Müller chiede di recuperare la preghiera quotidiana del rosario: «Non deve rimanere dimenticato in fondo a un cassetto»

Müller chiede di recuperare la preghiera quotidiana del rosario: «Non deve rimanere dimenticato in fondo a un cassetto»

Il cardinale Gerhard Ludwig Müller, prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha presieduto il 4 ottobre a Lublino (Polonia) una celebrazione in occasione della festa patronale della chiesa di Nostra Signora del Rosario.

Nella sua omelia, Müller ha ricordato la battaglia di Lepanto e l’origine della festa di Nostra Signora del Rosario, ha riflettuto sul posto della Vergine Maria nella storia della salvezza e ha esortato i fedeli a riscoprire la preghiera quotidiana del rosario.

«Il rosario non deve rimanere dimenticato in fondo a un cassetto», ha affermato il cardinale, che ha raccomandato di portarlo con sé e di ricorrere a questa preghiera nel corso della giornata: «Durante un viaggio, passeggiando o nella silenziosa stanchezza della sera».

 

Omelia del cardinale Gerhard Müller

Eccellentissimo arcivescovo Stanisław, caro parroco Marek, cari fratelli sacerdoti, care religiose, cari fratelli e sorelle in Cristo, il Signore:

Sono molto lieto di poter presiedere qui, a Lublino, la celebrazione in onore di Nostra Signora del Rosario.

Per comprendere pienamente il potere del rosario, dobbiamo risalire all’anno 1571, più precisamente al 7 ottobre, quando il destino della nostra fede e della nostra libertà si decise nelle acque del golfo di Corinto, nella battaglia navale di Lepanto.

La situazione era drammatica. La flotta cristiana, la cosiddetta Lega Santa, era molto inferiore di numero, peggio armata e sembrava destinata alla sconfitta. Dal punto di vista umano, non c’era alcuna prospettiva di vittoria.

Allora il papa di allora, san Pio V, fece qualcosa che, dal punto di vista degli strateghi militari, poteva sembrare una follia. Invece di cercare soltanto alleati terreni, convocò tutta l’Europa a una mobilitazione spirituale. Chiese a ogni cardinale, a ogni sacerdote, a ogni madre, a ogni padre e a ogni bambino di prendere il rosario.

Il giorno della battaglia, le strade di Roma e di altre città si riempirono di persone che, in ginocchio, imploravano a Maria la salvezza. Lo stesso papa Pio V rimaneva in preghiera nei suoi appartamenti in Vaticano.

E allora avvenne un miracolo che gli storici descrivono ancora oggi: un improvviso cambio del vento. Nel momento decisivo della battaglia, il vento, che fino ad allora soffiava a favore delle vele degli invasori e allontanava le navi cristiane, cambiò improvvisamente e completamente direzione.

Allo stesso tempo, a Roma, papa Pio V interruppe il suo lavoro, si avvicinò alla finestra e il suo volto si illuminò. Si rivolse ai suoi segretari e disse: «Il Signore ci ha concesso una grande vittoria. Rendiamo grazie a Dio».

La notizia della vittoria navale non arrivò a Roma fino a diversi giorni dopo e confermò le parole del Papa con esattezza.

Come azione di ringraziamento per quella straordinaria liberazione, il Papa stabilì il 7 ottobre come festa di Nostra Signora della Vittoria. Due anni dopo, il suo successore, papa Gregorio XIII, cambiò il nome di questa giornata in festa di Nostra Signora del Rosario, che continuiamo a celebrare ancora oggi.

La vittoria di Lepanto non fu merito di generali geniali né di cannoni migliori. Fu merito della preghiera alla Madre di Dio.

Perché Maria è, dopo Gesù, Figlio di Dio e unico Redentore del mondo, la persona più importante della storia della salvezza.

Mediante il suo «sì», come risposta all’annuncio dell’angelo, divenne, con fedele disponibilità, Madre del Figlio eterno di Dio: «Ecco la serva del Signore; avvenga di me secondo la tua parola» (Lc 1,38).

Da Maria prese la nostra natura umana il Verbo eterno, che con il Padre e lo Spirito Santo è un solo Dio.

Maria è una figura storica, una persona reale, una figlia di Israele. Ma chi è lei per Gesù e cosa significa per noi, sua Chiesa, non può essere interpretato soltanto mediante metafore mitologiche o verità esistenziali atemporali.

Ciò che è decisivo è comprendere il suo ruolo nell’orizzonte del piano divino di salvezza, che Dio ha realizzato storicamente in Gesù Cristo.

Nel seno della Madre di Dio, il Figlio eterno di Dio prende la nostra carne e abita per nove mesi nel suo corpo; lei lo porta sotto il suo cuore.

Gesù Cristo, il Dio-uomo, rimane presente in mezzo al suo popolo e a tutti i popoli che si incorporano alla sua Chiesa per formare un’unica famiglia di Dio.

Maria è, inoltre, il modello originario della Chiesa. È la discepola eminente ed esemplare del suo Figlio. Per noi costituisce un esempio luminoso di amore a Dio sopra ogni cosa e di amore al prossimo come a se stessi.

Il giorno di Pentecoste, dopo che il Signore risorto si fu assiso alla destra del Padre, Dio mandò lo Spirito Santo sugli apostoli, che si erano preparati a questo evento, all’inizio della storia della Chiesa, insieme a Maria, la Madre di Gesù.

I Padri del Concilio Vaticano II riassumono la missione di Maria nella storia della salvezza con queste parole:

«Infine, la Vergine Immacolata, preservata immune da ogni macchia di colpa originale, terminato il corso della sua vita terrena, fu assunta in corpo e anima alla gloria celeste ed esaltata dal Signore come Regina dell’universo, affinché si assomigliasse più pienamente al suo Figlio, Signore dei dominanti e vincitore del peccato e della morte» (Lumen gentium, 59).

Perciò, come membri del Corpo di Cristo che pellegrinano verso la Gerusalemme celeste, possiamo rivolgerle le nostre suppliche.

Perché lei è con Cristo in cielo. Alla testa della comunione di tutti i santi, unisce le sue preghiere alle nostre.

Così ci affida noi stessi, le nostre famiglie, il nostro popolo, tutti i popoli e tutta la Chiesa a Dio Padre per mezzo del suo Figlio nello Spirito Santo.

La venerazione liturgica e privata di Maria, dal cui seno ci è nata la salvezza del mondo, ci mostra chiaramente che non esiste relazione con Dio al di fuori della Chiesa visibile, il Corpo di Cristo.

«Non può avere Dio per Padre chi non ha la Chiesa per Madre» (De unitate Ecclesiae, 6).

Così lo formulò il santo vescovo Cipriano di Cartagine di fronte a tutti coloro che si separano dalla Chiesa, loro Madre, sia per orgoglio sia anche per delusione davanti alle debolezze umane dei suoi rappresentanti.

Come Sposa e Corpo di Cristo, così come tempio dello Spirito Santo, la Chiesa è la presenza sacramentale della Parola di Dio, che prese da Maria la nostra carne e abitò tra noi.

Qui ha luogo la più grande unione di tutta la storia.

Maria è la vera immagine e il modello eterno dell’adempimento della volontà di Dio, che vuole sempre la nostra salvezza e la nostra felicità.

Cari fratelli: per questo il rosario non deve rimanere dimenticato in fondo a un cassetto.

Deve avere il suo posto nella nostra tasca, nella nostra borsa o accanto al letto.

Prendiamolo nel corso della giornata: durante un viaggio, passeggiando o nella silenziosa stanchezza della sera.

Nostra Signora del Rosario attende il nostro piccolo «Ave, Maria».

Affidiamole, con ogni grano che passiamo tra le dita, le nostre preoccupazioni, le nostre famiglie e il nostro futuro.

Amen.

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