Il processo di appello del caso dell’edificio londinese di Sloan Avenue è entrato in una nuova fase di tensione dopo che le difese del cardinale Angelo Becciu e dei finanzieri Raffaele Mincione ed Enrico Crasso hanno accusato direttamente la procura vaticana di non aver rispettato l’ordine giudiziario che imponeva di consegnare integralmente il materiale dell’indagine. Secondo quanto pubblica Il Messaggero, gli avvocati hanno ora chiesto alla Corte d’Appello di dichiarare la nullità definitiva della citazione a giudizio.
La nuova offensiva giudiziaria è avvenuta dopo la presentazione di una memoria congiunta alla Cancelleria vaticana, in cui gli avvocati sostengono che l’ufficio del Promotore di Giustizia, diretto da Alessandro Diddi, ha consegnato documentazione ancora parzialmente censurata mediante omissioni e ha trattenuto parte del materiale investigativo sostenendo che era “non pertinente”.
Le difese ritengono che questo comportamento violi gravemente il diritto di difesa e contraddica l’ordine emesso dalla stessa Corte il mese scorso, che imponeva il deposito integrale dei documenti e dei materiali raccolti durante le indagini entro il 30 aprile.
Accusano la procura di decidere unilateralmente quali prove possano essere conosciute
Nel documento presentato al tribunale, gli avvocati denunciano che la procura si sarebbe attribuita “illegittimamente” la capacità di decidere quale materiale possa essere considerato rilevante per il processo e quali documenti possano essere mantenuti nascosti.
La memoria sostiene che il Promotore di Giustizia “si è rifiutato di rispettare” l’ordine della Corte e critica soprattutto la permanenza di ampie omissioni nella documentazione consegnata.
Il confronto si è aggravato inoltre per una proposta attribuita alla procura per consentire unicamente alla Corte una consultazione riservata di determinati documenti senza accesso per le difese. Gli avvocati qualificano questa possibilità come procedura “contra legem” e denunciano che non esiste alcuna base giuridica per una pratica simile.
Il contenuto di 31 dispositivi di Perlasca, al centro della disputa
Uno dei punti più delicati rivelati da Il Messaggero riguarda il materiale sequestrato a monsignor Alberto Perlasca, ex funzionario della Segreteria di Stato convertitosi successivamente in uno dei principali testimoni contro il cardinale Becciu.
Secondo le difese, tra i documenti che non sarebbero ancora stati consegnati figura il contenuto di 31 dispositivi informatici sequestrati durante l’indagine. Gli avvocati ritengono che quel materiale potrebbe risultare decisivo per ricostruire il contesto reale delle operazioni finanziarie collegate all’acquisto dell’immobile di Sloan Avenue a Londra.
La richiesta presentata alla Corte chiede non solo la nullità definitiva della citazione a giudizio, ma anche la sospensione dei termini concessi alle parti per preparare le prove di difesa finché non venga consegnata integralmente tutta la documentazione richiesta.
Il processo deriva verso un’interrogazione del sistema giudiziario vaticano
Il nuovo scontro tra le difese e la procura aumenta la pressione sul sistema giudiziario vaticano in uno dei processi più rilevanti degli ultimi decenni.
Al di là delle accuse finanziarie legate all’investimento immobiliare di Londra, il conflitto ruota ora attorno alle garanzie processuali e alla trasparenza nella gestione delle prove all’interno dei tribunali vaticani.
Il rischio, secondo quanto avvertono alcuni osservatori del processo, è che l’appello finisca per diventare un giudizio sul funzionamento stesso della giustizia vaticana e sulla capacità del sistema di garantire pienamente il diritto di difesa.
Un caso segnato dalle irregolarità procedurali
Il caso di Sloan Avenue è esploso a seguito della controversa compra di un edificio di lusso a Londra da parte della Segreteria di Stato, un’operazione che ha generato importanti perdite economiche per la Santa Sede e ha aperto uno dei maggiori scandali finanziari del pontificato di Francesco.
Nel dicembre 2023, il Tribunale vaticano ha condannato il cardinale Angelo Becciu per peculato e altri reati finanziari. Tuttavia, lo scorso 17 marzo, la Corte d’Appello ha annullato integralmente il processo e ha ordinato di ripetere il giudizio dall’inizio al rilevamento di gravi irregolarità nell’accesso alle prove e nella formazione del fascicolo.
Fin dall’inizio della procedura, le difese hanno denunciato l’utilizzo di norme eccezionali e di rescritti pontifici che hanno modificato aspetti processuali durante lo svolgimento della causa.