Oggi Sant’Antonio, quello di Padova che era di Lisbona, e il Cuore Immacolato di Maria. La notizia che è su tutti i media è il guasto tecnico subito dall’aereo di Iberia che trasportava Papa Leone a Roma. Un’immagine molto negativa per l’ex compagnia aerea spagnola. Iberia ha cessato di essere quotata come società indipendente dopo la fusione del 2011 e oggi appartiene interamente al gruppo aereo International Airlines Group (IAG) con la maggioranza del gruppo Qatar Airways.
Il guasto tecnico sull’aereo del Papa.
A bordo dell’aereo, oltre alla delegazione vaticana che accompagnava il Papa, c’erano circa 80 operatori, giornalisti e fotografi —uno dei voli più affollati di Leone— che si stavano già preparando per la conferenza stampa. Passano alcuni istanti e diverse persone iniziano a notare una certa agitazione, con l’imbarco insolito del re Felipe, che aveva appena salutato il Pontefice nella cerimonia ufficiale di commiato. Il re e il papa si scambiano alcune parole, inudibili per il resto dell’aereo, e subito sorgono domande. Questa incertezza si dissolve pochi minuti dopo con l’annuncio del capitano: i sistemi di bordo hanno rilevato un guasto tecnico. Un problema che obbliga l’equipaggio a testare l’aereo controvento sulla pista prima di poter certificare se l’aereo decollerà o meno. Tuttavia, non con il Papa a bordo. Così Leone sbarca, accompagnato dallo stesso re Felipe, e si dirige nella sala VIP dell’aeroporto. Passano diversi minuti prima che arrivi un annuncio ufficiale.
Iberia annuncia che il guasto non può essere riparato rapidamente. Pertanto, l’aereo non potrà riportare il Papa a Roma. La famiglia reale spagnola trova immediatamente una soluzione: Leone accetta l’offerta del re e partirà verso la capitale italiana sul suo Falcon. Pochi minuti dopo, anche il Vaticano fa un annuncio ufficiale: «Il papa Leone ritornerà a Roma sull’aereo del re di Spagna, gentilmente offerto da Sua Maestà. Il personale della Santa Sede e i giornalisti che viaggiano sul volo papale torneranno nelle prossime ore su un altro aereo fornito da Iberia». Dopo una lunga attesa nella zona VIP è stato accompagnato personalmente da Felipe fino alla scaletta del Falcon.
Lasciando il suolo spagnolo, Leone XIV ha inviato il seguente telegramma a Felipe VI: Sua Maestà Felipe VI – Re di Spagna – Madrid. Rientrando a Roma dopo aver concluso il mio viaggio apostolico, desidero esprimere ancora una volta la mia gratitudine a Sua Maestà, alle autorità e al popolo di Spagna per l’accoglienza calorosa e la generosa ospitalità che mi hanno riservato durante questa visita. Assicurando a voi e a tutti gli spagnoli le mie continue preghiere per la pace e l’unità della nazione, invoco cordialmente su ciascuno di voi un’abbondanza di benedizioni divine. Leone PP. XIV
Un’immagine molto negativa per Iberia, l’antica compagnia spagnola, oggi a capitale privato. Una vergogna su scala internazionale, per la compagnia aerea nazionale spagnola, costretta a vedere il Papa trasferito su un Royal Falcon a causa di un guasto sul suo aereo. Un’immagine che rimarrà impressa per sempre. Iberia merita un riconoscimento per una cosa, e non è poca: aver risparmiato al Papa l’ora insopportabile conferenza stampa di fine viaggio. Tornielli è rimasto a terra e si è perso la conferenza stampa di ritorno, un magnifico finale per un viaggio difficilmente migliorabile.
Incontro con i ‘migranti’ in un centro di accoglienza
A «Las Raíces», nel suo secondo giorno nelle Isole Canarie. «I santi migranti e missionari hanno saputo dare ciò che avevano e, allo stesso tempo, accogliere con gioia il nuovo che veniva loro offerto». Vi invito a offrire il tesoro di umanità, sogni e cultura che avete portato in queste isole, e ad essere aperti a ricevere ciò che vi viene offerto». «Dobbiamo affrontare questo scambio con responsabilità pensando al futuro delle generazioni a venire, alle quali desideriamo trasmettere l’eredità di una civiltà dell’amore, dove la migrazione ha un significato importante, perché può diventare —aggiunge, citando la sua recente enciclica Magnifica Humanitas— un’opportunità di incontro e di reciproco arricchimento tra i popoli».
«Siamo tutti migranti in qualche modo, siamo tutti pellegrini in un viaggio». «Aiutiamo a rendere questo viaggio un evento più umano per tutti, offrendo ciò che è alla portata di ciascuno. In questo senso, ringrazio il governo, le varie istituzioni e i tanti uomini e donne di buona volontà per la loro cooperazione, che rendono possibile questo aiuto umanitario concreto, restituendo speranza e dignità a tante persone».
«L’integrazione non significa cancellare la storia di chi arriva né esigere che lasci tutto ciò che fa parte della sua memoria. Non significa nemmeno creare mondi paralleli, chiusi tra loro, dove le persone coesistono senza incontrarsi realmente. L’integrazione è un cammino condiviso: chi arriva impara ad abitare una nuova terra, e chi accoglie impara ad ampliare la propria casa senza diluire la propria identità né chiudere il cuore all’incontro». E rivolgendosi direttamente ai migranti, ha detto: «Voi, cari fratelli migranti, avete un ruolo nobile e necessario in questo cammino: aprirvi con fiducia alla comunità che vi accoglie, imparare la sua lingua, rispettare le sue leggi, conoscere i suoi costumi, partecipare alla vita comune e offrire i vostri doni con gratitudine».
La pace e i ‘migranti’.
In questo caso, per parlare con proprietà: la pace e gli immigrati, in Spagna ci sono anche emigranti che cercano un futuro professionale e personale migliore fuori dalla Spagna, di questi non parliamo. A Barcellona, per inaugurare la torre di Gesù Cristo della Sagrada Familia, ha affrontato il tema della guerra: «Non possiamo credere in Gesù e fare la guerra. Non possiamo credere in Gesù e uccidere gli innocenti. Non possiamo credere in Gesù e abbandonare chi soffre, chi piange, chi fugge dalla povertà.»
La tragedia dell’emigrazione: « deve diventare un esame di coscienza: per le nazioni di origine, che devono creare le condizioni per la pace, la giustizia e lo sviluppo; per le nazioni di transito, chiamate a proteggere e non lasciare i deboli nelle mani di reti criminali; per l’Europa, che non può proclamare la dignità umana e abituarsi a vedere il Mediterraneo e l’Atlantico come cimiteri senza lapidi; per la comunità internazionale, chiamata a una cooperazione efficace e perseverante». «La dignità umana esige vie sicure e legali, assistenza e protezione, cooperazione genuina contro i trafficanti, protezione effettiva per le vittime, processi seri di accoglienza e integrazione, e politiche che permettano a ogni persona di vivere con dignità nel proprio paese. Se esiste il diritto a cercare rifugio quando la vita è in pericolo, esiste anche il diritto a non dover migrare: il diritto a rimanere nel proprio paese senza fame, senza guerra, senza persecuzione, senza violenza, senza che la terra diventi inabitabile, senza che la corruzione privi i poveri del loro sostentamento, senza che le armi distruggano il futuro dei bambini. Non possiamo abituarci a contare i morti. La dignità umana non ha passaporto, né perde valore attraversando una frontiera».
Non è mancata a Tenerife, l’avvertimento ai trafficanti di esseri umani: «Basta! Convertitevi! Le lacrime e il sangue di questi fratelli gridano a Dio, e la loro sofferenza arriva fino a Lui! Il denaro preso dalla vulnerabilità dei poveri non porterà pace, né onore, né futuro.»
Il rispetto per ogni vita umana.
Nel discorso davanti al Parlamento spagnolo: «Ogni vita umana deve essere riconosciuta e protetta dal concepimento fino alla sua fine naturale, in tutte le circostanze della sua esistenza. Quando questa certezza viene offuscata, i più vulnerabili sono le prime vittime, e la legge perde il suo significato più profondo: servire e proteggere ogni persona». Già sappiamo che siamo con governi e parlamenti che ascoltano, rendono omaggio, applaudono e non modificano una virgola delle loro politiche e leggi ingiuste e immorali. «Cosa anela il cuore umano? Come possiamo rispondere alla sua sete senza inganni? Quanto è importante, soprattutto per chi si guida secondo il Vangelo, non ridurre tutto al commercio e al profitto!».
I vescovi del G7.
I presidenti delle Conferenze Episcopali del G7 nel documento «Costruire ponti per la pace, la giustizia e la dignità umana», pubblicato in occasione del vertice in Francia, che ricorda l’enciclica «Magnifica Humanitas» di Leone XIV. Chiedono ai leader del G7 e alle aziende tecnologiche di «stabilire norme internazionali chiare affinché le nuove tecnologie siano messe al servizio della persona umana e del bene comune». I vescovi sottolineano che l’intelligenza artificiale non deve essere intesa semplicemente come un insieme di strumenti da regolamentare, ma come «un ambiente che già plasma le relazioni umane, l’accesso alla conoscenza, l’esercizio delle libertà e la partecipazione democratica». I vescovi sostengono gli appelli della Santa Sede a favore di una «governance etica dell’intelligenza artificiale» e di una «vigilanza speciale riguardo all’uso militare dei sistemi autonomi».
Funerali di Osório Citora in Mozambico.
Monsignor Osòrio Citora, vescovo di Quelimane, Mozambico, è stato assassinato nella notte tra il 5 e il 6 giugno. Le motivazioni sono sconosciute. Tra i sospetti più agghiaccianti, si ipotizza che sia stato ucciso su commissione di un parroco della sua diocesi, o dal governo. La Conferenza Episcopale del Mozambico ha annunciato che la veglia e la messa funebre per Monsignor Osório Citora Afonso si terranno il 13 giugno nella Cattedrale di Nostra Signora di Fatima a Nampula. La diocesi di Monsignor Osorio, Quelimane, nella provincia di Zambezia, ha salutato il suo vescovo il 12 giugno nella Cattedrale, presieduta dal Nunzio Apostolico in Mozambico, Arcivescovo Luis Miguel Muñoz Cárdaba.
Il suo corpo senza vita è stato trovato la mattina del 6 giugno nella sua residenza episcopale, in una pozza di sangue. Ordinato sacerdote nel 2002, aveva 54 anni, era membro dell’Istituto Missionario della Consolata (IMC) e segretario della Conferenza Episcopale del Mozambico. È stato il quarto vescovo della Diocesi di Quelimane, eretta nel 1954, che conta 29 parrocchie e missioni, circa 1930 comunità, un totale di 1.366.593 fedeli, e la sua patrona è Nostra Signora della Liberazione. È stato assegnato a Quelimane da Papa Leone XIV alla fine del 2025, e ad aprile scorso gli è stata affidata anche l’amministrazione apostolica dell’Arcidiocesi di Beira dopo le dimissioni di Padre Claudio della Zuanna per motivi di salute.
Giornata della Santificazione Sacerdotale.
Il messaggio del Papa ai sacerdoti di tutto il mondo in occasione della Giornata della Santificazione Sacerdotale coincide con la Solennità del Sacro Cuore di Gesù. Leone XIV scrive un testo breve strutturato in tre passaggi che ruotano attorno a una sola immagine: il costato trafitto del Signore. Il punto di partenza è il comandamento del Levitico, tratto dalla Prima Lettera di Pietro: «Siate santi, perché io, il Signore vostro Dio, sono santo». La santità non è «un’opzione tra molte» né un ideale astratto, ma qualcosa che sfida l’identità stessa di chi desidera partecipare alla vita del Risorto. Per il sacerdote, questo requisito diventa «particolarmente radicale». Successivamente parla della «grande paradosso» della vita sacerdotale: siamo chiamati a partecipare alla santità di Dio, ma portiamo questo tesoro «in vasi di creta». Uomini limitati, segnati da debolezze, stanchezza e ferite, da cui si esige una risposta suprema. La soluzione suggerita dal Papa non è lo sforzo ascetico in sé, ma un luogo specifico dove possiamo trovare la pace: il fianco aperto di Gesù.
Nel secondo passaggio, Leone XIV sottolinea un punto di grande importanza pastorale: l’unione con il Cuore di Cristo non è un’esperienza riservata a pochi, ma un cammino sacramentale ed eucaristico che si sviluppa nella vita quotidiana. La configurazione con Cristo ricevuta nell’Ordinazione deve essere ravvivata quotidianamente mediante l’Eucaristia, la preghiera, la meditazione della Parola e il servizio umile. Non esistono «compartimenti separati» nell’umanità del sacerdote, la preghiera, il ministero, le relazioni, il lavoro, le gioie e i fallimenti —anche il tempo apparentemente perso e l’amore apparentemente sprecato— diventano spazi dove Dio si rivela. Il Papa, così, delinea la figura del «sacerdote contemplativo in mezzo all’azione», di cui il mondo, scrive, ha urgente bisogno: non qualcuno che offra «parole o programmi», ma la testimonianza di un cuore riconciliato.
Il terzo punto Leone XIII, si manifesta in una «umile e coraggiosa vicinanza», nell’essere «di tutti e per tutti», mantenendo aperta la porta della clausura. Si richiede una relazione con Dio che non allontani la persona dagli altri, ma la renda capace di essere compassionevole e di ascoltare. «Il sacerdote che si isola si spegne lentamente; il sacerdote che cammina con i suoi fratelli cresce». Il messaggio si conclude con l’affidamento di tutti i sacerdoti alla Vergine Maria, «Madre dei Sacerdoti».
Il Cuore Immacolato di Maria.
I Santi Padri avevano già riflettuto sul cuore della Madre del Salvatore, ma sarà più tardi che apparirà la devozione cordimariana. Le prime testimonianze provengono dall’VIII secolo. San Giovanni Eudes (1601-1680) sarà il grande promotore della devozione ai sacri cuori di Gesù e di Maria. Sull’oggetto della devozione a quest’ultimo scriveva: «Desideriamo onorare nella Vergine madre di Gesù non solo un mistero o un’azione, come la nascita, la presentazione, la visitazione, la purificazione; non solo alcune delle sue prerogative, come l’essere madre di Dio, figlia del Padre, sposa dello Spirito Santo, tempio della Santissima Trinità, regina del cielo e della terra; né solo la sua degnissima persona, ma desideriamo onorare in lei soprattutto e principalmente la fonte e l’origine della santità e della dignità di tutti i suoi misteri, di tutte le sue azioni, di tutte le sue qualità e della sua stessa persona, cioè il suo amore e la sua carità, poiché secondo tutti i santi dottori l’amore e la carità sono la misura del merito e il principio di ogni santità».
Verso il 1643 si iniziò a celebrare la festa del Cuore di Maria, anni dopo l’approvarono numerosi vescovi, nonostante l’opposizione dei giansenisti, e nel 1668 la confermò il cardinale legato per la Francia. A Roma fu respinta la richiesta di istituire la festa, per alcune difficoltà dottrinali. Nel 1805 fu concessa la celebrazione a tutti coloro che la richiedessero espressamente e nel 1855 la Congregazione dei Riti approvò nuovi testi, ma con la stessa restrizione. Il 31 ottobre 1942, nel 25° anniversario delle apparizioni di Fatima, Pio XII consacrò la Chiesa e il genere umano al cuore immacolato di Maria. […] Il 4 maggio 1944, il papa estese a tutta la Chiesa latina la festa liturgica del Cuore Immacolato di Maria, fissando la data al 22 agosto, ottava dell’Assunzione.
«Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura».
Buona lettura.