Si è consumata la scomunica dopo le consacrazioni di quattro vescovi nella Fraternità Sacerdotale San Pio X. La Chiesa del dialogo con tutti ha risposto in modo inaspettatamente duro a coloro che avrebbero dovuto far parte del suo gregge.
Poco si può aggiungere al grande ventaglio di contributi di ogni colore che da mesi leggiamo. Su tutto questo, e sulla reazione di Roma, questo portale sta informando con il coraggio e la giustizia che nessun altro ha mostrato in Spagna.
Poiché personalmente non posso aggiungere nulla, ricorrerò di nuovo a John Senior, che è sempre importante leggere. Alcune settimane fa, su questa tribuna, di fronte alla prospettiva delle Consacrazioni Episcopali e della conseguente possibile scomunica della Fraternità Sacerdotale San Pio X, pubblicammo un saggio intitolato “Il Confessionale di Cristallo”, apparso nel 1988 sul giornale The Remnant e che fa parte dell’opera “The final essays of John Senior”, pubblicata nel 2013.
Nella prefazione, il figlio di John Senior, Andrew, colloca cronologicamente questi testi e spiega le circostanze attraversate dal padre con i cambiamenti nella Chiesa dopo il Concilio Vaticano II. Senior si era convertito (al cattolicesimo) negli anni Sessanta, quando insegnava alla Cornell University. «Il fatidico Concilio si era appena concluso – afferma Andrew Senior –; si stavano introducendo alcuni piccoli cambiamenti qua e là e, cosa più importante, un cambiamento di filosofia, al quale egli resistette con tutte le sue forze. Si impegnò nella lotta per il restauro della tradizione».
Insieme a The Glass Confessional, la cui traduzione abbiamo già pubblicato nel mese di maggio, Senior scrisse nelle stesse date delle consacrazioni del 1988 un altro articolo, Lost at Sea, che presentiamo oggi.
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Cum sero esset, erat navis in medio mari, et Jesu solus in terra.
San Beda commenta questo versetto del Vangelo di Marco, capitolo sei. La barca, dice, è la Chiesa, che sembra essere abbandonata da Nostro Signore in mezzo alle tempeste della persecuzione esterna e della corruzione interna. «Ed è ben detto che la barca è in mezzo al mare e Lui solo sulla riva: perché a volte la Chiesa non solo subisce una grande oppressione da parte dei pagani, ma è corrotta (foedata est), tanto che, se fosse possibile, sembrerebbe che il Redentore l’abbia abbandonata completamente per un certo tempo». Tuttavia, consoliamoci —dice—, perché, sebbene Nostro Signore rimandi l’ora, verrà, dopo aver distrutto i suoi avversari come calmò il mare in tempesta. Nel frattempo, i fedeli gridano con le parole di Davide: «Ut quid, Domine, recessisti longe, despicis in opportunitatibus, in tribulatione? Perché, o Signore, ti sei allontanato tanto? Perché ci disprezzi nelle nostre necessità, nei momenti di angoscia?».
Quando, di fronte a un pericolo chiaro e presente, un capitano dà ordini dannosi per la sicurezza della nave, l’equipaggio deve disobbedire —ciò non è un ammutinamento, ma obbedienza all’incarico in cui l’uomo ha fallito—. La legge resta in vigore: l’equipaggio deve seguire gli ordini del capitano; non è una questione di diritto, ma di fatti che la contraddicono: il pericolo è chiaro e presente? Il capitano è la causa? Pertanto, nella Chiesa attuale, il dibattito non verte sull’autorità papale e sullo scisma, ma sulla gravità della crisi e sul fatto che i papi conciliari l’abbiano provocata. I cattolici, in linea di massima, naturalmente, non mettono in discussione l’autorità perché, in una società monarchica, il governo non è affare dei laici.
Escludendo gli ignoranti volontari che sorvolano sul caos attuale nella Chiesa perché hanno un interesse personale a scusare il comportamento peccaminoso additando i cambiamenti, la maggior parte dei buoni cattolici ha accettato il Concilio e le sue conseguenze perché gode dell’approvazione di tre papi successivi e dei vescovi in comunione con loro. Ci sono fedeli ingenui che traggono il meglio dai cambiamenti, unendosi a gruppi di preghiera carismatici, sventolando striscioni, distribuendo la comunione come ministri laici, ma la maggior parte lo accetta a malincuore, deplorando gli eccessi, senza mai offrirsi come volontari, ma sopportando comunque il cambiamento fino al punto di sorvolare sugli scandali nel clero, dando per scontato che il Papa stia facendo tutto il possibile e incolpando forse alcuni vescovi, quando gli scandali vengono alla luce, ma applaudendo i passi dei decreti ecclesiastici che sembrano riaffermare (ignorando altri contrari o ambigui) e, in definitiva, considerando tutto —il buono e il cattivo— essenzialmente buono, grati per ciò che resta dell’essenza salvifica.
Contro la consueta docilità cattolica, un piccolo numero di dissidenti, convinti che siano gli stessi papi a far affondare la nave, si sono imbarcati sulle scialuppe di salvataggio; cioè, disobbedendo agli ordini, sono fuggiti verso i centri di messa tradizionale.
Dietro queste decisioni cattoliche così fermamente convinte si nasconde il grande dilemma della nostra epoca: due verità certe in conflitto: 1) È un dogma assolutamente certo che la Chiesa indefettibile si fonda sul Papa, che è infallibile in materia di fede e morale. 2) Tuttavia, è certo che, mediante l’ambiguità, l’insinuazione o l’omissione, i papi conciliari hanno insegnato l’errore, favorito l’immoralità e permesso —se non promulgato— liturgie dannose per la fede. Obbedire al Papa, e anche se in virtù dell’indulto non si partecipa, significa accettare tacitamente l’eresia, l’immoralità e il sacrilegio; fuggire verso i centri di messa espone forse al pericolo di cadere nello scisma, se non ci si trova già in quello stato. Condannati se lo fai; condannati se non lo fai. In questioni gravi, quando si deve agire e nessuna delle opzioni è buona, si sceglie il male minore. Cosa è peggio, disobbedire al Papa o commettere sacrilegio? La differenza tra le fazioni opposte più visibili della causa tradizionale —tra la Fraternità San Pio X e la Fraternità di San Pietro, per esempio (anche se non sono le uniche)— non risiede nella dottrina né nel diritto canonico, ma nella situazione, nel temperamento e nel senso intuitivo (il «colpo di testa») che sottende il livello del dibattito, dove le prove non sono chiare, ma ad alcuni sembrano di un modo e ad altri di un altro: Fino a che punto sono cattivi i vescovi? Il Papa è una vittima o la causa? La Nuova Messa è sacrilega o semplicemente viene celebrata in modo irriverente e di cattivo gusto?
Porre fine al dibattito con un attacco preventivo dalla teologia e sostenere che, poiché la Chiesa è indefettibile, nessun Papa può promulgare una liturgia dannosa per la fede, trascura la distinzione del cardinale Newman tra conoscenza nozionale e conoscenza reale. Le verità astratte devono essere applicate —non imposte— alle circostanze concrete. O, come dice san Tommaso, la verità non è nella mente, ma nella relazione della mente con la cosa; non è nel concepire, ma nel giudicare. È errore dei nozionalisti credere che le formule astratte possano dettare le azioni umane senza tener conto delle circostanze, così come è errore dei realisti estremi credere che gli atti umani siano meramente circostanziali (situazionali). La Rivelazione ci assicura che tutti i papi, come Pietro, possiedono la grazia indefettibile del loro ufficio. Ma, poiché le leggi sono generali e non particolari, non si deduce che ogni papa avrà questa grazia in ogni atto; ci sono stati papi che sono stati nell’errore per un certo tempo e sono stati corretti; è possibile che diversi papi successivi possano essere nell’errore e causare danno alla Chiesa —ed è anche vero che saranno corretti e che la Chiesa sopravviverà nonostante il danno—. Senza pregiudizio alcuno per la legge, il fatto è che ora ci troviamo in quell’intervallo, la nave è in grande pericolo e Nostro Signore è sulla riva.
La posizione secondo cui, poiché la Chiesa è indefettibile, la Nuova Messa deve essere cattolica e buona è come la teoria della gravità di Newton: vera solo nel vuoto. Se si lanciano una libbra di piume e una libbra di ferro dalla torre pendente di Pisa, anche in una giornata tranquilla, e tanto più in mezzo a un turbine, è evidente che entrambe non toccheranno il suolo nello stesso momento; e nelle chiese a cui si va realmente, poiché nessuno celebra la messa esattamente come è stata promulgata, non si tratta di una questione di diritto, ma di quanto ci si è allontanati; e in giudizi di questo tipo, dove non ci sono prove assolutamente sicure, gli uomini di buona volontà possono dissentire, influenzati dal loro temperamento, decidendo in base all’esperienza, all’emozione e al senso stimativo, come nel fidarsi di un amico o seguire un colpo di testa. Quando monsignor Lefebvre si trovò di fronte al dilemma di ordinare vescovi o firmare un accordo, pur non avendo mai messo in discussione l’autorità del Papa, non si fidava di lui. Ordinare vescovi senza il consenso papale non comporta la scomunica —se è necessario per salvare i sacramenti da una mafia modernista che occupa Roma—; allo stesso modo in cui gli ammutinati legittimi non si espongono a un consiglio di guerra se disobbediscono a un capitano pericoloso. Giudizi come questi sono influenzati dal temperamento. I sanguigni e i flemmatici tendono alla tolleranza. Quando le mosche ronzano o i chierichetti distribuiscono la comunione sulla mano, aggrottano la fronte per scacciarle, infastiditi, ma ancora più infastiditi da chi si lamenta. I collerici e i malinconici, inclini all’ira o alla tristezza, non metteranno nemmeno piede in una chiesa che offre la comunione sulla mano.
Se fossimo in ambito politico, presentando argomenti plausibili secondo le regole del discorso cortese, entrambi sarebbero d’accordo sul fatto che, ad esempio, sebbene la comunione sulla mano, se fatta senza ragione sufficiente, sia un segno di mancanza di rispetto, tuttavia, così come i laici salverebbero il sacramento dal fuoco, potrebbe darsi che, di fronte alla scarsità di sacerdoti, aiutino nelle messe affollate o con i malati. Ma non siamo in un discorso cortese. Nella Chiesa attuale bisogna affrontare un insegnamento e una pratica liturgica contrari alla fede; la questione è fino a che punto ci si allontana da essa e quanto è ferma la resistenza di ciascuno. Fino a che punto è sicuro resistere: per alcuni è molto, per altri meno, specialmente per i bambini, che si lasciano influenzare facilmente e non hanno alcun ricordo della tradizione. Senza mettere in discussione né l’autorità né i fatti, alcuni si sottomettono dando il beneficio del dubbio alla gerarchia; altri si ritirano basandosi sul fatto che, mentre una coscienza dubbiosa non obbliga, un atto previsto come dubbio deve essere evitato.
Senza dubbio, non c’è posto per evasioni sentimentali del tipo «il Papa non lo sa». I cambiamenti sono avvenuti sotto il suo mandato; lui è responsabile di ciò che hanno fatto i suoi subordinati, per non parlare della sua stessa opera voluminosa. Per quanto si cerchi di conciliare questo con l’infallibilità o l’indefettibilità, bisognerebbe negare la validità dei propri sensi per pensare che il Papa e i suoi consiglieri insegnino ciò che la Chiesa ha sempre insegnato. I fenomenologi pensano che tutta la verità, sia concettuale che reale —compresi i dogmi e i fatti—, evolva; in una parola, che non ci siano né dogmi né fatti (non ci siano «cose»), che tutto diventi e nulla sia. Secondo la loro teoria dialettica della storia, a volte è necessario fare un passo indietro —come permettere la messa tradizionale— per farne due avanti —verso una messa «fusa», che finisca per accogliere tutti i popoli e i credi del mondo—. Ci sono uomini di buona volontà che credono che, comunque, possano usare la loro stessa dialettica contro di loro approfittando dell’indulto, indipendentemente dal motivo per cui è stato concesso, per resistere alla tempesta finché non sarà eletto un papa ortodosso e, poiché, secondo la teoria fenomenologica, i padri del Concilio procedettero giustapponendo opposti in dichiarazioni ambigue, è loro possibile difendere le affermazioni ignorando intrusioni eretiche come la «collegialità» e la «libertà religiosa», rallegrandosi dell’insegnamento positivo della Humanae Vitae, ignorando il vuoto giuridico che la pianificazione familiare naturale offre al controllo delle nascite, o celebrando l’indissolubilità del matrimonio di fronte a reinterpretazioni radicali delle nullità.
Senza prove sufficientemente solide da presentare in tribunale o anche per convincere in un dibattito politico, argomentiamo mediante metafore: un ammutinamento di fronte a un naufragio o, per fare un altro esempio, la separazione (anche se non il divorzio) nel matrimonio: un Papa è come il padre di una famiglia, la Chiesa è sua moglie, nostra madre, e i fedeli, noi, i suoi figli. Ora, quando un padre picchia sua moglie, cosa fanno i buoni figli? Poco o nulla se si tratta di un’offesa lieve e sporadica. Forse sopportano anche offese considerevoli e ripetute; dopotutto, qualunque cosa accada, è nostro padre. Ma man mano che aumentano la frequenza e la violenza, il «qualunque cosa accada» si esaurisce; arriva un punto di resistenza e (non in modo definitivo, ma provvisoriamente finché il padre non si riabilita) esiste la possibilità di fuggire con la madre in un rifugio sicuro. Valutando la crisi attuale in diversi gradi, fino a quel punto, i moderati si sottomettono all’autorità della Chiesa; coloro che la ritengono più grave assistono alla messa in centri illeciti.
Ci si sottomette ai maltrattamenti nella speranza che le concessioni e le promesse siano segno di riforma, o si fugge, senza negare la paternità, ma tenendo la madre al sicuro per un tempo indefinito finché il padre non recuperi la ragione? Tra queste opzioni c’è una questione di criterio su come soppesare quanto siano cattive le cose rispetto a quanto si è in grado di sopportare senza correre pericolo. Oggi, in tutto il mondo cattolico, si insegna ai fedeli —attraverso la predicazione, l’insegnamento, l’esempio e la liturgia— che una religione vale quanto un’altra, che il peccato è soggettivo, l’inferno, se esiste, è vuoto, la Caduta fu un difetto della specie (l’umanità), non di una persona concreta (Adamo), e la Redenzione è la divinizzazione evolutiva della specie (non l’opera di Gesù Cristo), che il matrimonio è dissolubile (mediante la nullità, non il divorzio); l’elenco è lungo, ma tutte queste cose sono insegnate dai progressisti in modo esplicito e dai conservatori, in modo implicito, soprattutto mediante l’ambiguità e l’omissione nella Nuova Messa e nel Catechismo. Il risultato, come mostrano i sondaggi di opinione, è che l’opinione dei cattolici su questioni di fede e morale è la stessa di quella del resto della gente; il clero —compresi i vescovi e i papi— si trova, di fatto, all’avanguardia dell’avanzata anticattolica. A seconda del loro temperamento e delle circostanze, alcuni uomini di buona volontà si attengono ai permessi leciti, nella speranza che arrivino giorni migliori, mentre altri fuggono verso centri illeciti, anch’essi nella speranza che arrivino giorni migliori.
Nel frattempo —e questa è la morale della storia per ora, nel pieno del fragore della battaglia—, entrambe le parti dovrebbero smettere di spararsi l’una contro l’altra e trovare modi per unirsi per combattere il nemico comune del modernismo. Nelle diverse circostanze particolari che si verificano in tutto il mondo, gli uomini di buona volontà emetteranno giudizi prudenziali diversi e arriveranno a conclusioni pratiche diverse, senza smettere di essere d’accordo sui fondamentali. Pertanto, anche se forse Lui non è con noi, ma sulla riva, possiamo essere certi che qualcuno gli parlerà a nostro nome, come in un’altra occasione, «la madre di Gesù gli disse: “Non hanno vino”».
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John Senior, afferma suo figlio Andrew nella prefazione ai suoi ultimi saggi, “approvò e sostenne pienamente e senza riserve il suo atto decisivo e storico del 1988, e questo si confermò più profondamente con il passare degli anni. Era sempre più convinto della realtà di uno stato di crisi e della straordinaria necessità di «resistere a Pietro faccia a faccia» (Gal 2, 11 – 14).
Non accettò mai la nuova messa. Come scrisse in La restaurazione della cultura cristiana: «Dal punto di vista liturgico, la nuova messa cattolica stabilita negli Stati Uniti è stata un disastro». Era totalmente d’accordo con le parole tanto citate dell’Intervento di Ottaviani: «Il Novus Ordo rappresenta, sia nel suo insieme che nei dettagli, una notevole deviazione dalla teologia cattolica della Messa così come fu formulata nella Sessione XXII del Concilio di Trento». E le parole dell’arcivescovo Marcel Lefebvre: «Il Novus Ordo Missae, anche quando viene celebrato con pietà e rispetto delle norme liturgiche, è impregnato dello spirito del protestantesimo… porta in sé un veleno dannoso per la fede».
Nelle prime fasi, quando i cambiamenti non si erano ancora verificati e semplicemente perché non c’era alternativa, lo sopportò per un certo tempo, ma non appena ci fu un’alternativa, votò immediatamente con i piedi, e con il suo corpo e la sua anima. Era estremamente grato alla Fraternità San Pio X per continuare a offrire la Messa e i sacramenti, e all’arcivescovo Lefebvre personalmente. “Può darsi che abbia vissuto un tempo con la Nuova Chiesa, che abbia sofferto sotto di essa, ma non morirò in essa”. In un’altra occasione disse: «Se non mi celebrano una messa di requiem totalmente tradizionale, mi siederò nella mia bara e mi lamenterò». ¡Deo gratias, non dovette farlo! Assistette con piacere alla messa nella cappella di Santa Maria della FSSPX e fu sepolto lì felicemente.
La crisi della Chiesa Cattolica è oggi più grave che nel 1988, momento della prima scomunica. Dopo 12 anni di Bergogliato, la gerarchia ecclesiastica ha perso ancora più credibilità e cattolicità. Sono avvenuti gli Amoris Laetitia, Fratelli Tutti, Fiducia Supplicans e Dignitas Infinita, che non sono stati abrogati. Nel suo ultimo anno di vita, Bergoglio si dedicò, come Phileas Fogg con la tonaca bianca, a girare il mondo annunciando che tutte le religioni erano strade ugualmente valide verso Dio. Leone XIV non è nemmeno Giovanni Paolo II (non riesco proprio a vedere se sia un lupo in pelle di pecora o uno zero a sinistra), e il TRucho, ovviamente, non è Ratzinger. Il grande paradosso è che colui che dovrebbe essere scomunicato, il cardinale baciatore, scomunica una fraternità che, come sottolinea il blogger Wanderer in un articolo del lunedì scorso, semplicemente sostiene i principi della fede e della liturgia che la Chiesa ha sostenuto per venti secoli; non più di questo, senza aggiungere né togliere nulla.
Wanderer avverte nel suo articolo del pericolo che i priorati della FSSPX si isolino e i fedeli non si interessino più a ciò che accade nelle loro diocesi né nella Chiesa universale. Io non sono lefebvriano, ma non ho alcun problema ad andare a Messa tradizionale nelle loro cappelle né in qualsiasi celebrazione della Messa di sempre, sia essa permessa, tollerata o delle catacombe. E a me, come a tanti cattolici, non interessano nemmeno le pagliacciate del mio vescovo, né quelle che emanano dalla diocesi né la maggior parte di quelle che inventano a Roma. Perché sono nocive per la fede. Il distacco è provocato da chi si allontana dalla fede, che perseguita chi rimane fedele. La Chiesa si trova senza dubbio in uno stato di necessità. Come affermò mons. Pagliarani, superiore della FSSPX, la maggior parte delle parrocchie non offre gli strumenti per la salvezza delle anime.
La rapidità della nota emessa dalla Congregazione per la Dottrina della Fede fa pensare, tuttavia, che fosse già scritta. Coloro che chiedevano prudenza alla FSSPX, la chiederanno ora a Leone XIV? È vero che la Fraternità gli ha lanciato la sfida delle consacrazioni non appena si è seduto sulla cattedra di Pietro. Ma lui, appena arrivato, non ha mostrato in nessun momento il desiderio di incontrarsi personalmente con questi suoi figli. Si è mostrato piuttosto come un codardo, nascondendosi dietro il suo prefetto eretico. Non riesco a discernere se Prevost sia un lupo in pelle di pecora o uno zero a sinistra in Vaticano, ma chiedo al Signore che il Papa ripensi e accolga questa numerosissima fraternità di suoi figli vescovi, sacerdoti, religiosi di entrambi i sessi e fedeli laici come un Padre, perché la sua missione, come successore di Pietro, è pascere il gregge di Cristo e condurlo alle fonti della Salvezza. Che il Pontefice rilegga le parole di Gamaliele in At 5, 38-39: se quest’opera è da Dio, non potrete distruggerla. E badate di non trovarvi a combattere contro Dio.
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