Domenica, e a Roma un altro giorno di meraviglioso autunno. La piazza è sorta con meno gente del solito —il Papa è fuori e si nota—, gli autobus continuano a scaricare davanti ai musei. Il viaggio francese continua a essere seguito con più attenzione di quanto si confessi e continua a sorprendere amici e nemici. Senza dubbio, in Europa c’è ancora molto da tagliare, lo abbiamo visto in Spagna e lo vediamo in Francia. Molto felice il martoriato popolo di Dio che continua a subire la tortura di vescovi fuori tempo che continuano a fare i fatti loro. Lo ricordiamo in occasione del viaggio in Spagna: «Che buon vassallo, se avesse un buon signore». Si trova nel «Cantar de Mío Cid» e si usa per esprimere la lealtà e la fedeltà di un vassallo verso il suo signore, anche in situazioni difficili o quando il suo stesso capo non è all’altezza delle circostanze.
Terza giornata, e oggi tocca Lourdes intera: il programma prevede l’incontro con i vescovi francesi nel santuario, la messa alla Prairie a metà mattina, nel pomeriggio l’Accueil Notre-Dame e un po’ di tempo con le contemplative, e di notte il rosario e la processione delle fiaccole. Domani, Metz e ritorno a casa. Raccogliamo quanto è successo ieri, che è stato un sabato da ricordare, e quanto porta la domenica. Quasi cinquanta link oggi: la Specola torna a essere l’archivio della giornata, buona lettura.
Dove c’era la ghigliottina
Messa in piazza della Concordia, cioè nel luogo esatto dove si trovava la ghigliottina che decapitò Luigi XVI nel gennaio del 1793. Le autorità hanno stimato ottocentomila persone, duecentomila in più del previsto, e segnalano che l’unico precedente è il milione di Longchamp nella Giornata Mondiale della Gioventù del 1997. Altri media parlano di settecentomila e Vatican News titola con ottocentomila e scrive settecentomila: prendiamo atto del ballo delle cifre, che in queste cose è la norma. Diciotto anni dall’ultima messa papale a Parigi, quella di Benedetto XVI agli Invalidi. Ai cattolici francesi ha chiesto di non nascondersi e rinnovare la nazione a partire dalle radici della fede. Prima aveva percorso gli Champs-Élysées sul papamobile tra quello che la Rai ha definito un fiume umano. Macron ha parlato di «una messa monumentale nel cuore di Parigi»; le immagini mostrano un Papa felice circondato dai sorprendenti cattolici francesi.
Macron è rimasto a casa
Il dettaglio che ordina la giornata politica: alla messa sono andati i candidati all’Eliseo —Marine Le Pen e Jordan Bardella, Gabriel Attal e Édouard Philippe, Bruno Retailleau—, più il primo ministro Lecornu, i presidenti del Senato e dell’Assemblea, Pécresse, Sarkozy, Villepin, i Fillon e Bernard Arnault con la sua famiglia. Anche Brigitte Macron. Suo marito no, e ha addotto la laicità dello Stato. Mancavano anche Mélenchon e il segretario socialista Faure. Ventiquattr’ore prima, lo stesso presidente aveva spiegato al Papa all’Eliseo che «la laicità francese non è affatto la negazione della religione» e il giorno dopo l’ha negata per agenda. Il Giornale lo riassume come una lezione all’ospite su fede, laicità, valori e libertà. Noi ci fermiamo al dato: il primo turno delle presidenziali è alle porte e ieri alla Concordia c’erano più candidati che a un comizio.
Quelli che non giurarono, sotto l’aula
Prima dell’incontro all’Istituto Cattolico, il Papa si è fermato a pregare al Parcours des Martyrs, che si trova all’interno dello stesso Istituto. Là, il 2 settembre 1792, circa centocinquanta sacerdoti e vescovi rinchiusi nell’antico convento delle Carmelitane furono sgozzati in meno di due ore per essersi rifiutati di giurare la Costituzione Civile del Clero. Tra loro, Jean-Marie du Lau d’Allemans, arcivescovo di Arles. Dei martiri di settembre del 1792, centonovantuno furono beatificati da Pio XI nel 1926, novantacinque dei quali a Carmes. Ha pregato dove li uccisero e poi è salito ad ascoltare i francesi che chiedono il battesimo da adulti, nello stesso edificio. I martiri di Carmes morirono per non accettare che lo Stato disponesse della Chiesa; quelli di ieri arrivano da un Paese dove lo Stato non ha più bisogno di disporne perché la dava per morta. E sabato, inoltre, la messa è stata alla Concordia.
«Sono stupito dal numero di persone»
All’Istituto Cattolico, davanti ai membri dell’assemblea sinodale, ai catecumeni e ai neofiti: «come voi e con voi, sono stupito dal numero di persone che si affacciano di nuovo alla soglia della fede e da quanti adulti chiedono i sacramenti dell’iniziazione cristiana». E il metodo, che è ciò che dà sostanza allo stupore: accogliere con gioia chi si presenta, partire dalla sua esperienza spirituale, rispettare la sua storia e annunciare l’essenziale del kerygma. Ai nuovi arrivati ha detto che sono una speranza per la Chiesa.
Vatican News ha raccolto le testimonianze —Giosuè, Marielle, Sophie—, che sono la parte che davvero convince. Le agenzie si sono fermate allo stupore; la stampa francese parla da giorni degli adulti che scoprono la fede, Repubblica lo attribuisce a influencer e missionari di strada, e La7 e Agipress completano il quadro.
Padrini formati proprio dove li hanno soppressi
In quello stesso discorso ha chiesto di preparare «padrini e madrine, espressione della comunità, espressamente formati per iniziare i neofiti», con conoscenza del Rituale dell’iniziazione cristiana degli adulti. Silere non possum titola che lo rilancia mentre in Italia c’è chi vuole abolirli, e conviene mettere i nomi che servono: l’arcidiocesi di Palermo ha sospeso la figura del padrino e della madrina «ad experimentum» per tre anni nei battesimi e nelle cresime, e Mazara del Vallo ha fatto lo stesso con Mogavero. Formare chi altri hanno eliminato è una correzione, e viene detta a Parigi perché si senta in Sicilia.
Notre-Dame: due rimproveri e nessuna citazione
Ai vespri di Notre-Dame, davanti al clero francese, il Papa ha distribuito a due bande: a chi ha deformato la liturgia invocando un presunto spirito del Concilio e a chi ha trasformato il rito antico in bandiera identitaria. E la frase: «mettete al di sopra delle vostre sensibilità personali la comunione con il Successore di Pietro e con la Chiesa». Ha chiesto «nobile semplicità» nel canto, nella parola e nel gesto, e celebrazioni vissute sempre con dignità e decoro, anche nelle comunità piccole.
Non ha nominato Traditionis custodes nemmeno una volta, né ha menzionato nessuna comunità tradizionale in particolare. La stampa cattolica tedesca lo titola «parole chiare e riconciliatrici» e ricorda che a marzo aveva chiesto ai vescovi francesi «soluzioni concrete». Pochi Paesi hanno vissuto il motu proprio del luglio 2021 con la tensione che ha avuto la Francia, e ieri si è parlato loro di comunione invece che di disciplina. Che il rimprovero fosse simmetrico è proprio ciò che lo rende utilizzabile da entrambe le parti, ed è lì il problema: restiamo senza una sola decisione scritta.
Ottocentomila visti dall’altra parte
Circola in questi giorni la riflessione di un protestante francese che riconosce il disagio di cinque secoli —parlare del Papa non gli risulta naturale, viene da una tradizione sospettosa delle processioni— e che comunque decide di rallegrarsi senza riserve per ciò che ha visto a Parigi. Due sue idee meritano di essere raccolte: che la grazia sgorga sempre dove non la si aspetta più, negli spazi che abbiamo pavimentato di indifferenza; e che c’è una forma di meschinità spirituale che consiste nel non rallegrarsi mai di ciò che Dio fa nella casa del vicino, col pretesto che non porta la nostra etichetta.
Il suo argomento non è che la Francia si sia convertita, ma che ottocentomila persone che cantano in una capitale che davamo per definitivamente scristianizzata indicano una sete di qualcosa di più di quanto promesso dalla modernità tardiva. Concordiamo, con una sfumatura: quella sete la sta saziando proprio adesso una Chiesa che non sempre sa cosa fare con chi arriva.
Maison Bakhita
La mattina di sabato è iniziata nel XVIII arrondissement, in un centro di accoglienza e formazione di millequattrocento metri aperto nel 2018 e gestito da suore scalabriniane, dove ha ascoltato tre testimonianze di immigrati. Ha pregato da solo nella cappella prima di entrare. Ha lasciato due frasi che valgono più dell’atto: «i poveri, per i cristiani, non sono una categoria sociologica, ma la carne stessa di Cristo», e «nessuno è così povero da non avere qualcosa da dare, nessuno così ricco da non avere qualcosa da ricevere». E una terza, che è diventata il titolo del giorno: «la storia della Chiesa e dell’umanità non la scrivono quelli che sembrano vincere, ma quelli che fanno spazio».
Fuggi, tendi, combatti
La sera di venerdì, ottantamila giovani allo Stade de France. Il discorso è stato costruito su tre imperativi della lettera a Timoteo: fuggi da questo, tendi al meglio, combatti. Il combattimento, con una sola arma, «l’amore che si dona», mai la violenza né il disprezzo. Ha messo davanti due giovani francesi, il beato Marcel Callo, scout e operaio morto in un campo di concentramento, e Giovanna d’Arco, e ha chiesto a Teresa del Bambin Gesù di insegnare loro la via piccola. La cronaca e la scenografia con i santi di Francia danno la misura della serata.
Lourdes, la prima volta
È arrivato ieri sera a Massabielle —prima volta da Papa— e ha pregato alla grotta verso le otto. La giornata si chiude oggi lì, con i vescovi francesi la mattina e le fiaccole la sera. Il percorso del giorno precedente si era concluso con il volo da Orly.
Babele o Pentecoste
Una lettura del discorso all’Unesco che propone l’alternativa in questi termini: o la dispersione delle lingue o la comprensione, e la pace come via tra le due. È la glossa più utile che abbiamo visto del venerdì, e completa quanto raccontavamo ieri.
Parolin all’Assemblea Generale
Mentre il Papa era a Parigi, il segretario di Stato interveniva all’81ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite: il progresso tecnologico deve rispettare il primato della persona umana, e «la decisione di usare la forza letale non può essere delegata a processi opachi o automatizzati». Sulla guerra: «la pace non può essere rimandata, le armi devono tacere e i bombardamenti devono cessare». E la soluzione a due Stati come unica via praticabile. L’arrivo alla sede ha aperto i telegiornali. Contiamo: giovedì, Accademia Pontificia delle Scienze; venerdì, Unesco; sabato, Nazioni Unite. Tre testi della Santa Sede sull’intelligenza artificiale e sulle armi autonome in tre giorni. Quando una dottrina si ripete così in una settimana è perché qualcuno l’ha decisa, non perché il calendario coincide.
Muore d’infarto il primate della Bolivia
Ricardo Ernesto Centellas Guzmán, arcivescovo di Sucre e primate della Bolivia, è morto il 24 a Oruro, per un infarto, a sessantatré anni, mentre partecipava all’anniversario dell’Università Cattolica Boliviana. È stato presidente della Conferenza Episcopale boliviana tra il 2015 e il 2021 e vicepresidente fino al 2023, cioè il volto dell’episcopato negli anni della crisi del 2019 e di ciò che è venuto dopo. Lascia una sede primaziale vacante in un Paese che entra in un cambio di ciclo politico.
Bogotà: l’atto religioso dell’insediamento non ha violato nulla
Il Tribunale Superiore di Bogotà ha revocato la sentenza che obbligava il presidente Abelardo de la Espriella e il presidente del Congresso, Honorio Henríquez, a scusarsi per l’atto religioso del giuramento del 7 agosto, in cui c’era un’immagine della Madonna di Fatima e un momento di preghiera con un rabbino, un pastore evangelico e un sacerdote cattolico. Il tribunale conclude che non è stata violata la neutralità dello Stato né la libertà religiosa e di coscienza, trattandosi di un atto ufficiale di carattere laico con una componente religiosa plurale. La sentenza andrà alla Corte Costituzionale per eventuale revisione, quindi l’ultima parola non è stata detta.
Chi sceglie i vescovi, il Papa o Pechino?
Quattro vescovi ordinati in Cina tra luglio e settembre, i primi di questo pontificato sotto l’accordo del 2018, prorogato fino al 2028. Il caso che serve da esempio è quello di Giuseppe Chang Yanfeng, vescovo di Chifeng, nella Mongolia Interna: il 30 giugno, prima che fosse annunciata l’approvazione pontificia, partecipava a una riunione diocesana con responsabili politici in cui il lavoro pastorale era inquadrato nelle priorità dello Stato. L’ambiguità sta nella procedura: Roma annuncia nomine e l’Associazione Patriottica le attribuisce al consiglio dei vescovi cinesi senza menzionare il Papa. Da quando l’accordo è applicato non risulta nessun rifiuto. Due precisazioni sulle date di Hong Kong, che circolano male. Il 3 settembre il tribunale d’appello ha confermato la condanna del cardinale Zen per il fondo di aiuto ai manifestanti; il suo arresto è del maggio 2022. E a Jimmy Lai hanno dato vent’anni l’8 febbraio. La reputazione religiosa che l’accordo pretende di guadagnare non ha protetto nessuno dei due.
Il dialogo non è uno sconto sulla verità
Vincenzo Bertolone esamina la Nota del 16 settembre —«Un cammino di speranza», firmata dai dicasteri per la Dottrina della Fede, per l’Unità dei Cristiani e per il Dialogo Interreligioso nel sessantesimo anniversario di Nostra aetate— e trova la formula: il dialogo non è uno sconto sulla verità, perché la verità non si possiede, è lei che possiede il credente. Indica cinque punti in cui il testo gli sembra impreciso: le celebrazioni religiose condivise, il dialogo interreligioso come luogo teologico, l’azione dello Spirito in altre tradizioni, i nuovi movimenti religiosi e i conflitti del Medio Oriente. Noi abbiamo segnalato il 17 ciò che la Nota cita e ciò che lascia fuori; la lista di Bertolone coincide per più della metà.
Schneider e la lingua
Aldo Maria Valli intervista monsignor Athanasius Schneider, che sostiene che tornare alla comunione sulla lingua sarebbe un passo decisivo per ristabilire la salute nel corpo della Chiesa. La tesi è la sua di sempre e non ha bisogno di presentazione; il momento è scelto, con il Papa che parla di liturgia a Notre-Dame lo stesso giorno.
Un’iscrizione araba in un Greco di Lima
Hanno trovato un’iscrizione araba minuscola nel margine della Bibbia che appare in «Meditazione e stigmatizzazione di san Francesco d’Assisi», opera attribuita al Greco e conservata nel Museo del Convento di San Francesco di Lima. La leggono come combinazione della radice di adhan, la chiamata islamica alla preghiera, e il nome di una tribù araba, e la mettono in relazione con l’incontro di Francesco e il sultano al-Kamil nel 1219. L’analisi tecnica, diretta dal restauratore Fabián Noel Martínez Fernández, colloca l’opera dopo l’arrivo del Greco a Toledo nel 1577, e il quadro era inedito nella bibliografia. Quattro secoli nascosta, e appare nell’anno dell’ottavo centenario della morte del santo. Aggiungiamo ciò che nessuno ha ancora detto: è a Lima, e il Papa andrà in Perù a novembre.
Il miracolo di Valeria Valverde, a Verissimo
La televisione generalista italiana ha dedicato il pomeriggio di sabato al secondo miracolo di Carlo Acutis con le due protagoniste davanti: Valeria Valverde, costaricana nata nel 2001, che studiava a Firenze quando nel 2022 ha subito un grave trauma cranico in un incidente in bicicletta, e sua madre Liliana, che è andata a pregare sulla tomba di Assisi. «Tutti piangevano. I terapisti hanno detto che era un miracolo.» Che una causa di canonizzazione si spieghi in un programma del pomeriggio, con la madre del santo e la madre della guarita sedute insieme, dice qualcosa della portata di questo culto che nessun decreto dirà.
La reazione che nessuno si aspettava
Tra le reazioni al viaggio, un’associazione musulmana francese ha espresso preoccupazione per l’entusiasmo che il cattolicesimo ha suscitato in questi giorni, ha riconosciuto che i cattolici sono meglio organizzati e più determinati, e ha previsto che tra quarantacinque anni la Francia tornerà a essere cattolica. Aggiunge che il cattolicesimo americano proietterà ora la sua influenza nel mondo. Lo raccogliamo per ciò che è: un calcolo demografico fatto a voce alta dall’esterno, e molto più lusinghiero di quello della maggior parte degli analisti cattolici.
Altre letture
E stiamo finendo. Attivisti di PETA hanno bloccato il corteo papale a Parigi per chiedere che la Chiesa condanni i tori e smetta di benedirli, che è il tipo di rivendicazione che garantisce fotografia e nessun risultato. Gli esorcisti si sono riuniti a Sacrofano per parlare di formazione, discernimento ed esperienza pastorale, in quest’ordine, che è quello corretto. RomaToday fa il percorso del nuovo Bambino Gesù con costi e ubicazione, materia a cui torneremo con numeri nostri. Dal 1° ottobre, Francesco Zanotti conduce «Diario Vaticano», nuovo programma sul pontificato. El Wanderer commenta la visita del Papa in Argentina con la brevità che annuncia. E nei forum si discute lo stesso che qui, con meno filtri e a volte con più informazioni.
Si conclude il fine settimana romano e domani, con Metz, si conclude il viaggio. La città sembra in vacanza e i palazzi in calma: non lo sono, solo lo sembrano, il Papa torna e ha ricaricato le batterie in Francia. Alcune giornate come quelle vissute sono senza dubbio un sigillo per la missione che il Papa ha in una Chiesa che vuole svegliarsi e non la lasciano.
Buona domenica.
«Non voglio. Ma poi se ne pentì e andò» (Mt 21, 29).