Il Tribunale Distretto di Tarnów, in Polonia, ha condannato questo giovedì 29 ottobre il vescovo Andrzej Jeż per non aver comunicato tempestivamente alle autorità civili gli abusi sessuali contro minori attribuiti a due sacerdoti della sua diocesi. La sentenza, che non è ancora definitiva, impone al prelato due anni di restrizione della libertà e la consegna mensile del 25 % del suo stipendio a una fondazione per la protezione dei minori. La diocesi ha respinto la sentenza e annunciato che presenterà ricorso.
Si tratta di una risoluzione giudiziaria senza precedenti in Polonia, dove finora nessun vescovo cattolico in carica era stato condannato penalmente per aver omesso l’obbligo di denunciare reati sessuali contro minori commessi da sacerdoti sotto la sua autorità.
La sentenza arriva dopo un processo iniziato il 18 febbraio scorso, quando Jeż è comparso davanti al tribunale accusato di aver ritardato la comunicazione alla Procura dei reati attribuiti a due ex sacerdoti della diocesi di Tarnów.
Due anni di restrizione della libertà e una sanzione economica
Il tribunale ha dichiarato colpevole il vescovo dei due capi d’accusa formulati dalla Procura e gli ha inflitto una pena di due anni di restrizione della libertà. Durante tale periodo, il 25 % della sua remunerazione mensile dovrà essere destinato alla Fondazione Dajemy Dzieciom Siłę, un’organizzazione polacca dedicata alla protezione dei minori dalla violenza e dagli abusi.
La sentenza prevede anche un contributo economico di 20.000 złoty al fondo statale di assistenza alle vittime di reati.
La Procura aveva chiesto una condanna a dieci mesi di carcere, sospesa per tre anni, mentre gli avvocati del vescovo ne avevano richiesto l’assoluzione.
La questione centrale del procedimento non era se gli abusi fossero stati denunciati alla fine, bensì se il vescovo avesse adempiuto all’obbligo legale di informare immediatamente le autorità civili una volta venuti a conoscenza di indizi credibili.
Le denunce contro due sacerdoti di Tarnów
Il processo riguarda i casi di Stanisław P. e Tomasz K., due ex sacerdoti legati alla diocesi di Tarnów che sono stati indagati per reati sessuali contro minori.
Nel caso di Stanisław P., le indagini della Procura hanno identificato almeno 95 minori danneggiati da atti commessi nel corso di diversi decenni. Le autorità ecclesiastiche avevano già indagato sulle accuse e il sacerdote era stato espulso dallo stato clericale nel 2013.
Tuttavia, la comunicazione formale dei fatti alla Procura è avvenuta nell’agosto 2020. Nel caso di Tomasz K., la denuncia è stata presentata nel dicembre 2021.
La legislazione polacca stabilisce, dal luglio 2017, l’obbligo di comunicare senza indugio alle autorità determinati reati sessuali contro minori di 15 anni, purché si disponga di informazioni verosimili sulla loro commissione.
Il tribunale ha ritenuto che il vescovo avesse avuto conoscenza di circostanze sufficienti per presentare le denunce prima delle date in cui sono state infine inoltrate.
Alcuni dei procedimenti relativi agli abusi attribuiti a Stanisław P. non hanno potuto proseguire a causa della prescrizione dei reati.
La difesa del vescovo annuncia che ricorrerà in appello
Andrzej Jeż ha respinto durante il processo l’accusa di aver deliberatamente violato i suoi obblighi legali. La sua difesa ha sostenuto che le comunicazioni sono state effettuate quando si è disposta di informazioni sufficienti per determinare che i fatti denunciati potevano costituire reati soggetti all’obbligo di notifica.
Gli avvocati hanno inoltre sottolineato che le autorità ecclesiastiche avevano condotto indagini autonome e che i casi sono stati infine trasmessi agli organismi civili competenti.
Il tribunale non ha accolto tali argomenti e ha affermato che spetta alle autorità di polizia e giudiziarie stabilire se le informazioni ricevute giustificassero un’indagine penale.
Dopo la sentenza, le rappresentanti legali del vescovo, Paulina Majtkowska e Monika Brzozowska-Pasieka, hanno annunciato che richiederanno la motivazione scritta della sentenza prima di presentare l’appello.
La difesa sostiene che il vescovo avrebbe dovuto essere assolto.
La diocesi respinge la sentenza e ricorda che entrambi i casi sono stati denunciati
In un comunicato ufficiale pubblicato il 29 ottobre, la Curia Diocesana di Tarnów ha espresso il proprio disaccordo con la risoluzione giudiziaria e ha ricordato che la condanna non è ancora definitiva.
La diocesi sostiene che in entrambi i casi sono state presentate denunce formali alle autorità competenti e sottolinea che anche altre persone e istituzioni statali erano a conoscenza dei fatti.
Ha inoltre annunciato che gli avvocati richiederanno la motivazione scritta della sentenza e presenteranno il relativo ricorso dopo averla analizzata.
Il comunicato, firmato dal portavoce diocesano, il sacerdote Ryszard St. Nowak, esprime anche il profondo rammarico della Curia per i danni e le sofferenze subite dalle vittime di reati sessuali, alle quali manifesta rispetto e compassione.
Un processo giudiziario senza precedenti nella Chiesa polacca
Il caso aveva acquisito particolare rilevanza fin dall’inizio del processo, trattandosi del primo procedimento penale di questo tipo contro un vescovo cattolico in Polonia.
Come si è riferito lo scorso febbraio, il prelato rischiava una pena fino a tre anni di carcere per l’asserito inadempimento dell’articolo 240 del Codice Penale polacco.
La riforma legislativa del 2017 ha reso penalmente sanzionabile l’obbligo di comunicare determinati reati gravi contro minori, compresi gli abusi sessuali. Fino ad allora, la denuncia costituiva principalmente un dovere sociale la cui omissione non comportava la stessa responsabilità penale.
La sentenza emessa questo giovedì stabilisce per la prima volta la responsabilità penale di un vescovo polacco per il ritardo nella comunicazione di reati sessuali attribuiti a sacerdoti della sua diocesi.
Tuttavia, il procedimento proseguirà in secondo grado una volta che la difesa avrà presentato il ricorso annunciato, pertanto la condanna non ha ancora carattere definitivo.