È domenica, alba fresca a Roma, si apprezza, oggi abbiamo il giubileo dei catechisti, stanno arrivando i primi mattinieri in piazza. Obelisco ben accompagnato nell’udienza giubilare di ieri, si notava già la presenza dei catechisti presenti a Roma per il loro giubileo. Continuiamo con molte notizie sul primo importante nomina del Papa Leone XIV con il prefetto per i Vescovi. Le cose stanno arrivando e il periodo di ‘discernimento’ punta alla sua fine.
Il Papa ha dedicato l’udienza giubilare di ieri in Piazza San Pietro al tema «Aspettare è intuire. Ambrogio di Milano». Ricordando l’elezione del santo vescovo: «la voce di un bambino si alzò e gridò: ‘Ambrogio, vescovo!’», e tutto il popolo si unì alla richiesta. «Ambrogio non era nemmeno battezzato, ma il popolo percepì qualcosa di profondo in quest’uomo e lo elesse». Dopo un rifiuto iniziale, Ambrogio «comprese che era una chiamata di Dio», ricevette il battesimo e divenne vescovo. «Vedete il grande dono che i piccoli hanno dato alla Chiesa? Anche oggi, questa è una grazia che dobbiamo chiedere: diventare cristiani vivendo la chiamata che abbiamo ricevuto». Ha ricordato ai catechisti che «la gente ha questo istinto: comprende se ci stiamo convertendo in cristiani o no. E possono correggerci, possono mostrarci la via di Gesù». «Che il Giubileo ci aiuti a essere piccoli secondo il Vangelo per intuire e servire i sogni di Dio».
Il venerdì 26 settembre udienza a John Elkann, presidente di Stellantis, accompagnato dalla moglie Lavinia Borromeo. Una nota della Santa Sede ha affermato che l’incontro, durato circa mezz’ora, è stato «un’opportunità per la comprensione reciproca e per condividere e discutere temi di interesse per il Santo Padre». Il regalo il volante originale di Ferrari usato da Charles Leclerc in un Gran Premio di Formula 1 e un modellino di una Ferrari SF90 XX Stradale. Else il volante di Leclerc per sottolineare come la Formula 1 non sia solo sport e tecnologia, ma anche un ponte culturale e simbolico, mentre la Ferrari SF90 XX Stradale è un’auto iconica, tra quelle a maggiore prestazioni del ‘Cavallino Rampante’.
Il re Carlo III e la regina Camilla viaggeranno in Vaticano per una visita di stato al Papa Leone XIV in ottobre, ha annunciato il Palazzo di Buckingham. La visita era prevista inizialmente per aprile di quest’anno, ma è stata posticipata a causa delle cattive condizioni di salute del defunto papa Francesco, che è deceduto nello stesso mese. I Reali hanno effettuato una breve visita privata al papa Francesco poche settimane prima della sua morte. È stata una delle ultime udienze concesse dal defunto, che aveva ricevuto visite durante la sua convalescenza nella Casa Santa Marta. È la prima occasione in cui il Re incontrerà il Papa Leone XIV. Che conferisce un carattere distintivo a questo incontro tra il ‘capo’ della Chiesa d’Inghilterra e il ‘capo’ dei 1.400 milioni di cattolici del mondo. Il palazzo ha annunciato che il viaggio “celebrerà il lavoro ecumenico della Chiesa d’Inghilterra e della Chiesa Cattolica, riflettendo il tema dell’anno giubilare di camminare insieme come pellegrini di speranza”. Il Re ha cercato da tempo di stringere legami tra le tradizioni cristiane. All’inizio di questo mese, ha assistito al funerale della Duchessa di Kent, la prima Messa di Requiem cattolica officiata da un membro della Famiglia Reale in tempi moderni. Le relazioni tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa d’Inghilterra sono state segnate da secoli di divisione dopo la rottura di Enrico VIII con Roma nel XVI secolo, negli ultimi tempi si sono caratterizzate per la cordialità. Sarà la prima occasione ufficiale in cui un re inglese, come Governatore Supremo della Chiesa d’Inghilterra, incontrerà un papa della terra ribelle che è diventata Stati Uniti dopo aver rimproverato la monarchia britannica.
Ci congediamo con la notizia di oggi, e come ha confidato ai suoi collaboratori più stretti, il Papa Leone XIV ha approfittato dei mesi estivi per ascoltare, osservare e prendere decisioni. Le sane arie di Castelgandolfo siedono molto meglio dell’aria condizionata di Santa Marta e continuiamo con nomine rilevanti. Il tempo di ascoltare non è finito, ci sono centinaia di richieste di udienza al Papa che si stanno concretizzando. Un punto cruciale nella vita di ogni vescovo, e ancor più in quella del Papa, concerne i suoi collaboratori più stretti. Tutti devono essere fedeli e capaci di sostenerlo, ma coloro che condividono più da vicino la vita quotidiana del Pontefice assumono un ruolo decisivo e molto delicato. Non è casuale che Leone XIV abbia dimostrato di voler «ungere la macchina con il suo proprio olio, e non con quello degli altri«, scegliendo persone con cui si sente a suo agio e che possano offrirgli un sostegno leale. Nelle ultime settimane, il suo segretario personale, Don Edgard Iván Rimaycuna Inga, aveva ricevuto l’incarico di alcune missioni confidenziali che gli aveva affidato il Papa e aveva lasciato Roma temporaneamente. Durante la sua assenza, Don Daniel Pellizzon, una figura già molto nota al fianco del suo predecessore, è riapparso. Ieri il Papa Leone ha nominato il suo secondo segretario identificato nel Reverendo Don Marco Billeri, sacerdote della diocesi di San Miniato.
La scelta non è casuale, ma rivela il desiderio del Papa di avvalersi di collaboratori selezionati direttamente da lui. Prevost ha conosciuto il sacerdote quest’estate, e ha iniziato a relazionarsi con gli altri collaboratori del Papa nelle ultime settimane. Nato e cresciuto nella Chiesa di San Miniato, Don Billeri è stato ordinato sacerdote nel 2016. Dopo aver studiato a Roma, si è dottorato in Diritto Canonico. Ha ricoperto importanti incarichi: giudice del Tribunale Ecclesiastico di Toscana, difensore del vincolo nei tribunali di San Miniato e Volterra, maestro delle cerimonie episcopali e segretario del Consiglio Presbiterale. Negli ultimi anni, è stato vicario parrocchiale nella parrocchia dei Santi Stefano e Martino a San Miniato Basso. Questa nomina, al di là del suo profilo personale, fa parte di un piano più ampio: Leone XIV vuole circondarsi di collaboratori attentamente scelti, affinché la macchina di governo funzioni secondo la sua impronta e non per l’inerzia degli altri. Due segretari del clero secolare per un Papa agostiniano e nessuno di loro proviene dalla scuola diplomatica. Senza dubbio, il Papa Leone XIV vuole controllare la sua casa.
Può sembrare qualcosa di poco importante, vi assicuriamo che non lo è ed è un altro segno dell’allontanamento delle persone che componevano il cosiddetto ‘circolo magico di Santa Marta’. Come avevamo annunciato, era un rumor sicuro nei sacri palazzi, la partenza poco gradita e prevedibile di Campisi. Si annuncia la nomina di Roberto Campisi come nuovo Osservatore Permanente della Santa Sede presso l’UNESCO, con il compito di seguire anche le attività delle Organizzazioni Internazionali Cattoliche. Meno conosciuto, ma questa nomina segna una chiara transizione nella geografia interna della Segreteria di Stato. Campisi era un ragazzo della scuola, con il tipico Utroque Iure, entrò nel servizio diplomatico della Santa Sede il 1 luglio 2010. La sua carriera lo ha portato a servire nelle Rappresentanze Pontificie in Costa d’Avorio, Venezuela, Italia e, successivamente, nella Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato come Consigliere di Nunziatura.
Il 26 ottobre 2022, fu nominato Consigliere per gli Affari Generali della Segreteria di Stato dal Papa Francesco. Il 26 febbraio 2025, come consigliere, fu incluso nella Commissio de Donationibus pro Sancta Sede, istituita alla fine del pontificato del Papa Francesco, in articulo mortis, quando nella Terza Loggia qualcuno tentò di mettere ordine nella «questione economica» sconvolta dal pontificato bergogliano. Il Papa Francesco aveva spogliato la Segreteria di Stato di gran parte delle sue risorse finanziarie, trasferendole a organismi direttamente controllati da lui, impedendo così che la Segreteria potesse persino svolgere le sue funzioni ordinarie. Campisi, una figura incoraggiata e sponsorizzata dall’uscente Luigi Roberto Cona —le cui azioni è meglio nascondere e che, fortunatamente, si trova ora a quasi 10.000 chilometri da Roma—, ha esercitato le sue funzioni in un modo, per lo meno, molto discutibile.
Le funzioni del Consigliere sono delicate e sono descritte nella Costituzione Apostolica Praedicate Evangelium (articoli 45-48). Assiste il Sostituto per gli Affari Generali nella gestione degli affari quotidiani del Papa, il coordinamento dei dicasteri e agenzie vaticane, la redazione e pubblicazione di documenti pontifici e la custodia del sigillo di piombo e dell’ Anello del Pescatore. Inoltre, supervisiona le nomine approvate dal Papa, la preparazione degli onori, le statistiche sulla vita della Chiesa e il coordinamento delle comunicazioni ufficiali. È un posto molto delicato, che richiede discrezione, umiltà e trasparenza; Campisi si è distinto per un atteggiamento considerato da molti come lontano da questi criteri. Come abile siciliano aveva coltivato un stretto rapporto con il precedente pontefice, diventando spesso uno strumento della sua politica di potere seguendo lo schema abituale di Bergoglio: dividi e conquista. Si crearono figure che avrebbero obbedito ciecamente ai suoi desideri, marionette senza considerazione per le relazioni con i collaboratori né la lealtà ai superiori. Godevano del sostegno incondizionato del defunto Papa Francesco e finirono per adottare atteggiamenti arroganti.
Il risultato fu che si sviluppò il conflitto con il suo superiore diretto, l’amico Edgar, Sostituto per gli Affari Generali. La loro relazione si deteriorò rapidamente: Campisi agì sempre per conto suo, interferendo persino in affari legati alla sua stessa regione ecclesiastica, da cui si supponeva dovesse tenersi distante. La sua lealtà personale al Papa Francesco era nota, ma, come accadeva spesso in quel periodo, era una lealtà di convenienza. Questa nomina è la seconda azione significativa del Sostituto della Segreteria di Stato, dopo aver ordinato il passaggio del Comitato per la giornata dei bambini al Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita. Campisi è il primo consigliere a lasciare il suo posto senza mitra è un altro dei seguaci, alcuni chiamano scagnozzi, più fedeli del Papa Francesco è stato destituito. Ci dicono che Campisi non si è nemmeno presentato nel suo ufficio ieri impedendo così che l’annuncio della sua nomina fosse fatto nella Segreteria di Stato in sua presenza, davanti ai suoi colleghi. Speriamo che la Segreteria di Stato recuperi la sua autentica missione: sostenere il Papa e servire la Chiesa universale .
Solitamente evitiamo i riferimenti a notizie e temi ‘troppo italiani’. Oggi portiamo questa informazione sul sinodo italiano perché crediamo che quanto affermato si possa applicare ai numerosissimi sinodi che popolano la sofferente cristianità. In fondo, tutti sappiamo che è un meccanismo per tentare di imporre una visione errata della chiesa come proveniente dalla maggioranza e quindi dallo stesso ‘Spirito Santo’. Si setacciano i partecipanti ai sinodi e i contributi per far credere che esista solo quello. In Italia molti vescovi si sono ribellati e non sono disposti a ingoiare, tutto punta che il sinodo italiano è finito.
La Chiesa italiana alle porte della Terza Assemblea Sinodale, prevista per il 25 ottobre 2025, un cammino pieno di tensioni, malintesi e conflitti. Al termine del Consiglio Permanente, i vescovi hanno pubblicato una dichiarazione che riassume il lavoro svolto negli ultimi mesi. Il testo è stato elaborato, a partire dalle emendamenti emersi nella Seconda Assemblea Sinodale (31 marzo – 3 aprile 2025). Il documento sarà consegnato nei prossimi giorni ai delegati delle diocesi, i quali, mediante un dibattito nelle regioni ecclesiastiche, potranno apportare i loro propri contributi. C’è un video diretto ai rappresentanti sinodali, «affinché le riflessioni e le priorità non rimangano patrimonio di un’élite ridotta, ma possano essere condivise e valutate da tutta la comunità dei fedeli e dai loro pastori».
Il Sinodo si è trasformato nel tema prediletto di una piccola parte della Chiesa che sembra incapace di vivere senza riunioni, conferenze e dibattiti su questioni più politiche che evangeliche. In queste cosiddette assemblee, tutto viene messo in discussione, persino la centralità di Gesù Cristo, e il Vangelo è sostituito sempre più da agende civili e questioni sociali. In Italia c’erano molte aspettative dal settore più ‘progre’ che pretendeva di imporre i suoi argomenti. Il riassunto di 50 punti preparato si è rivelato esplosivo e è stato necessario ridurlo da 74.000 a 46.000 caratteri, eliminando citazioni e dettagli. Questo è stato percepito come un tradimento del processo: «Quattro anni di lavoro si sono ridotti a nulla», hanno protestato vescovi e laici, specialmente quelli del campo progressista. Nel momento in cui il documento è caduto nei gruppi, non si sono limitati a proporre emendamenti, come era stato richiesto, ma sono arrivati persino a esigere una riscrittura completa del documento. L’ambiente si è deteriorato. Un arcivescovo Giuliodori irritato si è persino rifiutato di apparire in sala. L’assemblea è stata sospesa e tutto è stato posticipato fino al 24-26 ottobre 2025, coincidendo con il Giubileo dei team sinodali. L’incidente ha evidenziato i rischi già denunciati da Benedetto XVI in Fede, Verità e Tolleranza: l’ambiguità di termini come «dialogo», «apertura» o «aggiornamento», non ancorati alla dottrina, può dare luogo a ideologie secolari. Questo si è manifestato anche nell’aula sinodale: invece di concentrarsi sulla proclamazione di Cristo, il Sinodo ha ceduto ad agende egoiste e ambizioni personali, trasformandosi in uno spazio politico anziché religioso.
Il nuovo documento approvato a settembre presenta una prospettiva diversa: non è una semplice collezione di proposizioni, ma un testo che si sviluppa in forma organica e narrativa, basandosi sul Concilio Vaticano II, gli insegnamenti del Papa Francesco e, qui e là, le prime indicazioni di Leone XIV. Chiaramente, emergono molte questioni critiche. Gran parte del testo si concentra su questioni politiche e sociali —pace, non violenza, ambiente, economia solidale, inclusione, lotta alla mafia— che, senza dubbio, sono rilevanti, ma rischiano di oscurare la centralità dell’annuncio del Vangelo e la salvezza delle anime, cuore della missione della Chiesa. La corresponsabilità e il ruolo decisionale degli organi partecipativi, finisce per alimentare una deriva assembleare, riducendo il carattere sacro e gerarchico del clero e permettendo di intravedere una sorta di «protestantizzazione» del governo della chiesa. Il documento privilegia citazioni del Concilio Vaticano II, del Papa Francesco e un linguaggio prevalentemente sociale, ma trascura quasi del tutto l’immenso patrimonio del Magistero precedente, così come le voci dei Padri della Chiesa, ridotte a riferimenti marginali.
Il Cammino Sinodale italiano somiglia più a un dibattito parlamentare, dove si discutono norme, linguaggi e orientamenti politici, che a un discernimento serio sulla vita della chiesa. Perché si ascoltano solo certe voci, quelle che si adattano alle mode del momento? Perché non c’è spazio per posizioni più equilibrate, quelle che desiderano sinceramente una Chiesa capace di annunciare Cristo e non di diventare un sostituto di un partito di sinistra di cui l’Italia manca?
«Aiutano Mosè e i Profeti. Che li ascoltino!».
Buona lettura.