Tutti gli uomini del re

Tutti gli uomini del re

Di Steven Jonathan Rummelsburg

Seduto in cima al suo muro d’avorio, il pedante guscio d’uovo Humpty Dumpty dice ad Alice che ogni parola che usa significa «precisamente ciò che voglio che significhi: né più né meno». «La questione è», disse Alice, «se si può far sì che le parole significhino tante cose diverse». Humpty Dumpty devia: «La questione è. . . .chi deve essere il master —questo è tutto». Humpty Dumpty intende master nel senso di governante, colui che detiene il potere sulla parola. Ma «master» porta un senso più antico che egli ha scartato: il termine antico per maestro (magister), la cui autorità non dovrebbe mai essere il potere, ma la conformità della sua mente alla realtà.

In questa scena con Humpty Dumpty, Lewis Carroll ci offre il ritratto di un certo tipo di accademico di Oxford: pomposo, sprezzante e sicuro della propria autorità. Subordina la vera fonte del parlare, che è la realtà, alla sua volontà. Humpty Dumpty è il prototipo di un vero esercito di professori moderni, convinti che, controllando il significato delle parole, controllino il mondo. Assista a una revisione di accreditamento, o a un giorno di sviluppo del personale, e troverà la prolifica progenie di Humpty. L’abuso radicale del parlare non è un fenomeno isolato; è la nuova norma nella «educazione».

Ciò che Carroll trasmise attraverso Humpty Dumpty si è ora proliferato in tutta la professione. Anche le parole più vitali nell’insegnamento, «scuola» ed «educazione», hanno perso il loro ancoraggio nella realtà, una crisi che l’accademia non affronta.

Dobbiamo seguire, invece, il pensiero di sant’Agostino in De magistro «Sul maestro»; il significato di una parola non è mai nostro per inventarlo. Agostino ci offre un dialogo con suo figlio su ciò che le parole di un maestro possono realmente fare quando passano da una mente all’altra.

Agostino dimostra che le parole non possono introdurre la verità in un’altra anima umana; possono solo indurre l’ascoltatore ad accettare o rifiutare la verità di ciò che si dice. Afferma che solo il «maestro interiore», il Logos stesso, è l’unico vero maestro. Nella saggezza mutuata dallo stesso Agostino, «non dobbiamo chiamare nessuno sulla terra nostro maestro perché c’è un solo Maestro di tutti che è in Cielo». Un maestro che si arroga il diritto di far significare alle sue parole ciò che vuole ha abbandonato la fonte di ogni verità.

Tendiamo a pensare che «scuola» sia un edificio a cui i bambini vanno per ricevere istruzione. Le nostre nozioni moderne di «scuola» differiscono radicalmente da esemplari antichi come l’Accademia di Platone, il Liceo di Aristotele o il ginnasio dove la disciplina corporea accompagnava la contemplazione della verità filosofica.

La parola «scuola» trasmetteva un tempo un significato sorprendente. Nell’antichità, scuola significava ozio, non nel senso moderno, ma come disposizione interiore dell’anima: in riposo, quieta e, tuttavia, ben sveglia per ricevere tutta la realtà così com’è veramente. La scuola, o l’ozio, è lo stato interiore proprio dell’essere per ascoltare una buona lezione o ricevere da un maestro ciò che è reale e vero. Nelle epoche passate, se uno era dotato di tempo di ozio, la risposta adeguata era impiegare quel tempo nel coltivare la vita interiore.

La parola «educazione» è tanto abusata quanto «scuola». Alcuni anni fa intervistai docenti di primo livello, leader scolastici e amministratori della contea per chiedere loro di definire la parola «educazione». Le risposte furono notevoli almeno in due aspetti preoccupanti.

Primo, ricevetti tante definizioni diverse quante persone interrogate.

Secondo, nessuna delle risposte trasmetteva un concetto di educazione radicato nella realtà.

Nella Tradizione Intellettuale Cattolica, educare ha sempre significato educe, condurre un alunno in avanti, fuori dall’oscurità dell’errore e del peccato, e verso la luce della verità e della virtù. L’educazione è la causa formale di una nazione, o come disse Chesterton, «l’educazione è semplicemente l’anima di una società che passa da una generazione all’altra». Questa comprensione dell’educazione non si trova da nessuna parte nelle scuole moderne.

Non è poca ironia che l’ozio e il «condurre un alunno in avanti» siano ora vistosamente assenti dalle stesse istituzioni che chiamiamo «scuole». Le istituzioni originariamente nominate per l’ozio si occupano ora esclusivamente della pura attività. Le scuole moderne —quando non funzionano meramente come asili nido governativi o centri di indottrinamento per minori— sono fabbriche che producono diplomati inclini all’ansia, sovraccarichi di agenda e spinti dagli esami, invece di coltivare le virtù intellettuali e morali un tempo attribuite alla vera educazione.

Le conseguenze del barattare la Tradizione cattolica con la «erudizione» di Humpty Dumpty sono catastrofiche. Almeno Humpty Dumpty era onesto: affermava di essere la fonte del proprio significato e pretendeva che così continuasse. I nostri fallimenti accademici hanno lasciato la nostra eredità linguistica rotta oltre ogni riparazione, e tutti i cavalli del re e tutti gli uomini del re non possono rimetterla insieme. Nessuna istituzione umanista secolare può restaurare ciò che quella caduta ha fatto a pezzi.

Dobbiamo allontanarci dal falso dominio e rivolgerci alla grazia di Dio, cooperando con la natura e accettando la guida dei santi. Come educatori primari dei nostri figli, spetta a noi recuperare le realtà a cui le nostre parole hanno sempre dovuto puntare. La vera educazione esige il coltivazione della virtù e l’eradicazione del vizio in vista della Visione Beatifica.

Quel recupero non verrà da un’altra revisione di accreditamento. Inizia nella famiglia, la prima scuola della coscienza, dove il restauro del linguaggio, dell’apprendimento e della verità deve cominciare a mettere radici di nuovo.

Sull’autore

Steven Jonathan Rummelsburg dirige City of Truth Educational Consulting per la Diocesi di Charleston e scrive St. Isidore’s Artisan Academy, un bollettino che recupera l’autentica educazione cattolica attraverso la saggezza della tradizione intellettuale di 2.500 anni della Chiesa.

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