di entrambi gli istituti».

Il documento aggiunge che, secondo la valutazione degli stessi delegati, le vittime sono state «squalificate ed emarginate con crudeltà in non poche occasioni, come abbiamo potuto verificare per esperienza diretta».

Successivamente, Satué ed Echarte ritengono necessario «chiedere loro perdono per la sofferenza che hanno subito e offrire loro l’accompagnamento e l’aiuto di cui hanno bisogno nei rispettivi percorsi di guarigione».

Il comunicato pubblico del 24 settembre spiega, in termini più generali, che la chiarificazione intende contribuire a «ristabilire la verità come atto di giustizia» verso le persone danneggiate dal comportamento di Buela, oltre a fornire informazioni ai membri di entrambi gli istituti.

La distinzione tra il fondatore e il carisma

Un altro degli argomenti affrontati nei documenti è il rapporto tra la figura del fondatore e il carisma delle congregazioni.

I delegati spiegano che il processo richiede di «distinguere con maggiore chiarezza la persona e l’esperienza del Fondatore dal carisma fondazionale riconosciuto dalla Chiesa e accolto dai membri».

La lettera precisa che «il dono suscitato dallo Spirito all’origine di una famiglia religiosa non si identifica semplicemente con la persona del Fondatore, né con ciascuna delle sue parole, decisioni, giudizi o modi di agire».

In tal senso, i delegati sostengono che operare tale distinzione «non significa rinnegare le proprie origini né negare quanto di autenticamente evangelico si è ricevuto e vissuto», bensì evitare «fare della fedeltà alla persona del Fondatore il criterio della fedeltà al carisma».

Il comunicato del 24 settembre riassume questo obiettivo come la necessità di distinguere «tra il dono dello Spirito concesso per l’edificazione della Chiesa e le limitazioni o azioni personali del Fondatore».

Revisione delle Costituzioni e del diritto proprio

La lettera annuncia altresì una revisione delle Costituzioni e del diritto proprio delle due congregazioni.

Secondo i delegati, sarà necessario rivedere «le norme, le strutture di governo, i processi formativi, le pratiche comunitarie e apostoliche e i modi di esercizio dell’autorità».

Il documento segnala espressamente che questo compito «non dovrà essere inteso come un mero aggiornamento formale o redazionale», bensì come parte del processo di discernimento che gli istituti stanno sviluppando sotto la supervisione della Santa Sede.

È inoltre prevista la determinazione «dei criteri adeguati per l’uso delle immagini e degli scritti» di Buela.

L’incontro del 14 settembre a Roma

La comunicazione è avvenuta dopo che i delegati pontifici hanno convocato i superiori e le superioresse provinciali dell’IVE e delle SSVM a un incontro tenutosi a Roma il 14 settembre, con la partecipazione di responsabili del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica.

Secondo la lettera, l’ampliamento delle informazioni fornite ai religiosi risponde alla proposta avanzata dagli stessi delegati al Dicastero, dopo le difficoltà riscontrate nell’accoglienza delle informazioni comunicate in precedenza.

Il comunicato del 24 settembre segnala che questa chiarificazione mira a contribuire sia all’informazione dei membri sia al «cammino di rilettura del carisma e di revisione, rinnovamento e purificazione della spiritualità, della formazione e dell’apostolato propri» di ciascun istituto.

La lettera conclude esprimendo la fiducia della Santa Sede che sia accolta «la verità circa le condotte di P. Carlos Miguel Buela» e affida ai delegati il compito di continuare ad accompagnare il processo di entrambi gli istituti, l’attenzione alle persone colpite e il discernimento sui rispettivi carismi.

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