Il Tribunale Superiore Regionale di Colonia (Oberlandesgericht) ritiene che l’arcidiocesi tedesca potrebbe dover rispondere degli abusi sessuali commessi per anni da un sacerdote ai danni di una minore che in seguito è rimasta sotto la sua tutela come figlia affidataria. Nell’udienza tenutasi giovedì 15 ottobre, i magistrati hanno anticipato che un risarcimento tra 500.000 e 600.000 euro potrebbe risultare adeguato, sebbene la decisione definitiva non sarà nota fino al prossimo 26 novembre.
Secondo quanto riferito dall’agenzia cattolica tedesca KNA, la valutazione del tribunale rappresenta un cambiamento rispetto alla sentenza di primo grado, che aveva respinto la domanda ritenendo che l’aggressore avesse agito come privato e non nell’esercizio del suo ministero sacerdotale.
Se verrà confermata la somma annunciata, si tratterebbe del risarcimento più elevato concesso finora da un tribunale tedesco in un caso analogo di abusi sessuali nell’ambito della Chiesa cattolica.
Il tribunale mette in discussione la difesa dell’arcidiocesi
La ricorrente, identificata come Melanie F., ha subito abusi sessuali durante l’infanzia e l’adolescenza, tra la fine degli anni Settanta e la metà degli anni Ottanta. Il responsabile è stato un chierico che inizialmente intratteneva con lei un rapporto di carattere pastorale e che in seguito l’ha accolta nella propria abitazione insieme a un altro minore proveniente da un istituto per l’infanzia.
L’affidamento è avvenuto con l’autorizzazione dell’allora arcivescovo di Colonia, il cardinale Joseph Höffner, secondo le informazioni diffuse dalla radiotelevisione tedesca WDR.
Nel luglio 2025, il Tribunale Regionale di Colonia ha respinto la richiesta della donna ritenendo che gli abusi si fossero verificati nell’ambito privato dell’aggressore, nella sua qualità di padre affidatario, e che, pertanto, non spettasse attribuire responsabilità civile all’arcidiocesi.
Tuttavia, il tribunale d’appello ha messo in discussione tale interpretazione.
«Riteniamo che la sentenza necessiti di una correzione», ha affermato il presidente della sezione, Ralf-Peter Sossna, durante l’udienza.
I magistrati hanno sottolineato che alcuni degli abusi sono iniziati prima che il chierico assumesse formalmente la condizione di padre affidatario. Hanno inoltre ritenuto rilevante che la sua posizione all’interno della Chiesa avesse facilitato la fiducia riposta in lui e la possibilità di prendersi cura dei minori.
Secondo quanto riporta il quotidiano Kölner Stadt-Anzeiger, Sossna ha descritto il ministero sacerdotale come un’eccellente copertura utilizzata dall’aggressore. Il tribunale ritiene difficile immaginare che quell’accordo di affidamento sarebbe stato possibile nelle stesse condizioni se l’uomo non avesse fatto parte della Chiesa.
L’aggressore è stato espulso dallo stato clericale nel 2023
Il responsabile degli abusi è stato condannato nel febbraio 2022 a dodici anni di reclusione per numerosi reati sessuali commessi ai danni di altre minori. I fatti subiti da Melanie F. erano prescritti penalmente e non hanno fatto parte di quella condanna.
Successivamente, il 6 luglio 2023, l’arcidiocesi di Colonia ha annunciato che papa Francesco aveva disposto l’espulsione del condannato dallo stato clericale, dopo che il cardinale Rainer Maria Woelki aveva richiesto il provvedimento nel 2022.
In quell’occasione, l’arcivescovo ha espresso soddisfazione per la decisione di Roma, pur riconoscendo che la sanzione non poteva riparare la sofferenza causata alle vittime.
La responsabilità civile dell’arcidiocesi, tuttavia, è continuata a essere oggetto di controversia giudiziaria.
Nell’agosto 2025, dopo la sentenza favorevole all’istituzione, Woelki aveva ricordato che, secondo la concezione cattolica del sacerdozio, un presbitero non cessa semplicemente di essere al servizio di Dio e degli uomini quando termina la sua giornata.
La stessa arcidiocesi ha precisato allora che tale considerazione teologica non era stata determinante per la risoluzione giudiziaria. Ha inoltre sottolineato di aver rinunciato a invocare la prescrizione delle richieste per consentire l’esame del caso.
Durante l’udienza d’appello del 15 ottobre, l’avvocato dell’arcidiocesi, Jörn Quadflieg, ha sostenuto che l’attribuzione della responsabilità civile dipendeva da una valutazione giuridica e che l’interpretazione adottata in precedenza dal Tribunale Regionale poteva anch’essa ritenersi difendibile.
Un risarcimento che potrebbe raddoppiare il precedente del 2023
Melanie F. reclama almeno 830.000 euro per i danni subiti. Il tribunale, tuttavia, ritiene provvisoriamente che una somma tra 500.000 e 600.000 euro si adatterebbe meglio ai criteri applicati dalla giurisprudenza tedesca.
La sezione ha tenuto conto della durata e della gravità degli abusi, nonché delle loro conseguenze sulla vita della vittima, tra cui due gravidanze e i successivi aborti, secondo le informazioni emerse dall’udienza.
La ricorrente ha già ricevuto 360.000 euro attraverso il sistema di prestazioni volontarie di riconoscimento istituito dalla Chiesa cattolica tedesca. Il tribunale ha anticipato che tale importo dovrà essere detratto dall’eventuale risarcimento giudiziario, per cui non si tratterebbe di un nuovo pagamento integrale di 500.000 o 600.000 euro.
Fino ad oggi, il risarcimento più elevato riconosciuto giudizialmente in un caso analogo è stato quello di 300.000 euro concesso nel 2023 dal Tribunale Regionale di Colonia a Georg Menne, un ex chierichetto che ha subito numerosi abusi da parte di un sacerdote durante l’infanzia.
L’associazione delle vittime Eckiger Tisch ha accolto favorevolmente la valutazione del tribunale. Il suo direttore, Matthias Katsch, ha ritenuto che il caso potrebbe costituire un precedente importante per altre vittime che cercano di rivendicare responsabilità dinanzi alla giustizia civile.
«Siamo sollevati e contenti di questa decisione», ha dichiarato Katsch, che ha ringraziato la ricorrente per la sua perseveranza durante gli anni di contenzioso.
La sentenza prevista per il 26 di novembre determinerà se verrà confermata la responsabilità dell’arcidiocesi e quale sarà infine l’importo del risarcimento.
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