Domenica, entriamo nel caldo dell’estate a Roma, e iniziamo con un enorme ringraziamento ai nostri lettori, non a caso. Sono molti quelli che ogni giorno si avvicinano all’«enigmatica» Specola per informarsi su quali venti spirino a Roma e dintorni. Siamo qui puntuali da 3.490 giorni, l’entrata di oggi è la 3.491, e continuiamo con l’intenzione di perseverare finché Dio, nella sua infinita bontà, lo permetterà. Grazie ancora e andiamo avanti con un altro giorno, domenica, ma intenso.
Grazie ai nostri lettori.
Papa Leone XIV nella città di Sant’Agostino.
«Ci troviamo tra monumenti che parlano di voi e, quindi, vi parlano. Mi riferisco non solo a quelli antichi, ma anche alle case, alle scuole, alle università, agli ospedali e ai centri parrocchiali. Tutti questi sono luoghi significativi, strutture con un proprio significato, che testimoniano l’ospitalità, l’educazione e la cultura. In modi diversi, dimostrano la stessa cura per l’individuo nella comunità, con la sua dignità e i suoi valori, quelli che vi uniscono come popolo e che sono anche il fondamento della Costituzione italiana».
Questo è ciò che insegna Sant’Agostino: «In questo contesto, la figura di Sant’Agostino brilla di una luce preziosa. Il suo pensiero, la storia della sua conversione e la sua spiritualità ci ricordano il valore e il primato dell’interiorità: “Non allontanarti da te stesso, ritorna a te stesso: la verità abita dentro di te”. La necessità di ritrovarci con noi stessi, di evitare di perderci nella frammentazione esterna, di cercare e trovare un senso che guidi le nostre vite e animi le nostre relazioni, è un’esigenza comune a tutti: oggi riemerge in modi diversi anche nella fretta e nella dispersione della vita quotidiana, soprattutto nelle domande dei più giovani».
L’onnipresente sinodalità.
Un giorno ci spiegheranno in cosa consista tutto questo tema così presente quanto incomprensibile. Papa Leone ha incoraggiato i giovani a leggere gli scritti, le lettere e i diari di viaggio di Cabrini. E ha espresso un desiderio alla Chiesa di Lodi sotto forma di programma: vivere «una sinodalità efficace, camminando insieme e sforzandosi insieme per la santità, nella varietà dei doni e dei ministeri». È vero che Leone XIV ha affrontato questo tema in modo decisamente più cristologico e meno procedurale rispetto a quanto era la norma nel pontificato precedente.
Il Papa è arrivato al Convento dei Padri Agostiniani, un luogo che conosce bene: lo ha visitato spesso, anche durante gli anni in cui dirigeva l’Ordine come Priore Generale. All’arrivo, ha salutato molti con lo sguardo, riconoscendo diversi presenti. Si è riunito con la comunità agostiniana, che conosceva bene. Entrando nella Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, padre Gabriele Pedicino, priore della provincia italiana dell’Ordine, gli ha offerto il crocifisso da baciare. Il Papa è entrato poi in processione nella basilica, dove è stata celebrata la Liturgia della Parola davanti alle spoglie di Agostino, conservate nel sarcofago di marmo. Il Priore Generale degli Agostiniani, padre Joseph Farrell, ha accolto Leone XIV con le stesse parole che Robert Prevost —ora Papa— aveva pronunciato per ricevere Benedetto XVI durante la sua visita a Pavia nel 2007, quando dirigeva l’Ordine come Priore Generale.
La complessa «migrazione».
Discorso nella parrocchia dei Santi Antonio Abate e Francesca Cabrini, dopo l’adorazione del Santissimo Sacramento e la venerazione del Cuore di Santa Francesca Cabrini. «Il fenomeno migratorio è entrato in una fase diversa, senza dubbio più complessa, ma non per questo meno capace di interpellare la Chiesa». «Sono qui per rendere omaggio a Madre Cabrini, patrona dei migranti, la prima santa degli Stati Uniti d’America, nata qui, a Sant’Angelo Lodigiano, nel 1850, e morta a Chicago, mia città natale, nel 1917»,
«La Madre Cabrini ha interpretato i segni dei tempi e ha compreso che il sogno di andare in Cina, emulando San Francesco Saverio, doveva realizzarsi dove, in quel momento, la necessità era maggiore». «Se Madre Francesca vivesse oggi, cosa le direbbe la sua anima missionaria?», «O meglio, cosa le direbbe il Cuore di Cristo al suo cuore di donna consacrata a Lui e al servizio del suo Regno? E cosa le avrebbe chiesto un Papa come Francesco, figlio di emigranti italiani? Egli ha fatto del servizio ai migranti un aspetto chiave del suo pontificato».
Messaggio alle conferenze giovanili di Steubenville.
«La pace è un dono di Dio, un dono che riceviamo quando invitiamo il Signore nei nostri cuori». Così si è espresso Papa Leone XIV nel suo messaggio video —in inglese— inviato ai partecipanti delle Conferenze Giovanili Estive di Steubenville, in occasione del 50° anniversario di questi incontri estivi negli Stati Uniti. Ha presentato ai giovani la figura di San Francesco d’Assisi, ricordando che quest’anno si commemora anche l’800° anniversario della sua morte e il saluto con cui il santo accoglieva abitualmente le persone. Ha raccontato l’episodio in cui San Francesco spiegò al Fratello Leone il significato della gioia perfetta: non i beni materiali, né la salute, né la fama, ma la capacità di affrontare anche le prove più difficili con pazienza, senza lamentarsi e con amore a Dio: «Questa è la gioia perfetta». Il Papa ha avvertito che la vera gioia non si trova «nei dispositivi elettronici, passando ore davanti a uno schermo o navigando sui social media ogni giorno», né nel consumo di droghe, nell’abuso di alcol o nelle relazioni superficiali. «Molti di voi sentono fin dall’infanzia che Dio li ama. Ma, lo credete davvero? Siete preziosi agli occhi di Dio! Egli vi ama incondizionatamente!» Il Pontefice ha concluso con un appello alle vocazioni: «Se sentite che il Signore vi chiama, non chiudetevi né allontanatevi per paura, ma avvicinatevi e dite al Signore: “Eccomi, mandami” (Is 6,8)».
Religione e Politica Globale.
Questo lunedì 22 giugno, la Pontificia Università Gregoriana ospiterà la sessione inaugurale dei «Seminari Estivi di Roma su Religione e Politica Globale 2026». Il programma, promosso dalla collaborazione tra l’Università Gregoriana, l’Università di Notre Dame e la Fondazione Sinderesi, riunisce studenti, ricercatori ed esperti per riflettere sui grandi dilemmi del mondo contemporaneo. La sessione pubblica si concentrerà sulla conferenza magistrale del professor Massimo Faggioli, del Trinity College di Dublino, dal titolo «Papa Leone XIV e la politica globale: Dal Conclave del 2025 alla Magnifica Humanitas». Il suo intervento intende offrire una riflessione sul ruolo della Santa Sede nel contesto internazionale attuale, ponendo particolare enfasi sulla sua vocazione al servizio della pace, del dialogo e del multilateralismo.
Il contributo di Faggioli vuole aiutare a evidenziare il ruolo della Santa Sede come potenziale «custode del multilateralismo» e come uno dei «ponti neutrali» al servizio della riconciliazione, in un momento storico segnato da profonde tensioni geopolitiche. La riflessione esaminerà anche la natura specifica dell’azione della Santa Sede, distinta dalla logica del potere, nonché il contributo stesso della Città del Vaticano alla missione di pace del pontificato, in vista del centenario della sua fondazione nel 2029.
Equipe Europea di Catechesi.
Pace, incontro, differenze… queste tre parole descrivono il lavoro dell’Equipe Europea di Catechesi, qui trovate i materiali del Congresso Europeo del 2026. L’Equipe Europea celebra il 75° anniversario della sua fondazione, il suo presidente, Carl-Mario Sultana, inaugurando il congresso, ha condiviso il desiderio di essere un laboratorio di pace e di favorire la «convivenza delle differenze» come gestione attiva della diversità. Per celebrare il 75° anniversario dell’Equipe Europea, suor Thérèse Kanacry (di Damasco e con esperienza missionaria in Russia), André Fossion (del Belgio, ex presidente della CEE tra il 1998 e il 2006) e Karl Heinz Schmitt (della Germania) hanno condiviso la loro esperienza di appartenenza all’Equipe, sottolineando il valore del dialogo e della ricerca fraterna tra persone di origini diverse. Molto contenti di conoscersi e, secondo la loro stessa confessione, l’incontro ha dimostrato che le differenze possono diventare spazi di convivenza. Siamo sicuri che per molti questo «equipe» è totalmente sconosciuto. Se dobbiamo conoscerlo dalle sue opere, sono poche. Non sarebbe male che imparassero dai loro colleghi catechisti in Africa, ad esempio, dove il cattolicesimo cresce mentre in Europa ci si dedica a incontri con le differenze.
Il mariologo della Corredentrice.
Padre Gabriele Roschini, il principale mariologo di fiducia di Pio XII, ha individuato cinque principi chiave del Magistero della Chiesa riguardo alla corredenzione mariana. Il primo punto: Maria è causa della salvezza universale, «secondaria e subordinata» a Cristo. Roschini è stato fondatore della rivista Marianum (1939) e della Facoltà di Teologia omonima (1950), autore di oltre 900 pubblicazioni, tra monografie e articoli, ed esperto al Vaticano II, al quale ha contribuito con l’ampliamento del capitolo VIII della costituzione dogmatica Lumen Gentium.
Ed è proprio dal Concilio che Roschini trae ispirazione per sottolineare che il Magistero insegna il «principio di associazione» di Maria con Cristo nell’opera della redenzione. In virtù di questa associazione, stabilita da Dio con il suo libero arbitrio, Maria è veramente causa della salvezza universale, «secondaria e subordinata a Cristo». Questo principio completa —anche se si distingue da essa— l’associazione con la persona di Cristo che troviamo nella maternità divina.
Leone XIII afferma questa stessa associazione in diverse occasioni. Nell’enciclica Supremi Apostolatus la collega alla maternità divina: «Infatti, la Vergine Immacolata, eletta Madre di Dio e, quindi, corredentrice del genere umano, gode nel suo Figlio di un potere e di una grazia così grandi che nessuna creatura, né umana né angelica, ha mai potuto raggiungere qualcosa di superiore». Il testo latino contiene l’espressione «consors facta», che indica letteralmente il principio di associazione nella redenzione, tradotto in italiano come «corredentrice».
È ben nota l’insegnamento di San Pio X nell’enciclica Ad diem illum lætissimum, dove affermava che l’intima comunione di sentimenti e sofferenze tra il Figlio e la Madre faceva di quest’ultima mediatrice di ogni grazia, poiché «fu associata da Gesù Cristo nell’opera della redenzione», ottenendo per noi «de congruo, come dicono i teologi, ciò che Gesù Cristo ci ottenne de condigno».
Le suore ribelli.
Ridotte allo stato laicale. Le suore ribelli della diocesi di Vittorio Veneto, protagoniste di quella che è stata definita una «fuga dal convento», non sono più soggette alle restrizioni ecclesiastiche derivanti dai voti emessi entrando nell’ordine cistercense. Pertanto, non sono più tenute all’obbedienza, alla castità né alla povertà, né al rispetto delle norme interne, compresa la vita di clausura. Non sono più monache, anche se dopo aver lasciato il convento dei Santi Gervasio e Protaso, hanno trovato una casa in una residenza privata, dove hanno organizzato una nuova vita comunitaria. Il motivo: un clima di «tensioni insopportabili» dopo la destituzione della madre superiora, Aline Pereira. A metà maggio, l’Ordine Cistercense ha emesso un comunicato spiegando la situazione, secondo quanto pubblicato da Vatican News.
Le suore, alcune con più di 25 anni nel convento, hanno denunciato una «forte pressione psicologica» dopo «l’intervento» del monastero, ordinato dal Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica lo scorso 7 aprile 2025. Il conflitto è nato nel gennaio 2023, quando quattro suore hanno inviato una lettera a Papa Francesco accusando la madre Aline Pereira di presunti abusi di autorità e manipolazione emotiva. Due ispezioni ecclesiastiche hanno respinto le accuse, definendole «calunnie», e le denuncianti sono state trasferite in altri monasteri. Nonostante ciò, il monastero ha ricevuto otto visite canoniche aggiuntive, che, secondo le suore fuggite, hanno intensificato l’ambiente oppressivo.
Le cinque suore si sono presentate ai Carabinieri di Vittorio Veneto, comunicando la loro decisione di lasciare il convento e la necessità di «riprendersi in un luogo sicuro», la cui ubicazione mantengono segreta. Non sono stati segnalati motivi penali o civili dietro la fuga, ma il caso ha scatenato un dibattito sulla salute mentale e sulla gestione nelle comunità religiose. La diocesi di Vittorio Veneto ha riconosciuto il conflitto, ma ha chiarito di non avere competenza diretta, poiché la gestione spetta all’Ordine Cistercense e al Dicastero Vaticano.
Esorcismi a Fatima.
Nel seminterrato di un piccolo centro commerciale, a pochi passi dalla vasta spianata del santuario di Fatima, uno dei luoghi di pellegrinaggio più visitati della Chiesa Cattolica. L’incontro fa parte di una serie dei cosiddetti «ritiri di esorcismo» mensili che si tengono a Fatima e che hanno suscitato preoccupazione tra le autorità cattoliche, le quali affermano che operano al di fuori della supervisione ufficiale della Chiesa, guidati da sedicenti religiosi. Recentemente, più di 100 persone aspettavano il momento in cui Francisco Marques, 27 anni, avrebbe iniziato a imporre le mani sui partecipanti uno per uno. Vestito con tonaca nera e colletto romano, Marques ha l’aspetto di un chierico cattolico tradizionale.
McElroy e Cupich con Martin.
Nessuna sorpresa, Dio li crea e… si sa. Gli arcivescovi di Washington, DC e Chicago, nonché Eduardo Peñalver, il nuovo presidente pro-LGBT dell’Università Gesuita di Georgetown, hanno inviato saluti ai partecipanti alla Conferenza di Estensione di padre James Martin questo fine settimana. In un post su X, Outreach ha condiviso tre lettere datate 19 giugno scritte da McElroy, che parlerà alla conferenza, Cupich e Peñalver, che offrivano incoraggiamento e preghiere ai partecipanti alla conferenza, alcuni dei quali probabilmente non vivono secondo l’insegnamento cattolico, e sottolineavano il «nuovo ministero» verso i «cattolici LGBT» sotto i papi Francesco e Leone. La Conferenza di Estensione Comunitaria di Martin del 2026, intitolata «Camminando fianco a fianco: Celebrando cinque anni di ministeri di estensione comunitaria», si terrà dal 19 al 21 giugno all’Università di Georgetown.
McElroy: «Sono lieto di darvi il benvenuto alla Conferenza di Evangelizzazione 2026 qui a Washington». «Perché so che lo Spirito Santo sarà profondamente presente nei nostri incontri e dibattiti in questo momento cruciale della storia della nostra Chiesa e della nostra nazione». Il cardinale ha sottolineato che la conferenza si tiene dopo che Papa Francesco ha posto le basi per un «ministero autentico» verso la cosiddetta «comunità LGBT», lavoro che, ha affermato, è stato continuato da Papa Leone XIV. «Ci riuniamo in un momento in cui i fondamenti pastorali stabiliti da Papa Francesco per un ministero autentico verso e con la comunità LGBT stanno venendo approfonditi e perfezionati da Papa Leone».
Papa Leone XIV, né i media ufficiali del Vaticano, smentiscono nulla e sembrano continuare con l’ambiguità di Papa Francesco sul tema. Lo scorso autunno, ha permesso a migliaia di cosiddetti «cattolici LGBT» di entrare in processione nella Basilica di San Pietro, guidati da una croce arcobaleno, molti accompagnati dalle loro «coppie» omosessuali, vestiti con i colori dell’arcobaleno, e alcuni sventolando bandiere del «pride LGBT». Padre Martin ha anche affermato in un’intervista a febbraio che Leone gli ha assicurato che intende continuare con l’agenda pro-LGBT di Francesco durante un’udienza privata. Oltre a McElroy, altri relatori di spicco alla conferenza di quest’anno includono padre Martin; Kerry A. Robinson, presidente e amministratore delegato di Catholic Charities USA, e il teologo dissidente padre James Keenan, SJ.
«…temete soprattutto colui che può far perire l’anima e il corpo nella Geenna».
Buona lettura.