I nuovi arcivescovi di Leone XIV, il post-concistoro, la transizione che non arriva, sul sicuro scisma, Paolo VI e Lefebvre, chiesa in fiamme in Irlanda, Petro in Vaticano con sit-in italiano, tornare al latino.

I nuovi arcivescovi di Leone XIV, il post-concistoro, la transizione che non arriva, sul sicuro scisma, Paolo VI e Lefebvre, chiesa in fiamme in Irlanda, Petro in Vaticano con sit-in italiano, tornare al latino.

Il mese di giugno si conclude, viviamo un tempo frenetico, le notizie di ogni giorno sono un’ondata che rischia di travolgerci. Il compito quotidiano di scrutare l’orizzonte non deve farci perdere di vista il fatto che si tratta solo dei sintomi di qualcosa di più profondo che sta accadendo sotto i nostri occhi e che non sempre è facile da vedere.

I nuovi arcivescovi.

Nella solennità dei santi Pietro e Paolo papa Leone XIV ha presieduto la celebrazione eucaristica nella Basilica di San Pietro, durante la quale ha benedetto e conferito i pallii ai nuovi arcivescovi metropolitani nominati lo scorso anno. Trentacinque arcivescovi hanno ricevuto il pallio. La prima cosa che ha colpito è stata la scarsa attenzione dei fedeli a questa celebrazione. Papa Francesco aveva preferito non celebrarla e, forse per questo o perché i nuovi arcivescovi non sono particolarmente noti, la presenza dei fedeli è stata molto discreta. La navata centrale era piena ma senza esagerare, il transetto quasi vuoto e la cattedra con i sacerdoti che distribuivano la comunione e poco altro. Si notava l’assenza dei fedeli che, come era tradizione, accompagnavano i loro arcivescovi: con trentacinque, non molto tempo fa, si chiedeva un posto; oggi non ci si pensa nemmeno.

Il pallio è una stretta fascia di lana bianca, ornata con croci, che il metropolita porta sulle spalle. È fatto con la lana di agnelli benedetti ogni anno nella festa di sant’Agnese e si conserva nella Confessione di san Pietro, vicino alla tomba dell’Apostolo. «Preso dalla Confessione del beato Pietro, come segno dell’autorità con cui il Metropolita, in comunione con la Chiesa Romana, è legittimamente investito nella propria giurisdizione». I metropoliti hanno poi pronunciato il giuramento, impegnandosi a essere «sempre fedeli e obbedienti al beato Pietro Apostolo, alla Santa Chiesa Apostolica di Roma», e al Sommo Pontefice e ai suoi legittimi successori. Il Papa ha benedetto il pallio e lo ha posto sulle spalle di ciascun arcivescovo, scambiando con lui un segno di pace. Le parole della consegna ne spiegavano il significato: «Questo pallio sia per voi simbolo di unità e segno di comunione con la Sede Apostolica; sia vincolo di carità e stimolo di fortezza».

Nella sua omelia, Leone XIV si è soffermato sulle due figure celebri, una «scelta» come «pastore del suo gregge» e l’altra come «apostolo dei gentili»: «In esse veneriamo due colonne della Chiesa». Il Papa ha sottolineato soprattutto la loro vocazione all’unità, ricordando tuttavia che «questa grandezza d’animo non significa che Pietro sia perfetto»: l’Apostolo nega il Maestro durante la Passione e viene rimproverato da Paolo per alcune incoerenze, ma «sa riconoscere i propri errori e pentirsi, senza scoraggiarsi e senza trascurare la sua missione». «La comunione nella Chiesa non si costruisce aggrappandosi alle proprie posizioni, ma cercando, nel cuore di tutti, punti di convergenza nella Verità». Il compito affidato a Pietro e ai suoi successori, ha aggiunto, è «ascoltare le voci di ciascuno, discernere le ispirazioni, guidare i cammini, correggere gli errori, istruire, animare, esortare e accompagnare i fratelli».

Programma della breve visita del Papa a Lampedusa.

Il Papa arriverà la mattina del 4 luglio con un volo proveniente da Ciampino e farà scalo sull’isola per circa tre ore e mezza, visitando alcuni dei luoghi più emblematici della zona: dal cimitero locale alla “Porta d’Europa”, passando per il Molo Favaloro, dove prevede anche di incontrare degli immigrati. L’unico precedente di un Papa sull’isola risale a luglio 2013, quando papa Francesco visitò l’isola pochi mesi dopo l’inizio del suo pontificato, dove celebrò una messa storica e denunciò quella che definì la “globalizzazione dell’indifferenza”. Una visita solo mattutina, con la colazione a Roma e il rientro per il pranzo.

Il contraccolpo del Concistoro.

Il secondo Concistoro di Leone XIV ha indicato che il passaggio da un pontificato all’altro è in corso, ma non si è ancora completato ed è incerto se lo sarà mai. Per Leone XIV, le riunioni del Concistoro sembrano essere più una consultazione ampia che uno strumento di governo, una forma di consultazione diversa da quella di papa Francesco. «A poco a poco stiamo riscoprendo il vero significato del Concistoro: l’incontro del Collegio cardinalizio attorno al Successore di Pietro affinché, mediante l’ascolto reciproco e il discernimento condiviso, lo Spirito Santo aiuti il Papa a guidare la Chiesa. Non è un parlamento, non è un congresso in cui prevalgono opinioni o interessi, ma un’esperienza di comunione al servizio della missione».

Resta da vedere se i concistori annuali che Leone XIV intende convocare avranno un impatto sul Sinodo dei Vescovi e sulla sua amministrazione attuale, e in che modo. Papa Francesco ha affrontato la questione delle riforme della Chiesa mediante la creazione di commissioni e il sostegno a un Consiglio di cardinali, il cosiddetto C9 (anche C7 o C6, a seconda dei membri designati), senza tuttavia attribuirgli alcun reale potere decisionale. Durante il pontificato di Francesco, i cardinali si sono riuniti per discutere questioni di loro competenza solo tre volte: nei primi due concistori per la creazione dei cardinali e, nell’ultimo, per discutere la riforma della Curia già attuata.

L’incontro collegiale periodico di tutti i cardinali rappresenta un cambiamento, ma il risultato è ancora da vedere. La conduzione del primo Concistoro di Leone XIV non era stata gradita a tutti. I cardinali si erano divisi in gruppi linguistici e i loro interventi erano stati affidati alla mediazione di un moderatore. I cardinali preferiscono assumere la responsabilità delle proprie parole, come è sempre stato, e ci si aspettava che accadesse anche nel primo Concistoro di Leone XIV. Il metodo è rimasto sinodale, un lavoro di gruppo.

Una transizione che non arriva.

Leone XIV è in carica da più di un anno, ma non ha ancora sostituito molti dei capi dicastero della Curia. Il cambiamento più significativo nel Dicastero per le Comunicazioni non avrà effetto fino a novembre, sebbene sia già stato annunciato. Anche altri incarichi chiave cambieranno, ma con scadenze precise, e si prevede un’importante rotazione del personale per ragioni di età nel corso dell’anno. Le figure chiave di papa Francesco non sono cambiate, né i suoi metodi. Questo Concistoro è diventato un forum di dibattito, in cui sono state discusse una serie di questioni che, nella loro formulazione, sembravano piuttosto punti di partenza per una conversazione pastorale che materiale per un dibattito di governo.

La liturgia, che figurava tra i possibili temi di dibattito nel primo Concistoro, è scomparsa completamente. Ci troviamo alla vigilia di nuove ordinazioni episcopali senza mandato papale. La Fraternità Sacerdotale San Pio X ha inviato una lunga lettera a tutti i cardinali su questioni dottrinali e sugli errori del Concilio Vaticano II, e i suoi membri si sono riferiti a questi temi. Tuttavia, il Papa non ha intenzione di sottoporre tutto questo a un dibattito pubblico. Di fronte a un possibile scisma, favorire un altro scontro tra «conservatori» e «progressisti» all’interno del Concistoro potrebbe, infatti, generare maggiori divisioni.

Il metodo sinodale serve in certa misura a mantenere la continuità, evitare tensioni e mitigare il dibattito, e resta da vedere se questa sarà la forma di governo di Leone XIV o se cambierà nel tempo e con nuovi volti nella Curia. Esistono numerosi argomenti a sostegno dell’idea che il pontificato di Leone XIV sia iniziato in realtà con il suo viaggio in Spagna. Il suo pontificato pubblico, la sua impronta sull’immagine e sul contenuto del messaggio che intendeva trasmettere, sono stati senza dubbio evidenti durante tutto il suo soggiorno in Spagna. Il pontificato di Leone XIV non era ancora pienamente iniziato.

Sanzioni alla Russia e armi a Israele.

Molti commenti hanno riguardato il complicato intervento del cardinale Fernández nel concistoro, che si è impantanato in una matassa intricata durante il discorso di apertura del concistoro. Fernández ha affermato che «la distruzione di intere città da parte di Israele non può essere considerata un’azione difensiva proporzionata». «L’Unione Europea, infatti, impone sanzioni economiche a un Paese e invia aiuti finanziari e armi a un altro, senza rispondere ad altre invasioni ancora più gravi, con conseguenze ancora più brutali per intere popolazioni». Il cardinale ha aggiunto che «la distruzione di intere città da parte di Israele non può essere considerata un’azione difensiva proporzionata. L’enorme sproporzione degli interventi militari a Gaza e nel sud del Libano è evidente». «Poiché si tratta di territori densamente popolati, la percentuale di morti civili rispetto alla popolazione totale, l’enorme numero di bambini uccisi e il numero di abitazioni bombardate ci permettono di parlare di distruzione totale». Fernández ha definito l’inazione dell’UE nei confronti di Israele sintomatica di un ordine globale in cui «non esiste più un quadro reale e stabile di verità e valori».

La posizione di «Messainlatino» sullo scisma.

«Sono dolorosamente illecite». Comprendiamo la perplessità che può sorgere tra molti uomini di Chiesa oggi e le loro dichiarazioni così lontane dal Magistero; comprendiamo anche il disagio che molti cattolici di buona volontà provano di fronte alle eresie (più o meno evidenti) che si diffondono all’interno della stessa Chiesa; comprendiamo che i vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X sono di una certa età e —dal loro punto di vista— sentono l’urgenza di consacrare nuovi vescovi per assicurare la successione apostolica trasmessa secondo il rito tradizionale; capiamo tutto, ma crediamo che lo «stato di necessità» a cui si riferisce la Fraternità non possa esistere.

La redazione del blog MiL-Messainlatino.it e i cattolici con la sensibilità tradizionalista maturata sotto papa Benedetto XVI e che oggi si riconoscono nel » popolus Summorum Pontificum » – pur essendo contenti delle aperture concesse ai membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X da papa Francesco (la possibilità di celebrare matrimoni, ascoltare confessioni e impartire l’assoluzione) – preferiscono i sacerdoti che hanno il célebret, cioè incardinati in una diocesi o in un istituto religioso.

Ci sorprende la decisione di papa Leone XIV di non ricevere in udienza don Davide Pagliarani, Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, e la sua preoccupazione per le annunciate consacrazioni episcopali «lefebvriane» senza mandato, che aggraverebbero lo scisma. Ci preoccupa anche osservare che non si mostra la stessa fermezza e severità di fronte alle terribili dichiarazioni dottrinali —quelle che rasentano lo scisma— che circolano nel Sinodo dei Vescovi e nella Chiesa tedesca, così come di fronte a quelle di molti vescovi e cardinali su dottrina, omosessualità e la struttura stessa della Chiesa. Pertanto, siamo davvero rattristati, ma convinti che tutti noi cattolici dobbiamo rimanere sub Petro et cum Petro, perché –ricordiamolo– non esiste una “Chiesa tradizionalista”, ma solo la “una santa Chiesa cattolica e apostolica” (“ una sancta catolica et apostolica Ecclesia ”), che include anche i fedeli con il carisma tradizionale.

Nuovi diaconi e sacerdoti di San Pio X.

Domenica 28 giugno, John-Henry Westen, caporedattore di LifeSiteNews, era presente alla sede della FSSPX a Écône, in Svizzera, per l’ordinazione di tre giovani al diaconato e di cinque diaconi transitori al presbiterato. John-Henry continuerà a seguire le celebrazioni della FSSPX a Écône, con particolare attenzione alle consacrazioni episcopali del 1° luglio. Sia de Galarreta che Fellay furono consacrati dall’arcivescovo Marcel Lefebvre, fondatore della FSSPX, e dal vescovo Antônio de Castro Mayer il 30 giugno 1988, senza il mandato papale promesso ma non concesso. Il giorno successivo, il Vaticano annunciò che loro e altri due vescovi appena consacrati erano stati scomunicati; le scomuniche dei quattro nuovi vescovi furono condonate da papa Benedetto XVI nel gennaio 2009. Ci si aspetta che il Vaticano annunci la scomunica di almeno i quattro nuovi vescovi della FSSPX e dei loro consacranti.

Paolo VI e Lefebvre.

I primi scontri tra il cardinale Lefebvre e Paolo VI si verificarono negli anni ’70. I conservatori, contrari all’apertura del Concilio Vaticano II, celebravano la messa in latino. Con Ratzinger si raggiunse una tregua; con Francesco le ostilità ripresero. Ora stanno nominando quattro vescovi senza l’approvazione di Leone XIV. Tutta colpa di Pachamama. La dea della Terra, venerata dagli Inca, è venerata da molti in Sudamerica, ma vederla benedetta da papa Francesco a Roma nel 2019 durante il Sinodo sull’Amazzonia è stato troppo. I lefebvriani, e molti cattolici, lo definirono un “atto demoniaco e idolatrico”. Dopo la morte di Bergoglio, i 600.000 membri della Fraternità di San Pio X speravano che il nuovo Papa abbandonasse le sue proposte ecumeniche e moderniste.

Nel 1976 l’arcivescovo Lefebvre disse: «Noi non apparteniamo a questa nuova religione. E il Papa non può chiederci di farne parte». «So bene che esistono numerose difficoltà in questa impresa, che, secondo quanto ci dicono, è temeraria. Ci dicono che siamo in un vicolo cieco. Perché? Perché da Roma, soprattutto negli ultimi tre mesi, soprattutto dal 19 marzo, festa di san Giuseppe, abbiamo ricevuto esortazioni, suppliche, ordini e minacce, che ci invitavano a cessare la nostra attività, a non celebrare queste ordinazioni sacerdotali». «Ed è proprio perché sappiamo che questi sacerdoti saranno fedeli alla Messa della Chiesa, alla Messa della Tradizione, alla Messa di tutti i tempi, che ci si chiede di non ordinarli».

«Ci sbagliamo forse a insistere nel mantenere il rito tradizionale? Certamente abbiamo pregato, consultato, riflettuto e meditato per determinare se eravamo davvero in errore o se semplicemente mancavano ragioni sufficienti per non sottometterci a questo nuovo rito. Ebbene, la mera insistenza di coloro che ci furono inviati da Roma per cambiare il rito ci fa dubitare, e siamo convinti che questo nuovo rito della Messa esprima una fede nuova, una fede che non è la nostra, una fede che non è la fede cattolica». «È l’espressione di un’ideologia completamente nuova: l’ideologia dell’uomo moderno si è introdotta nei nostri riti più sacri. Ed è questo che sta corrompendo tutta la Chiesa, perché con questa idea di potere conferito alla base nella Santa Messa, il sacerdozio viene distrutto».

«Ebbene, noi non apparteniamo a quella religione; non accettiamo questa nuova religione. Apparteniamo alla religione di tutti i tempi; apparteniamo alla religione cattolica. Non apparteniamo a questa religione universale, come la chiamano oggi. Non è più la religione cattolica. Non apparteniamo a questa religione liberale e modernista, che ha il suo culto, i suoi sacerdoti, la sua fede, i suoi catechismi, la sua Bibbia, la sua Bibbia ecumenica. Non le accettiamo; non accettiamo la Bibbia ecumenica. Non esiste una Bibbia ecumenica; esiste la Bibbia di Dio, la Bibbia dello Spirito Santo, che fu scritta sotto l’influsso dello Spirito Santo».

«Naturalmente ci piacerebbe ricevere una benedizione, come avveniva in passato, dalla Santa Sede: si impartivano benedizioni da Roma ai nuovi ordinati. Ma crediamo che il buon Dio sia presente, che veda tutto, che benedica anche questa cerimonia che celebriamo, e che un giorno ne farà germogliare i frutti che certamente desidera, e che senza dubbio ci aiuterà a conservare la nostra fede e a proteggere la Chiesa».

Fraternità di San Pietro.

Ci sono diocesi e diocesi e quella di Arlington, Virginia, ha annunciato la creazione di una cappellania affidata alla Fraternità Sacerdotale di San Pietro (FSSP) per offrire la Messa Tradizionale in latino e i sacramenti ad essa associati ai cattolici fedeli all’usus antiquior. La cappellania di Nostra Signora della Vittoria inizierà il suo lavoro il 1° luglio, con padre Jonathan Romanoski e padre John Audino della FSSP come primi cappellani. La diocesi ha confermato che il vescovo Michael Burbidge ha annunciato la creazione della cappellania il 19 giugno.

Un’altra chiesa che brucia in Irlanda.

L’antico convento di Nostra Signora della Misericordia, di 150 anni, nell’Irlanda del Nord, è stato incendiato deliberatamente domenica, secondo quanto annunciato dal dipartimento dei vigili del fuoco locale. In un comunicato del 29 giugno, il Servizio dei Vigili del Fuoco e di Soccorso dell’Irlanda del Nord (NIFR) ha annunciato che oltre 70 vigili del fuoco di vari distaccamenti hanno spento un incendio di grandi proporzioni la notte precedente nel Convento della Misericordia, attualmente inutilizzato, che si ritiene sia stato appiccato intenzionalmente. Il fuoco è stato domato prima che raggiungesse la chiesa di San Patrizio, situata accanto al convento, ma ha causato gravi danni all’edificio.

In un comunicato rilasciato dopo l’incendio, la famiglia di parrocchie di Downpatrick, a cui appartiene quella di San Patrizio, ha espresso gratitudine ai vigili del fuoco per il loro operato, non solo per spegnere l’incendio, ma anche per impedire che si propagasse alla chiesa. La parrocchia ha inoltre deplorato i danni subiti dall’antico convento, soprattutto perché si sono verificati appena 24 ore dopo l’ordinazione sacerdotale celebrata nella chiesa di San Patrizio. La chiesa e l’antico convento si trovano a pochi minuti dalla tomba del santo patrono d’Irlanda, san Patrizio.

Petro visita il Papa con il “no-show” italiano.

Il presidente uscente della Colombia, Gustavo Petro, ha assicurato lunedì di essere stato oggetto di un affronto da parte del Governo italiano dopo il suo arrivo all’aeroporto Leonardo da Vinci, a Roma, dove ha affermato che nessun rappresentante dell’Esecutivo italiano è andato a riceverlo. Ha assicurato che terrà un incontro con papa Leone XIV per dialogare sul “pericolo di nascondere la verità”. Secondo quanto ha raccontato, al suo arrivo erano presenti solo “il comandante dell’Aeronautica Militare italiana e quella colombiana”, mentre “nessun funzionario del Governo italiano è venuto a ricevermi”. Ha affermato che “il Governo italiano si è piegato all’estrema destra”, anche se ha chiarito che quella situazione non modifica la sua posizione politica. “Ma io sono garibaldino e non mi importa del potere”. Petro ha fatto riferimento alle sue radici e ha sottolineato che i suoi antenati “provengono dalla Repubblica di Roma” e non dalla “Repubblica italiana del Gattopardo”.

Petro ha confermato che durante la sua visita a Roma terrà un incontro con papa Leone XIV. “Vedrò il Papa per dialogare del pericolo di nascondere la verità”, e pensa che le bandiere del Vaticano rappresentino oggi “le bandiere dell’umanità”. Rimpiange “di non vedere le bandiere garibaldine” durante la sua visita in Italia, anche se ha insistito sul fatto che la sua priorità sarà l’incontro con il pontefice per affrontare temi legati alla verità, alla pace e ai conflitti internazionali.

Ritorno al latino.

Curioso, ha suscitato un enorme interesse tra i lettori il sondaggio de Il Giornale su: “Se la messa potesse essere celebrata di nuovo in latino, saresti d’accordo?”. La proposta lanciata dal direttore de Il Giornale, Tommaso Cerno, sul ritorno alla liturgia originale —perché il futuro parla latino— sta facendo il giro del mondo e suscitando dibattito all’interno della comunità cattolica e oltre. Per il direttore, “la messa in latino non è il nocciolo dello scisma”. Ma può diventare lo strumento per porvi rimedio: non con l’anatema, ma con un gesto di intelligente tolleranza. La domanda ai lettori è: “Cosa ne pensi? Se la messa potesse essere celebrata di nuovo in latino, saresti d’accordo?”.

«Signore, salvaci, stiamo perendo!»

Buona lettura.

 

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