Il Vaticano conferma il viaggio del Papa e cambia tre parole, l'elicottero senza nominarlo, Nicaragua senza condizioni, San Pietro chiuso, New York 800 milioni, Ugento un milione, Spoleto in commissariato e due saggi a Mosca e due cardinali sulla Chiesa.

Il Vaticano conferma il viaggio del Papa e cambia tre parole, l'elicottero senza nominarlo, Nicaragua senza condizioni, San Pietro chiuso, New York 800 milioni, Ugento un milione, Spoleto in commissariato e due saggi a Mosca e due cardinali sulla Chiesa.
Proseguiamo con le informazioni, la loro enorme abbondanza, la necessità di una verifica minima e di un confronto dei dati è crescente e questo fa sì che il nostro lavoro si vada delineando ogni giorno. Quando sfogliamo le nostre prime «Specole», quasi dieci anni fa, constatammo che il modo di informare è cambiato e anche la sua abbondanza. Introdurre nel testo i riferimenti esterni che giustificano le nostre informazioni cambia il modo di scrivere e la presenza dei titoli originali in italiano, per lo più, può creare qualche complessità nella lettura. Siamo convinti che sia la scelta giusta in un momento così complicato e che la maggior parte dei lettori ci faccia arrivare la propria soddisfazione. Abbiamo preso molto sul serio il tema della salute di Papa Leone XIV, tanto sul serio che sta cambiando l’ottica di un pontificato che si preannunciava prevedibilmente lungo e oggi non è più così certo. I nostri lettori cercano un buon riassunto, ci proviamo, ma un buon riassunto con informazioni complete, senza rinunciare a cercare la verità, è questo che stiamo facendo, e ogni giorno ci proviamo. Iniziamo. Tre giorni fa scrivevamo che la smentita vaticana sull’immunoterapia non aveva testo, né firma, né canale: quattro agenzie che la attribuivano a «fonti vaticane» e nemmeno una riga pubblicata. Oggi ha tutte e tre le cose. Il documento esiste, si chiama B0842, è uscito nel Bollettino numerato del 26 ottobre e lo firma un medico con nome e cognome. Ringraziamo la sollecitudine. Ciò che non ci aspettavamo è che, guadagnando testo, la smentita cambiasse parole. Tre, esattamente. E una di esse non cambia forma ma di posto, il che è più interessante. Il resto della giornata: la Santa Sede spiega finalmente, e per bocca altrui, perché i vescovi del Nicaragua non sono venuti tutti; mille pellegrini della tradizione restano fuori da San Pietro e compare la seconda lettera della Segreteria di Stato; New York paga ottocento milioni; un ex seminarista di Ugento chiede un milione al suo vescovo; l’arcivescovo di Spoleto denuncia chi lo diffama su Facebook; la commissione Orlandi guarda a un dirigente vaticano senza nome; la presidente della Slovenia esce dall’udienza proponendo che l’Europa mandi due saggi a Mosca; e Schönborn racconta che il Catechismo è stato tradotto in persiano a Qom.

Il comunicato che l’altro ieri non esisteva

La Sala Stampa ha pubblicato lunedì un comunicato senza numero d’ordine proprio in intestazione ma con scheda di Bollettino: B0842, del 26 ottobre. Dice che, a due settimane dall’intervento, il recupero del Papa «procede, in linea con le valutazioni favorevoli comunicate dall’equipe medica che lo assiste»; che l’operazione si è svolta con successo e senza complicazioni; che la patologia era localizzata; che non servono ulteriori trattamenti oncologici; e che il viaggio in Uruguay, Argentina e Perù, previsto dal 6 al 17 novembre, «si svolgerà secondo il programma pubblicato in precedenza». Quest’ultimo è la notizia e così l’hanno data tutti: Papa, confermato viaggio in Sudamerica 6-17 novembre su Il Sole 24 Ore, Leone XIV, i medici danno l’ok: confermato il viaggio in America Latina su TGR Lazio, Il Vaticano conferma: Papa in Sud America su Il Fatto Quotidiano di oggi, Papa Leone, confermato il viaggio in Sudamerica dopo l’intervento per il tumore: nessuna controindicazione su Fanpage, Vaticano, confermato il viaggio apostolico di Papa Leone in Sudamerica su Il Tempo e Leone XIV: viaggio in America Latina confermato su Silere non possum. Nessuno sbaglia. Tutti ripetono.

Le tre parole che sono cambiate

Mettiamo i due testi uno accanto all’altro. Quello del 21 ottobre, firmato dai dottori Luigi Carbone e Stefano Margaritora, diceva: «una successiva valutazione oncologica ha confermato che la malattia era localizzata e che non è necessaria alcuna terapia ulteriore». Quello del 26 dice: «i successivi esami medici hanno confermato che la patologia era localizzata e che non sono necessari ulteriori trattamenti oncologici». Prima: «malattia» diventa «patologia». Seconda: «nessuna terapia ulteriore» diventa «ulteriori trattamenti oncologici», che è meno e diverso, perché una cosa è che non serva niente e un’altra che non serva niente di una determinata classe. E la terza, che è la buona: l’aggettivo «oncologico» non è scomparso, si è spostato. Il 21 qualificava chi confermava, «una valutazione oncologica». Il 26 qualifica ciò che si esclude, «trattamenti oncologici», e chi conferma diventa generico, «esami medici». Cioè: il secondo documento esclude qualcosa di più preciso su una base meno precisa. Il primo faceva esattamente il contrario. Non c’è più informazione di cinque giorni fa; c’è la stessa precisione collocata altrove. Questo non è un nostro ritrovamento: basta mettere i due paragrafi in colonne. Lo diciamo perché non l’abbiamo visto fatto in nessuna delle cronache che abbiamo potuto leggere, e perché tre giorni fa ci è toccato segnalare che la smentita non aveva testo. Ora ce l’ha, e il testo non dice lo stesso.

La svolta che è apparsa un giorno prima del documento

Il 25 ottobre, cioè ventiquattr’ore prima di B0842, Papa Leone, l’indiscrezione sulle cure e la smentita del Vaticano su Il Tempo e Papa, nessun trattamento di immunoterapia su AGI usavano già la formula «trattamenti oncologici», che non figurava nel documento del 21 e invece figura in quello del 26. Per un giorno abbiamo pensato che ci fosse qualcosa da spiegare. Non c’è niente da spiegare, e lo diciamo prima che qualcuno ce lo chieda: entrambi usavano anche «valutazione oncologica», che c’era nel testo del 21. Stavano parafrasando quel documento, e la parafrasi coincideva con la formula che il Vaticano avrebbe adottato il giorno dopo. Le formule giornalistiche e quelle curiali si assomigliano più di quanto a gli uni e agli altri piaccia ammettere. Resta, questo sì, ciò che Il Tempo ha fatto con la frase: attribuirla con nome e cognome a Carbone e a Margaritora. Nessuno dei due l’aveva scritta. Parafrasi del redattore presentata come certificazione dei medici; un’operazione piccola e molto frequente.

Margaritora non firma più, e Carbone non ha incarico

Il comunicato del 21 era intestato a due nomi. Quello del 26 lo firma uno: «il dottor Luigi Carbone conferma che il recupero postoperatorio del Santo Padre continua ad avanzare». Il chirurgo toracico è uscito dal documento. Può essere la cosa più naturale del mondo —il chirurgo opera, l’internista segue— ma è un cambiamento che va segnalato. B0842 non dà a Carbone alcun incarico: lo chiama «il dottor» e basta. Il titolo di Leone XIV: confermato il viaggio in Uruguay, Argentina e Perù. Il medico personale: «Condizioni cliniche favorevoli», su AgenSIR, lo promuove a «medico personale» del Papa; il corpo del pezzo si accontenta di «il medico». Il suo titolo ufficiale, che non compare nel Bollettino, è direttore della Direzione Sanità e Igiene del Governatorato: più lungo e meno lucido.

Un «adattando» che non è del viaggio

Nel terzo paragrafo del comunicato c’è un’espressione che conviene leggere con calma: il Santo Padre ha ripreso gradualmente le sue attività «adattando il programma quotidiano d’accordo con i medici per dare priorità al recupero postoperatorio». Il programma che si adatta è quello quotidiano, l’orario romano di queste settimane. Quello del viaggio non si adatta: si mantiene «secondo il programma pubblicato in precedenza». Sono due frasi dello stesso documento, separate da due paragrafi, e la lettura rapida le unisce senza volerlo.

Una citazione del Papa senza dire da dove viene

Il comunicato si chiude con alcune parole tra virgolette: «Sono lieto di poter tornare nel continente in cui ho vissuto tanti momenti della mia vita. Che questo viaggio sia occasione di aprire i nostri cuori gli uni agli altri, di rafforzare la nostra comunione come fratelli e sorelle e di rinnovare il nostro impegno ad annunciare il Vangelo con gioia». Sono parole del Papa senza un «ha detto», «ha scritto», «in un messaggio». Virgolette e basta. Qualche agenzia le attribuisce a un suo messaggio su un social; questo lo dice l’agenzia, non la Santa Sede, e non abbiamo potuto verificarlo. Così la Sala Stampa pubblica una citazione papale senza provenienza nello stesso documento in cui spiega con dettaglio chi firma i dati clinici. Rigore diseguale.

E l’elicottero continua a non essere menzionato

Lo abbiamo sollevato il 24 e lo ripetiamo oggi perché nessuno lo ha raccolto. Il programma che si conferma «così come è stato pubblicato» include la giornata di Succhabamba del 14 novembre, e quella giornata prevede due voli in elicottero e una quota considerevole. B0842 non menziona l’elicottero, né Succhabamba, né la quota, né alcuna tappa concreta. Non lo fa nemmeno nessuno dei pezzi che abbiamo potuto leggere sul comunicato, e li abbiamo cercati. Non diciamo che ci sia un problema. Diciamo che la nota del 23 ottobre che consigliava di evitare un volo in elicottero e il programma che viene ratificato il 26 convivono senza che nessuno li abbia messi nella stessa frase. Sono due documenti della stessa istituzione separati da tre giorni. Possono essere compatibili; anzi, è molto probabile che lo siano. Ma la compatibilità non è stata spiegata, e a dodici giorni dalla partenza c’è ancora tempo.

Castel Gandolfo e il canale delle fonti vaticane

Ci sono due vie attraverso cui viaggia l’informazione sulla salute del Papa e la differenza tra esse è la notizia. Il viaggio si conferma per Bollettino numerato, con firma medica. Il resto passa per un altro canale: Il Papa terrà mercoledì l’udienza generale con i fedeli, dispaccio di ANSA del 19 ottobre, dava la presenza del Papa all’udienza generale e aggiungeva che quel giorno non sarebbe andato a Castel Gandolfo: «lo riferiscono fonti vaticane». Una settimana dopo, il 26, circolano le stesse due notizie con la stessa architettura: udienza del mercoledì, non va a Castel Gandolfo. L’agenda del Papa si racconta per fonti; la sua oncologia, da un giorno, per documento. È un miglioramento. Resta la metà.

Il telegramma per il cardinale Romeo esiste, e va ad Acireale

Ieri dicevamo che non risultava telegramma papale per la morte del cardinale Paolo Romeo. Risulta: è B0841, pubblicato nel Bollettino del 26 ottobre con il testo datato 25 in Vaticano. Ha un dettaglio che meritava la rubrica da solo: non è indirizzato a Palermo, la sede che Romeo ha governato nove anni, ma a monsignor Antonino Raspanti, vescovo di Acireale, «e a tutta la comunità diocesana». Le condoglianze vengono inviate alla diocesi dove fu presbitero. Il testo ricorda «l’intenso ministero, prima come presbitero della diocesi di Acireale», poi il servizio diplomatico, e chiude con Palermo: «infine come diligente arcivescovo di Palermo». L’ordine non è casuale in un genere così breve.

Nicaragua: «la Santa Sede non ha visto condizioni»

Il 24 abbiamo sollevato un’aritmetica scomoda: se la spiegazione del fatto che i vescovi nicaraguensi non siano venuti tutti alla visita ad limina era lo stato di salute del Papa, non quadrava con il fatto che l’Honduras sia venuto il 9 ottobre e Panama dal 19 al 23. Santa Sede no vio condiciones para que todos los obispos de Nicaragua visitaran a León XIV, su La Prensa, dà ora una spiegazione diversa, ed è la prima che non si appoggia sul calendario medico. La spiegazione è più seria di quella medica, e proprio per questo richiede più cautela: ciò che il quotidiano sostiene è che non c’erano condizioni, non che non ci fosse agenda.

Mille pellegrini restano fuori da San Pietro

La questione non si sgonfia. What happened at the Latin Mass pilgrimage in Rome this weekend su The Catholic Herald ricostruisce la giornata, e WATCH: Latin Mass pilgrimage physically prevented from visiting St. Peter’s Basilica su LifeSiteNews pubblica il video del momento in cui il corteo viene fermato. Il blocco dell’opinione italiana arriva intero: San Pietro negata ai pellegrini della tradizione: Papa Leone favorisca l’inclusione di Américo Mascarucci, Viganò ai pellegrini della tradizione: siete stati scomunicati senza processo, Roma vuole rieducarvi e San Pietro negata a cattolici: il sacrificio del cattolicesimo, consummatum est di Benedetta de Vito, tutti e tre sul sito di Marco Tosatti, che inoltre lo ha pubblicato in spagnolo. E Tradizionalisti fuori da San Pietro, un assist ai lefebvriani su La Nuova Bussola Quotidiana, il cui argomento conviene citare bene perché è l’unico dell’insieme che non fa appello al torto subito: l’esclusione non risolve il problema pastorale, lo esternalizza. Chi resta fuori da San Pietro non smette di esistere; cambia indirizzo postale. È un argomento di gestione, non di nostalgia, e per questo dà più fastidio.

La seconda lettera della Segreteria di Stato, in francese e senza motivo

Il materiale documentario è cresciuto e conviene ordinare la cronologia, perché fino a ieri lavoravamo con una sola lettera e ce ne sono due. Nel dicembre 2025 monsignor Schneider consegna una richiesta. La basilica concede una breve processione. Il 7 agosto una lettera della Segreteria di Stato nega la Messa e non dice nulla della processione. A settembre monsignor Makrickas autorizza Santa Maria Maggiore e la basilica vaticana rimanda gli organizzatori alla Segreteria di Stato. L’8 settembre l’abate Claude Barthe chiede la processione. Tra il 23 e il 25 viene annunciato il programma e il 30 settembre arriva il diniego. Tradizionalisti, Summorum Pontificum: la lettera del Vaticano pubblicata da Montagna raccoglie quella seconda lettera, protocollo 58.510, del 30 settembre, scritta in francese e indirizzata all’abate Barthe, che Diane Montagna ha pubblicato il 25 ottobre con facsimile. Nega la processione, la preghiera nella Confessione e l’adorazione davanti all’Altare della Cattedra. Non dà motivo. Dell’originale francese circola solo l’immagine; tutte le citazioni che si leggono in italiano e in spagnolo sono traduzione di Montagna, e noi non abbiamo visto trascrizione. La lettera del 7 agosto, quella che ha dato inizio a tutto, continua a non essere pubblicata per intero. Abbiamo la seconda e ci manca la prima, che è l’ordine inverso a quello che converrebbe.

New York paga ottocento milioni

Archdiocese of New York to pay $800 million to settle 1.3K abuse allegations, su LifeSiteNews: l’arcidiocesi di New York chiude con milletrecento reclami un accordo di ottocento milioni di dollari. È il più grande di una diocesi statunitense ed è un accordo, non una sentenza: si patteggia senza dichiarazione di responsabilità, che è la formula abituale e quella che più assomiglia a un bilancio. Ottocento milioni tra milletrecento persone. La divisione è facile da fare e non la faremo, perché il risultato non significa nulla: nessuna cifra divide un danno. Ciò che significa qualcosa è il metodo. Vent’anni di contenzioso hanno prodotto negli Stati Uniti una procedura, con i suoi parametri e le sue scadenze, mentre in Europa continuiamo a discutere se ne serva una.

Ugento: quattro vescovi nel titolo, due nel testo

Abusi in seminario: altri quattro vescovi chiamati in causa nel racconto di una vittima, di Federica Tourn, del 26 ottobre, raccolto anche da Rete L’Abuso. Il denunciante si espone e dà il nome: Antonio Schiavano, ex seminarista e poi professore di religione, sostiene di aver subito abusi da due sacerdoti quando era molto giovane, nel seminario di Ugento, diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca. Il procedimento è civile, davanti al tribunale di Lecce, con prima udienza il 22 ottobre, e chiede un milione di euro in solido a monsignor Gerardo Antonazzo —oggi vescovo di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo e allora rettore del seminario—, al sacerdote Stefano Rocca e alla diocesi. Antonazzo nega tutte le accuse e chiede al giudice di sanzionare il ricorrente per lite temeraria. La diocesi respinge ogni responsabilità. Antonazzo, Rocca e monsignor Vito Angiuli, vescovo di Ugento, non hanno voluto dare la loro versione. Non risulta causa penale né canonica.

Spoleto: la denuncia la presenta l’arcivescovo

Due pezzi con titoli che sembravano contraddirsi e non si contraddicono. Spoleto: un vescovo, i soliti pettegolezzi, una denuncia, di Fabrizio Mastrofini su SettimanaNews, e Una vita al servizio della Chiesa. Spoleto si stringe attorno all’arcivescovo Boccardo su Silere non possum. Sono due anelli della stessa cosa. La sequenza: sabato 24 compaiono su Facebook pubblicazioni contro monsignor Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza Episcopale dell’Umbria, il giorno successivo a un’intervista sua sulla legge di fine vita approvata nella regione. Domenica mattina lo stesso arcivescovo presenta denuncia alla commissariato di Spoleto. Quello stesso giorno il clero e i consacrati pubblicano dichiarazioni di solidarietà. La denuncia è sua, non contro di lui. SettimanaNews qualifica le pubblicazioni come «offensive e diffamatorie» e nessuno dei due pezzi nomina l’autore. Il notiziabile non è la voce ma che un arcivescovo si rechi in commissariato e che il suo presbiterio chiuda i ranghi per iscritto in ventiquattr’ore. L’ufficio diocesano dice che X, Instagram e Meta hanno rimosso parte del materiale dopo le denunce degli utenti; e Silere non possum è qui parte interessata, perché il suo stesso direttore viene alluso in una delle pubblicazioni. Lo citiamo come parte, che è ciò che è.

Orlandi: la commissione guarda a un dirigente vaticano senza nome

Orlandi, faro della commissione sul dirigente vaticano sospetto, di Nico Spuntoni su Il Giornale. La commissione parlamentare d’inchiesta sulle sparizioni di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori è stata creata con legge del 4 dicembre 2023, agisce con i poteri dell’articolo 82 della Costituzione ed è autorizzata a chiedere documenti a Stati esteri. La presiede Fabio Roscani dal 14 maggio 2026, anche se la scheda ufficiale del Parlamento continua a pubblicare il nome del suo predecessore. Ha ascoltato la procuratrice Ilaria Calò in seduta segreta. E non ha ottenuto i documenti vaticani: Diddi lo ha detto nel novembre 2024 con una frase che è tutto lo stato della questione, «se la commissione vuole i documenti, serve una rogatoria», dopo aver ammesso che il dossier esiste e che l’hanno trovato, e che il suo contenuto è riservato.

Un libro di intrighi e ciò che è giudizialmente stabilito

Ci arriva il comunicato della casa editrice Mondo Nuovo che annuncia la presentazione a Pescara, venerdì 30 alle 17.30, di Vaticano inconfessabile, di Gianni Lannes, che intreccia lo IOR, il Banco Ambrosiano, la P2, la Banda della Magliana, la morte di Giovanni Paolo I, Orlandi, Gregori e le morti della Guardia Svizzera del 1998. Il libro esiste, è uscito il 9 ottobre e l’evento è annunciato. Ciò che possiamo fare è mettere accanto lo stato giudiziario di ogni episodio, che è un servizio più utile di una recensione. Marcinkus non è mai stato processato in Italia: l’ordine di cattura del febbraio 1987 è stato annullato senza rinvio per difetto di giurisdizione, con l’articolo 11 del Laterano di mezzo, e così risulta nella sentenza 609/1988 della Corte Costituzionale. Lo IOR ha pagato a Ginevra nel maggio 1984, ma la formula dell’accordo è «contributo volontario» e la decisione precedente di Casaroli è stata negoziare «senza ammettere responsabilità dell’Istituto»: transazione, non condanna. Le condanne definitive per il crack esistono, e sono di Gelli, per il crack. La morte di Calvi si è conclusa con l’assoluzione due volte, nel 2007 e nel 2010. Di Giovanni Paolo I non c’è stata autopsia, e questo è un fatto; la posizione istituzionale l’ha data Stefania Falasca alla Sala Stampa il 2 settembre 2022, ricordando che la norma l’ha introdotta Giovanni Paolo II nel 1983 e che il certificato parla di infarto. Le tre morti del maggio 1998 sono state archiviate nel 1999 senza processo. E il caso Orlandi è aperto, senza sentenza, senza archiviazione e senza imputazione nota; Diddi ha trasmesso gli atti alla Procura di Roma nel giugno 2023. Riassunto: ci sono episodi opachi, documentazione riservata e domande senza risposta.

La Slovenia chiede all’Europa «un uomo e una donna saggi» per andare a Mosca

L’udienza di lunedì alla presidente della Slovenia, Nataša Pirc Musar, è in B0838 del Bollettino del 26 e sembrava routine: si è vista anche con il cardinale Parolin accompagnato da monsignor Gallagher. Ciò che ha detto uscendo non è routine, e lo raccoglie Papa Leone XIV sottolinea l’importanza delle radici della carità, di Simone Baroncia su Korazym. Tre cose, e tutte e tre sono sue. Prima: «ho ringraziato il Papa per continuare la saggia missione di Francesco di essere una sorta di mediatore per cercare di negoziare la pace». Seconda: «mi manca un po’ più di energia da parte dell’Unione Europea». Terza, e quella che vale il titolo: che l’Europa «dovrebbe trovare un uomo e una donna saggi che vadano in Russia e parlino con il signor Putin, perché senza parlare con lui, nonostante il suo Paese sia un Paese aggressore, non si può trovare una soluzione possibile». Una capo di Stato dell’Unione esce dal Palazzo Apostolico rimproverando all’Unione la mancanza di energia e proponendo un’ambasciata di due saggi a Mosca, con la sfumatura che il Paese con cui bisogna parlare è l’aggressore. È, con altre parole, la posizione della Santa Sede da quando Putin ha sostenuto la sua iniziativa il 16 ottobre. Che la formuli una presidente e non un cardinale è esattamente l’utilità di un’udienza. Lo stesso giorno il Papa ha ricevuto le delegate del Capitolo Generale delle Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret —B0839, bicentenario della morte della fondatrice, trentadue Paesi— con un discorso sul «bene integrale» in una società «che tende a frammentare l’uomo». Lo annotiamo per ciò che è: un Papa che a due settimane dall’intervento fa udienze di due tipi diversi in una mattina. E una minuzia che ci diverte, e che è nell’originale: il titolo dello stesso Bollettino titola «udienza al Presidente della Repubblica di Slovenia», al maschile, mentre il corpo del testo scrive «la signora». Il documento non si mette d’accordo con sé stesso nello spazio di quattro righe. Non è una polemica di linguaggio inclusivo: è un modello che nessuno ha revisionato, che è una diagnosi più modesta e più probabile.

«Dio benedica l’indigestione», che il Papa non ha detto

«Dio benedica l’indigestione»: così Papa Leone ha scoperto di avere un tumore su Affaritaliani. La frase del titolo non compare nel corpo dell’articolo: è formulazione della redazione messa in bocca al Papa tra virgolette, che è il tipo di operazione che poi viene citata duecento volte come dichiarazione pontificia. Lo stesso articolo segna il limite dicendo che ciò che racconta «nasce dalla ricostruzione di Domani, non da una conferma ufficiale»; e l’episodio francese che sarebbe all’origine di tutto va al condizionale, «avrebbe sofferto disturbi gastrointestinali». Ricostruzione di seconda mano, espressamente non ufficiale, al condizionale, con citazione inventata nel titolo. Lo recensiamo perché quando tornerà, e tornerà, si sappia da dove è uscita.

Stasera a Genova, il futuro del Papa

«Papa Leone e il suo futuro»: Marco Ansaldo racconta a Palazzo Ducale l’uomo Prevost e gli scenari dopo l’intervento chirurgico su Telenord. Conviene dire ciò che è, perché il titolo sembra una cronaca ed è un annuncio: l’evento si tiene oggi, martedì 27, alle 18.15, al Palazzo Ducale di Genova, con ingresso libero e trasmissione in diretta. Non c’è nel pezzo una sola dichiarazione testuale di Ansaldo, perché non ha ancora parlato. Lasciamo constare la premessa e ciò che ci riserviamo. La premessa —l’intervento— è accertata. La prospettiva sugli «scenari» e una possibile «rimodulazione del pontificato» attribuita al cardinale Parolin non l’abbiamo verificata, e una conferenza che non si è ancora tenuta non è una fonte. Domani, se qualcuno prende appunti, lo raccontiamo.

Schönborn, il Catechismo e una traduzione persiana fatta a Qom

Kardinal Schönborn: Katechismus bleibt zentral für Glaubensweitergabe, su katholisch.de del 26 ottobre a partire da un dispaccio di Kathpress. Il cardinale Christoph Schönborn, arcivescovo emerito di Vienna, è stato segretario del comitato di redazione del Catechismo per designazione dell’allora prefetto Joseph Ratzinger, e dice di quel lavoro che è stato «senza dubbio il più appassionante della mia vita». Sostiene che, anche in una Chiesa globale e policentrica, il Catechismo continua a essere lo strumento idoneo per la trasmissione della fede. L’argomento, nella sua formulazione: «se Lutero ha potuto creare un catechismo che esprimesse la fede, se il Concilio di Trento ha potuto creare un catechismo, perché non dovrebbe essere possibile ai nostri tempi?». E una frase per la quale chiediamo il permesso di sottolineare, perché è della migliore ironia episcopale disponibile: anche se nessuno se lo impara a memoria, «non è proibito usare il catechismo», e «è anche permesso conoscere qualcosa sulla nostra fede». Lo dice un cardinale di settantanove anni su un libro che ha co-scritto. Il dato che nessuno ha evidenziato e che è il migliore del dispaccio: il seminario teologico di Qom, la principale università sciita dell’Iran, ha tradotto il Catechismo in persiano. E le riserve al progetto, secondo Schönborn, sono venute soprattutto dai Paesi di lingua tedesca e segnatamente dall’ambito accademico. Lo hanno tradotto a Qom e lo hanno discusso a Tubinga. Lui lo qualifica come «curioso», che è una parola molto cortese. Le dichiarazioni sono di un simposio internazionale di tre giorni tenutosi a Vienna, da giovedì a sabato, sulla teologia di Joseph Ratzinger in disputa, concepito esplicitamente come ouverture dell’anno commemorativo del centenario della sua nascita, il 16 aprile 2027. Detto in altre parole: il ratzingerismo organizza già il suo anno giubilare, e lo apre con il Catechismo e non con la liturgia. Dove si collocherà l’accento nei prossimi diciotto mesi dirà parecchio.

E Müller, lo stesso giorno

Stiamo finendo e solo come promemoria su Infovaticana, Müller ricorda che la Chiesa appartiene a Cristo e non può riformarsi secondo criteri umani. Due cardinali germanofoni, lo stesso giorno, sullo stesso asse: uno dice che il deposito ha un manuale e l’altro che non ha padrone umano. Sono frasi con cui nessuno può dissentire e da cui tutti deducono cose diverse.   Buona giornata.   «È simile al lievito che prese una donna e lo mise in tre misure di farina, finché non fu lievitata tutta».

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