La domanda perenne: «Chi è l’uomo?»

La domanda perenne: «Chi è l’uomo?»

Di John M. Grondelski

La filosofia moderna si vanta di essere stata responsabile della «svolta verso il soggetto», cioè verso l’umano (e, in genere, verso una comprensione molto soggettiva dell’umano). Tuttavia, l’attenzione verso l’umano difficilmente può essere considerata una scoperta moderna.

Sant’Ireneo, vescovo e teologo del II secolo, è celebre per la frase gloria Dei vivens homo: «la gloria di Dio è l’uomo vivente». E il vescovo di Lione non ha tirato fuori quel filo dal nulla: il salmista loda il Creatore per aver fatto l’uomo «poco meno degli angeli». (Salmo 8, 5) Il cristianesimo orientale ha riconosciuto da tempo che l’opera di salvezza di Dio era, in realtà, la deificazione: portare a pienezza l’immagine e somiglianza di Dio nell’uomo. (Genesi 1, 27)

La dignità della persona umana è stata così centrale nel pontificato di papa san Giovanni Paolo II che è diventata l’asse della sua enciclica inaugurale, «Il Redentore dell’uomo» (Redemptor hominis). Quel Papa non si stancava neppure di citare la Gaudium et spes (n. 22), che afferma che Gesù Cristo «manifesta pienamente l’uomo all’uomo stesso». Si noti ciò che il Concilio dice e ciò che non dice. Il Concilio non dice che Cristo «manifesta pienamente Dio all’uomo» (sebbene ciò sia vero). Afferma che Gesù «manifesta pienamente l’uomo all’uomo stesso».

Carl Trueman offre queste riflessioni nel suo nuovo libro, The Desecration of Man: How the Rejection of God Degrades Our Humanity [La profanazione dell’uomo: come il rifiuto di Dio degrada la nostra umanità]. Sostiene che, sotto certi aspetti, Nietzsche ha preceduto il suo tempo. Proclamare la «morte di Dio» a un mondo che si muoveva ancora per inerzia dei gas religiosi risultava inefficace. Come accadde con il nominalismo, la cultura nascondeva ancora l’abisso profondo che comporta la «morte di Dio», tra le cui conseguenze spicca la distruzione dell’immagine e somiglianza divine nell’uomo.

In tre capitoli, Trueman dimostra come l’uomo contemporaneo stia realizzando questo nel campo del sesso (la rivoluzione sessuale e l’aborto), della riproduzione artificiale (la fecondazione in vitro e la gestazione surrogata) e della morte (un nemico che, se non si può fermare, almeno si può costringere a piegarsi ai propri desideri su quando e dove morire).

L’uomo come immagine e somiglianza divina è il tema unificante nell’opera di Trueman: se la persona umana è fatta a immagine di un Dio che è buono, allora le incursioni dell’uomo nel peccato costituiscono una sfigurazione di quell’immagine.

Neppure questa è necessariamente un’idea nuova: già nel V secolo, papa Leone Magno, nel suo primo sermone di Natale, esortava i cristiani a «riconoscere la tua dignità» (benché redenta dalla grazia attraverso l’Incarnazione). Ma Trueman sostiene in modo persuasivo che i moderni non si limitano a sfigurare la propria immagine e somiglianza divine. Piuttosto, lavorano attivamente e quasi con piacere per «profanare» quell’immagine, cercando di distruggere l’impronta divina nell’uomo per sostituirla con un dio umano e autonomo.

Non si tratta solo di una questione morale su quali peccati commetta la gente. È una questione antropologica, la stessa che si poneva il salmista: «Che cos’è l’uomo?».

Il punto di partenza di Trueman è importante per due ragioni.

In primo luogo, fornisce un punto di partenza comune sia ecumenico che interreligioso. Ebrei e cristiani possono condividere una prospettiva reciproca che, avendo una base biblica, potrebbe mitigare alcune delle nozioni di corruzione umana radicale che prevalsero tra i riformatori classici.

In secondo luogo, si applica a tutti gli uomini: tutte le persone umane sono fatte a immagine e somiglianza di Dio, professino o meno questa verità. L’uomo può scegliere di negare il suo Dio; Dio non nega la sua umanità.

D’altra parte, il Diavolo ha certamente interesse a negare la verità sulla persona umana. Una determinata tradizione teologica sostiene che la sua caduta sia dovuta al rifiuto della creazione umana e dell’Incarnazione divina: come ha potuto Dio creare un ibrido così misto, una creatura corporea e spirituale, e tanto meno considerare di assumere una simile natura? Una creatura che condivide persino la co-creazione attraverso la riproduzione sessuale, qualcosa che nessun angelo può fare.

Date queste prospettive, dovremmo sorprenderci che l’assalto contemporaneo alla dignità umana abbia radici molto più profonde del peccato «comune e corrente»? Non si tratterà di una furia infernale che mette in discussione l’esistenza umana stessa? È poi così sorprendente, come disse la Madonna a Fatima, che la lotta finale tra Dio e il male si combatterebbe intorno al matrimonio e al sesso?

La ricezione del libro di Trueman è stata positiva. Come teologo cattolico, lo celebro, non perché l’attenzione all’immagine divina nell’uomo sia una novità, ma perché conferisce alla discussione un appeal giudaico-cristiano più ampio.

Ciò che è importante e merita attenzione è la sua intuizione nietzscheana: l’assalto contemporaneo alla dignità umana è qualitativamente diverso perché, sottostante a tutti i vari problemi che Trueman elenca, esiste un filo comune: una gioiosa desacralizzazione della persona umana.

San Giovanni Paolo II ha incentrato il suo pontificato sulla questione umana: se il problema patristico era Dio Uno e Trino, il problema dei riformatori e il nostro, dei moderni, è l’uomo.

Ma come Karol Wojtyła sottolineò ripetutamente prima di essere eletto Papa, nelle sue polemiche con Kant, la relazione divina e umana è di proporzione diretta, non inversa. Non si diventa più autonomamente «umani», come assumono Kant (e Nietzsche), rifiutando Dio e la sua legge. Al contrario, nella misura in cui l’uomo segue il Dio a immagine del quale è stato fatto, in quella stessa misura realizza la sua umanità.

Quell’intuizione è sotto assalto da due direzioni. L’attacco frontale proviene da una cultura moderna che desidera creare un uomo che seppellisca il suo «dio». Ma si può trovare un attacco dalla porta di servizio in certi circoli cattolici tradizionalisti, che sembrano immaginare che l’attuale attenzione pontificia sull’uomo e sulla dignità umana sminuisca in qualche modo un cattolicesimo teocentrico.

È vero che esistono versioni della «modernità cattolica» che sembrano emarginare Dio, ma quella non è la solida antropologia teologica, edificata sulla tradizione e sul Vaticano II, che Giovanni Paolo e Benedetto hanno lasciato alla Chiesa.

Si mormora a Roma che la prima enciclica di papa Leone XIV sarà pubblicata lunedì e che affronterà temi sociali di grande portata come l’intelligenza artificiale e la pace globale. Ma la prospettiva più ampia dietro tutti questi temi (inclusa la questione se l’IA possa «sostituire» l’uomo) rimane: «Che cos’è l’uomo perché te ne ricordi?». Speriamo che il nostro Papa nato negli Stati Uniti offra risposte feconde a quella domanda.

Sull’autore

John Grondelski (Dottore in Filosofia presso la Fordham University) è stato decano associato della School of Theology della Seton Hall University, a South Orange, New Jersey. Tutte le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente sue.

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