Quattordici agosto, San Massimiliano Maria Kolbe, La Vergine, da bambino, gli offrì due corone: “Quella notte chiesi alla Madre di Dio che ne sarebbe stato di me. Lei venne da me tenendo due corone, una bianca, l’altra rossa. Mi chiese se ero disposto a ricevere una di quelle corone. La bianca significava perseverare nella purezza. La rossa, che sarei stato martire. Dissi che avrei accettato entrambe”. La sua vita è ben nota come grande combattente contro la massoneria e anche la sua morte in un campo di concentramento.
Le pontificie scienze storiche.
Il Comitato Pontificio di Scienze Storiche ha tre nuovi membri. Papa Leone XIV ha nominato tre nuovi storici: Umberto Longo, Francesco Cesareo e Anna Barańska, rispettivamente di nazionalità italiana, statunitense e polacca. Le origini del Comitato risalgono al XIX secolo. Leone XIII, con la lettera apostolica Saepenumero considerantes del 18 agosto 1883, creò la Commissione Cardinalizia di Studi Storici, che nel 1954 diede origine all’attuale Comitato Pontificio di Scienze Storiche. Per settant’anni, questo organismo ha promosso la ricerca sul patrimonio archivistico della Chiesa, con particolare attenzione agli Archivi Vaticani, e pubblica la serie di Atti e Documenti. Da settembre 2023, la sua direzione è affidata al gesuita polacco Marek Andrzej Inglot, che è succeduto al premostratense francese Bernard Ardura, che aveva presieduto l’organismo per quattordici anni.
Umberto Longo insegna storia medievale all’Università Sapienza di Roma, dove dirige il master in Scienze Storiche. Da febbraio 2024, dirige l’Istituto Storico Italiano per il Medioevo, fondato nel 1883 e considerato una delle istituzioni di ricerca storica più antiche del Paese. Francesco Cesareo apporta una vasta esperienza professionale che abbraccia la ricerca storica e la gestione di istituzioni cattoliche statunitensi. Nato a New York in una famiglia di origine italiana, studiò al Cathedral College of the Immaculate Conception e alla Fordham University. Dal 2013, presiede il National Review Board, l’organismo laico creato dai vescovi statunitensi nel 2002 per supervisionare l’applicazione delle leggi contro l’abuso sessuale nella Chiesa. Ha sollecitato pubblicamente in più occasioni che l’episcopato sia più trasparente, chiedendo che la supervisione si estenda ai vescovi e denunciando il rischio che il sistema si riduca a una situazione in cui “i vescovi supervisionano altri vescovi”.
Anna Barańska è nata a Lublino nel 1965. Si è laureata in Storia presso l’Università Cattolica di Lublino Giovanni Paolo II nel 1989, dove ha conseguito il dottorato nel 1996 con una tesi sulle donne nell’Insurrezione di Novembre del 1830-31, e l’abilitazione nel 2009 con uno studio sui rapporti tra Chiesa e Stato nel Regno di Polonia tra il 1815 e il 1830. Dal 2020, occupa la cattedra di Storia del XIX secolo presso l’Istituto di Storia della stessa università, dove insegna dal 1995. L’Università Cattolica di Lublino, che porta il nome di Giovanni Paolo II, rimane una delle università più chiaramente cattoliche della Polonia.
Papa Leone e le religiose.
Papa Leone XIV in video per rivolgersi alle partecipanti dell’assemblea annuale della Conferenza delle Religiose che si è tenuta al Rosen Centre di Orlando, Florida, dall’11 al 14 agosto. Più di 1300 superiora maggiori, promotrici di giustizia, comunicatrici di congregazioni e invitate. Fondata nel 1956, riunisce oggi circa due terzi delle quasi 35.000 religiose attive negli Stati Uniti e rimane l’associazione più rappresentativa della vita consacrata femminile nel Paese. L’assemblea di quest’anno commemora il settantesimo anniversario della sua fondazione, sotto il motto «Molti carismi, un solo spirito, una vocazione».
Il nucleo del messaggio è un appello all’unità capace di preservare la pluralità. I partecipanti, afferma Leone XIV, provengono da comunità con storie e apostolati diversi, ma sono chiamati a coltivare la comunione all’interno dei propri istituti, tra gli istituti stessi e nella Chiesa nel suo insieme. Il Papa richiama la sinodalità, ricordando il suo discorso di apertura al Concistoro Straordinario del 26 giugno: ogni cristiano è chiamato a costruire la comunione di Cristo in una Chiesa sinodale in cui ciascuno collabora alla stessa missione secondo il proprio carisma e ministero. In questo contesto, i religiosi sono descritti, utilizzando una formula già impiegata da Leone XIV nel suo incontro con i partecipanti al Giubileo della Vita Consacrata lo scorso ottobre, come «esperti di sinodalità» naturali, grazie sia alla loro vita comunitaria sia alla struttura delle loro congregazioni.
Ringrazia gli Istituti rappresentati per i loro contributi storici nei campi dell’evangelizzazione, dell’educazione e dell’assistenza ai poveri e ai marginali, e li invita, partendo dal tema scelto per l’anniversario, a riscoprire i carismi specifici che Dio ha affidato ai loro fondatori e fondatrici. «La Chiesa ha bisogno di voi» e tutta la varietà di forme di consacrazione rappresentate nell’assemblea, utili per affrontare insieme ciò che egli definisce, riprendendo una formula molto apprezzata dal magistero di Francesco, come la globalizzazione dell’indifferenza e dell’impotenza, contrastandola con il rimedio dell’amore e della misericordia di Cristo.
Interessante la sua richiesta di promozione delle vocazioni. Il Papa la definisce come condizione essenziale per l’autentico fiorire della vita consacrata e ricorda come i voti di povertà, castità e obbedienza, vissuti con un cuore integro, generino gioia, pace e pienezza personale. Pur riconoscendo l’avanzata della secolarizzazione, segnala una crescente sete di Dio, ricordando ciò che ha osservato durante la sua recente visita apostolica in Spagna, nella veglia di preghiera del 9 giugno: molti giovani e adulti, ha detto, stanno riscoprendo la fede cristiana dopo periodi di allontanamento. Per questo, chiede alle religiose di intensificare il loro legame con le generazioni più giovani, aiutandole a riconoscere la voce del Signore dentro di sé e incoraggiandole ad avere il coraggio di rispondere alla sua chiamata.
Tra il 2012 e il 2015, l’organizzazione è stata sottoposta a una revisione dottrinale promossa dalla Congregazione per la Dottrina della Fede sotto il pontificato di Benedetto XVI, che ha messo in discussione alcune deviazioni teologiche rilevate nell’associazione e ha ordinato la sua riforma sotto la supervisione dell’arcivescovo delegato, Peter Sartain. Il mandato si è concluso nel 2015, sotto il pontificato di Francesco, con un rapporto congiunto considerato soddisfacente da entrambe le parti, ma i problemi rimangono, le vocazioni sono poche e le assistenti sempre più anziane.
L’orto ecologico.
Nei Giardini Vaticani, accanto al monastero Mater Ecclesiae, c’è un piccolo orto la cui storia risale al Medioevo. Insomma, quello che è un orto di sempre, oggi viene chiamato ecologico e suona più moderno. Fu papa Niccolò III Orsini che, trasferendo la residenza papale dal Laterano al Vaticano tra il 1277 e il 1280, volle creare anche un frutteto e un viridarium vero e proprio, circondato dalle nuove mura: uno spazio produttivo che contribuisse alle esigenze della mensa papale. Accanto al monastero commissionato da Giovanni Paolo II e costruito tra il 1992 e il 1994 affinché una comunità di clausura dedicata alla preghiera per il Papa vivesse sempre nel cuore della Chiesa. Furono le stesse monache a lavorare originariamente direttamente quella terra: «Coltivare il campo è una preghiera fatta con le mani». Tra quegli stessi aiuole, dal 2013 al 2022, Benedetto XVI, come Papa Emerito, si godeva anche le passeggiate durante i suoi giorni di preghiera e studio.
La Chiesa mediatrice nella transizione in Venezuela.
Dal 1° agosto, si sono intensificati i dialoghi, con il sostegno del governo Trump, tra la maggioranza e l’opposizione in Venezuela per raggiungere l’unità nazionale il prima possibile e convocare elezioni democratiche. La Chiesa Cattolica ha offerto il suo sostegno come garante delle decisioni prese e facilitatrice nella ricerca di soluzioni comuni. L’amministrazione Trump aveva promosso e accolto con favore l’inizio dei colloqui tra il governo chavista del Venezuela e un gruppo di opposizione a Caracas dal 18 giugno. Queste speranze e impegni sono stati ribaditi dallo stesso Dipartimento di Stato degli Stati Uniti il 6 agosto, in una dichiarazione che ha anche invitato ad accelerare la ricerca di risultati tangibili. «I colloqui mirano a fornire una risposta tempestiva ed efficace ai temi sociali e politici prioritari. Crediamo che questo obiettivo (…) richieda la partecipazione, in modo appropriato e graduale, di varie istituzioni e organizzazioni, per dare contributi efficaci a un progetto nazionale unificato».
L’eutanasia: la fine della morte naturale.
Brigitte Stegemann, 83 anni, è deceduta il 10 luglio in una casa di riposo dell’Ontario: le è stata praticata l’eutanasia senza il suo consenso né quello della famiglia. Il racconto agghiacciante dei suoi ultimi giorni è un avvertimento su ciò che potrebbe diventare la normalità domani. La famiglia di Brigitte ha raccontato i suoi ultimi giorni. «Circa due mesi prima della morte di GG» si è tenuta una riunione per discutere la possibilità di ricorrere all’eutanasia assistita. In quella riunione, GG ha dichiarato chiaramente di non voler procedere. Come cristiana fervente, ha affermato esplicitamente che l’eutanasia assistita entrava in conflitto con le sue convinzioni personali e la sua fede». Nonostante la sua opposizione, i medici, anche in assenza della nipote, sua rappresentante legale, hanno tentato ripetutamente di ottenere il suo consenso all’eutanasia. Il giorno in cui GG doveva essere sacrificata, il Dr. K, conformemente alla legge, le ha chiesto se desiderava morire. GG è rimasta in silenzio. Secondo la legge, chi richiede l’eutanasia deve confermare il proprio desiderio in forma verbale ed espressa. Nonostante il silenzio di GG e, quindi, la mancanza di consenso, i medici le hanno praticato l’eutanasia.
Verso una Chiesa di Stato negli USA?
Il 31 luglio, il procuratore generale della Florida, James Uthmeier, ha inviato una lettera alla Conferenza dei Vescovi Cattolici della Florida, esortandoli a rispettare la legge statale che concede esenzioni religiose alle politiche di vaccinazione scolastica. Uthmeier, cattolico praticante, ha scelto di fondare i suoi argomenti sulla teologia. Spiega ai vescovi della Florida ciò che considera l’interpretazione e l’applicazione corretta della dottrina autorizzata della Chiesa. Uthmeier sostiene che tale dottrina obbligherebbe i vescovi ad applicare la legge statale, che prevede un’esenzione religiosa dalla vaccinazione obbligatoria, senza eccezioni. Il procuratore generale riconosce che le chiese locali potrebbero invocare un’esenzione religiosa dal requisito secondo la legge statale, ma si aspetta che non lo facciano. La maggior parte dei commentatori ha difeso o criticato la teologia giuridica di Uthmeier. Solo un articolo sulla rivista gesuita America si è concentrato sul tema centrale: un funzionario pubblico che ha utilizzato la teologia e la dottrina cattolica per costringere i vescovi della Florida a rispettare la legge. Uthmeier ha spianato la strada a ciò che potrebbe diventare una teologia di Stato, o almeno alla legittimazione del potere politico come interprete autorizzato della dottrina religiosa, ricordando al contempo ai vescovi che questo coincide perfettamente con la legge statale.
La governatrice cattolica e abortista.
Aborto senza limite di età gestazionale nel Massachusetts, la nuova legge permette aborti fino al nono mese di gestazione. È stata firmata dalla governatrice Maura Healey, democratica e cattolica e invitata a parlare in Vaticano nel 2024. Il nome della nuova legge: «Legge sull’Accesso Prioritario alle Cure Mediche per i Pazienti». E chi si oppone a trattare una paziente? Tuttavia, sul sito web ufficiale del governo del Massachusetts, leggiamo qualcosa di più chiaro: «Secondo la legge precedente, i medici dovevano determinare se le circostanze di una paziente rientravano in un elenco limitato di eccezioni legali prima di praticare un aborto in una fase avanzata della gravidanza. La nuova legge sostituisce quel quadro normativo con uno standard che permette ai medici di esercitare il proprio giudizio professionale secondo gli standard di cura accettati, fornendo maggiore chiarezza ai fornitori di assistenza sanitaria che assistono pazienti con esigenze mediche complesse».
L’aborto negli Stati Uniti.
A oggi, otto stati degli USA (Oregon, Colorado, Nuovo Messico, Minnesota, Michigan, Maryland, New Jersey e Vermont), oltre al Distretto di Columbia (la capitale), permettono aborti tardivi senza stabilire limiti nella gestazione. Altri stati, come Massachusetts, New York, California, Pennsylvania, Ohio, Illinois, Wisconsin e molti altri, avevano esteso questo limite significativamente, fino alla ventiseiesima settimana di gravidanza o, come nel caso della Virginia, al «terzo trimestre» (cioè praticamente fino al parto). I loro governi locali, guidati da democratici, hanno eliminato tutti i limiti come una sorta di «attacco preventivo» durante la prima amministrazione Trump e soprattutto dopo la sentenza della Corte Suprema del 2022 che ha effettivamente annullato la sentenza Roe v. Wade (il precedente del 1973 che legalizzava l’aborto a livello federale), trasferendo il potere decisionale agli stati.
I vescovi del Massachusetts non sono rimasti in silenzio. «Come vescovi cattolici, abbiamo la responsabilità morale di presentare e difendere la dottrina cattolica e la sacra dignità, concessa da Dio, di ogni vita umana dal concepimento fino alla morte naturale», ha scritto la Conferenza Cattolica del Massachusetts quando il disegno di legge era ancora approvato alla Camera dei Rappresentanti, ma non al Senato. «Che apriamo i nostri cuori ai più vulnerabili tra noi», diceva il comunicato. «Che ricordiamo e mettiamo in pratica le parole del Signore: “Tutto ciò che fate a uno di questi miei fratelli più piccoli, lo fate a me”».
I dilemmi dell’Europa.
Marian Eleganti, vescovo emerito di Coira, Svizzera, risponde ai dilemmi dell’Europa attuale: l’immigrazione illegale, l’islamizzazione e il materialismo, nonché sul ruolo della Chiesa. «Personalmente, sono convinto che l’islam non possa integrarsi nei nostri sistemi politici, modellati dal cristianesimo. Non esiste un islam apolitico, di una interiorità puramente religiosa. È un sistema di dominio. E quanto più convinti ne saranno i suoi seguaci, tanto meno integrabile sarà. Il risultato sono mondi paralleli».
Eleganti ha presentato le sue dimissioni a soli 65 anni, dieci anni prima dell’età del pensionamento obbligatorio. Non si è rifugiato nel silenzio. Dal 12 luglio, figura anche tra i fondatori dell’associazione laica Pro Fide Ecclesiae, creata per «difendere la fede dalle interpretazioni e falsificazioni eretiche», per contrastare i tentativi del Cammino Sinodale Tedesco di alterare la dottrina cattolica. Oggi è una delle figure più lucide rispetto a una delle crisi che affronta l’Europa: la crisi migratoria. «La Chiesa Cattolica non deve adottare una posizione idealistica di fronte a questo problema. Con questo intendo che non deve predicare un moralismo lontano dalla realtà, ignorando i problemi sociali concreti legati all’immigrazione senza restrizioni, che possono essere risolti solo con il buon senso politico. Il progetto ecclesiale di fraternità universale non riesce a coniugare verità e amore».
«Sotto il pontificato di Papa Francesco, questa alleanza con il mondo politico è stata portata all’estremo. Il globalismo non soddisfa più le esigenze della gente. Beneficia solo dell’élite finanziaria, cioè di quella piccola percentuale di circoli elitari che controllano i flussi monetari universali e possiedono una ricchezza inimmaginabile. Sono loro a determinare la politica». «La Chiesa deve rivolgersi ai giovani, che formeranno le famiglie cristiane e non cristiane di domani. I giovani hanno bisogno di modelli; un giovane sacerdote, con un aspetto quasi santo, esercita un’enorme attrazione su di loro. Abbiamo bisogno della santità. Motiva e attrae. Si può trovare continuamente nella Chiesa. E dove si vive, i buoni frutti non tardano ad arrivare. E un’altra cosa… Abbiamo bisogno di risposte, risposte ben fondate e ragionevoli alle domande che preoccupano la gente. Teresa d’Avila preferiva la formazione alla devozione nei suoi confessori.
Esorcismo nel ranch di Jeffrey Epstein.
La famiglia texana che ha acquistato il ranch Zorro di Jeffrey Epstein nel Nuovo Messico ha fatto celebrare un esorcismo nella proprietà da un sacerdote cattolico tradizionale. «Abbiamo portato un esorcista dall’Ohio, un sacerdote della Messa Latina, e gli ci sono voluti tre giorni per esorcizzare ogni angolo della proprietà». Devin è uno dei cinque figli di Don Huffines, il magnate immobiliare di Dallas che ha acquistato la proprietà: «Siamo cattolici romani devoti. L’aspetto spirituale di questo è reale per noi: demoni e diavoli». Devin ha detto che alcuni membri della sua famiglia erano inizialmente riluttanti all’idea di acquisire il ranch del noto trafficante sessuale e finanziario. «Tutte le ragazze e mia madre dicevano di no, categoricamente. Assolutamente no. Non si può fare. È disgustoso». «Alla fine, lo abbiamo visto come un’opportunità unica nella vita, un affare irripetibile», ha detto.
Don Huffines ha acquistato Zorro Ranch nel 2023 e lo ha ribattezzato San Rafael Ranch. In un’intervista con One America News Network, Huffines ha spiegato di aver scelto quel nome perché San Raffaele è conosciuto come l’angelo della guarigione. Il suo nome significa letteralmente «Dio guarisce». «Fin dall’inizio, la prima volta che ho visto questo posto, mi è venuta in mente la domanda: È successo qualcosa qui?». «Ma la terra non è cattiva. Gli immobili non sono cattivi. Non commettono reati. Non peccano. Sono solo immobili. Sono solo terreni. Sono solo edifici, e questo è un edificio di prima categoria». Huffines ha affermato che la sua famiglia prevede di utilizzare il ranch come centro di ritiro cristiano, dove «brillerà molta luce nell’oscurità». Il centro ritiri includerà «cabine per la preghiera e il digiuno», nonché opportunità per pescare, cacciare, praticare il tiro a segno e andare a cavallo. Gli Huffines stanno pianificando di installare un nuovo cancello d’ingresso al ranch che reciterà: «Tutti coloro che vengono nel nome del Signore sono i benvenuti».
Il modernismo progressista esaurito.
Morto è, costa troppo seppellirlo. Vecchio, obsoleto e concettualmente esaurito: il modernismo progressista si trova ora in uno stato di ostinazione terapeutica, logorato dal servizio ai poteri costituiti. Il risultato del modernismo ecclesiale si misura non solo nello svuotamento della navata o nel crollo delle vocazioni, ma nella sua drammatica subordinazione culturale. Dopo essersi presentato per decenni come un’avanguardia intrepida capace di liberare la fede dai «dirupi del passato», il progressismo modernista clericale e teologico ha finito per prendere la strada più prevedibile: la conformità acritica all’architettura del capitalismo predatore. Spogliato del rigore metafisico della philosophia perennis, della portata universale dei Padri della Chiesa e della forza sovversiva della Grazia, il discorso pastorale si è trasformato nella versione sacra dei memorandum aziendali.
L’evoluzione del sacerdozio ministeriale contemporaneo fa parte di un processo di profonda riconfigurazione che ha trasformato la percezione stessa della Chiesa e la sua funzione. Quando la figura del sacerdote si spoglia del suo fondamento spirituale e si ridefinisce in termini puramente funzionali, si innesca una reazione a catena che colpisce l’intero edificio ecclesiale. La sostituzione progressiva della dimensione sacramentale con compiti di animazione sociale, coordinamento o gestione amministrativa non rappresenta una semplice evoluzione pastorale, ma una vera e propria trasformazione della natura.
La conseguenza più drammatica della perdita di identità del sacerdote si riflette direttamente nella crisi vocazionale: un giovane non rinuncia alla sua vita, alla sua famiglia e alla sua autonomia professionale, per diventare un assistente sociale ausiliario o un amministratore parrocchiale. La natura radicale della scelta sacerdotale deve nutrirsi unicamente della promessa di un’esperienza unica di comunione con il Signore. Quando il sacerdote cura rigorosamente la sua vita cristiana e la sua identità sacerdotale, nutrendo la sua vita interiore attraverso la Liturgia delle Ore, la devozione mariana, l’assiduità nel confessionale e la celebrazione quotidiana e dignitosa del Mistero Eucaristico, si genera una forza di attrazione naturale che continua a dimostrare la fecondità del sacro. Spogliata del suo orizzonte soprannaturale, la carità cristiana si riduce inevitabilmente a una filantropia generica e immanentista, perfettamente assimilata al discorso pubblico del capitalismo predatore.
«Nessuno ha un amore più grande di colui che dà la vita per i suoi amici».
Buona lettura.