In difesa della regalità sociale di Cristo

In difesa della regalità sociale di Cristo
Luis IX, llamado san Luis, rey de Francia (1215-1270), de Émile Signol, 1844 [Château de Versailles; fuente: Wikimedia Commons]

Di Kristen Ziccarelli

Poche cose sono più estranee all’immaginazione moderna dell’idea di un re cristiano. Siamo abituati a separare il sacro dal politico, la fede dalla vita pubblica e la Chiesa dall’ordinamento della società. Ma per gran parte della storia cristiana queste divisioni sarebbero sembrate quasi impossibili.

La festa odierna del re san Luigi IX di Francia (25 agosto) ci offre l’occasione di recuperare una gemma della sapienza medievale: la prospettiva che l’autorità politica possa essere veramente ordinata verso Cristo. Il re san Luigi IX, che governò la Francia dal 1226 al 1270, è considerato da molti il più grande re medievale e l’unico vero re santo di Francia. Il suo regno è un modello duraturo di regalità cristiana, tanto che le generazioni successive di monarchi francesi si aspettavano di emularlo.

Nel suo regno si trova una comprensione sofisticata e santa del fatto che la sua regalità apparteneva a Cristo.

Nel suo regno non c’era uno Stato secolare nascosto sotto vesti religiose, in attesa di esserne separato. Il regno stesso era ordinato attorno ai sacramenti e alla visione della fede sull’uomo, la giustizia, l’autorità, la famiglia, il culto e il bene comune. Le categorie di «religioso» contrapposto a «secolare», così familiari a noi, non strutturavano la società medievale.

Per contrasto, il re san Luigi IX governò dando priorità alla salvezza delle anime dei suoi sudditi. Governò per la Francia, acquisendo la Corona di Spine, un grande frammento della Vera Croce e la Santa Lancia, e commissionando la magnifica Sainte-Chapelle di Parigi per ospitare queste reliquie. La Corona di Spine divenne il tesoro sacro della stessa monarchia francese, collocata nel cuore della corte reale: così, la sua stessa corona esisteva sotto la corona di Cristo.

Qual è il senso della regalità sociale di Cristo? Come cattolici, comprendiamo Cristo come Sacerdote, Profeta e Re. La sua regalità si estende su individui, famiglie, nazioni e popoli. Papa Pio XI lo espresse con forza in Quas primas, la sua enciclica del 1925 che istituì la festa di Cristo Re. Cristo possiede la regalità non solo nella sua divinità, ma anche come uomo, avendo ricevuto dal Padre «potere, gloria e regno».

Papa Pio XI collegò esplicitamente la salvezza degli individui con l’ordinamento della società, sostenendo che la regalità di Cristo non può essere confinata alla sfera privata. Concludendo Quas primas, espresse la speranza che la celebrazione annuale di Cristo Re ricordasse ai governanti e ai principi che anch’essi devono onore pubblico e obbedienza a Cristo, e che lo Stato dovrebbe tenere conto dei comandamenti di Dio e dei principi cristiani nel fare le leggi, amministrare la giustizia ed educare i giovani.

Questo non è un invito a che lo Stato costringa i suoi cittadini a convertirsi, né a imporre legislativamente il cattolicesimo. È il riconoscimento di ciò che tutti sappiamo: che le comunità politiche non possono esistere senza fondamenti morali. Ogni società si basa su presupposti su cosa sia l’uomo, cosa costituisca la giustizia, quali diritti e doveri appartengano alle famiglie e cosa costituisca il bene comune.

Il cattolicesimo non ha mai considerato l’autorità di Cristo come qualcosa che termina alle porte della chiesa. Eppure, molte persone oggi si accontentano di relegare la fede alla sfera privata.

Nella vita del re san Luigi IX si può osservare con quanta serietà prese la sua prima responsabilità di amministrare giustizia. E, poiché la giustizia non può essere separata dall’amore, il governante cristiano era chiamato non solo ad amministrare una burocrazia, ma a coltivare una società ordinata verso il bene.

La sua santità, inoltre, era inseparabile dalla sua regalità.

Luigi dava generosamente ai poveri e li serviva personalmente. Si travestiva da mendicante e usciva dal palazzo per servire i poveri e incontrare i suoi sudditi. Fu un marito devoto e padre di dieci figli, e prese sul serio la sua responsabilità di educarli nella Fede.

La sua lettera al figlio Filippo III afferma: «La prima cosa che ti consiglio è di fissare tutto il tuo cuore in Dio e di amarlo con tutte le tue forze». Senza questo, «nessuno può salvarsi né essere di alcun valore». Benedetto lui stesso per essere stato educato da una donna cristiana devota, san Luigi istruì suo figlio ad evitare il peccato mortale, a confessarsi frequentemente, ad amare la Chiesa, a praticare la virtù, a cercare la giustizia, ad evitare guerre inutili con gli altri cristiani e ad astenersi dal tassare ingiustamente i suoi sudditi.

Per lui, la santità personale e la giustizia del regno non erano separabili, e per questo non vedeva altra opzione che la ricerca dell’amore e della virtù. San Luigi e gli altri santi monarchi d’Europa ci mostrano come il discernimento possa essere applicato concretamente alla leadership: che un cristiano possa governare con magnanimità, costruire, legiferare, amministrare giustizia, crescere una famiglia, servire i poveri e perseguire la santità come una sola vocazione integrata. San Luigi morì infine nell’Ottava Crociata, dedicando i suoi ultimi anni al servizio della fede cristiana che aveva difeso per tutta la vita.

Ci sono buoni cristiani nella sfera pubblica di oggi che percepiscono che qualcosa si è perso, soprattutto nel modo in cui la politica è gradualmente passata dal negare la supremazia spirituale della Chiesa all’allontanare i governi da Dio completamente.

La visione abbastanza ampia da unire queste preoccupazioni e prescrivere una soluzione è la regalità sociale di Cristo. È una visione soprapolitica perché trascende la politica, ma la implica direttamente. Non dipende dalla fortuna di nessun partito, elezione, movimento o regime particolare. Inizia con la natura di Cristo stesso, e può essere praticata perché la regalità di Cristo può dare forma a istituzioni concrete e alle persone che le abitano.

E questa è forse la più grande lezione del re san Luigi IX per la nostra era fratturata: Cristo non cessa di essere Re anche se i nostri leader eletti non lo riconoscono. Noi cristiani siamo un popolo di miracoli. Se cerchiamo una visione capace di rinnovare l’anima dell’Europa, potremmo iniziare con la convinzione che Cristo è Re in tutti gli ambiti delle nostre vite.

Sull’autore

Kristen Ziccarelli è una scrittrice che vive a Washington, D.C.

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