L'Assunzione: una festa dello sviluppo dottrinale

L'Assunzione: una festa dello sviluppo dottrinale
The Assumption of the Virgin by Bergognone, 1510 [Source: The Metropolitan Museum of Art, New York]

Di Michael Pakaluk

Perché discutere di come si sia sviluppata la dottrina nei tempi remoti della storia della Chiesa quando abbiamo tre esempi davanti a noi, due dei quali sono stati visti e commentati da quel grande Santo dello Sviluppo, John Henry Newman?

Con «proprio davanti a noi» intendo il presente esteso della coscienza di sé della Chiesa, che risale alla definizione dell’Immacolata Concezione da parte di Pio IX nel 1854, alla definizione dell’infallibilità papale da parte del Concilio Vaticano I nel 1870 e alla definizione dell’Assunzione da parte di Pio XII nel 1950.

Questi sono tre esempi dello sviluppo dottrinale della Chiesa. Per questo, la festa di oggi non può essere vista solo come l’insegnamento di una verità —che Maria è stata assunta in corpo e anima in cielo—, ma anche come l’incarnazione di una verità su ciò che implica lo sviluppo.

Più che esempi, sono paradigmi; cioè, esempi che servono come modelli normativi. Sentiamo spesso alcuni chierici parlare di «cambiamenti di paradigma» nell’insegnamento della Chiesa. Queste persone usano il termine «paradigma» nel senso del quadro concettuale proposto da Thomas Kuhn. Quando un paradigma di questo tipo viene sostituito da un altro, diceva Kuhn, non esiste continuità tra il quadro precedente e quello successivo. Ciò che Newton intendeva per «forza», ad esempio, non è lo stesso di ciò che Einstein intendeva per «forza», anche se le parole sono identiche.

Tuttavia, il significato classico e originario di paradigma è un esempio che serve da modello o regola, come quando (forse) hai imparato amo, amas, amat come paradigma dei verbi della prima coniugazione in latino. «Vuoi analizzare laudamus?», dice il maestro: «Guarda il tuo paradigma».

Questi paradigmi di sviluppo puntano alla continuità e identità, non alla rottura o alla differenza, nell’insegnamento della Chiesa. Insegnano che il passo cruciale nello sviluppo non è «prima credevamo questo, ma ora crediamo quest’altro», bensì: «riconosciamo di aver creduto questo da sempre».

Sviluppare, in primo luogo, significa definire in modo esplicito e preciso ciò che si sosteneva in forma implicita e, in certa misura, incipiente. Significa dare uniformità a ciò che era rimasto abbozzato e rendere vincolante per tutti ciò che prima si manteneva sotto forma di un «consenso» lasco. In secondo luogo, significa comprendere con chiarezza che una dottrina non ancora definita appartiene alla stessa famiglia di quelle già definite.

In una lettera a J. D. Dalgairns datata 22 gennaio 1855, Newman racconta di aver ricevuto una copia della Bolla di Papa Pio IX sull’Immacolata Concezione. Cita le parole chiave in latino (qui tradotte), sottolineandone alcune: «Dichiariamo, proclamiamo e definiamo che la dottrina secondo cui la beatissima Vergine Maria fu preservata immune da ogni macchia di colpa originale nel primo istante della sua concezione per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in considerazione dei meriti di Cristo Gesù Salvatore del genere umano, è rivelata da Dio e deve quindi essere fermamente e costantemente creduta da tutti i fedele».

Osserva che le parole sembrano lasciare aperta la questione precisa di come fu preservata in tal modo: non ritiene che la definizione sostenga la posizione di Scoto secondo cui l’opera della Redenzione fu applicata a Maria in modo retroattivo. Poi aggiunge: «È notevole che la Bolla non definisca la dottrina, ma definisca che è rivelata e che, quindi, è di fede».

Cioè, tutto ciò che fa il Papa è trasferire una verità dallo stato di «creduta» a quello di «dover essere creduta». In vari passaggi afferma che, riflettendo sulla questione, scopre di aver sempre creduto questa verità: «Davvero mi sembra inseparabile dalla dottrina dei Padri che Maria sia la seconda Eva», scrive nella sua Lettera a Pusey.

Il problema di Newman consiste allora nello spiegare perché i cristiani anglicani di buona volontà non sostengano più la stessa cosa. E trova due ragioni.

La prima è che confondono la concezione attiva con quella passiva: la dottrina non sostiene che Anna concepì Maria in modo tale da non trasmetterle il peccato originale (concezione immacolata attiva, un’eresia), ma che il peccato originale le sarebbe stato trasmesso se non fosse intervenuta una grazia singolare (concezione immacolata passiva, l’ortodossia).

La seconda è che non riescono a percepire che la dottrina è radicata in una famiglia di verità che essi già professano: «la considerano una dottrina sostanziale e indipendente più di quanto facciamo noi». E procedono così perché concepiscono il peccato originale come un’alterazione della natura umana, per cui affermare che Maria ne fu priva equivarrebbe a divinizzarla. (Lettera ad Arthur Osborne Alleyne, 15 giugno 1860).

La posizione di Newman riguardo all’infallibilità papale fu identica. Scrisse a un amico, pochi giorni dopo il fatto, che la definizione conciliare «esprime ciò che, come opinione, ho sempre sostenuto insieme a una moltitudine di altri cattolici». (Lettera a O’Neill Daunt, 7 agosto 1870).

Papa Pio XII si espresse allo stesso modo di Newman nel definire l’Assunzione. La Chiesa ha ricevuto da Cristo la missione di «conservare pure e integre attraverso i secoli le verità rivelate, in modo tale da trasmetterle senza adulterazione, senza aggiungerne né toglierne nulla». E cita il Concilio Vaticano I: «Lo Spirito Santo non fu promesso ai successori di Pietro affinché manifestassero una nuova dottrina per rivelazione», ma affinché lo Spirito assista il Papa nella custodia del deposito della fede.

Se in uno «sviluppo» ciò che si definisce si credeva già, che senso ha definirlo? Serve a manifestare meglio una verità e a proteggerla dagli errori contrari. Ma, forse soprattutto, perché quando amiamo qualcosa ardentemente, desideriamo impegnarci con essa. I veri amanti non cercano semplicemente di continuare ad amarsi, ma di obbligarsi ad amarsi reciprocamente per sempre. Desiderano che smettere di amare diventi una colpa.

Per questo Pio XII si rallegrò di poter «adornare la fronte della Vergine Madre di Dio con una così brillante corona e lasciare una testimonianza più duratura del bronzo del nostro ferventissimo amore verso la Madre di Dio».

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Sull’autore

Michael Pakaluk, specialista in Aristotele e membro ordinario della Pontificia Accademia di San Tommaso d’Aquino, è professore di Economia Politica alla Busch School of Business della Catholic University of America. Vive a Hyattsville, Maryland, con la moglie Catherine, anch’essa docente alla Busch School, e i loro figli. La sua raccolta di saggi, The Shock of Holiness (Ignatius Press), è già disponibile. Il suo libro sull’amicizia cristiana, The Company We Keep, è stato pubblicato da Scepter Press. Ha collaborato a Natural Law: Five Views, pubblicato da Zondervan a maggio, e il suo libro più recente sul Vangelo è stato pubblicato da Regnery Gateway a marzo: Be Good Bankers: The Economic Interpretation of Matthew’s Gospel. Puoi seguirlo su Substack su Michael Pakaluk.

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