Le 43 ex numerarie ausiliarie dell'Opus Dei chiedono a Leone XIV di riceverle durante il suo viaggio in Argentina

Il suo avvocato, Sebastián Sal, assicura che il Vaticano non ha risposto alla richiesta inviata il 15 settembre, mentre il procedimento penale contro cinque dirigenti dell'Opera continua senza indagini.

Le 43 ex numerarie ausiliarie dell'Opus Dei chiedono a Leone XIV di riceverle durante il suo viaggio in Argentina
El Papa León XIV recibe en audiencia al prelado del Opus Dei, Mons. Fernando Ocáriz.

Le 43 ex numerarie ausiliarie dell’Opus Dei che mantengono una causa penale in Argentina contro gli ex responsabili della prelatura hanno chiesto un’udienza con Leone XIV durante la sua prossima visita nel Paese, prevista tra l’8 e l’11 novembre. La richiesta è stata presentata formalmente in Vaticano il 15 settembre scorso e, secondo il loro avvocato, Sebastián Sal, non ha ancora ricevuto risposta.

In dichiarazioni al media argentino La Redacción, Sal ha spiegato che la richiesta rimane senza risposta, «né positiva né negativa», e ha sottolineato che non esclude che il silenzio della Santa Sede finisca per essere l’unica risposta.

La richiesta assume particolare rilevanza dopo che l’Ufficio Stampa della Santa Sede ha annunciato che il Pontefice manterrà incontri con sopravvissuti agli abusi commessi da membri della Chiesa durante il suo viaggio in Uruguay, Argentina e Perù, senza specificare in quali Paesi si terranno né chi vi parteciperà.

L’avvocato ritiene che un’udienza con il Papa avrebbe un effetto riparatore per le denuncianti. Tuttavia, ha sottolineato che Leone XIV potrebbe anche inviare loro un segnale di riconoscimento e vicinanza anche se alla fine non le ricevesse.

Da parte sua, la giornalista Paula Bistagnino, autrice del libro Te serviré, dedicato alle testimonianze di queste donne, ha espresso la sua fiducia che l’incontro possa aver luogo. A suo giudizio, il Pontefice ha tempo per prendere una decisione «fino all’ultimo minuto» prima di lasciare l’Argentina.

Una denuncia per presunto sfruttamento lavorativo e tratta di persone

Le denuncianti sostengono di essere state incorporate nell’Opus Dei quando erano giovani, in alcuni casi con la promessa di accedere a studi superiori, e di aver poi lavorato per anni in compiti domestici e di servizio senza ricevere retribuzione né avere orari di lavoro definiti.

Secondo le loro testimonianze, hanno vissuto sottoposte a un regime di forte controllo sulla loro vita quotidiana, con restrizioni nei contatti con le loro famiglie e senza disporre di autonomia economica.

Bistagnino ha segnalato che le donne dovevano firmare documenti testamentari per cedere i loro beni futuri e che, durante gran parte della loro permanenza nell’istituzione, non avevano conti bancari propri. Diverse di loro non avrebbero nemmeno contributi registrati nel sistema argentino di previdenza sociale.

Tra le pratiche descritte dalle ex membri figurano anche penitenze corporali, come l’uso del cilicio e della disciplina.

Queste affermazioni fanno parte delle denunce e delle testimonianze raccolte durante l’indagine. L’Opus Dei respinge le accuse e sostiene che la versione diffusa sulla situazione delle numerarie ausiliarie distorce i fatti.

Le donne hanno presentato nel settembre 2021 una denuncia presso il Dicastero per la Dottrina della Fede. Secondo i loro rappresentanti, non hanno ricevuto risposta. La causa penale in Argentina è stata aperta nel 2023.

Cinque responsabili dell’Opus Dei indicati dalla Procura, ma nessuno è stato citato

L’indagine giudiziaria continua senza che si siano prodotte le dichiarazioni investigative richieste dal Ministero Pubblico.

Nell’ottobre 2024, il procuratore federale Eduardo Taiano e la Procura per la Tratta e lo Sfruttamento di Persone (PROTEX) hanno chiesto che fossero citati a deporre quattro sacerdoti che avevano ricoperto incarichi di responsabilità nell’Opus Dei in Argentina.

Nel luglio 2025, la richiesta è stata estesa al vicario ausiliare della prelatura, Mariano Fazio, come si è riferito affrontando le nuove azioni giudiziarie contro i responsabili dell’Opus Dei.

La Procura conta 44 presunte vittime, mentre sono 43 le ex numerarie ausiliarie che hanno chiesto di incontrarsi con il Papa.

Secondo Sebastián Sal, la richiesta di indagine è stata reiterata di recente, ma il giudice federale Daniel Rafecas non ha ancora citato nessuno dei cinque indicati.

L’assenza di citazioni non equivale a una risoluzione sulla colpevolezza o innocenza degli indagati. Le accuse dovranno essere esaminate nel corrispondente procedimento giudiziario, con le garanzie processuali e il diritto di difesa delle persone coinvolte.

L’Assemblea Permanente per i Diritti Umani ha inoltre presentato un documento amicus curiae in cui si riferisce a possibili pratiche di tortura fisica e psicologica con una componente di genere.

Bistagnino ha definito questa indagine «la più importante che esista al mondo contro l’Opus Dei» e ha avvertito dell’importanza dei termini di prescrizione. Secondo la sua esposizione, l’unico caso che potrebbe ancora essere perseguito penalmente prescriverebbe nel settembre 2027.

Il Papa conosce già le denunce, secondo l’avvocato delle donne

La richiesta di udienza non è il primo tentativo di trasferire le denunce in Vaticano.

Nell’ottobre 2025, Leone XIV ha ricevuto rappresentanti dell’organizzazione Ending Clergy Abuse, che successivamente ha organizzato a Buenos Aires un incontro internazionale a cui hanno partecipato alcune delle ex numerarie ausiliarie.

Durante quell’incontro, tenutosi a dicembre, le donne hanno esposto pubblicamente le loro testimonianze sulle condizioni di vita e di lavoro che denunciano di aver subito all’interno dell’Opus Dei.

Nel marzo 2026, il Pontefice ha ricevuto anche in udienza privata il giornalista britannico Gareth Gore, autore del libro Opus, che gli ha consegnato documentazione relativa all’indagine della Procura argentina.

Secondo quanto riferito da Sebastián Sal, durante quell’incontro Leone XIV avrebbe manifestato di conoscere la questione e di avere intenzione di prendere misure. Si tratta di una versione trasmessa dall’avvocato, senza che vi sia una conferma pubblica della Santa Sede sul contenuto di quella conversazione.

L’avvocato ha anche messo in discussione che il Papa abbia ricevuto il prelato dell’Opus Dei, Fernando Ocáriz, e il vicario ausiliare Mariano Fazio, mentre le donne continuano ad aspettare un’udienza.

«Fa impressione che il Papa riceva i carnefici e non riceva le vittime», ha dichiarato Sal. L’espressione riflette la posizione della rappresentanza delle denuncianti e non una responsabilità penale stabilita giudizialmente.

La richiesta coincide con la revisione degli statuti dell’Opus Dei

Il caso si sviluppa mentre continua il processo di adattamento degli statuti della prelatura alle disposizioni approvate durante il pontificato di Francesco.

Il motu proprio Ad charisma tuendum, promulgato nel luglio 2022, ha modificato il quadro istituzionale dell’Opus Dei e ha trasferito la sua dipendenza dal Dicastero per i Vescovi al Dicastero per il Clero.

Da allora, la prelatura lavora a una revisione statutaria che deve ricevere l’approvazione della Santa Sede.

Sebbene questa procedura sia distinta dalla causa penale argentina, entrambe le questioni coincidono in un periodo di particolare attenzione all’organizzazione interna e al funzionamento della prelatura.

Per il momento, non è stata annunciata alcuna udienza tra Leone XIV e le ex numerarie ausiliarie. La decisione dipenderà dalla Santa Sede e dall’agenda del viaggio apostolico.

Le denuncianti mantengono la loro richiesta di essere ascoltate personalmente dal Pontefice, mentre l’indagine giudiziaria continua in attesa delle dichiarazioni richieste dalla Procura.

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