
Sottoscrivo quanto dice:
Americo Mascarucci sulla figura e sul ruolo del cardinale Camillo Ruini: «perdiamo non solo un eminente uomo di fede e della Chiesa, ma soprattutto un simbolo, il simbolo di un nuovo ruolo cattolico nella società e nel mondo. Non si trattava del cattolico rassegnato che per cinquant’anni aveva delegato la rappresentanza dei propri interessi a un partito politico, i democristiani, firmando praticamente un assegno in bianco. Con la fine dell’unità politica cattolica, provocata da un lato dalla caduta del comunismo —e quindi dall’unico legame possibile che teneva unito il variegato universo del cattolicesimo italiano— e dall’altro dall’introduzione del sistema elettorale maggioritario che ha dato origine al bipolarismo, si è reso necessario ripensare il ruolo dei cattolici nella politica».
In quel momento era oggettivamente impossibile unire cattolici conservatori e progressisti, cattolici liberali e cristiani sociali, Azione Cattolica e Comunione e Liberazione, Rosy Bindi e Roberto Formigoni, e si è reso necessario ridefinire tutta la strategia d’azione per non essere emarginati ma piuttosto efficaci. Ruini ha avuto l’abilità e la saggezza di indicare un nuovo ruolo per i cattolici, non più uniti sotto un unico partito o ombrello politico, ma uniti su valori condivisi, seguendo le orme di Giovanni Paolo II, individuati nella difesa delle questioni etiche. La difesa della vita umana dal concepimento alla morte naturale, contro l’aborto e l’eutanasia; la difesa della famiglia naturale fondata sul matrimonio contro i tentativi di equiparare le unioni civili; la difesa dell’uguaglianza educativa; la difesa dell’identità cristiana e cattolica dell’Italia nel quadro di un’integrazione compatibile con i nostri valori, la lotta contro il relativismo etico; l’affermazione di un modello economico capace di frenare l’ordoliberalismo e gli eccessi del capitalismo, allontanandosi da una visione puramente statalista. Se i cattolici di centrodestra hanno accolto con favore l’agenda di Ruini, dall’altro lato, tra i cattolici alleati con gli ex comunisti, ha prevalso la concezione di Prodi del «cattolico adulto», cioè il cattolico conciliarista, ispirato dalla libertà di coscienza e non dai dettami dei vescovi.
Ha riaffermato il dovere dei cattolici, nella loro piena autonomia, di seguire la dottrina della Chiesa nelle decisioni etiche e sociali. Ha sempre cercato di far sì che i politici ascoltassero e prestassero attenzione ai temi importanti per la Chiesa e per Giovanni Paolo II in particolare, e lo ha fatto con grande diplomazia, avviando un dialogo costruttivo e aperto con Berlusconi e con D’Alema, e invece confrontandosi apertamente con Romano Prodi, discepolo della scuola di Dossetti, che non ha mai perdonato a Ruini di aver favorito lo scioglimento del cattolicesimo politico italiano dichiarando che l’esperienza del partito cattolico unico era conclusa.
Dopo la sua morte, la CEI ha perso completamente la prominenza che «Don Camillo» le aveva assicurato, poiché coloro che gli sono succeduti mancavano sia del carisma sia della capacità di guidare i vescovi italiani e, soprattutto, di influenzare concretamente la politica italiana. Un solo discorso di Ruini bastava a far pendere la bilancia del voto cattolico e a determinare l’esito delle elezioni. Per questo fu «odiato» dal mondo laicista e anticlericale, dal circolo di Repubblica, ma anche da cattolici di sinistra come Famiglia Cristiana e Jesus, che spesso assumevano posizioni apertamente contrarie all’orientamento della CEI, con la benedizione di cardinali e vescovi come Martini, Silvestrini e Bettazzi, apertamente ostili nei suoi confronti.
Un uomo di fede incrollabile fino alla fine, che è rimasto saldo e ha alzato la voce contro un papa come Bergoglio, che considerava lontano dalla chiarezza dottrinale e pastorale di Wojtyla, ambiguo nelle sue dichiarazioni e, soprattutto, eccessivamente condizionato dagli applausi e dal consenso del mondo, a cominciare proprio da quei circoli radicali e laicisti che erano stati i suoi acerrimi nemici. Ha sofferto, come molti cattolici, nel vedere un papa, successore di Pietro, considerare più degne di essere ascoltate e di ricevere maggiore attenzione altre voci rispetto a un cardinale come lui, che tanto aveva dato alla Chiesa e a cui la Chiesa tanto doveva».