Il Consiglio d'Europa raccomanda un'educazione sessuale «integrale» fin dalla tenera età e limita i genitori a essere informati

Ordo Iuris analizza la raccomandazione CM/Rec(2026)14 del Comitato dei Ministri, che considera le esenzioni un ostacolo alla protezione dei minori

Il Consiglio d'Europa raccomanda un'educazione sessuale «integrale» fin dalla tenera età e limita i genitori a essere informati

Il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ha approvato una raccomandazione che esorta gli Stati membri a garantire un’educazione sessuale completa fin dalla prima infanzia, sia negli istituti scolastici pubblici e privati sia negli spazi di educazione non formale. L’iniziativa, presentata come misura di protezione dei minori contro la violenza sessuale, ha suscitato obiezioni da parte di organizzazioni per i diritti delle famiglie, che avvertono di una possibile riduzione della capacità dei genitori di decidere sulla formazione morale e sessuale dei propri figli.

Il documento, identificato come CM/Rec(2026)14, è stato adottato il 14 ottobre e reca il titolo Protezione dei bambini dalla violenza mediante un’educazione sessuale completa e adeguata all’età. Pur non avendo carattere giuridicamente vincolante, propone ai governi europei un quadro comune per sviluppare questi programmi e valutarne l’applicazione.

L’Istituto Ordo Iuris, organizzazione giuridica polacca specializzata in diritti fondamentali e tutela della famiglia, ha pubblicato il 30 ottobre un’analisi critica del testo. La sua autrice, Julia Książek, sostiene che la raccomandazione riconosce formalmente i genitori come primi responsabili dell’educazione, ma non garantisce loro una partecipazione effettiva alle decisioni sui contenuti.

Il consenso dei genitori al centro delle critiche

Uno degli aspetti più contestati è il ruolo che la raccomandazione riserva alle famiglie.

Secondo l’analisi di Ordo Iuris, il documento prevede che i genitori ricevano informazioni sui programmi di educazione sessuale e sugli enti incaricati di impartirli. Tuttavia, non stabilisce espressamente che debbano autorizzare la partecipazione dei figli né che possano intervenire nella definizione dei contenuti.

Książek ritiene che questo approccio sostituisca la cooperazione tra famiglie e istituzioni educative con un rapporto in cui i genitori sono limitati a essere informati.

La preoccupazione si concentra soprattutto sul paragrafo 8.2, che presenta le esenzioni da questi programmi, comprese quelle riconosciute dalla legislazione nazionale, come un elemento che può indebolire la protezione dei minori dalla violenza.

Per Ordo Iuris, questo orientamento pone difficoltà dal punto di vista del diritto dei genitori a educare i figli secondo le proprie convinzioni religiose e filosofiche.

L’organizzazione ricorda che l’articolo 2 del Protocollo n. 1 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo obbliga gli Stati a rispettare tali convinzioni nell’esercizio delle loro funzioni educative.

L’istituto ritiene inoltre che la raccomandazione possa entrare in tensione con determinate garanzie riconosciute dalla Costituzione polacca.

Ordo Iuris avverte di un ampliamento della Convenzione di Lanzarote

La raccomandazione si basa sulla Convenzione di Lanzarote, trattato del Consiglio d’Europa volto a proteggere i minori dallo sfruttamento e dagli abusi sessuali.

Tuttavia, Książek sostiene che il nuovo documento vada oltre gli obblighi stabiliti in quella convenzione.

L’articolo 6 della Convenzione di Lanzarote prevede che i bambini ricevano informazioni sui rischi di sfruttamento e abuso sessuale, nonché sui mezzi per proteggersi, durante l’istruzione primaria e secondaria e in collaborazione con i genitori.

La nuova raccomandazione, secondo l’analisi giuridica, amplia tale impostazione proponendo l’avvio dell’educazione sessuale da una «prima età», senza stabilire un’età concreta, e estendendo i contenuti a questioni relative alle relazioni personali, alla sessualità e al sesso.

Prevede inoltre l’applicazione di questi programmi al di fuori dell’istruzione formale, compresi spazi di educazione non formale in cui possono intervenire enti privati.

Ordo Iuris contesta inoltre i riferimenti alla salute sessuale e riproduttiva, all’identità e all’espressione di genere e alla Convenzione di Istanbul, ritenendo che introducano questioni controverse in uno strumento destinato a prevenire la violenza contro i minori.

Tuttavia, l’istituto riconosce alcuni elementi positivi del documento, tra cui l’affermazione che i genitori hanno la responsabilità primaria nell’educazione dei figli, il rifiuto di qualsiasi giustificazione degli abusi commessi da adulti in posizioni di autorità e l’identificazione della pornografia come fattore di rischio.

Quale efficacia hanno questi programmi per prevenire gli abusi?

L’analisi mette inoltre in dubbio che esistano prove sufficienti a sostegno di tutte le aspettative associate all’educazione sessuale completa.

Książek cita una revisione Cochrane del 2016, basata su otto studi randomizzati con oltre 55.000 adolescenti, che non ha riscontrato prove che i programmi scolastici esaminati riducessero le gravidanze adolescenziali o le infezioni a trasmissione sessuale.

L’istituto menziona altresì uno studio pubblicato su Health Economics nel 2020 che ha riscontrato un’associazione tra determinati programmi obbligatori di educazione sessuale e un aumento della fertilità adolescenziale.

Questi risultati, tuttavia, non consentono di stabilire di per sé che tutti i programmi di educazione sessuale abbiano gli stessi effetti, poiché il loro contenuto, la metodologia e il contesto possono variare notevolmente.

In relazione alla prevenzione dell’abuso sessuale sui minori, Ordo Iuris riconosce che un’altra revisione Cochrane, pubblicata nel 2015, ha riscontrato miglioramenti nella conoscenza dei minori e nella comunicazione di situazioni di abuso dopo la partecipazione a programmi educativi. Tuttavia, quella revisione non ha stabilito in modo conclusivo che questi programmi riducessero l’incidenza degli abusi.

La discussione, pertanto, non si limita all’opportunità di fornire informazioni preventive ai minori, ma include quali contenuti debbano essere impartiti, a quali età e con quale partecipazione delle famiglie.

Le associazioni familiari cattoliche chiedono che sia rispettata la libertà educativa

Anche la Federazione delle Associazioni Familiari Cattoliche in Europa (FAFCE) si è pronunciata sulla raccomandazione.

In un comunicato pubblicato il 19 ottobre, la federazione ha valutato positivamente che il Consiglio d’Europa riconosca i genitori come primi educatori, ma ha avvertito che tale riconoscimento deve tradursi in garanzie concrete.

FAFCE ha chiesto che le famiglie possano supervisionare i materiali utilizzati, che i programmi non siano obbligatori e che sia l’età di avvio sia i contenuti siano approvati dai genitori.

L’organizzazione sostiene che la prevenzione degli abusi sessuali sia una responsabilità fondamentale delle istituzioni, ma ritiene che non debba essere utilizzata per allontanare i genitori dalle decisioni educative.

Una raccomandazione senza forza di legge, ma con meccanismi di monitoraggio

La raccomandazione approvata dal Comitato dei Ministri non costituisce un trattato internazionale e, pertanto, non impone direttamente nuovi obblighi giuridici agli Stati membri.

Non utilizza inoltre espressamente il termine «obbligatoria» per riferirsi all’educazione sessuale completa, nonostante una commissione dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa avesse sostenuto tale possibilità a giugno.

Tuttavia, il documento prevede meccanismi di monitoraggio mediante i quali gli Stati dovranno riferire sulle misure adottate e sulle difficoltà ancora pendenti.

Ordo Iuris avverte che questa procedura potrebbe generare pressione istituzionale sui governi che mantengono sistemi di partecipazione volontaria o consentono ai genitori di richiedere esenzioni.

Aiuta Infovaticana a continuare a informare