Con l'avvicinarsi della vigilia di Ognissanti

Con l'avvicinarsi della vigilia di Ognissanti
<em><strong>San Jorge y el dragón</strong></em>, de Bernat Martorell, 1434–35 [Art Institute of Chicago]

Di Stephen P. White

Ottobre si avvicina rapidamente alla sua fine e, come spesso accade nella capitale federale in questo periodo dell’anno, il tempo è diventato sublime. Le mattine fresche e limpide lasciano il posto a cieli di un blu intenso e a pomeriggi piacevolmente tiepidi. Per qualche ragione, la luce sembra sempre dorata. Non abbiamo ancora avuto una gelata forte, ma non può tardare molto. Di notte, l’aroma dei camini a legna fluttua nel mio quartiere. Credo che siano settimane che non vedo una nuvola.

Halloween è un vero evento nel mio quartiere. Da circa un decennio, organizziamo ogni anno un pranzo condiviso all’ingresso di casa nostra. Arrostiamo qualche dozzina di salsicce e bratwursts; le altre famiglie portano i loro bambini in costume e un contorno. Quest’anno, Halloween cade di sabato. Tra questo e il tempo magnifico che stiamo avendo, mi aspetto una festa particolarmente animata.

Il nostro giardino e l’ingresso di casa servono da campo base per le orde di bambini che vanno di porta in porta a chiedere dolcetti, e a me tocca sorvegliare il frigo delle birre e occuparmi del braciere. Se c’è una partita delle World Series da ascoltare alla radio, tanto meglio. I bambini credono che lo facciamo tutto per loro; io lascio che lo credano.

La verità è che partecipo di malavoglia ai festeggiamenti di Halloween. I costumi non fanno per me. (Dico ai miei figli: «Quest’anno mi travesto da papà di mezza età»). In generale mi dispiace la moda di decorare le case in modo eccessivo per Halloween: scheletri giganti di plastica, zucche gonfiabili, ragnatele di poliestere filato tese sul giardino e altre «decorazioni» di un tipo più genuinamente macabro. Ho sentito che, tra una certa generazione più giovane, i festeggiamenti di Halloween hanno preso negli ultimi anni una piega un po’ volgare e lasciva. No, grazie.

C’è una differenza fondamentale tra una festa guidata da uno spirito di trasgressione e una notte in cui si tollerano di più gli scherzi.

La mia idea di una buona vigilia di Ognissanti assomiglia a quella ritratta in Meet Me in St. Louis (Appuntamento a Saint Louis, 1944), di Vincente Minnelli, in cui bande di bambini selvaggi corrono per il quartiere commettendo ogni sorta di atti di vandalismo minore precedentemente approvati e socialmente accettati. Le birichinate si riassumono in questo breve scambio, mentre le figlie più piccole della famiglia Smith si preparano per le loro scorribande notturne:

La signora Smith (la madre): «Beh, ragazze, quando la gente aprirà la porta, non tirate troppa farina. Solo un pugno in piena faccia».

Agnes Smith (la figlia): «Mamma, era la signora Wilkins. Dice che lascerà l’amaca sul portico e che, per favore, le ragazze la restituiscano… quando avranno finito di rubarla».

Nel film, i bambini del quartiere fanno un falò in mezzo alla strada con vecchi mobili (e deragliano di proposito un tram), quindi non tutto si trasferisce bene nei sobborghi di oggi. Il punto è che esistono certe forme di birichinata che sono più sane che depravate, e serve una società solida e sana per distinguere le une dalle altre e trattare ciascuna con giustizia. Una società meno sana privilegerà il tipo sbagliato di birichinata o condannerà entrambe allo stesso modo.

Comunque sia, la nostra stessa celebrazione di Halloween è qualcosa che ho imparato ad amare, come ho detto, un po’ di malavoglia. È stata idea di mia moglie, e confesso che all’inizio non mi è sembrata buona. Sono felice di dire che aveva ragione. Le decine di amici e vicini che finiscono all’ingresso di casa nostra ogni 31 ottobre glielo direbbero, credo, lo stesso. L’incontro apporta sufficiente coesione sociale (e una massa critica di supervisione adulta) perché ai piccoli festaioli si possa concedere più libertà –e forse un po’ più di birichinata alimentata dai dolcetti– di quanta se ne permetterebbe in qualsiasi altra notte.

E questa è una parte importante di Halloween. Il lato macabro della festa, persino fino agli ornamenti pseudopagani che a volte l’accompagnano, non consiste nel celebrare l’oscurità. Non è nemmeno semplicemente un’opportunità per scaricare tensioni e mangiare un mucchio di zucchero. Halloween, quando si celebra nel contesto delle grandi feste che seguono –Ognissanti e i Fedeli Defunti–, serve come promemoria annuale che l’irruzione del Regno in questo mondo caduto non deve essere data per scontata.

Molte scuole primarie cattoliche invitano i loro alunni a travestirsi da santi per il giorno di Ognissanti. È una tradizione meravigliosa. Ma non è davvero un sostituto di Halloween, anche se credo che a volte la si tratti come tale.

Ai bambini fa bene incontrare sia gli spettri e fantasmi della notte di Halloween sia l’esempio splendente dei santi nella loro grande festa. È una sciocchezza esporre inutilmente i bambini al male reale. E l’ossessione per le cose oscure è malsana, persino pericolosa, per chiunque. Ma l’ingenuità non è innocenza. La grazia di Dio tiene a bada ogni sorta di cose malvagie, e un promemoria annuale di quella realtà spirituale non è niente di male.

Come disse una volta Chesterton delle fiabe, sono più che vere: non perché ci dicano che i draghi esistono, ma «perché ci dicono che i draghi possono essere vinti». Questo è ciò che sento riguardo ai fantasmi e spettri della notte di Halloween. La grandezza dei santi brilla ancora di più quando consideriamo l’oscurità che hanno vinto, e il trionfo della Croce si ingrandisce, non si sminuisce, quando si considera la natura del nemico che Nostro Signore ha sconfitto.

Quindi, celebrate Halloween questo fine settimana! Se passate dal mio quartiere, fermatevi a salutare. Mangiate una salsiccia e bevete una birra. Terrò il falò acceso fino a tardi nella notte. Ma prendete nota anche dell’oscurità e del freddo nell’aria. Li apprezzerete ancora di più quando il sole caldo sorgerà sul trionfo di Ognissanti.

Sull’autore

Stephen P. White è direttore esecutivo del Santuario Nazionale San Giovanni Paolo II e ricercatore in Studi Cattolici dell’Ethics and Public Policy Center.

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