Andiamo con le notizie del giorno. Il Papa agli autori de «La Civiltà Cattolica», che ha ricevuto in udienza in occasione del 75º anniversario della loro fondazione e a cui ha ringraziato «per il fedele e generoso servizio che hanno prestato alla Sede Apostolica per tanti anni». «Alcuni hanno qualificato la vostra rivista come una finestra sul mondo, apprezzandone l’apertura, e senza dubbio una delle sue caratteristiche distintive è la capacità di affrontare l’attualità senza timore di affrontare le sue sfide e contraddizioni», Leone XIV si è concentrato su «tre aree significative» del lavoro de «La Civiltà Cattolica»: «educare le persone a impegnarsi intelligentemente e attivamente nel mondo, difendere i bisognosi e proclamare la speranza». «Il vostro lavoro ha contribuito, e continua a farlo, a rendere presente la Chiesa nel mondo della cultura, in sintonia con gli insegnamenti del Papa e le indicazioni della Santa Sede».
La grande notizia di oggi, che è su tutti i media, è il processo Becciu, iniziato con grande clamore mediatico e annunciato come il «processo del secolo» del Vaticano, e che si sta rivelando sempre più controproducente per la procura. Le tre prime udienze dell’appello hanno rappresentato momenti difficili per il promotore di giustizia, Alessandro Diddi, che si è visto costretto a sopportare forti contrattempi che minano la sua autorità e ridisegnano un caso sempre più complesso. Becciu contento: «È un buon segnale, ma c’è ancora una lunga strada da percorrere».
Diddi è un avvocato romano, professore in Calabria, nominato dal papa Francesco nel 2019 per dirigere l’accusa vaticana, ha affrontato il processo con un atteggiamento aggressivo, restio a rispettare le sottigliezze della legge. NSembra che il panorama sia cambiato. Gli appelli non ammettono scorciatoie, e la sentenza di oggi, così come quella della prima udienza che ha dichiarato ammissibile la ricusazione del procuratore, hanno rivelato un’accusa priva di fondamento giuridico solido. Senza la rete di rescripta, Diddi sembra essere in difficoltà.
Le chat estratte dai documenti giudiziari rivelano una realtà sorprendente: Chaouqui, già condannata nel caso Vatileaks 2, è stata dietro ad alcune delle manovre che hanno spinto l’indagine. I messaggi rivelano contatti, pressioni e piani per costruire un caso e rompere l’equilibrio di potere interno nella Curia. La combinazione delle sentenze sfavorevoli a Diddi e la pubblicazione delle chat segna un momento cruciale. Il vero perdente è il metodo Diddi: l’idea che la legge possa adattarsi all’urgenza di un colpo, contando sul supporto politico e la ratifica papale per coprire le crepe. Le ultime udienze dimostrano che quest’era è finita.
Tra i tanti nomi coinvolti nel processo c’è Monsignor Mauro Carlino che è forse uno dei più ingiustamente esposti. Occupava il delicato incarico di segretario del Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato, un ruolo che lo ha posto al centro della dinamica curiale, ma che, nel dibattito del processo, si è trasformato in un facile bersaglio di accuse. Accusato di estorsione, abuso di potere, omissione di denuncia e persino partecipazione a una richiesta di finanziamento all’IOR. Queste accuse hanno costretto Carlino a vivere per anni sotto il peso di un processo penale che ha macchiato il suo nome e la sua vita sacerdotale. Ieri, la sentenza del tribunale vaticano è stata chiara: Carlino non ha commesso nessuno dei presunti reati . L , e per sempre, liberato da questo processo. Molto conosciuto e apprezzato nella sua diocesi d’origine, Lecce, la sua situazione ha portato molti sacerdoti italiani a disprezzare lo Stato Pontificio e con molta ragione.
Arellano, ha letto quindi una sentenza parziale. Introducendola, ha citato il ‘favor rei’ (garanzie a favore dell’accusato), enfatizzando così il rispetto dei principi del giusto processo. «Il Tribunale d’Appello, in nome di Sua Santità il Papa Leone XIV, in virtù dell’articolo 134 del Codice di Procedura Penale, dichiara che il processo penale non deve proseguire perché la sentenza del 16 dicembre 2023 del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano contro gli accusati prima menzionati ha acquisito fermezza, limitandosi ai capi d’accusa presentati». Gli accusati sono il cardinale Becciu, Fabrizio Tirabassi, Reneé Brüllhart e Tommaso Di Ruzza, presidente e direttore dell’AIF (attualmente ASIF), rispettivamente, e monsignor Mauro Carlino. Le sentenze assolutorie di primo grado sono state confermate sia perché «il fatto non sussiste» sia perché «non costituisce reato». La sentenza provvisoria «non pregiudica tutte le sentenze assolutorie emesse in primo grado il 16 dicembre 2023, ma solo una parte di esse, che così diventano definitive. Il Tribunale d’Appello si concentrerà sui ricorsi presentati dalle parti contro le condanne, che potranno essere confermate o modificate». Il procuratore nell’aula vaticana non è stato Alessandro Diddi, ma Roberto Zannotti, procuratore aggiunto. Diddi non potrà partecipare al processo finché il Tribunale di Cassazione del Vaticano non si pronuncerà sulla sua ricusazione, richiesta dalla difesa e approvata dal Tribunale d’Appello. Ancora resta da vedere se tutto questo risulterà in una sentenza che annulli la sentenza di primo grado.
Il sistema giudiziario del Vaticano, strutturato intorno a una monarchia assoluta vestita da teocrazia, è complicato da capire. Fuori dai confini del Vaticano, un errore processuale così grave in un processo di questa portata sarebbe stato considerato imperdonabile. In Vaticano, tuttavia, Diddi non sente nemmeno la necessità di dimettersi, ora grande parte di quel castello crolla a causa di un errore processuale. Il Vaticano si è trasformato nel selvaggio west, senza alcun rispetto per il sacerdozio e la minima giustizia. Un processo qualificato di “storico” si rivela come un fragile castello di carte.
L’immagine che emerge è quella di un mosaico complesso: accanto a diverse condanne, c’è una lunga sequenza di assoluzioni. Iviolare la santità del Palazzo Apostolico per condurre attività di indagine che, alla fine, hanno portato alla luce fatti privi di rilevanza giuridica . La loro inesperienza, trasformata in falso zelo, li ha portati persino a impugnare condotte che mai potrebbero aver costituito reato.
Interessante conferenza «Il cinema nel pontificato globale di Pio XII. Nuove fonti dagli archivi vaticani». L’iniziativa ha esplorato il rapporto tra la Santa Sede e i mezzi di comunicazione, in particolare il cinema, durante il pontificato del papa Eugenio Pacelli (1939-1958). Riappare monsignor ‘fake’, Dario Edoardo Viganò: «L’apertura delle collezioni di archivi sul papa Pacelli ci ha aiutato a superare la tentazione di creare primizie e di ‘tribunalizzare’ la storia, che ha segnato il dibattito storiografico e mediatico sul pontefice». Le due sessioni programmate hanno affrontato temi come la censura cattolica, le sale cinematografiche, i cinegiornali e il film «Pastor Angelicus». La conferenza si è conclusa con una tavola rotonda sul valore delle nuove fonti e il loro uso digitale. Tra i primi risultati del progetto c’è il documentario «Il cinema di Pio XII tra la guerra e il silenzio», presentato il mese scorso giugno presso l’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede.
Quelli del cammino sinodale tedesco continuano per la loro strada e al termine dell’assemblea plenaria autunnale celebrata oggi a Fulda, il presidente della Conferenza Episcopale Tedesca, Georg Bätzing: «Ho respinto categoricamente l’insinuazione che in Germania stiamo praticando la disubbidienza episcopale a Roma o intrapendendo un cammino conflittuale con essa». Ad aprile, i vescovi cattolici di Germania hanno pubblicato linee guida sulle benedizioni, incluse quelle per coppie dello stesso sesso. Bätzing assicura che sono state elaborate in stretta collaborazione con il Dicastero per la Dottrina della Fede del Vaticano. Sul suo incontro con il Papa Leone XIV afferma che il Pontefice, come il suo predecessore Francesco, voleva accogliere tutti, indipendentemente dalla loro identità. Questo non si concilia molto con quanto affermato dal Papa nella sua intervista affermando che i riti di benedizione per «persone che si amano» pubblicati in alcuni paesi del nord Europa «hanno chiaramente violato il documento Fiducia Supplicans, approvato dal Papa Francesco». Bätzing: «Le critiche a cui allude il Papa nell’intervista si rivolgono alla pubblicazione di formulari liturgici per i riti formali di benedizione. Questo è precisamente ciò da cui i vescovi tedeschi si sono astenuti deliberatamente». Tutti i protagonisti del caso tedesco parlano con il genere intervista dimenticando che sono loro che governano e devono decidere. Quanto affermato in un’intervista non fa legge, se lo porta via il vento e non crea altro che confusione tra i fedeli che meritano di vivere la loro fede con tranquillità e chiarezza, per il momento, non l’abbiamo e ognuno continua per la sua.
Il cardinale François Bustillo, vescovo di Ajaccio, nel suo ultimo libro, Réparation (Fayard), affronta le ferite del nostro tempo e indica il cammino di rinascita che passa per il Vangelo e il cuore umano. Inon lasciarci catturare dal pessimismo né dal fatalismo sterile: i cristiani, ci ricorda, siamo figli della Risurrezione , chiamati a un atteggiamento creativo, capaci di costruire legami e restituire solidità a una società smarrita. La sua riflessione su: l’allontanamento da Dio, la sete spirituale dei giovani, il ruolo dell’educazione, la centralità del Sacro Cuore e la necessità di un regno di Cristo che liberi le coscienze. «Quando osserviamo la società, non possiamo fare a meno di notare che è ferita… ma non perduta! C’è speranza nella riparazione. E la Chiesa ha un ruolo da svolgere attraverso il suo ingegno e la sua eredità, e grazie alla sua capacità di discernere difetti e difficoltà alla luce del Vangelo. Un cristiano non può limitarsi a criticare e lamentarsi, perché i cristiani sono figli della Risurrezione. Non vivono con una logica triste e fatalista verso la società, ma con un atteggiamento attivo e creativo, capace di trovare uscite agli stalli». «È un fatto: la società si è allontanata da Dio. Negli anni ’60 e ’70, la gente sognava un mondo migliore, di pace e amore … Ma per i figli e i nipoti di quella generazione, tutto è diventato molto più complicato e difficile. Sessant’anni fa, la gente gridava: «Né Dio né padrone!». Dio era stato eliminato. Ma ci siamo forse evoluti e resi più pacifici? Non lo credo. Dopo anni in cui, con il perdono della espressione, ci «mangiavamo i sacerdoti», oggi viviamo in una situazione critica, senza bussola, senza valori né principi».
Bisogna sempre stare molto attenti, cercano di infilarcela doblada in temi che sembrano secondari e non lo sono. Il martedì 30 settembre 2025, nell’Ufficio Stampa della Santa Sede, avrà luogo la conferenza stampa di presentazione della conferenza internazionale «Raising Hope for Climate Justice» («Brindando Speranza per la Giustizia Climatica»), promossa dal Movimento Laudato Si’ in occasione del decimo anniversario dell’enciclica Laudato Si’ del Papa Francesco. Presenti Jaime Spengler arcivescovo di Porto Alegre, presidente della Conferenza Episcopale del Brasile e del CELAM; Lorna Gold, direttrice esecutiva del Movimento Laudato Si’; Alessandra Smerilli F.M.A., segretaria del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale; Arnold Schwarzenegger, ex Governatore della California e Presidente dell’Iniziativa Climatica Schwarzenegger; Taina Talia. Ministra degli Affari Interni, Cambiamento Climatico e Ambiente di Tuvalu.
La prova che questi temi non sono indifferenti è che nelle pubblicazioni degli arcobaleno sono incantati con la decisione del Vaticano che ha scelto Art Smith , chef statunitense di fama internazionale e apertamente gay, per dirigere il nuovo ristorante nei giardini di Castel Gandolfo, un progetto ispirato ai principi ecologici dell’enciclica Laudato Si’ . Art Smith ha lavorato come chef personale per i governatori della Florida, Bob Graham e Jeb Bush, e, fino al 2007, per Oprah Winfrey . La sua vita privata e il suo attivismo LGBT lo che lo hanno reso una voce importante per la comunità queer e oltre. Insieme al suo ‘marito’ Jesús Salgueiro , è il fondatore della ONG Common Threads «che promuove un ambiente familiare in cui i bambini imparano a valorizzarsi a vicenda e sviluppano la comprensione universale e l’accettazione reciproca, concentrandosi sulla salute comunitaria attraverso lezioni di cucina e nutrizione». Con il suo ‘sposo’, il pittore Jesús Salgueiro hanno adottato e cresciuto cinque figli , benedetti da il papa Francesco , con una targa incisa. Si presentano come un esempio di inclusione e di famiglie arcobaleno .
Il nuovo ristorante del Vaticano cerca ora di combinare la alta cucina con la sostenibilità ambientale, seguendo i principi dell’enciclica Laudato Si’ . Situato nel cuore dei giardini di Castel Gandolfo , sarà un luogo dove la qualità gastronomica si combina con l’attenzione all’ambiente e una catena di fornitura sostenibile. Smith è stato nominato all’epoca del defunto Papa Francesco, decisione ratificata da Leone XIV. Nei media arcobaleno si interpreta come una ‘benedizione’ al mal chiamato matrimonio omosessuale e all’adozione di bambini. Prima o poi vedremo se il Vaticano si chiarirà e smetterà di confondere i fedeli che sono rimasti per mettere soldi e poco più. Mai ci diranno quanto è costata la trasformazione della fattoria pontificia nel vistoso borgo, è il segreto meglio custodito, un altro scandalo che riposa nei cassetti e che alla fine uscirà.
Eulogio López su hispanidad ha trattato il tema dell’unità con grande lucidità. «¿Intorno a cosa? ¿Alla bestemmia teutonica? Per quello, meglio che continuino lontani». «Il Papa Leone XIV, non a torto, ha lanciato come principio programmatico del suo pontificato l’unità della Chiesa, che, è vero, si trova in mezzo a scismi, eresie e battaglie un po’ kitsch ma molto accese. Bene, non sembra che sia quello che cercano i vescovi tedeschi. In ogni caso, ¿unità intorno a cosa? ¿Intorno alla gerarchia cattolica tedesca degenerata, diventata oggi un cortile di monelli? Il concetto di unità implica che tutti dobbiamo camminare verso un unico centro, come in una tela di ragno».
«La Chiesa è un albero, con delle radici -l’essenziale- da cui escono un tronco e dei rami. I rami non possono allontanarsi dal tronco né dalle radici: questa è l’unità cristiana. Il che, passando dall’immagine alla realtà, significa che il Vaticano deve esigere da tutti i vescovi e fratelli separati, il ritorno all’ovile, il ritorno alle radici, non cambiare le radici perché non piacciono alle foglie più lontane. Unità verso l’interno, non verso l’esterno. L’idea di unità nella Chiesa, di Leone XIV, è buona e necessaria, ma c’è già chi sta cercando di manipolarla. E naturalmente, deve essere quella dell’unità nella verità. ¿E cos’è la verità?, chiese Pilato. È molto chiaro: verità è ciò che detta Cristo».
Unità solo è possibile nella verità. La cosa viene da lontano e la verità in cosa seria e già l’immortale Cicerone: «La verità si corrompe tanto con la menzogna quanto con il silenzio»; e il citato Aristotele: «Non basta dire solamente la verità, ma conviene mostrare la causa della falsità».
«E voi chi dite che io sia?».
Buona lettura.